13.09.07

Ma dove sono i blogger enogastronomici?


Lo scrivo sottovoce, ma lo scrivo. Michel Butor, uno dei maggiori scrittori francesi del Novecento, tra quelli viventi naturalmente, viene a fare un giro in Italia all’età di 81 anni. Assieme a incontri, presentazioni e conferenze, segue un percorso goloso, ovviamente limitato ai luoghi toccati dal suo viaggio, per entrare in contatto gustativo con alcune delle eccellenze gastronomiche italiane. Un francese. Già ci sarebbe da gridare al miracolo. In più il viaggio goloso di Butor viene anche raccontato da un blog, il mio, questo. Beh, un blog che rilancia la notizia? Un commentino? Un in bocca al lupo, monsieur Butor, si beva e si mangi il meglio dell’Italia? Ma dove sono i blogger gastronomici di fronte alla cultura? Di fronte a qualsiasi cosa si discosti dalla ricettina, dalla recensione sempre più simile a quelle delle guide o dal vinello del giorno? Oppure nessuno conosce Michel Butor perché non c’è nei programmi delle scuole medie e nemmeno in quelli delle televisioni?

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09.07.07

Cibo e vino su Peperosso

Per me è una piccola rivoluzione. Da oggi in poi tutti i miei post golosi, tutte le chiacchiere intorno al cibo e al vino, le pubblicherò sul nuovo Peperosso 2.0. I motivi sono diversi. Il primo, il principale, è perché mi piace partecipare alla sfida che Luca Ajroldi ha lanciato nel mondo dei blog: farli diventare prodotti editoriali. Luca è un amico e un giornalista di razza, non proprio giovanissimo, anzi un po' stagionato, ma nonostante questo sta investendo nella rete un po' di soldi, un sacco di tempo e la passione di un gruppo di giovani professionisti della parola. Io non so cosa lui stia vedendo e dove voglia arrivare con Communicagroup, ma mi ha chiesto e una mano e mi piace dargliela.
Il secondo motivo è che passare sempre per uno che pensa solo a mangiare e bere mi va un po' stretto. La vita è ampia e dentro c'è posto anche per mangiare e bere. Così ho pensato che Appunti di Viaggio sarà un luogo dove si parlerà soprattutto della gente che incontro, delle cose che faccio. Un po' come è stato per il mio Viaggio lungo il Po. Vini e cibi li porto in un luogo dove condividerli con altri, una grande tavolata, un luogo di chiacchiere, un'osteria on line, come mi piace pensare Peperosso.
Qui la prima cosa che ho scritto.

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06.06.07

Alla fine del viaggio sul Po


Monticelli d’Ongina, Piacenza. Suona la sirena che mette in allarme: si aprono le imponenti paratie della diga di Isola Serafini. Il Po è alto, troppo, e la diga scolma a valle tutta l’acqua che fino a ieri tratteneva avidamente. Il fiume cresce e qui è un altro fiume. Alla conca di Isola Serafini dove le barche dovrebbero superare la diga ma, il più delle volte ci riescono solo le canoe perché vengono portate a spalla, Alberto Gallina, conchista e meatore, ci porta in giro col motoscafo dell’Arni nel bacino a monte della diga.


Fiume ampio, largo, lento, con pesci che saltano, carpe che rumoreggiano in amore, uccelli acquatici e nutrie che si spartiscono le sponde, poi piccole lanche e la foce del Chiavenna, affluente di destra che passa accanto a quella che era la centrale nucleare di Caorso e crea meandri paludosi che ricordano i fiumi d’Indocina, almeno quelli visti al cinema nei film sul Vietnam. È un altro Po, quasi lacustre, dove si naviga ancora, dove è attraccata una draga del 1930 ottenuta dall’Austria come risarcimento della prima guerra mondiale, dove si possono osservare i papiri sulle sponde e in cielo aironi, svassi, gallinelle, garzette, fenicotteri, con un po’ di fortuna cavalieri d’Italia...


A raccontare il fiume c’è ancora Annibale Volpi, che lavorava alla conca prima di Gallini. È uno a cui il Po scorre nelle vene e a volte fa l’effetto del vino. Un bambino fluviale di quasi settant’anni che nel 1979 ha catturato una trota, sì proprio una trota, di 1,9 kg sotto lo sbarramento di Isola Serafini: “perché qui l’acqua cade e c’è la corrente, l’ossigeno che serve alle trote. E non era una mormorata scesa dall’Adda, era proprio una trota del Po...”


Sembra un’altra storia, un altro luogo, forse più simile all’affresco fluviale del pittore Giuseppe Malfanti che racconta la vita sul Po negli anni Cinquanta e sovrasta il salone della Trattoria Cattivelli, oggi chiusa per turno, ma aperta per noi, nel senso che Valentino Cattivelli e il genero Luca Castellani ci hanno invitato a pranzo, in casa, per raccontarci, tra una fetta di coppa piacentina e un’anguilla in umido con piselli e polenta, la storia dell’unica trattoria nell’unica isola abitata del Po. Anche questo è un altro fiume, un altro mondo. Ecco con cosa si torna a casa: con l’idea di un fiume che non è più padre né madre, come in passato, ma compagno d’avventura di chi ancora vive lungo le sponde. Sono gli uomini a costruire l’avventura, la poesia, in disastro, l’abbandono, la meraviglia e il degrado. Il fiume c’è, non si tira indietro, ci mette del suo, ci mette la bellezza, la maestosità della natura, l’odore dell’acqua che è vita, ma anche fatica, ma riempie comunque, sempre, le narici di un’intensità indelebile, che resta per chiunque è passato di qui. Puzza, olezzo, profumo, dipende dal naso, dal cuore, da come si sente la vita.


Undici giorni di viaggio: quasi trecento chilometri percorsi con tutti i mezzi, a partire dalla mitica pilotina Random fino al treno, regionale, da Monticelli d’Ongina a Piacenza, raggiunto sotto la pioggia con le biciclette caricate sul furgone della trattoria Cattivelli. Dal Delta a Caorso, più o meno, per dare un sguardo al Grande Fiume, a chi lo abita, ai sapori che sono nati intorno al Po. Una decina di taniche di benzina sudate dagli argini alle statali, pioggia battente e solo cocente, freddo, caldo da disidratarsi, decine e decine di litri d’acqua da bere e migliaia di metri cubi, sempre d’acqua, da attraversare, una carta di credito e un bancomat mangiati da un distributore automatico, sudore a ettolitri... Amici tanti, che abbiamo incontrato e che ci hanno sostenuto con i mezzi e con l’appoggio logistico da casa. A tutti dobbiamo un pezzo di questo viaggio. I nomi, a parte l’associazione Random di Pizzighettone che ci ha sostenuto con la barca, non servono, chi c’era lo sa: grazie!


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04.06.07

E le automobili distrussero il fiume



Cremona. Siamo arrivati quasi in fondo. Grazie a tutte le persone che ci hanno dato una mano lungo questo viaggio tra fiume e anima, alla scoperta anche inconsapevole di cosa c’è sotto alla crosta della Padania. Scivolando in bicicletta sul ponte di ferro che collega la sponda piacentina a Cremona mi sono passati davanti agli occhi quasi dieci giorni di Po, lunghi di contraddizioni, nei paesaggi, negli uomini e nelle donne, nei sapori, nei sogni che qui sono nati e in quelli che sono annegati col passare del tempo. Sotto al ponte il fiume gonfio d’acqua, tanta, muscoloso e potente. L’acqua che ci ha impedito, marinai improvvisati, di terminare il viaggio con la pilotina Random, la barca che con amicizia e fatica ci è stata messa a disposizione dall’associazione culturale Random di Pizzigghettone, un gruppo di persone che più di altre hanno capito il senso di questo viaggio: in barca, in bicicletta, a piedi, in treno, come torneremo in quel di Rimini dopodomani sera, dopo aver setacciato Cremona, i suoi dintorni e Isola Serafini, una sorta di enclave di terra circondata dal fiume che rappresenta il punto più a monte della nostra ricerca, dove il Po riceve le acque dell’Adda (questo è il legame culturale più forte di Pizzighettone, che sta sull’Adda, con il Po e con il nostro viaggio).


Beh, sul ponte di ferro mi sono girato e dietro ho visto la storia, la civiltà fluviale scomparire senza neppure accorgersi, cancellata dalle promesse non mantenute della modernità, dall’avvento della ruota, come dice Massimo Spigaroli, produttore di Culatello di Zibello e custode di una fluvialità antica, resa attuale, vissuta con consapevolezza contemporanea. Quando si dice che la cultura passa, anche, attraverso la tavola, l’agricoltura, le produzioni territoriali, io intendo questo: uomini consapevoli della propria storia e del proprio ruolo nell’immaginare un mondo migliore, nel senso che piace di più a chi lo persegue e lo propone, ma anche nel senso che può essere migliore per tutti. Massimo ci ha dato questa lettura: il fiume ha iniziato a morire quando si sono cominciate a trasportare le cose lungo le strade, quando sono arrivate le auto. Certo, hanno dato una mano l’industrializzazione, l’inquinamento, il mito della città e del lavoro sicuro, ma la colpa è delle auto. È cambiato il punto di vista: si è cominciato a guardare alla strada e non più al fiume.


E oggi? E domani? Riuscire a dare un senso a quello che è rimasto, ai luoghi, all’ambiente, alla natura, un valore all’agricoltura autentica, buona, ai grandi prodotti che nascono dal fiume e dal clima come il Culatello di Zibello. Ne abbiamo assaggiato uno di maiale nero parmigiano stagionato 29 mesi dal sapore che sembrava una passeggiata nella golena dopo la pioggia, dal profumo del tempo che muta, della nebbia d’inverno, dell’afa che addensa l’aria d’estate... Tutto in una fetta di maiale ricca della dolcezza del tempo. Eccolo il miracolo del fiume che ha salvato angoli da raccontare, luoghi e sapori per viaggiatori alla ricerca di un altro punto di vista, sul mondo. Viaggiatori fluviali, navigatori, ciclisti. Viaggiatori, non turisti.

In bicicletta è come in barca. Gli strumenti redatti con tanta prosopopea sono inutili. Come le carte nautiche segnalano approdi e distributori fantasma, le cartine delle piste ciclabili sono poco chiare, in alcuni casi approssimative e spacciano per ciclabili delle specie di camionabili arginali senza alcuna manutenzione. La segnaletica? Soprassediamo. Il fiume, il viaggio, in barca, in bicicletta, spesso (non sempre, non dappertutto) è una grande e solitaria bugia, da strombazzare ai convegni, da vendere in campagna elettorale. Cercando di seguire l’argine piacentino, perdendomi tra le belle ciliegie di Villanova d’Arda, mi sono chiesto se chi realizza le cartine delle ciclabili regionali sia mai andato in bicicletta e se ci sia andato lungo le strade che ha disegnato. Sembra di vivere in un mondo per sentito dire.

“La in fondo erano i pioppi e il grande fiume e, nel cielo immenso, c’erano tutte le mie favole”, questo è il Po del Mondo Piccolo di Giovannino Guareschi. Non importa se antiche e moderne, ma su queste acque scorrono le favole, quelle che in questi giorni abbiamo saputo disegnare, raccogliere, raccontare forse. Il ponte di ferro ci ha portati a Cremona.


Adesso, a Cremona, occorre trovare il modo di riportarci anche Random, la barca, ma questa è un’altra storia. E Stefano Rossini? Potete leggerlo qui in una interpretazione che strappa ben più di un sorriso, o guardarlo in questo scontro tra titani della musica: Verdi versus Rossini, nella piazza di Busseto, paesino parmigiano che vive nel culto del musicista (come Gualtieri del pittore Ligabue e Brescello dei film di don Camillo e Peppone...).


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03.06.07

Emilia is better


Busseto, Parma. Giulia, mia figlia, è andata in giro a lungo con una bella maglia con la scritta: “Io vivo in Emilia Romagna”. Era una scritta orgogliosa. Non è campanilismo. E nemmeno retorica: sulla sponda destra del Po (le rive di un fiume si definiscono con le spalle alla sorgente e lo sguardo al mare), in Emilia, in questa Emilia tra Reggio e Parma, si sente di stare in una regione più viva e più vissuta. Un luogo dove le contraddizioni possono armonizzarsi, dove è normale, rientrando la sera sentire dibattiti in dialetto e in qualche lingua africana, tutti portati avanti con grande pacatezza. Qui le biciclette non le rubano. Tra Mantova e Rovigo consigliavano lucchetti e catene, tra Reggio e Parma ti dicono chiaro che nessuno tocca nulla. Vero o falso che sia si sta bene in questo chiacchierare emiliano di grandi parmigiano reggiano e di aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia.


Persino le vicissitudini quotidiane, quelle cose noiose che una volta superate si possono pure non raccontare, sembrano più leggere quando cominci a respirare il profumo di tigli che conduce al centro di Busseto, capitale verdiana, ovvero dedicata al musicista, anzi al maestro, Giuseppe Verdi: “Il maestro è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà...” Qui la Padania è silenziosa e ordinata, le lucciole sono quelle che si accendono e spengono a intermittenza. Cicale e civette lontane dicono che è bello scrivere sulla veranda. Oggi è domenica e il racconto si ferma qui. Sono così stanco che gli occhi si chiudono e mi sento trasformare in un animale mitologico, un po’ anguilla un po’ maiale, un po’ vacca frisona, un po’ pesce gatto... Un po’ di riposo mi chiama. Domani si va avanti, a pedali. Prima tappa, dietro l’angolo: Polesine Parmense, alla ricerca del culatello, quello buono.

Nelle foto, di Stefano Rossini, ci sono io, in alto, tra le migliaia di forme di Parmigiano Reggiano che stagionano nel Caseificio Sociale Castellazzo fondato nel 1900 a Campagnola Emilia. Sopra il giovane Andrea Bezzecchi tra il suo aceto balsamico tradizionale di Reggio.


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La festa della Repubblica, le rane turche e Antonio Ligabue


Guastalla, Reggio Emilia. Anche se scrivo all’una di notte oggi è ancora il 2 giugno, la festa della Repubblica. Nonno Tommaso Marziani, classe 1891, capostazione socialista, per età tra quelli che la Repubblica l’hanno voluta e costruita col loro lavoro, sarebbe morto di crepacuore di fronte alla desolazione della stazione di Pegognaga, linea Ferrara-Suzzara, che definire squallida e fatiscente è come farle un complimento. Un senso di vuoto ti esplode tra la sporcizia, le oscenità scritte sui muri e sui sedili, la sala d’attesa dalle mura scrostate, il laconico e malinconico scorrere delle comunicazioni appese, degli orari cadenti. Inutile dire che i treni passano di tanto in tanto, molto in tanto: vecchie motrici su unici binari che trasportano un mondo che si muove con passi di una provincia che non sempre affascina.


Abbiamo lasciato anche le bici, a venti chilometri dalla barca. Piove sempre. Ma questo non ci ha impedito di pranzare sull’Enza, quasi alla confluenza con il Po, in una vecchia osteria fluviale, la trattoria Lido Enza, con tanto di cannucce alle pareti, proprio come un vecchio capanno. Cappelletti, lasagne, tortelli, tutto nel segno della migliore tradizione e poi il fritto di fiume: rane, pesci gatto e pescetti che chiamano psola. Anche qui le rane vengono dalla Turchia e il resto dal lago Trasimeno in Umbria. È bello però leggere la frase forse più famosa di Luigi Veronelli: “il peggior vino del contadino e meglio di qualsiasi vino dell’industria”. E i Lambrusco proposti sono tutti fermentanti in bottiglia, una addirittura è fatto con l’uva Fogarina, quella della canzoncina.


Brescello è un paese che vive sul mito di don Camillo e Peppone, non proprio dei personaggi dello scrittore Giovannino Guareschi, ma dei film con Fernandel e Gino Cervi. Dalla torta di Peppone (ovviamente rossa), alle statue dei due attori nella piazza principale, fino al museo gestito dalla pro loco tutto riporta alle vecchie pellicole con prete in tonaca e il sindaco coi baffoni. Persino Luigi Comencini ne ha girato uno di questi film: “Il compagno don Camillo”. Manifesti in bianco e nero che fanno il paio con il marchio storico, bellissimo, della golosa Spongata Benelli, dolce ripieno di noci, mandorle, uvetta e spezie prodotto con la stessa gustosa ricetta dal 1863.


A Gualtieri, invece, vivono di un altro mito, mal sopportato in vita: Ligabue, Antonio, il pittore. Quello che a lungo è stato definito naif e adesso tutti considerano un “espressionista tragico”. Pittore di golena e di pazzia che quando raggiunge la notorietà e un poco di benessere investe i soldi in moto Guzzi ed automobili. Le ama tanto, le auto, che qui si racconta che licenziò l’autista: ingrassato e Ligabue temeva potesse sfondare i sedili della macchina. Con le moto girava per Gualtieri con i quadri appesi sulla schiena, in piazza, a mostrare a tutti di cosa era capace. È forse la personalità più potente che si sente emergere da questa golena piovosa, dove il fiume e la natura sono tante cose, a volte dure, selvagge, selvatiche, contraddittorie.
Cena nel porto di Boretto, sulla motonave Stradivari gestita da Giuliano Landini, campione mondiale di motonautica negli Ottanta e Novanta. Cucina legata al fiume e al territorio: su tutto l’impareggiabile risotto all’anguilla affumicata, fumo e serpente di mare avvinghiati attorno al vialone nano, esplosione gustativa con il naso alla cucina del nord Europa e lo sgranarsi del riso veronese. Un piatto che da solo vale il viaggio.

Domani, 3 giugno, andiamo a caccia di aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia e di altre atmosfere padane, poi risaliamo il fiume, con tutti i mezzi possibili, fino alle terre del culatello.

Se vuoi leggere questo viaggio visto da Stefano Rossini clicca qui.


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01.06.07

Da domani in bicicletta, sull’argine


Correggio Micheli, Mantova. C’è un posto migliore di uno che si chiama come te – come noi: Micheli – per lasciare una barca? No, un nome, un destino. La pilotina Random si ferma a Correggio Micheli, dove il 23 aprile del 1945 gli americani riuscirono ad attraversare il Po sui gommoni d’assalto lasciando un buon numero di caduti sotto l’artiglieria tedesca. Due giorni prima della fine della guerra e di Milano liberata dai partigiani. È sempre strano vedere da dove passa la storia.
Random, la barca, è legata con due cime e altrettanti nodi che oggi sappiamo fare bene nella darsena del porto turistico fluviale Lauro Zampolli, l’unico luogo che abbiamo incontrato, finora, dove ci sono servizi (attracco comodo e sicuro benzina, camere spartane ma accessibili, un piccolo bar...) e persone che amano il fiume e ne hanno saputo fare un lavoro. Il Po mostra i muscoli, la potenza, l’impeto. La pioggia scroscia, il vento taglia. Sta arrivando l’acqua dalle burrasche del nord. Impossibile muoversi, almeno fino a martedì. Consultazione veloce con Stefano Rossini e responso sofferto: via dalla barca. Ma il viaggio continua: troppo fiume ancora da vedere, persone da incontrare, luoghi da comprendere... Come? In bicicletta, tempo permettendo. Domattina partenza all’alba, direzione Boretto, pista ciclabile lungo l’argine destro. Verso l’Emilia. Se la pioggia lo consente. Sennò biciclette in stazione e avanti con il vecchio treno delle linee secondarie. Insomma, a Cremona ci arriviamo. Peccato per la barca, per il fiume, per quello che insegna navigare.


Una tra le cose che si imparano vedendo il mondo dall’acqua è che c’è sempre un punto di vista diverso, una via di fuga dell’occhio, un modo altro di pensare. Adesso mangiamo, spesso e bene, seguendo i percorsi di sapori che sono tipici. Tipici di cosa? Si fa ancora il pesce di fiume: quelli che lo scelgono al meglio, che non lo importano congelato dall’Egitto, comprano anguille a Comacchio, lucci in Ungheria, storioni negli allevamenti del Bresciano, persici nel lago di Garda e pesci gatti sul lago Trasimeno. Cosa è rimasto del fiume dove i pesci gatto erano prelibatezze da prender la sera andando a casa dopo il lavoro? Due canne o un semplice retino per arrivare con due pesci per cena. Però ci sono luoghi dove la cucina cerca di rimanere vicina al territorio, all’idea dei sapori locali. È il caso del ristorante L’impronta di San Benedetto Po dove con il Rosso del Vicariato, bel Lambrusco della cantina di Quistello, innaffiamo il sorbir d’aglio, il brodo con gli anoli di carne che prelude a pantagrueliche mangiate. Prepara lo stomaco alla rinascimentale anguilla fritta con la cipolla rossa e le zucchine all’aceto, al salame mantovano con la polenta e il profumato lardo pistà, ai superlativi tortelli con la zucca (qui davvero eccelsi), alle tagliatelle col sugo di costine insaporito al ginepro. Poi parmigiano reggiano (qui siamo nell’Oltrepò mantovano, si fa questo non il grana padano come nel resto della provincia), mostarda di pere kaiser caramellate, composta di pomodori verdi, torta sbrisolona... Ce n’è di che perdersi e infatti ci perdiamo in chiacchiere con Matteo Alfonsi, il cuoco, e dopo, in piazza, con i vecchietti del paese: a sentir loro il Po era, era, era... Un pezzo di gioventù, pensiamo noi.


San Benedetto Po è luogo di bonifica millenaria portata avanti dai frati della città monastero di Polirone. Una storia a cavallo con quella dell’ordine benedettino. Ora et labora, dove il lavoro più importante era quello dei copisti, degli amanuensi, l’unica mansione che dava diritto ad accedere ogni volta che si desiderava alla camera del fuoco, solo luogo riscaldato, in inverno, di questo complesso che affascina, stupisce, rapisce, conduce lontano nel tempo, fa vagare i pensieri tra sacro e profano, aiutati dalla competenza estrema della nostra guida: Giovanna Gazzotti, stagista all’ufficio turistico, bravissima (nella foto sotto, sempre scattata dall’indomito Stefano Rossini). Ci inchioda tra chiese e refettori, capitelli, capitolo, navate, chiostri, arcate, giardini di spezie per speziali, angoli di piante dimenticate. C’è pure il posto per il tulipano del Po, fiore raro, rarissimo, fugace apparizione di pochi giorni l’anno. Quasi come il salame cotto sotto la cenere, specialità praticamente dimenticata, tenuta in vita dalla passione di Davide Nigrelli, che di mestiere non si occupa di salami ma è il presidente del comitato che gestisce il millenario dell’abbazia, fondata nel 1007 in una pianura padana che era bosco di farnie e faggi (tanti boschi che il santo venerato, San Simone è raffigurato sempre con una cerva) immersa tra tre fiumi: due, i più importanti, il Po e il Lirone, sono stati l’oggetto della bonifica monastica e del nome del monastero, Polirone, appunto. Da perdersi in un bagno di passato. Anche più recente: a fianco del monastero c’è la ciminiera, intatta, dell’antico bottonificio. Fa il paio con le foto anni Cinquanta del caseificio che abbiamo visto ieri. Oggetti e cibi avevano valori oggi scomparsi. Nemmeno più si sa dove si fanno oggi i bottoni. Un tempo a San Benedetto Po, con tanto di fabbrica e ciminiera.

Qui si può leggere l’altro blog che racconta questo viaggio: il blog di Stefano Rossini.

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24.05.07

Sembra un gioco da ragazzi


Sembra un gioco da ragazzi... E infatti avrei dovuto imparare a 12 anni a navigare, mica adesso, nell'età di mezzo, ormai signore con la pancetta. E invece sono qui che faccio e disfo la gassa d'amante e il nodo parlato e riepilogo mentalmente cosa so e cosa no. Poi arriva mio figlio Ludovico e mi dice: sai fare il nodo Savoia? E' importantissimo, non puoi non saperlo, prende la corda, pardon la cima, e con le sue manine di otto anni me lo spiattella davanti... Bella forza, penso, lui ha fatto il corso di vela mentre io fino a una settimana fa non avevo mai visto neppure un timone se non nelle avventure illustrate del Corsaro Nero. Adesso so persino attraccarre, spiaggiare, legare una cima... So usare un mezzomarinaio o meglio so cos'è.


Davanti alla carta nautica il Po sembra infinito. Con Stefano Rossini mettiamo in fila come soldatini luoghi da vedere, persone da conoscere, prodotti da assaggiare, trattorie dove mettere le gambe sotto la la tavola... A proposito, di posti da coltello e forchetta leggete un po' quest'anteprima frutto dei sopralluoghi in auto lungo le rive del Po: la sempreverde Trattoria Cattivelli ad Isola Serafini (Pc). Ne ho scritto qui su Chiamami Città.

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20.05.07

Conto alla rovescia per il viaggio sul Po



Parte il 27 maggio, all'alba, da Ferrara, il nostro viaggio lungo il Po. La barca è una pilotina di 5,90 metri, con motore fuoribordo da 25 cavalli. L'equipaggio siamo io, Stefano Rossini e due biciclette. Domani, rifiniremo tutte le tappe. Comunque da Ferrara raggiungeremo il mare, costeggeremo l'Adriatico verso il ramo principale del Po e da qui risaliremo il fiume, con numerose tappe, fino a Cremona. Lo scopo è quello di scoprire cosa è rimasto della cultura fluviale padana, a tavola e non solo. Un viaggio etno-eno-gastronomico attraverso un fiume che appartiene un po' all'immaginario di tutti noi. Io ne trarrò un libro che uscirà per i tipi di Guido Tommasi Editore. Il mio compagno di avventura, il giovane giornalista e fotografo Stefano Rossini, userà il nostro viaggio per realizzare alcuni servizi per diversi giornali e riviste. Ma alla fine sarà, almeno per me, anche un viaggio nell'anima, attraverso il fiume più importante d'Italia, attraverso le parole di scrittori che in queste acque hanno intinto la penna: Riccardo Bacchelli, Mario Soldati, Cesare Zavattini, Giovannino Guareschi, Gianni Brera, Luigi Veronelli, Mario Albertarelli... Così, citando a memoria i primi che mi vengono in mente.


Ve lo racconteremo, giorno per giorno, il nostro percorso, condivideremo con chi vorrà leggerci la vita da marinai d'acqua dolce e da golosi curiosi a caccia di sapori autentici e di umanità fluviale. Lo faremo quotidianamente attraverso il mio weblog, quello di Stefano Rossini, quello della rivista Alieutica e, infine, quello dell'associazione culturale Random di Pizzighettone che ci ha messo a disposizione la barca. Senza Random non saremmo mai riusciti a partire. Nelle foto in alto c'è la pilotina, anche lei si chiama Random, che dovrebbe portarci a destinazione (quello in maglietta bianca è l'armatore, l'artista Mauro Patrini), nell'altra ci siamo io e Stefano, durante la scuola di navigazione, perplessi ma in posa epica, consci dell'importanza dell'evento. Altre immagini si possono trovare sul blog di Stefano Rossini.
Chi vorrà passarci a trovare, on line attraverso i commenti, o, meglio ancora, fisicamente lungo il fiume, sarà sempre il benvenuto.


Posted by mic.marziani at 20:17 | Comments (122) | TrackBack

16.05.07

Prove tecniche di navigazione e festa di compleanno a Pizzighettone


Non so praticamente nuotare, non ho mai navigato, timonato, condotto un natante di nessun genere, se non la canoa da ragazzo. Ecco allora che mi tocca andare a scuola. Oggi sono a Pizzighettone dove starò un paio di giorni per imparare a navigare, a guidare la pilotina dell'associazione culturale Random in vista del viaggio lungo il Po che intraprenderò tra pochi giorni assieme a Stefano Rossini. Maestro di navigazione un capitano d'eccezione: Michele Isman. Stasera serata dei soci fondatori del club dei Micheli (qualcuno ricorda? facemmo raduni quasi oceanici di Micheli e Michele sui colli piancentini grazie all'infaticabile organizzazione di Michele Milani...) e festa per il mio quaranticinquesimo compleanno. Gozzovigliamo a cervogia, come nei fumetti di Asterix, al Giardino della Birra, con la stupenda birra artigianale del Birrificio Lodigiano: ognuno porta qualcosa da mangiare e si sta in compagnia in riva al fiume. Chi volesse passare, più o meno per caso, è il benvenuto: arriva a Pizzighettone, provincia di Cremona, si ferma nei pressi del ponte sull'Adda, chiede dov'è la Conchiglia (sorta di ex balera all'aperto degli anni Sessanta) e ci viene a trovare. Da Lodi e dintorni si arriva anche in barca, scendendo lungo l'Adda e ormeggiando nel porticciolo di Pizzighettone. In treno poi, ci sono addirittura due stazioni, distanti qualche centinaio di metri una dall'altra: la vecchia Pizzighettone Ponte d'Adda, con la sala d'attesa cadente e le erbacce sugli scambi dove ferma la gran parte dei treni e la nuova Pizzighettone Gera dove di treni, invece, ne fermano pochi. Misteri padani.

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12.05.07

All'ingrasso, con gioia

Ieri a far chiacchiere con Corrado Assenza e a sognare coi dolci del Caffé Sicilia di Noto, capitale del barocco siciliano, provincia di Siracusa. Oggi a volare tra i profumi e i sapori dell'isola grazie alla magia ineguagliabile di Ciccio Sultano a Ragusa Ibla.
Lunedì prossimo, il 14, all'Osteria, quella con la O maiuscola, quella del Povero Diavolo di Torriana (dintorni di Rimini, torno nella Penisola), dove ci sarà una serata speciale, da osteria appunto, con pappa col pomodoro, mitici cappelletti in brodo, salumi, dolcetti e vini di Marina Cvetic e Gianni Masciarelli, con tanto di produttori a raccontarli. Mercoledì 16 io e questo blog festeggiamo i nostri compleanni: 45 candeline per me e 5 per Appunti di viaggio.


Nella foto scattata da Stefania Strumia (assistente tuttofare di Davide Dutto) si vede la cantina del ristorante Duomo di Ragusa e Ibla e, già un po' provati dal contenuto della cantina, a partire da destra: Davide Dutto per la prima volta senza macchina fotografica, Ciccio Sultano, Lorenzo Piccione di Pianogrillo ed io.

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07.05.07

Che bella la mostra del Gambero a Pizzighettone


La mostra fotografica del Gambero Nero a Pizzighettone ci sta davvero bene, un po' nel Rivellino delle antiche mura, un po' nella Torre del Guado che è già stata prigione nel passato. C'è una suggestione particolare e anche il grande calore, la gran voglia di fare, degli amici dell'associazione Random: Mauro Patrini e Michele Milani (con Raffaella, Jacopo ed Elisa incorporati, of course), in testa. Se vi capita passate, è aperta fino al 13 maggio ed è la miglior location (credo si dica così) in cui è stata ospitata. Potete vedere altre immagini di Davide Dutto durante l'allestimento nel sito di Random.
Poi, se volete fermarvi a mangiare, andate sul fiume, sull'Adda, dove c'è la vecchia Trattoria del Guado, con buona cucina senza pretese: salumi padani, pasta fatta in casa (lasagnette di verdure da ricordare), storione, baccalà, coniglio, torta di pere e cioccolato. Vini spumeggianti di pianura o Dolcetto in caraffa. Venticinque euro, al massimo, con vista sul fiume.

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06.05.07

Nebbiolo, rosato


Partecipo in ritardo (sempre in giro, sempre di corsa...), all'iniziativa il vino dei blogger proposta dall'amico Aristide, al secolo Giampiero Nadali. E parlo, questo è il tema, di vini rosati. Il rosato della mia adolescenza sulle rive del lago d'Orta, era il Nebbiolo, sì, avete letto bene, il vino fatto con l'uva del Barolo e del Barbaresco. Ma non sono forse vinoni direte voi? Certo, ma quando le vigne dovevano far tanto vino e ogni grappolo era una manna dal cielo, i Nebbiolo erano anche vinini, asprigni pure, ma dai profumi aristocratici e freschi, unici, di lamponi, soprattutto. Qualcosa di simile al Mimo, rosato dal colore profondo realizzato con uve Nebbiolo in purezza, dai Vigneti di Cantalupo, in quel di Ghemme, nel Novarese, lungo la sponda orientale del fiume Sesia, zona dove il Nebbiolo si chiama Spanna. Un bottiglia costa una decina di euro (al ristorante, bevuto l'ultima volta al Gufo Nero di Ghemme, trattoria con piatti di inossidabile ortodossia novarese) e apre la porta di un mondo arcaico.

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29.04.07

Pizzighettone, città del Gambero Nero


Di Pizzighettone, in provincia di Cremona, cittadina in riva d'Adda, abbiamo parlato più volte. Un luogo sospeso nella pianura padana, dove la vita scorre quasi indifferente, come il fiume, in mezzo ad un'architettura militare e difensiva da lasciare senza fiato. Ed è proprio nel Rivellino delle antiche mura di Pizzighettone che l'associazione Random e l'amico Michele Milani hanno organizzato la mostra fotografica del Gambero Nero, il libro sulla cucina in carcere realizzato da me e dal fotografo Davide Dutto.



Venerdì 4 maggio, alle ore 18,30, proprio nel Rivellino, ci saremo entrambi, io e Davide, a presentare il volume e a raccontare la mostra. Per l'occasione sarà possibile anche assaggiare l'ottima birra artigianale offerta dal Birrificio Lodigiano. La mostra si potrà visitare fino al 13 maggio. Una parte dell'allestimento fotografico, con immagini più piccole, sarà esposto, sempre dal 4 al 13 maggio, nel Torrione del guado, nei pressi del ponte cittadino, dove sarà possibile anche acquistare i libri. La scelta del Torrione non è casuale: è stato un carcere, dove è stato tenuto prigioniero Francesco I di Valois dopo la sconfitta di Mirabello di Pavia, inflittagli dagli spagnoli.

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28.04.07

La Trota replica alle Rose

Bello raccontare i libri mangiando. La cena di ieri sera all'Osteria Le Rose di San Giovanni in Galilea (paesino lillipuziano nei colli sopra Cesena) è andata talmente bene che giovedì 3 maggio si replica. Stesso libro, La trota ai tempi di Zorro, stesse chiacchiere, stesso locale, stesso menù lungo il percorso tra Liguria e Piemonte, stessa formula: 30 euro compresa una copia del libro.
Nel frattempo parto e vado a fare un giro a Santo Stefano Belbo, con i miei figli, sulle orme di Cesare Pavese. Primo maggio nelle Langhe.

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25.04.07

Tra i vini delle sabbie


A conoscere da vicino l'uva d'ora, il leggero Fortana che nasce a ridosso delle dune del Delta, mi ci ha portato Aristide, al secolo Giampiero Nadali che all'ultimo Vinitaly, tra mille vinoni mi ha proposto di andare alle radici, è il caso di dirlo, di questo vinello. Così, insieme, siamo andati a conoscere Mirco Mariotti produttore di Fortana tra le sabbie quasi costiere, in vigne folte di piante, ma in filari larghissimi, distanti, in mezzo ai quali, un tempo, si coltivava addirittura dell'altro. Alberi frondosi e il profumo del mare parlano di una viticoltura eroica, perché resistente a due passi dagli stabilimenti balneari. Il reportage della giornata potete trovarlo qui, su Aristide, con tanto di video.

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24.04.07

A cena con la Trota

Presentazione a tavola della Trota ai tempi di Zorro all'Osteria Le Rose di San Giovanni in Galilea sulle colline sopra Cesena, nel cuore della Romagna. Venerdì 27, alle ore 20,30, si mangiano salumi locali, risotto con gli asparagi selvatici e agnello in fricassea. Si beve Bonarda dell'Oltrepò Pavese seguendo, per chi ha letto il libro, il viaggio con la Giulia di nonno Amilcare, tra Laigueglia e il Novarese. Io, ovviamente, racconto del libro che è compreso nel prezzo della cena. Per partecipare o semplicemente saperne di più (compresa la strada, non semplice, per arrivare in questo piccolo e affascinante locale): 0541 939104.

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18.04.07

Come baciare il vento

Ispirato dal post di Matteo Tassinari ho ritirato fuori qualche vecchia canzone di Janis Joplin e mi sto sparando nelle orecchie a tutto volume Piece of my Hart dal vivo... Beh, ragazzi, le parole scivolano sulla tastiera mentre mi occupo di design del vino, di Vindesign. E penso che se avessi avuto una voce così potevo pure morire a 27 anni dopo aver inciso anche un solo disco. Meglio che essere Jack Kerouac e aver scritto On the road (ed essersene andati mica troppo più grandi). Brindo a tutti quelli che mi hanno fatto sognare con lo scorbutico e affascinante Grignolino della Cascina Tavijn di Scurzolengo in provincia di Asti, vino tutto al femminile. "E' come baciare il vento..." dicono le tre sorelle Verrua, quarta generazione di vignaiole. Sì, sottoscrivo, è come baciare il vento...

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14.04.07

Cinema e cibo a Roma

Dopo il fine settimana dedicato alla serietà ed al ricordo, per l'improvvisa scomparsa di Luigi Comencini, la Casa del cinema di Roma ha deciso di far gioire i sensi degli spettatori dedicando quattro giorni al cibo sul grande schermo. Apertasi ieri con il capolavoro di Marco Ferreri (La grande abbuffata), la rassegna proseguirà con diversi titoli ghiotti che si possono vedere qui
Visto che, a Roma, sembra essere esplosa l'estate con tre mesi di anticipo, assistere ad una gastro-visione in un luogo ove è anche possibile mangiare e bere sul serio sembra un idea decisamente allettante. Yumm!!! :)

Questo post che pubblico molto volentieri mi è stato inviato dall'appassionatissimo e bravo Massimo Frezza.

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La grande notte del Povero Diavolo

C'è un mondo del vino che cerca una strada di autenticità. L'abbiamo visto con le varie manifestazioni "alternative" che hanno girato intorno al Vinitaly: Critical Wine, Villa Favorita e Vini Veri, gruppo di vignaioli "capitanati" da Teobaldo Cappellano. Bene, al Povero Diavolo di Torriana, sulle colline intorno a Rimini, ristorante che sentiamo sempre più in piena forma, martedì 17 aprile ci sarà un incontro con vini e produttori d'eccezione legati a Vini Veri: i piemontesi Maria Teresa Mascarello (figlia dell'indimenticato Bartolo Mascarello, quello che preferiva le barricate alle barrique, come dargli torto?), Giuseppe Rinaldi (il mitico "citrico") e il toscano Fabrizio Niccolaini.
Una serata con un grande menu e vini e vignaioli ancor più interessanti. Sapori, profumi e chiacchiere colte.


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13.04.07

Una via per Luigi Veronelli

Vigolzone in provincia di Piacenza sarà la prima cittadina italiana ad avere una via intitolata a Luigi Veronelli. La strada si affaccia su filari di vigna. L'inaugurazione è prevista per domenica 15 durante la manifestazione dal titolo L'Italia a denominazione comunale.

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10.04.07

A Milano il 12 aprile la guida alle Denominazioni Comunali

Le Denominazioni Comunali, le De.Co., sono uno dei progetti più ambiziosi tra i tanti immaginati da Luigi Veronelli. Con la morte di Veronelli i suoi "eredi", reali, presunti o sedicenti, in tutti i campi del vino e del cibo, si sono moltiplicati. Sicuramente Riccardo Lagorio, che conosco da antica data, è la persona che ha dato continuità autentica al lavoro iniziato con Veronelli. Oggi Lagorio ha curato una ricca guida alle denominazioni comunali, ai luoghi, ai prodotti dei territori comunali. La guida viene presentata in anteprima alla stampa (blogger compresi, siete tutti invitati) a Milano, giovedì 12 aprile, dalle 18,30 alle 21,00 all'Hotel Enterprise in corso Sempione, 91. Ci sarò anch'io a raccontare il lavoro di Lagorio e a introdurre la presentazione.


Delle De.co. e in generale delle denominazioni, si è parlato anche al Critical Wine di Montaretto, paesino ligure con meno di duecento anime: da non credere, il giorno di Pasqua, più di cinquanta persone ad ascoltare un dibattito serrato, durato più di due ore, con l'assessore regionale all'agricoltura della Liguria Giancarlo Cassini, Riccardo Lagorio, il presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini e Adastro Bonarini, presidente della Comunità Montana Riviera Spezzina e un po' "padrone di casa" in un luogo, la Casa del Popolo di Montaretto, che sembra uscire dal film Novecento di Bertolucci. Fuori, duemila persone ad assaggiare vini, formaggi, salumi di una ventina di produttori con belle storie da raccontare. Di fronte il mare. Credo davvero che a Luigi Veronelli questo Critical Wine sarebbe piaciuto assai.

Nella foto: Veronelli al centro sociale Leoncavallo di Milano, nel dicembre del 2003, in occasione proprio di Critical Wine.

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03.04.07

Lungo il Po

Sto scrivendo due libri intorno al più grande fiume italiano. Uno è un romanzo, l'altro una specie di viaggio enogastronomico. Bene, questo viaggio, già tracciato in tante scorribande via terra, ho deciso di farlo anche in barca, dal 25 maggio al 10 giugno di questo strano 2007. Sto mettendo insieme le cose che servono: informazioni, idee, persone da incontrare, compagni di avventura, un natante, meglio un house boat, magari uno sponsor tecnico (uno che mette a disposizione la barca sarebbe perfetto, mica di più). Ovviamente, ogni tappa del viaggio sarà on line. Dal Delta all'Emilia con un sguardo alla Lombardia. Allo sbarramento di Isola Serafini si torna indietro, forse anche prima. Chi ha voglia di darmi una mano, un consiglio, l'indirizzo di qualcosa o di qualcuno da scoprire, una pacca sulla spalla, un brindisi benaugurante può scrivermi: michele@michelemarziani.org

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31.03.07

Pasqua con chi vuoi, io al Critical Wine di Montaretto


Critical Wine, negli intenti, agli esordi, voleva essere un gioco serio, non serioso. In alcuni casi è diventato persino serissimo, cupo, grigio, involuto. E quindi esposto alle critiche come quella di Tommaso Farina che sono circolate in rete in occasione del Critical Wine anti Vinitaly di Verona.
A me di Critical Wine piace lo spirito iniziale e la gente che credendoci ci si è trovata intorno. Soprattutto nelle espressioni di provincia, nelle interpretazioni più giocose, serie ma aperte, come quella organizzata dal gruppo Cuochiartistivisionari a Montaretto, in Liguria, a un passo dalle Cinque Terre. Qui dal 7 al 9 aprile, insomma a Pasqua, ci saranno vini, cibi buoni e dibattiti sui marchi e le denominazioni comunali (con anteprima della guida ai comuni De.co. realizzata da Riccardo Lagorio e di prossima uscita in libreria), sugli Ogm e il biologico (bufale comprese) in agricoltura. A coordinare e moderare i dibattiti ci sarò io. Il programma completo si legge qui. Chi volesse fare un salto a bere un bicchier di vino è, ovviamente, benvenuto.

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27.03.07

Giovedì Vinitaly

Se c'è qualcuno di passaggio, giovedì sono al Vinitaly a Verona.

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24.03.07

Viva la griglia!

La griglia è l’asso nella manica di tante cucine italiane. Per ricordi e frequentazione viene subito in mente quella focosa e sanguigna della Romagna. Qui sulle tavole della ristorazione, ma anche di casa, troneggiano immense grigliate uscite da foconi infernali che danno dignità e sapore a ogni cosa. Ma soprattutto alle carni e ai pesci “poveri”: salsicce, castrato, braciole e succulente costine di maiale fanno da contraltare a triglie, sardoni, sogliole, rombetti, code di rospo e spiedini di sardoncini, seppioline e calamari.
La cottura sulle braci e sui carboni ardenti, almeno in Romagna, viene dall’entroterra, dalle campagne, ma è sul mare, anzi “in” mare che trova la sua massima espressione, nel “focone” dei marinai posto sulle barche da pesca. Dai pescatori nascono cotture tipiche come quella degli spiedini di pesce, in spiedi di legno, messi a cuocere verticalmente attorno alle braci. Oggi il salutismo e le norme igieniche stanno cacciando via i foconi e la carbonella dai ristoranti e, soprattutto, dalle case. Beh, salviamola finché si è in tempo questa povera griglia, mica si morirà davvero per un po’ di bruciaticcio. O magari si morirà, come inevitabilmente accade, ma almeno avremo le dita sporche di pesce arrosto.

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21.03.07

Il Gambero Nero a Bergamo


Il 26 marzo, alle ore 21, a Bergamo, nella Sala della Porta Sant'Agostino, presenterò il Gambero Nero all'interno della manifestazione "Non solo carcere per assicurare la giustizia" che propone tra marzo e aprile una serie di occasioni di riflessione sul carcere attraverso immagini (la mostra fotografica "Foto da Galera" di Davide Ferrario, film e audiovisivi), opere d’arte, parole, suoni. Ad organizzarla è il Comitato Carcere e Territorio in collaborazione con il Comune e la Provincia di Bergamo, Lab80 e il sostegno di Coopera e Tecam. Sono previsti anche diversi incontri e appuntamenti nel carcere di Bergamo e alcuni incontri tra studenti delle scuole medie superiori ed operatori del carcere. Qui si può vedere il programma completo.

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19.03.07

the best dinner of my life

Per quanto mi siano capitate delle ottime cene, la migliore della mia vita spero di doverla ancora fare. Tom Hanks, l'attore, invece ha già trovato il suo momento di gloria gastronomica. Almeno a quanto racconta lo chef Gino Angelini che da qualche tempo esercita a Los Angeles. Un po' di gastrogossip in questa cena-intervista che si può leggere qui, su Chiamami Città.

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14.03.07

Erbazzone


L’erbazzone è torta di erbe dell’Emilia delle quali esistono numerose e ghiotte varianti. Quella che segue è un ricetta moderna, poco tradizionale, ma incredibilmente squisita. Viva la primavera!, viene da pensare al primo assaggio.
Sciogliete in una terrina con del latte tiepido, quindici grammi di lievito di birra. Poi unite sale, un pizzico di zucchero, due etti di farina e due uova sbattute. Quindi incorporate un etto scarso di burro e lavorate ben bene l’impasto. Fatene una palla e mettetela al caldo, coperta con un canovaccio, in un recipiente di metallo, vicino ad una fonte di calore. Lasciate lievitare per un’ora e mezza. Pulite intanto delle erbe miste di campo, meglio se con abbondanti rosolocci (sono le piante del papavero), tritatele e mettetele sotto sale per un paio d’ore. Cocete a parte abbondante cipolla in un goccio d’acqua poco salata e aromatizzata con qualche foglia di mentuccia. Strizzate ben bene le erbe e unitele alla cipolla, olio extravergine d’oliva, pepe, pochissima noce moscata, poco aglio tritato finissimo, un etto di uva passa fatta rinvenire in acqua tiepida e un etto e mezzo di formaggio pecorino. Tutto questo ben di dio va a riempire l’impasto con il quale avrete foderato una tortiera imburrata. Ricoprite con un disco di pasta, chiudete e infornate. Servite calda o tiepida. Ma anche fredda fa la sua figura. In ossequio alla regione di provenienza ci si beve sopra un bel Lambrusco. anche perché non è vero che tutti fanno schifo. Uno davvero interessante, ad esempio, è l'ottimo Lambrusco Reggiano di Donata Venturini ottenuto vinificando le uve delle diverse varietà di Lambrusco che crescono sulle colline di Reggio Emilia, in una azienda vinicola immersa in un’antica tenuta di caccia, oggi una vera e propria oasi naturalistica.

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12.03.07

Tra i carciofi

Forse bisogna essere non più giovanissimi per ricordare l’inossidabile Ernesto Calindri, seduto in un tavolino in mezzo al traffico a far pubblicità all’aperitivo a base di carciofo “contro il logorio della vita moderna”. I carciofi sono una grande medicina dell’anima e del palato, nelle loro golose e infinite varietà: il romanesco senza spine, quello dei ghiotti carciofi alla Giudia, la pregiata variante di Paestum coltivata nella valle del Sele, il saporito carciofo sardo spinoso e violetto (ottimo quello di Ittiri), quello spinoso ma verde e tenero della Riviera ligure da mangiare crudo in pinzimonio, il violetto di Chioggia, il violetto di Sicilia, il brindisino, il catanese, il capuanella, il carciofo del litorale livornese, quello toscano, quello di Vasto, di Castellammare, di Orte, di Pietralcina, di Procida, di San Miniato, di Tarquinia, di Empoli, il violetto precoce di Iesi, lo spinoso di Palermo, il golosissimo violetto di Albenga e tanti altri che magari non avremo modo di incontrare mai. Da perdersi in un mondo di sapori.

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05.03.07

Scavino e il Barolo Rocche dell'Annunziata


Enrico Scavino è uno dei grandi produttori di Barolo, un autentico signore del vino, un signore contadino, di quelli che è nato in vigna e ha imparato a produrre il “re dei vini” dal padre Paolo di cui l’azienda vinicola porta il nome. Parliamo di vini, di vigne e di territori attorno a un bicchiere di Barolo Rocche dell’Annunziata 2001, forse il più austero e sapido tra i “cru” dell’azienda. Seppur ancora giovane è un vino di colore rosso granato che dà spettacolo di sé al naso con note fruttate e speziate d'estrema eleganza. Ci si sente, per olfatto o suggestione, il mirtillo, la liquirizia, la menta addirittura. In bocca è imponente, caldo, avvolgente con una lunghissima persistenza nel finale.
Enrico Scavino, racconta la storia di vini senza compromessi: “il guadagno è arrivato perché siamo in una terra baciata dalla fortuna e cerchiamo di fare bene il vino”. Assaggio qualche giorno dopo lo stesso Rocche dell'Annunziata, ma l'annata 2000. Accompagna degli agnolotti al tartufo nero pregiato (grazie Marco per lo splendido tartufo!). Il 2000 è vino di equilibrata magrezza, che in bocca affascina per prontezza e al naso è ancor più mirtillo di montagna, quasi una passeggiata ad alta quota. Indimenticabile.

Nella foto di Davide Dutto sono con Enrico Scavino nella cantina che si trova a Castiglione Falletto, nelle Langhe piemontesi.


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26.02.07

Ode al brodetto


Quel che altrove si chiama zuppa di pesce, in Toscana cacciucco, a Marsiglia bouillabaisse, lungo le coste dell’alto e medio Adriatico si chiama brodetto. È piatto gustoso e triviale, che offre la possibilità di succhiarsi le dita, di far la “scarpetta” con il sugo, di inzaccherarsi la camicia... E poi che meraviglia il sapore forte, pepato, robusto, vigoroso di una preparazione che nasce sui pescherecci come piatto del giorno, misto di quello che finiva nelle reti (e magari non si vendeva neanche tanto bene al mercato...). C’è da sempre una disputa sul brodetto migliore: quello di Rimini? Quello di Fano? Quello di San Benedetto?
I brodetti dell’Adriatico sono tanti e “autentici” quanti sono i porti affacciati sul mare, quante le barche da pesca, quante le case dei pescatori: il brodetto è nato in mare e i confini acquatici sono molto diversi da quelli di terra. Ecco quindi che questa sugosa golosità ittica è patrimonio soprattutto dei pescatori che parlavano un’unica lingua - il portolotto, dialetto di origine chioggiotta - e vivevano in un unico mare.
Regola fondamentale è quella di costruire il brodetto a freddo in una pentola bassa e larga. Sul fondo si mette una manciata di vongole ancora chiuse e altrettante lumachine di mare (da lasciar spurgare per un giorno intero). Assieme ai molluschi si adagia una seppia che va frollata sbattendola ripetutamente contro il lavandino (così facevano i marinai contro la tolda). Sopra ai molluschi vanno i crostacei: uno o due scampi grossi, qualche granchio e un paio di canocchie. Aggiungete poi uno scorfano e un “boc in chev” (pesce lucerna o pesce prete). Sopra mettete i pesci “seri”, puliti ma con la testa e, se grossi, tagliati a pezzi di buone dimensioni: una mazzola, una coda di rospo, un pesce San Pietro, un soaso, un piccolo palombo e un’anguilla... Finita la composizione si versa una bottiglia di passata di pomodoro, un bicchiere e mezzo di vino rosso (rigorosamente Sangiovese), un bicchiere di olio extra vergine di oliva e acqua quanto basta perché il pesce rimanga al di sotto dei liquidi di un paio di centimetri abbondanti. Completano gli ingredienti sale, pepe (in abbondanza), un pizzico di cannella e un chiodo di garofano. Accendete il fuoco e portate a bollore a fiamma alta. Mantenete la temperatura per 5 minuti, quindi abbassate il fuoco al minimo e fate cuocere per altri 15-20 minuti. Il segreto di un buon brodetto è uno solo: il pesce freschissimo.

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25.02.07

Acciughe

Le acciughe o alici non sono famose tanto come pescetti freschi, ma conservate sott’olio e soprattutto sotto sale. Erano la “moneta” di scambio degli acciugai della val Maira piemontese, nonché il “cavallo di troia” dei contrabbandieri di sale (sopra qualche acciuga, sotto tutto sale). Sapore forte, ingrediente di piatti mitici come la bagna cauda, le acciughe attraversano la storia e trasferiscono i saraceni sulle montagne piemontesi. Sono buone da mangiare e soprattutto da leggere nel bel romanzo Il salto dell’acciuga di Nico Orengo. L'ho ripreso in mano di recente: sento nella narrazione la potenza del sale. E del pesce.

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20.02.07

Metti una sera a cena da Nicola Cavallaro


Adesso si può dire: è una cucina in equilibrio sui sapori quella proposta da Nicola Cavallaro nel ristorante che porta il suo nome. Siamo in via Ludovico il Moro, a Milano, lungo un naviglio ormai fuori dalle viuzze della movida milanese. Seduti a tavola, serviti in modo forse un po' troppo ingessato, ci lasciamo trascinare da una sequenza di piccoli piatti che sanno giocare sospesi tra il mare e le campagne, in particolari quelle del Padovano, i Colli Euganei, da dove proviene il giovane chef. Nicola Cavallaro ha girato il mondo, cucinando in ristoranti di grido e non, panfili e yacht, luoghi dai gusti multipli e mescolati. Piaceri senza frontiere e radici terrigne autentiche si fondono in una cucina di semplici contaminazioni culturali, di toni sospesi. Magari non tutte le sere è magico, ma l’altra sera sì, al nostro tavolo, lo è stato. E noi a stupirci di piatti che partono dalla semplicità e volano in alto, in altissimo, come gli spaghetti Senatore Cappelli con aglio, olio Pianogrillo e selezione di peperoncini. La più affascinante interpretazione della pasta aglio, olio e peperoncino. Ad introdurci una serie di crudi di pesce che fanno volare la fantasia come gli scampi con melone d’inverno, pepe verde e mozzarella di bufala, i gamberi rossi con sorbetto all’arancia e insalatina di finocchi, la tartare di tonno con fragoline di bosco, basilico e aceto balsamico tradizionale, il carpaccio di dentice con pomodoro e ristretto di latte di mandorla... Altre volte restava un po’ di sale di troppo, ma non l’altra sera quando ci ha incantato la ricetta del baccalà di Angelo Rasi con polenta di Storo e zabaione di peperoni. I ravioli ripieni di zuppa di pesce con scampi, gamberi e terrina di broccoli sono veramente esplosivi in bocca, mentre è una carezza il rotolo di coniglio ripieno di pistacchio e foie gras con tortino di patate. La quaglia ripiena su letto di polenta bianca la si sogna, beati, di notte. E per godere di tante meraviglie neppure ci si svena: ci sono menù degustazione da 48 e 63 euro, più i vini, anche al calice (tre vini 7 euro). I vini proposti al calice guardano molto ai Colli Euganei e non sempre è uno sguardo felice: ci sono zone enologiche ben più vocate e interessanti, anche in Veneto, ma al cuore, lo sappiamo, non si comanda.

Nella foto Nicola Cavallaro fotografato da Davide Dutto

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15.02.07

Ceppato, Sangiovese contadino


C’è da pensare sul vino (e forse da ripensare...) assaggiando il Ceppato 2005, rosso a base di uve Sangiovese in purezza prodotto in Toscana, a Vicopisano, in provincia di Pisa. Si tratta di un vino che nasce da un’azienda famosa per il suo grandissimo olio extravergine d’oliva: il frantoio di Vicopisano. Una realtà familiare nella quale oggi Nicola Bovoli ha lasciato le redini del comando (o almeno buona parte delle redini...) alla giovane Simona. Il vino, realizzato con metodi tradizionali e la supervisione del giovane enologo Nicola Provenzali è un toscano in controtendenza: non un “vinone”, ma un rosso contadino (con la C maiuscola) e schietto, fresco, serio, ma non serioso, di una godibilità senza pari. Niente, artifizi, niente orpelli, buoni profumi vinosi e di frutti rossi, grandissima beva, piacevolezza da tutto pasto, prezzo assolutamente interessante: 5 euro a bottiglia in cantina, per una delle interpretazioni del Sangiovese più golose e meno pretenziose incontrata negli ultimi tempi.

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09.02.07

Basterebbe una mela

Pare che dietologi, nutrizionisti, dietisti e affini siano tutti d’accordo: cresce l’obesità infantile per colpa delle merendine. Quel concentrato di zuccheri e grassi che spunta come d’incanto da cartelle e zainetti all’ora della ricreazione scolastica sarebbe la causa di ragazzotti cicciottelli e di fanciulle precocemente cellulitiche che pare aumentino di anno in anno. Non siamo mica gli americani!, deve aver pensato qualcuno a Rimini, correndo subito a suggerire a politici e amministrazione la soluzione, quella con la “esse” maiuscola: non snack tutti ciccia e brufoli alla nostra gioventù, ma sacchetti di macedonia e frutta a pezzettoni. La frutta fa bene e non ingrassa. In più in Romagna se ne produce tanta e quindi si possono coinvolgere anche i contadini della zona e le loro associazioni di categoria. Stentavo a credere alle mie orecchie quando in un pubblico dibattito ho sentito l'assessore provinciale all’agricoltura Mauro Morri lanciare il progetto istituzionale di lotta alle merendine: un distributore automatico di frutta fresca, sbucciata, tagliata, porzionata, insacchettata in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Frutta ai giovani! Attraverso il distributore automatico, come se una pera o un’arancia fossero una lattina di coca cola. Tutto in sacchetto, ingienicamente corretto, all’americana, in modo che i ragazzi, almeno i più piccini, possano farsi un’idea corretta dell’agricoltura: le mele nascono nel sacchetto della scuola. Forse sarebbe meglio fare un po’ di educazione alimentare, far conoscere ai più giovani la campagna, portare a scuola i contadini, ho azzardato timidamente, visto che ero, assieme a Mauro Morri, tra i relatori del dibattito. Lo facciamo, mi è stato detto, con le “fattorie aperte” (ovvero le aziende disposte a ospitare scolaresche e a farsi visitare dal pubblico un paio di domeniche ogni mese di maggio). Le scuole in fattoria una volta all’anno, le pere insacchettate e distribuite alla macchinetta tutti i giorni. Forse non ho capito bene, mi sono detto. E invece no, nelle scuole di Rimini sono comparsi distributori automatici di frutta e verdura, “lavata, lavorata, porzionata”, da mettere nelle scuole. Tra l'altro, mi dicono, a 2 euro e 50 a porzioni, il prezzo di due chili di frutta. Ma portate delle cassette di mele ai bidelli, perdindirindina. Mettente una cassa d’arance all’ingresso di ogni corridoio. Non è mica un’idea peregrina. Sarà capitato a qualcuno di fare un salto a Berlino alla Kaiser Wilhelm Gedächtniskirche, nei resti della chiesa protestante dedicata a Guglielmo I. Magari anche voi ci siete arrivati dopo una lunga camminata, un po’ stanchi, assetati, affamati e avrete senz’altro apprezzato quella profumata montagna di mele che vi accoglie all’ingresso. Potete mangiarne, rifocillarvi e, se vi va, lasciare un’offerta alla chiesa. La lotta alle merendine e alle cattive abitudini si fa con le cose semplici. Prima di tutto con i profumi delle cose buone, che nei sacchetti dentro alle macchinette distributrici non si sentono. Poi, se Cia e Coldiretti e chiunque altro ha a cuore l’agricoltura locale, portassero mele, pere e arance a cassette nelle scuole tutto sarebbe più semplice, autentico e, probabilmente, anche meno oneroso. Della campagna giungerebbero i prodotti, ma anche i profumi, i sapori e, perché no?, un po’ di poesia.

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16.01.07

Il Gambero Nero nei centri sociali di Bologna, Reggio Emilia e Rimini


C' un percorso culturale tra teatro, musica e scrittura che si intitola Vagando di arte in arte e si snoda tra alcuni centri sociali occupati dell'Emilia Romagna: il Tpo di Bologna, il Lab.Aq16 di Reggio Emilia e il Paz di Rimini. Dal 17 gennaio al 7 marzo artisti, muscisti, teatranti, scrittori si alternano tra questi tre diversi spazi. Ci sono anch'io a parlare del Gambero Nero con un assaggio di ricette tratte dal libro: il 21 gennaio a Bologna, il 28 gennaio, domenica, a Rimini e il 4 febbraio a Reggio Emilia. I tre appuntamenti sono alle ore 21. Tutti i particolari, assieme al ricco calendario di occasioni teatrali, musicali, artistiche con i Motus, Massimo Zamboni, Lemeleagre, Fratelli Broche, I Mammamalucchi e Marco Mancassola si può vedere sul sito http://vagandodiarteinarte.blogspot.com

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15.01.07

A Ferrara, nel ghetto dimenticato, ci si consola con la salama da sugo


Sto inseguendo un miraggio gastronomico del quale vorrei ritrovare memoria: il caviale del Po, rinomato fino a metà del Novecento quanto i grandi caviali del Volga. La storia del caviale nostrano, fatto con le uova di storione finche si pescavano storioni nel Po, passa, seppure di lato, attraverso quella della comunità ebraica di Ferrara, quella del Giardino dei Finzi Contini, il capolavoro di Giorgio Bassani. Si dice che il caviale si producesse anche sul Po, a Berra, Stellata, Bondeno, ma quello famoso, quello che veniva spedito anche in America, usciva dalla rosticceria della Nuta, al secolo Benvenuta Ascoli, di origine ebraica con bottega nel cuore del ghetto di Ferrara, in via Mazzini. Di questa bottega oggi non resta neppure l’idea o uno sbiadito ricordo. In una piccola traversa di via Mazzini, in via Vittoria, la Nuta aveva adibito a ristorante una stanza della propria abitazione. Stiamo parlando degli anni Trenta, quando a Ferrara viveva una comunità ebraica forte di oltre 700 persone. Diventeranno 400 dopo le leggi razziali, le deportazioni, la Shoah. Bene, la comunità ebraica del tempo era solita frequentare il ristorante della Nuta per assaggiare salame e prosciutto d’oca, polpettone e buricche ferraresi (ravioloni di pasta frolla che possono essere sia dolci, sia salate). Insomma, un’istituzione.

Così, mentre giriamo per Ferrara alla ricerca di indizi inesistenti sul caviale troviamo, in via Vittoria, proprio quella della Nuta, l’Osteria del Ghetto, piccola, accogliente, con una calda sala da pranzo al piano di sopra, tovaglie a quadrettoni, nessun vino ferrarese: “non ci piacciono”, dice l’ostessa. Come darle torto, aggiungiamo noi, visto che tra le bottiglie del Bosco Eliceo ce n’é sostanzialmente una sola che merita di essere stappata. Si mangiano i golosi tortellacci di zucca al ragù di prosciutto, il pasticcio di maccheroni al tartufo (no, non è pasta al forno, ma un residuato gastronomico del Rinascimento: sfoglia dolce che racchiude maccheroni cotti e conditi con ingredienti vari, besciamella, noce moscata), l’ottimo filetto con formaggio brie, noci e pere, un’aromatica e affascinante salama da sugo con il purè, dolci davvero intriganti come il flan di ricotta, pere e cioccolato. Sbocconceliamo l’ottimo pane ferrarese (che altrove ottimo non è) vaghiamo con l’occhio indagatore sulle foto d’epoca. Chissà, pensiamo, magari qui era la Nuta... Magari, questi giovani gestori sono i pronipoti... Certo non fanno cucina kosher, ma oggi il mondo è così laico... Chiediamo notizie storiche sul locale e veniamo gelati da un “non sappiamo nulla”. Prima, nel senso di cinque o sei anni fa, forse c’era un ristorante pachistano. E prima ancora? Boh. E le foto d’epoca? “Sono dell’album di famiglia del titolare”. La comunità ebraica? Non c’entra nulla: il nome è dato dall’ubicazione, siamo nel Ghetto. Punto. Che tristezza questo luogo bello, accogliente, ma privo di memoria. Ci allontaniamo consolati dalla maestosità della salama da sugo. Il 27 gennaio, per chi non lo ricordasse, è la giornata della memoria della Shoah.

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Vino e cioccolato


Ho avuto la fortuna di essere tra le persone che Giuseppe Trisciuzzi, eclettico gourmet (ma com’è riduttiva questa definizione) padovano, ha coinvolto negli assaggi di una sua idea, le creme Choco&Wine, ovvero delle golosità spalmabili, fatte mescolando cioccolato fondente all'80% Trinidad e Venezuela non concato e vini, ottimi vini. A produrre questa sciccheria è un giovane ed entusiasta maestro cioccolatiere: Franco Rizzato. Le ho assaggiate tutte le cioccolate di Trisciuzzi, al Brunello, al Chianti, al Refosco, al Merlot...
Trisciuzzi mi chiedeva suggerimenti per abbinarle, perché la sua idea è venderle, per accompagnare dolci e formaggi particolari. Io rispondevo sicuro: al cucchiaio, si abbinano, solo al cucchiaio. Vanno mangiate così, c’è poco da dire: il cioccolato avvolge mentre il vino abbraccia. Ho visto che hanno cominciato ad apparire nei negozi, mi fa piacere. Per me continuano ad abbinarsi solo al cucchiaio... L’idea è geniale. Curativa della malinconia.

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22.12.06

A bere vino e parlar di Natale

A Rimini fino al 7 gennaio si snoda l'iniziativa La piazza del libro, la cultura in piazza. All'interno di questo affresco di parole prenatalizie, in piazza Cavour alla Sala degli Archi, domani sera, 23 dicembre, alle 18,30, ci dovrei essere io a parlare del pranzo di Natale in Romagna, in particolare nel territorio riminese. Il condizionale ("ci dovrei essere") è dettato da Trenitalia: io arrivo con un treno alle 17,51, ritardi prefestivi permettendo. Oltre alle chiacchiere c'è la possibilità di bere o degustare che dir si voglia un buon bicchiere di Sangiovese.

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18.12.06

è il gambero nero il libro da gustare 2006


Ce l'abbiamo fatta, anche grazie agli amici, tanti, che hanno votato on line. Questo pomeriggio io e Davide Dutto abbiamo ritirato, con un po' di emozione, il premio 2006 Libri da Gustare assegnato al nostro libro Il Gambero Nero. Siamo arrivati primi. Che dire? Siamo contenti, grazie di cuore a chi ci ha sostenuto.

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30.11.06

Povero Diavolo

Nuovo sito, molto carino, finalmente presentabile, per il Povero Diavolo di Torriana, un ristorante a cui voglio particolarmente bene e nel quale, sob!, non mangio davvero da tanto tempo. Appena posso faccio un salto. L'indirizzo del sito è www.ristorantepoverodiavolo.com

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22.11.06

Il Timorasso a Milano

Il vino Timorasso, da uve omonime e quasi sconosciute, nate e cresciute sui colli intorno a Tortona, è una grandiosa interpretazione di un vitigno autoctono con il quale Walter Massa e Claudio Mariotto sono riusciti a creare un bianco di rango superiore. Tanto superiore da meritarsi i tre bicchieri della guida del Gambero Rosso.
Il Timorasso di Walter Massa, assaggiato a casa sua in una domenica pomeriggio di chiacchiere in allegria è di un bel giallo paglierino pieno e luminoso. Al naso è suadente e aggressivo, dolce e affumicato come pochi bianchi italiani sanno essere. In bocca è caldo, sapido, minerale, buonissimo. Di Claudio Mariotto ho assaggiato in passato bottiglie ancor più entusiasmanti da accompagnare a salami di rango e a tartufi bianchi pregiati. Mercoledì 29 novembre, a Milano, alla beveria Mismas in viale Pasubio, 3 (metropolitana 2, fermata Garibaldi), la mia amica Antonia ha organizzato un incontro con i due produttori di Timorasso: si parla di vino, si beve, tanto, si spizzica da un ricco buffet con salami della zona, foraggio Montebore e altre prelibatezze. Costo 20 euro, un'inezia per incontrare uno dei più grandi bianchi d'Italia. Ci sono anch'io, non me la perdo proprio. I posti sono pochi e bisogna prenotare scrivendo a eventi@ledup.it.

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16.11.06

Come il prezzemolo tra i sapori riminesi


Senza accorgermene mi trovo a fare il presenzialista, proprio come il prezzemolo. Mi hanno invitato a due diverse iniziative che, ho scoperto dopo, fanno parte della stessa ghiotta settimana chiamata Artigiangusto. Accade a Rimini ed è un progetto per valorizzare i sapori locali. Per una settimana intera, dal 18 al 26 novembre, in molti ristoranti di Rimini e dintorni ci sono menu dedicati ai sapori e soprattutto agli ottimi prodotti riminesi. Ne parlo qui, su Chiamami Città.
Domenica pomeriggio, il 19, alle 16,00, alla sala del Podestà, nella centralissima piazza Cavour, assieme allo scrittore Piero Meldini, presentiamo il nostro libro La cucina riminese tra terra e mare. Ci sarà l'editore Massimo Panozzo e il cuoco Roberto Giorgetti che cucinerà la polenta con le vongole. Il giorno dopo, lunedì 20, pensando che mi avessero invitato da un'altra parte, sono ancora lì, alla stessa Sala del Podestà, alle 15,30. Partecipo ad un convegno curato dalla Confesercenti dal titolo Il punto sulla ristorazione riminese: tra tradizione gastronomica e tendenze. Chi dice che a Rimini da qualche anno non mi si vede quasi più ha occasione di fare indigestione.

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13.11.06

Vini e libri indipendenti e gustosi


Cosa accomuna le piccole case editrici di qualità con i vignaioli contadini, quelli che il vino lo fanno bene, magari salvando vitigni autoctoni quasi dimenticati? La difficoltà di farsi conoscere, di farsi apprezzare, di arrivare al pubblico. Non perché le loro cose non valgano, ma perché spesso sono schiacciati dall’industria culturale, i primi, e dall’industria del vino i secondi. Il marketing e le logiche di distribuzione preferiscono prodotti di massa rispetto ai piccoli indipendenti che spesso, per contro, rappresentano l’eccellenza, sia in campo culturale, sia, soprattutto, tra le bottiglie di vino. Sulla scia del movimento “Terra e libertà/Criticalwine”, nato intorno al pensiero dall’indimenticato Luigi Veronelli, la più grande penna del mondo del vino, si svolge a Milano, al centro sociale Leoncavallo , dal 17 al 19 novembre Critical book & wine, il primo mercato degli editori e dei vignaioli indipendenti. Vini, letture, presentazioni, degustazioni, performance e libri e vini a prezzo “sorgente”, cioè quanto costano all’editore o all’azienda agricola. Nel mondo del vino sicuramente un appuntamento tra i meno ingessati con una cinquantina di aziende vinicole dalle produzioni assolutamente interessanti. Nella giornata di sabato ci sono anch'io, se passate di lì ci incontriamo e, visto luogo e argomento, beviamo un bicchiere insieme.

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30.10.06

Slow food: il re bello anche quando è nudo

Nicola Bovoli, amico e produttore di olio sopraffino, scrive indignato riguardo al Salone del Gusto di Slow Food: "Sono socio di Slow Food da molti anni. Posso dire di aver sempre condiviso la filosofia di base ma non posso accettare che da un lato si perori la causa dei campesinos di Terra Madre e dall’altra si accettino soldi dall’industria alimentare più bieca nel fottere i piccoli ed onesti produttori e di conseguenza strafottersene del consumatore finale. Chi, come me produce un olio extravergine genuino con amore e con scarsi guadagni non può accettare che Slow Food prenda soldi dall’industria alimentare, che, con la GDO (Grande Distribuzione Organizzata), è la peggiore nemica dei piccoli ed onesti produttori. Quando sono entrato sul sito di Slowfood per organizzare al meglio la mia visita a Torino e ho trovato il banner pubblicitario di Olio Carli (non esattamente un olio artigianale n.d.b.)… mi sono cadute le braccia!"
Anche a me, spesso, girando per il Salone del Gusto nei giorni scorsi, sono balzate all'occhio le contraddizioni di una macchina per far funzionare la quale occorre molta pecunia di quella che se non olet almeno puzza un poco... Insomma, Slow Food si trova in mezzo alle contraddizioni della modernità e del mercato globale alle quali è difficile sottrarsi: ha creato un mondo "buono" che prima non c'era e di questo mondo difende anche la parte più debole attraverso Terra Madre. Sostiene la grande iniziativa del Mercatale di Montevarchi, ma è sostenuto dalla Coop che sarai anche tu, ma segue tutte le logiche della Grande Distribuzione Organizzata di cui in Italia è leader. Fa battaglie a favore della biodiversità, ma è sostenuto da chi, come il Parmigiano Reggiano, non permette ai suoi pochi produttori Ogm-free di scriverlo in etichetta. Allora, come nella favola, il re è nudo. Ma è anche un re molto bello, il migliore che il cibo italiano abbia mai avuto. E senza soldi Slow Food non farebbe le grandi cose che fa, a partire proprio dal Salone del Gusto. Come se ne esce? Forse turandosi il naso e pensando che la politica, anche quella del buon cibo, è l'arte del possibile. O dicendo, con un colpo di cinismo, che questa è la vita in occidente, tocca adeguarsi bellezza... Nel dubbio, per non saper né leggere né scrivere, io sto coi contadini. Mai con i re, né nudi, né belli.

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Ristoranti d'Appennino

Sugli ultimi numeri di Chiamami Città ho seguito soprattutto le vie dell'Appennino, tra la Marche e la Romagna in odor di Toscana. Ecco allora il ristorante Il Furlo di Acqualagna (profumatissimo il tartufo, fetido il sottotono di marketing nostalgico di quando c'era lui) e le semplicissime delizie della trattoria di Strada Casale, sopra Brisghella, lungo la strada che conduce a Marradi, la patria di Dino Campana, il poeta. Qui racconto invece di due luoghi dai sapori che parlano al cuore: l'Osteria dei Frati di Roncofreddo e la Locanda del Gambero Rosso di San Piero in Bagno. Insomma, c'è da abbuffarsi con gioia.

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22.10.06

Il Gambero Nero a Colonia

Domani, lunedì, alle 19,00 sono a Colonia, all'Istituto italiano di cultura a presentare il Gambero Nero, il libro sulla cucina in carcere che ho realizzato l'anno scorso con il fotografo Davide Dutto. Se qualcuno fosse in giro per la Germania...

Posted by mic.marziani at 22:59 | Comments (1)

14.10.06

Setaro, la pasta col divieto

Mi piacciono i vezzi, anche quelli un po' snob, ma i divieti, quelli proprio no. La pasta Setaro, soprattutto in certi formati come i paccheri, per me è la più buona pasta secca del mondo. Sapevo, perché l'avevo orecchiato quando lavoravo con Esperya, che il pastificio Setaro non amasse il commercio elettronico. Pensavo fosse il vezzo di un'azienda di pastai scarsamente informatizzati. Ci ho sempre riso sopra, immaginando una bottega di signori anzianotti armati di penna e calamaio per fare i conti che pensavano a Internet come al flagello dell'era moderna. Insomma, dei simpatici vecchietti. Oggi scopro il sito Internet e mi dico: come? Il sito sì, la pasta no? Poi leggo questa frase lapidaria: "su questo sito non viene effettuata nessuna vendita telematica per espressa volontà dell'azienda, pertanto è vietata tassativamente qualsiasi operazione di commercio elettronico dei nostri prodotti". Adesso non mi sono più simpatici, mi sembrano solo dei signori un po' boriosi che decidono pure come si vende la pasta, alla faccia della libertà di mercato e della libertà tout court.
Ho a casa una decina di chili di paccheri, pennette e spaghetti Setaro, li vendo a chi li vuole, solo via Internet. Anzi, siccome non ho un'azienda e non posso venderli, li regalo, ma solo in rete, solo per via telematica. No, non mi va proprio giù la pasta condita col divieto.

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04.10.06

In punta di forchetta

Sono in giro per le Marche del tartufo, per tastare il polso alla stagione del bianco pregiato. Ne approfitto per mettere un po' d'ordine tra i pensieri. Se vi capita di passare in Romagna, da Cesena, non perdetevi le tradizionalissime tagliatelle di Pitto. Le racconto qui.
Sconvolgenti gli spaghetti aglio, olio e peperoncini (cinque varietà se non ricordo male), mangiate da Nicola Cavallaro a Milano. Il ristorante aperto sulle ceneri dell'Ape Piera è una delizia: dai gamberi crudi all'arancio, alle ostriche freschissime fino ai piacevolissimi sorbetti (da urlo, urletto bambino, quello all'uva fragola)... Ma gli spaghetti di cui sopra sono qualcosa in grado di rimescolare qualsiasi concetto precedente ognuno di noi si porti dentro di questo piatto: i suoi spaghetti sono più divertenti e gustosi. Da provare. Accompagnandoli anche con vini importanti come la Ribolla Gialla 2003 di Podversic Damijan, un vino che è una rivoluzione, dove i profumi sono fumi, esalazioni di felicità, paradigmi infernali che regalano piaceri unici. Un altro mondo.

P.s.: parlo sempre di locali dove mangio bene non perché sono più fortunato di altri, ma perché quelli dove mangio male non mi piace neppure citarli. La pubblicità è l'anima del commercio. Meglio non farne, di pubblicità, neppure negativa.

Posted by mic.marziani at 19:32 | Comments (38)

21.09.06

Pellegrini della gola


Un pellegrinaggio vero e proprio alla ricerca di una sorta di graal gastronomico. Ecco cos'è un pranzo dalla Giuseppina, nella sua trattoria sospesa tra i colli dell'Oltrepò, nel cuore della Valtidone, dove l'Emilia Romagna si incontra con la Lombardia e sente il profumo della Liguria. Sembra di essere in un altro mondo. Anzi, al di là del mondo.
Ne scrivo qui, su Chiamami Città. A farmi scoprire, a condurmi, in questo autentico giacimento della memoria è stato quel gran segugio di sapori di Michele Milani. La foto della signora Giuseppina che sorride con gli occhi è di Davide Dutto.

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17.09.06

Trasparenza

A me piace dire le cose, così ognuno può trarre le conclusioni che vuole. Qui a fianco, a destra, sotto al calendario, c'è un piccolo spazio che probabilmente diventerà pubblicità. Nel senso che c'è un signore, Filippo Ronco, che ha messo in piedi un'agenzia che vende questi spazi. Mi ha chiesto di aderire al suo circuito, io ci ho pensato, ho pure resistito un po' e poi gli ho detto sì, proviamo, se la rete fa guadagnare due soldi, ben vengano. Troverò un buon modo per spenderli. Ho solo posto una questione di spazio oltreché di decenza del contenuto: il massimo vendibile è quello che vedete, quello dove c'è scritto VinoClic. Personalmente credo, al pari di Antonio Tombolini, che la pubblicità sia morta da un pezzo, però se ne fa tanta e se un po' arriva qui ben venga. Va da sè che l'introito sarà talmente piccino che ogni idea che qui si scriva per compiacere a uno sponsor è puro sorriso, anzi grassa risata. Se mai, comunque, da qui entrerà un soldo mi farà piacere raccontare quanti e cosa ne farò.

Posted by mic.marziani at 16:32 | Comments (6)

04.09.06

Da bere a secchi

Si discuteva di vini a Dogliani, a tavola, al goloso Verso del Ghiottone, ristorante giovane e ricco di sorprese, in tavola e anche in cantina. La discussione girava intorno al fatto che di vini ce ne sono tanti ben fatti, magari pure piacevoli, ma assolutamente inutili tanto rappresentano un'idea del vino lontana, lontanissima, dall'uva, dal territorio, dalla vigna. Vini muscolosi, pompati, legnati, barricati, concetrati, eccessivi, profumatissimi degli stessi profumi. Bottiglie corrette, senza difetti, ma sostanzialmente inutili, perché dopo averle bevute nella nostra vita non cambia nulla, non sappiamo qualcosa di più, non ci siamo messi a sognare, non ci si è accesa nessuna lampadina, non ci è rimasto ricordo, piacevolezza, emozione. Abbiamo consumato, non bevuto. E le carte dei vini dei ristoranti sono strapiene di vini inutili, tanto non sono i vignaioli a fare il mercato, ho scoperto, ma i grossisti, i distributori. Colpa anche della pigrizia di ristoranti ed enoteche e della non voglia di chi beve di assaggiare etichette diverse da quelle note, famose, segnalate, conosciute. Al contrario un po' dappertutto si trovano vini buoni, golosi, piacevoli, che parlano, raccontano (anche attraverso qualche difetto che li rende più interessanti), spettegolano al naso e al palato. Vini da bere a secchi, da non smettere mai, da stappare una bottiglia dietro l'altra, che siano bottiglie importanti e imponenti o semplici e beverine. Ecco, i vini da bere a secchi sono il contrario dei vini inutili. Tra le cose più emozionanti che ho assaggiato negli ultimi tempi c'è un rosso spettacolare per quanto è semplice, scontroso, freschissimo, con un'acidità che si arrampica sui monti, quelli della Val Susa da dove viene il rosso Valsusa Avanà di Sibille realizzato con uve Avanà in purezza. E come non provare un fremito infantile di fronte all'eleganza del ligure Pigato Le Russeghine 2005? Bianco prodotto dell'azienda agricola Bruna è un vino di una mineralità incredibile per un Pigato e poi avvolge in un concerto di erba, fiori, peperoni e di gomma... Quella gomma, quell'elastico mi riporta nella vecchia cartoleria dove compravo quaderni e matite ad ogni autunno prima della scuola. Rimanevo affascinato dagli odori, così come accade davanti a questo bianco buono, buonissimo. E che meraviglia i lamponi esplosivi, la stoffa avvolgente, fustagno diremmo, del Nebbiolo 2001 di Barale, sembra un gentiluomo di campagna, un Barolo senza il vestito della festa, anzi no, ci sono tanti Barolo che solo vagamente sembrano questo rosso, profondo e contadino. Ultima segnalazione per un vino incredibile dell'azienda Cefalicchio di Canosa di Puglia: il rosato Ponte della Lama 2005, fresco, morbido, potente, vellutato, a guardarlo nel bicchiere più che un rosato sembra un campo di ciclamini. Da aprirlo e finirlo, seduti davanti al mare, scrivendo poesie.

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29.08.06

Un Paolo ritrovato

Così scopro che Paolo Tombolini ha un nuovo blog e che parla pure di me... Un po' arrossisco:-)

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18.08.06

Eddai, vota il Gambero Nero

Il Gambero Nero, partecipa al concorso Libri da Gustare. Qui scopro che siamo secondi. Qui, invece, si può votare per farci arrivare primi. Il risultato a novembre. Il voto non costa nulla, se non un clic. Ci conto.

Posted by mic.marziani at 17:10 | Comments (666)

09.08.06

Trucioli

Non sono mai intervenuto sulla questione dei trucioli nel vino perché mi è sempre sembrata una stupidaggine: li mettano e lo scrivano in etichetta. Punto. Poi ognuno compra e beve quello che vuole. Ne parlo ora perché mi è appena arrivato - udite, udite! - un ordine del giorno contro i trucioli approvato nientepopòdimeno che dal comune di Rimini. Si preoccupa dei trucioli nel vino la città delle vacanze, quella dove - tanto per fare un esempio - qualche anno fa hanno servito come vino locale del triste Lambrusco (al posto dell'ottimo Sangiovese) solo perché lo pagava lo sponsor? La lotta ai trucioli non costa niente e allora via al proclama con tanto di sottoscrizione dell'intero arco costituzionale da Rifondazione comunista ad Alleanza nazionale e invito a "condividere con l'Amministrazione Comunale questa battaglia di civiltà contro lo snaturamento della qualità dei prodotti vitivinicoli". E il senso del ridicolo?

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04.08.06

Funghi&Tartufi in tv e on line

Sta per uscire in edicola il secondo numero della rivista Funghi&Tartufi alla quale sto lavorando come consulente editoriale. Tra i vari articoli ci sono un paio di begli itinerari da turismo rurale oltre che da appassionati: uno in Lessinia alla ricerca dei tartufi neri e l'altro in Valsassina, piccolo paradiso per cercatori di funghi. Da oggi è on line il sito della rivista (un po' primordiale, ma almeno c'è e permette di abbonarsi), mentre dal 12 agosto partirà la pubblicità televisiva sulle tre reti Mediaset. Chi volesse vedere lo spot in anteprima può cliccare qui.

Posted by mic.marziani at 09:59 | Comments (117)

01.08.06

Tolta l'ape, vola Nicola


Nicola Cavallaro è cuoco capace da sempre un po' prigioniero. Ora si libera, trasforma l'Ape Piera in un ristorante tutto suo: Nicola Cavallaro, ristorante firmato con nome e cognome. Non ci sono scuse adesso Nick, neppure in cantina: o ci fai sognare, o son ceffoni... Battute a parte, in bocca al lupo, di cuore. Andrò presto a provare. Il ristorante apre i battenti a settembre.

Posted by mic.marziani at 16:20 | Comments (353)

24.07.06

Vive la France

Altro che mondiali di calcio, qui si parla di vino. Devono arrivare al naso le bollicine del vino, raccontare ad ogni sorso un'impronta di leggerezza... Si stappa, si beve, si ride nelle sere d'estate... Già, ma cosa si stappa? Champenoise italiani, roba di Franciacorta, di Trentino, d'Oltrepò, perché "è come lo Champagne ma costa meno". Sciocchezze una bottiglia di Carte Blanche Brut José Michel, nella versione base, costa intorno ai 15 euro e supera in freschezza, mineralità, piacevolezza, bevibilità metà dei più blasonati vicini delle altre maison e tre quarti delle bollicine italiane, che, poi, costano uguale, se non di più. Potreste berne a casse cantando la marsigliese... José Michel, maison di Moussy, produce circa 180.000 bottiglie l'anno, uno sputacchio nel mondo dello Champagne, con un brut millesimato che, nell'annata 1996, è un principe di finezza.

Posted by mic.marziani at 23:26 | Comments (688)

05.07.06

Funghi&Tartufi


Bene, da ieri è in edicola Funghi&Tartufi, rivista dedicata agli appassionati, anche a tavola, di miceti (così si chiamano i funghi, anche quelli ipogei, sotterranei, come i tartufi), alla quale ho dedicato molto tempo negli ultimi mesi. A La Traccia, casa editrice per la quale faccio il consulente editoriale dallo scorso gennaio, ho lavorato per dare al giornale una struttura redazionale forte, coordinando firme antiche come il mitico Guido Stecchi, nuovi nomi del panorama editoriale come l'amico Michele Isman, vecchie "lenze" come Roberto Cazzola e, soprattutto, incontrando l'entusiasmo dell'associazione A passeggio nel Bosco, da dove provengono gran parte dei migliori collaboratori. Se andate in edicola, per soli 5,90 euro, potete leggere cosa abbiamo saputo fare. Sono soddisfatto, devo dire.

Posted by mic.marziani at 21:45 | Comments (515)

27.06.06

Moto perpetuo


Continuo a fare e disfare valigie. Sono tornato da poco dalla Sicilia dove sono andato a caccia di trote, di una trota particolare, la macrostigma, che potete vedere sul blog di Alieutica. Ci sono andato con due fotografi. Uno è un grande, Davide Dutto, un animale dello scatto: meno pensa e più ruba l'anima con l'obiettivo. L'altro lo sarà, un fotografo importante, un artista dell'obiettivo, perché è bravo e sa sognare, si chiama Marco Salzotto. Nelle campagne di Ragusa, a Chiaramonte Gulfi, abbiamo invaso la casa di Lorenzo e Cinzia. Loro sono stati ospitali come è persino difficile immaginare. Da tanta attenzione per gli amici, si comprende, dico sul serio, la sensibilità che Lorenzo versa nel suo olio di Pianogrillo. Certi sapori sono questioni di terra, di olive, di lavoro, ma anche di anima. E lui ce ne mette, di anima, in tutte le cose.



Abbiamo cercato pesci e incontrato vini: quelli semplici e per questo interessanti delle Terre di Giurfo, cantina di proprietà di due giovani, i fratelli Luca e Raffaele Mercorillo, che andranno lontano, perché sono ottimisti e credono nella loro terra. Ed è dalla terra e dall'acciaio che tirano fuori il Maskarìa Cerasuolo di Vittoria, vino persino ignoto nel resto d'Italia e qui rosso fresco e ghiotto. Di un'altra cantina, i Gulfi, è invece il Carjcanti, vino bianco, secco, sapido, profumato di mela, ottenuto da uve Caricante e Albanello. Abbiamo ascoltato storie, persone, scambiato sguardi e idee. Siamo tornati inebriati dal vento, trasportati in pensieri olfattivi: origano, menta selvatica, rosmarino, timo... Adesso cerco di mettere insieme sensazione e lavoro. Sabato sarò sui Monti della Laga, a presentare una nuova creatura alla quale ho messo le mani: Funghi&Tartufi, il primo mensile italiano dedicato agli appassionati del genere. Da un'idea di Riccardo Zago che è l'editore, tra le firme nomi importanti come Guido Stecchi e new-entry come Michele Isman. Ai primi di luglio in tutte le edicole.
La trota ai tempi di Zorro segue il suo corso con due prossime presentazioni: a Cesenatico l'8 luglio, a Roma il 17. Il 23 ottobre, invece, presentazione del Gambero Nero a Colonia. Ne parleremo. Dimenticavo: sono uscito dalla WBA, la Wine Blogger Association, ancor prima di entrarci. Hanno iniziato a discutere di cose per me troppo difficili da capire. Qui il vino si beve, si ama e di vino si scrive, mica si blogga. A propositi di scrittura, per tutta l'estate, in Romagna, il venerdì, racconto di luoghi e piaceri gastronomici su Extra, supplemento settimanale del Corriere Romagna, in edicola da Ravenna a Rimini. Sto leggendo Il passato è una terra straniera di Gianrico Carofiglio. E' un bel libro, di un bravo scrittore.


Nella foto, a cena sotto il pergolato di Pianogrillo, sono con Lorenzo Piccione, la moglie Cinzia e Marco Salzotto, a scattare è Davide Dutto. Anche gli ulivi sono suoi.

Posted by mic.marziani at 11:44 | Comments (260)

20.06.06

Balsamina, vitigno antico

Vino rosso che impressiona per la consistenza cromatica, il Balsamino dell'azienda forlivese Ca Longa è ottenuto da uve Balsamina. Del mio assaggio racconto qui, su Chiamami Città.

Posted by mic.marziani at 14:00 | Comments (564)

15.06.06

Blogger un po' alticci ed allegri

Non mi sento propriamente un blogger, né tantomeno del vino. L'ho detto, l'ho fatto presente, ma mi hanno detto che ci potevo stare lo stesso e così sono finito, volentieri, tra i fondatori della Wine Blog Association (spero di aver scritto giusto). Non so se il sodalizio andrà lontano, per me basta che ogni tanto ci si ritrovi un po' alticci ed allegri. Prosit!

Posted by mic.marziani at 08:01 | Comments (254)

12.06.06

Dal computer al piatto


Mi racconta, per immagini, il fotografo Davide Dutto del suo viaggio in Sicilia e dintorni. Dalle Eolie mi scrive: "Adesso sto per pranzare di fianco ho il computer acceso, nel piatto dei pesci arrostiti, guardo la foto su computer c'è l'immagine del pesce che sto per mangiare, forse ho esagerato con la tecnologia, il pranzo mi fa un po' impressione, ma che importa qui la vita e forte e diretta anche se stai lavorando in alta tecnologia...e allora mangio". Da qui - che non sono le Eolie - berrei di fianco ai pesci un Franciacorta Ca' Del Bosco Dosage Zéro 2001: grande, grandissimo, spumante che sa molto di Champagne e poco di Franciacorta, bollicine imperiose, sostenute da un'acidità imponente che chiama freschezza, mineralità, da bere con voluttà... Assaggiato ieri proprio a Ca' Del Bosco: svettante su diverse bottiglie, non certo mal fatte, ma che se non ci fossero francamente sarebbe lo stesso.

Posted by mic.marziani at 14:47 | Comments (693)

06.06.06

Il tonno e la bic


"La penna bic d'inchiostro blu trapassa un cartoncino giallo qualunque, penetra la spessa pelle del tonno appeso nella pescheria, conficcandosi nella carne, c'è scritto tonno 16,00 euro. Il pescivendolo lo taglia a ritmo continuo, le sue mani grezze lo sezionano con abilità chirurgica mentre i clienti, del mattino presto, sono quelli del posto ( lo presumo perché non riesco a capire una parola).
Chiedono i pezzi migliori, quasi diffidenti pretendono da pescivendolo il pezzo più gustoso, tastano la merce e contrattano ancora sul prezzo...(immagino dal tono della voce).
La carne rossa sanguigna passa di sacchetto in sacchetto mentre la carcassa del tonno si consuma a vista d'occhio, rimango un po' lì a parlare con il lui, il pescivendolo, si presta a farsi riprendere e racconta storie di gente passata a fotografare il loro lavoro.
Come una star sta attento ai diritti d'immagini, quotidiana lotta alla privacy e abilità nel ricavarne interesse da ciò, io gli spiego come non mi sono ancora arricchito con le immagini e che in fondo pubblicando una bella foto tutti possono averne beneficio...capisce mentre compro il mio pranzo, sono affascinato da questo mondo di vita forte, ma ancor di più mi colpisce la bic conficcata nel tonno"
.
Il racconto è di Davide Dutto, in viaggio fotografico in giro per la Sicilia. A fine mese lo raggiungo, alla ricerca non di tonni, ma di trote macrostigma.

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05.06.06

Teluccio e latteruolo

Di un sorprendente Sangiovese passito e di un dolce dell'Appennino romagnolo scrivo sull'ultimo numero di Chiamami Città.

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23.05.06

Appunti di gola


Riordino le carte. Ripesco due ristoranti per me grandi, indimenticabili, nelle differenti tipologie: la Trattoria Roma, di Castelletto Stura (Cuneo), con le magia dei sapori netti piemontesi. Domenica, in giro per il Salone del libro enogastronomico e di territorio (mi raccomando, votate il Gambero Nero), il pranzo al Roma è d'obbligo. Così, in una danza di semplicità, ritrovo sapori contadini rivisti con gli occhi del presente: lingua in salsa verde, vitello tonnato delle meraviglie, acciughe al verde, tajarin con il sugo di carne, pancia e biancostato di bovina di razza Piemontese cotti alla piastra, gelato di latte di capra... Le "solite" buonissime cose del Roma. Se si aggiungono anche i prezzi onestissimi, commoventi, vista la qualità della materia prima, per me è delle migliori trattorie che si possono trovare non solo nella provincia Granda, ma nella provincia italiana tout-court. A mandare avanti il locale con una passione che sembra incredibile Davide Rabbia e la moglie Annalisa (è lei la regina dei fornelli). Bravi.
Cambiamo pianeta: quello di Carlo Cracco, a Milano, è invece un ristorante da mettere nell'elenco degli indimenticabili. Un posto per il quale vale la pena di mettere da parte un po' di risparmi (perché è tutto fuorché economico), rompere il salvadanaio e regalarselo per le grandi occasioni. Lo racconto qui, su Chiamami Città.
Altro mondo gastronomico: la scuola. Sono stato a pranzo in quella di mio figlio Ludovico. Ne ho scritto qui, sempre su Chiamami Città. che c'entrano la scuola, una signora trattoria e un super ristorante? C'entrano eccome perché non si può pretendere che chi viene tirato su a schifezze e non distingue, sin da piccolo, le cose buone da quelle cattive, da grande s'appassioni alla cultura del territorio - che ben incarna la trattoria Roma - o alla cucina d'autore, quella di cui Carlo Cracco è protagonista di gran fascino.

Nella foto di Davide Dutto, il titolare della Trattoria Roma, Davide Rabbia, nella bella cantina del locale.

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19.05.06

Il coraggio (o l'incoscienza) di tuffare il cuore

Mi rendo conto che i veri tabù del nostro tempo, non sono il sesso e altre pruderie, ma la morte, la sofferenza, il dolore, la povertà... Lo imparo. da due mail di persone care, che mi sono arrivate dopo la morte di Elio. Mi chiedono, in buona sostanza, come si fa ad avere un blog gaudente come due bottiglie di Dolcetto e parlare degli orrori della vita. Raccontare la durezza della quotidianità, del lavoro, della politica, della miseria e passare al più morbido e suadente dei lardo di Colonnata. Ecco, allora, parto da qui, da Colonnata. I mangiatori di lardo, me compreso, pensano che un prodotto così meraviglioso nasca più o meno in paradiso. E le guide del mangiar bene che spesso se ne vanno in giro coi paraocchi parlano di Colonnata come un ridente paesino delle Alpi Apuane. Ridente un accidente, ci si arriva per tornanti che trasudano polveri di marmo e uno salendo pensa a tumori e silicosi. Arrivati in cima la gente è scolpita con la durezza della montagna e della fatica. Addolcita dal denaro che il lardo ha portato, ma memore del mestiere terribile del cavatore. E delle lotte fatte, tra queste quattro anime, per la libertà che spesso era solo un lavoro più umano. Paese di anarchici, come si vede dalla lapide cittadina, Colonnata è paradiso ed inferno insieme. Come tutti i mondi, specie quelli estremi, fuori dalle paludi. Questo è un blog che piange e ride, vive, non si nasconde, per quel che riesce. E invita gli amici a pranzo e stappa bottiglie e racconta sapori e profumi. Perché della vita ci sono cose che non sappiamo, ma quelle che sappiamo spesso dipendono da noi. Ecco allora che scrivo queste righe, serio e divertito, dalla mia casa di ringhiera a Milano, degustando un Sangiovese Montetauro del podere Vecciano, vino salino e riminese, che spara viole al naso e dice: "signori, è primavera, bando alle malinconie..." Ogni attimo è il coraggio, l'incoscienza, di tuffare il cuore nella vita. Se ho scritto troppo domani sarò parco. A Elio, il Montetauro, sarebbe piaciuto, eccome.

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16.05.06

Vota il Gambero Nero

Qui si può votare il Gambero Nero come miglior libro da gustare (potete in realtà anche votarne altri, ma a buon intenditor...).
I migliori Libri da gustare sono una delle numerose iniziative del Salone del Libro Enogastronomico e di Territorio che si svolge a La Morra (posto di Barolo e di tartufi) dal 19 al 21 maggio. Ci sarò anch'io.

Posted by mic.marziani at 17:16 | Comments (2295)

14.05.06

Il Gambero Nero a Vienna

Ecco l'articolo sul Gambero Nero apparso a Vienna sul quotidiano Der Standard, ovviamente in tedesco: http://derstandard.at/?url=/?id=2434539

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09.05.06

Sul campo, anzi in vigna


Sono un po' stanco di bere i soliti vini proposti da più o meno spregiudicati pierre, di ricevere i comunicati degli uffici stampa del vino, di essere inseguito da esperti di marketing che cercano di spiegare la stoffa internazionale ed altre stupidaggini simili. Il vino si fa con l'uva, nelle vigne piantate nella terra. E ogni terra ha una storia. Allora ho deciso che parto. Niente più fiere, niente più degustazioni, nessun incontro pubblico, niente di preconfezionato. Parto, per un viaggio vero, sul campo, anzi in vigna, nel mondo del vino. Un anno tra le persone, i produttori, gli osti, i vigneti, le colline, magari quelli meno noti, meno spinti dal marketing di territorio. Mi metto al lavoro per realizzare un libro che sia mappa e racconto di pezzi di mondo legati al vino, a chi lo fa, a chi lo conosce e lo propone. Vuole essere un lavoro narrativo, non una guida di cui ce n'è già tante. Vorrei usare il vino come chiave per leggere la terra, lasciando spazio e respiro a tutto quello che c'è intorno. Raccolgo storie e metto insieme quelle che già ho raccolto. Comincio adesso, immagino di terminare tra un anno.

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08.05.06

Molo 22

Si sta bene, si mangia bene, specie quando nessuno suona il piano. E' il ristorante Molo22, sul mare, a Rimini.

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Un Sangiovese da pesce

E' il Paganello rosso. Ne parlo su Chiamami città.

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02.05.06

Quei vini così meticci, meravigliosamente fuori moda


Edoardo Valentini non l'ho conosciuto. So di aver perso un'occasione. Lo so dai suoi vini, dal suo Trebbiano d'Abruzzo, uno dei più grandi bianchi d'Italia, in alcune annate grandissimo. Ma soprattutto lo so dal suo Montepulciamo d'Abruzzo Cerasolo, che non è rosso e non è rosato, che è tutto fuorché un vino pulito, sbatte da tutte le parti, parla a gran voce in bocca, ti tira per la giacchetta al naso. Trebbiano e Montepulciano Cerasolo, quante ne ho bevute di bottiglie e mai una uguale all'altra, seppur della stessa annata. Vino birbante, fatto d'uva e di terra e di voglia di farle parlare, l'uva e la terra. Vini con la passione, con l'anima, col territorio e senza paura. Da signore d'altri tempi. Edoardo Valentini è morto, di lui conosco il vino. E i vini, come i libri, durano più a lungo dei loro autori. E di loro raccontano.

Posted by mic.marziani at 19:07 | Comments (123)

25.04.06

25 aprile


Ho vissuto qualche anno a Fondotoce, a pochi metri dal monumento che ricorda l'eccidio nel giugno del 1944 di 42 partigiani catturati in Val Grande.
Quando abitavo da quelle parti il 25 aprile mi svegliavo necessariamente presto perché le fanfare dei festeggiamenti non tenevano conto delle mie abitudini notturne. A poche centinaia di metri da casa c'era il confine della Repubblica partigiana dell'Ossola, uno dei capitoli più belli e tragici della resistenza. Responsabile militare partigiano dell'Ossola per conto del Cln era Giovanbattista Stucchi. Nella foto è il secondo da sinistra, a Milano, il 5 maggio del 1945, con Mario Argenton, Luigi Longo, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna ed Enrico Mattei. Assieme a Mattei, Giovambattista Stucchi andava anche a pesca di trote. Lo so perchè Stucchi era il nonno di Michele Isman ed è grazie a Michele che ho potuto leggere "Tornim a baita", ovvero le vicende di quegli anni narrati da Stucchi. Un libro di cui mi sono innamorato e che sto cercando di far ripubblicare, perché la storia non è quella di una guerra per bande come qualcuno vorrebbe far credere, ma di un paese che attraverso la resistenza ha saputo riacquistare la dignità perduta col fascismo, riscattarsi della vergogna delle leggi razziali, del ridicolo dell'impero... I morti sono uguali, i dolori pure, ma da che parte si sta, quello no, è ben diverso.
Brindo alla festa, perché il 25 aprile è una festa, con un vino strappato alla montagna, quella dell'Ossola, il Prunent 1997, impareggiabile rosso, quasi ignoto, ottenuto da uve Nebbiolo che crescono sulle terrazze soleggiate nel punto dove il Toce da torrente diventa fiume - a Masera, a Trontano, a Montecrestese - da dove, girando lo sguardo, si guarda il Sempione, la Val Formazza, la Vigezzo e la Val Grande. Nel bicchiere tutta la forza, la ruvidità, la testardaggine e lo sguardo dolce di queste terre.

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03.04.06

Sciampista professionista


Caro Paolo Marchi, anch'io sono una sciampista e certi giorni pure una sciantosa. Professionista, però.

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28.03.06

Sangiovese, un santo da osteria


Eccolo: è appena uscito il mio libretto sul Sangiovese (soprattutto quello romagnolo) scritto a quattro mani con Roberta Sapio. Dal 4 aprile si troverà in libreria. Adesso si può acquistare on line presso la casa editrice, la minuscola ma agguerrita Nda-Press. Storia, curiosità, produttori eccellenti, ricette col vino... Tutto in versione double face: in italiano da un lato, in inglese dall'altro. Da vedere la soluzione bilingue sembra un po' quegli impermeabili estate/inverno, però pare che sia molto pratico. Il tutto a soli 6,50 euro (wow, sembra una televendita! ;-)

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21.03.06

I "tappi" del mio viaggio

Ho legato le tappe di questi giorni alle bottiglie. Alla Torre di Romagnano Sesia dove si mangia sempre bene ho bevuto Ghemme del 1996 dei fratelli Paolo e Antonello Rovellotti. E ho volato col naso tra i profumi di un vino che adesso, a dieci anni dalla vendemmia, finalmente si rivela. Ho cenato la sera dopo alla Trattoria Roma (della serata racconta assai meglio Lorenzo di Pianogrillo, leggetelo pure qui) e mi sono lasciato sedurre dal salame cuneese di Beppe Dho. Non si sappia in giro per il Piemonte, ma coi formaggi di Langa ho bevuto la grandiosa Malvasia di Francesco Fenech che viene da Salina, nelle isole Eolie. Poi il giorno dopo ho incontrato Luciano Sandrone e ho passato una bella giornata di chiacchiere sul vino, sulla vita e sui "cannubi" che sono porzioni di colline in quel di Barolo. Luciano Sandrone è uno dei signori del Barolo, dei grandi produttori famosi nel mondo, ma non mi ha conquistato con il vino dei re (sarebbe stato troppo facile!), ma con un umile Dolcetto d'Alba, vino di rara pulizia. Pure elegante che detto di un Dolcetto a volte fa un po' a pugni. Poi sono tornato a Milano con la testa un po' confusa tra bottiglie e ho fatto un altro incontro di quelli che non si dimenticano: Il Centovigne, vino da tavola rosso prodotto a Cossato, nel Biellese, da Magda Zago. Una vera "chicca", sia perché così gli amici chiamano Magda, sia perché il vino, pressoché ignoto e realizzato con uve Nebbiolo e altri vitigni da vigne vecchie è uno spettacolo: è vino d'annata, fresco, che ha visto solo acciaio e non legno, profuma di lamponi, è un po' scorbutico, ma ghiotto, minerale, leggiadro che ne berresti a litri. Intanto Franco Ziliani, penna velenosa intinta nel vino, ha aperto Vinoalvino, un nuovo blog enologico nella scuderia di Antonio Tombolini (dove voglio segnalare anche il bel blog di Adriano Liloni che va a scovare prodotti che neppur vien da pensare che esistano...), mentre Massimo Bernardi ha lasciato Peperosso per andare, dicono, al Gambero Rosso. Incredibile, sembra quasi il calciomercato. E pensare che sono solo blog. Stasera, per rimanere in tema, di vini, non di calcio, né di blog, stappo un Sangiovese Beato Enrico che berlo a Milano fa pure esotico. Domani sera a cena da Cracco. Tra un bicchiere e l'altro ho letto Questa storia di Alessandro Baricco. Dell'autore mi verrebbero da fare le battutine che tanto non sopporta, ma il libro, anzi la storia, ti trascina con sé.

Nella foto di Davide Dutto, sono assieme a Luciano Sandrone sul terrazzo della cantina. Alle spalle il vigneto Cannubi Boschis, il famoso cru di Barolo .

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15.03.06

Rimini d'inverno

C'è a Rimini il Mare d'inverno (cliccare qui per scaricare il programma), un'iniziativa della Cna locale. All'interno un .intero mese di golosità per rivitalizzare il centro storico.

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Un cabernet con un tocco di zenzero

Nella mia rubrica di vini su Chiamami Città parlo del Cabernet Sauvignon Castellione e della Rebola passita Torre del Poggio.

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Da Gino il matto

A Rimini, al ritorante da Gino, sulle colline, un risotto di pesce che è un tuffo nella memoria cittadina. Ne parlo qui, su Chiamami città.

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02.03.06

I panni sporchi su Peperosso

Una volta i panni sporchi si lavavano in famiglia, adesso su Peperosso, il gastroblog di Massimo Bernardi che intervista Edoardo Raspelli sulla chiusura (o sospensione che dir si voglia...) di Buffet. Non mi va, non mi va davvero, di parlare di questa storia. Perché in fondo anch'io mi sento un po' fesso ad essermi imbarcato su un catamarano che mi era stato dipinto come una corazzata. Modestamente di navi di carta un po' me ne intendo e lo dovevo sapere, ma avevo voglia di ritrovare un spazio "serio" per parlare di cibo come so fare, credo anche bene. Così ho chiuso gli occhi e sono salito sulla barchetta sperando di attraversare l'Oceano. Come è andata, commenti compresi - anche il mio - leggetelo qui: http://www.peperosso.info/index.php/2006/03/02/raspelli

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26.02.06

Meatrix, contro i lager per animali

Guardate qui, è bellissimo e sostiene tutto quello che da anni vado scrivendo in fatto di carne e allevamenti: http://www.themeatrix.com/italian/

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24.02.06

La piada in tv (a San Marino e dintorni)

Da tempo sostengo l'inutilità della richiesta di Igp per la piadina: con farina, strutto e acqua, viene buona dappertutto, a cosa serve un marchio di tutela geografica? E poi francamente i marchi servono ormai solo a tutelare l'industria. Comunque di piada si parla stasera, alle 20,30 sulla televisione di stato di San Marino (San Marino RTV) e, in interconnessione su NuovaRete. Va in onda infatti lo speciale "Il pane dei romagnoli" dell'ottima Giovanna Gobbi, a cui ho rilasciato un'intervista, nonostate io non ami per nulla il mezzo televisivo.
All'interno dello speciale ci saranno interventi anche di Piero Meldini, Graziano Pozzetto e altri scrittori e golosi romagnoli. Lo speciale sarà replicato domenica alle 12,25, sempre su San Marino RTV.

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Le trofie di San Lorenzo

Conosco Antonio Tombolini da prima - poco prima - dell'avventura di Esperya. Ad Esperya ho lavorato. Ad Antonio sono legato da affetto e amicizia. Lo considero un amico a distanza di quelli che non hanno bisogno di frequentazioni quotidiane. L'ho ritrovato a San Lorenzo, a vendere prodotti che viaggiano sotto la bandiera aziendale. Grazie all'ingresso del mio blog tra i Foodies2005 di Peperosso ho potuto gustare cento euro cento di premi offerti da San Lorenzo. Sopra tutto mi sono regalato un buon Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (due gocce in assaggio a chi mi passa a trovare a Milano). Poi Antonio che è un teorico, anzi un pratico, del marketing vulcanico (l'ho usata la parola "marketing", non mi è rimasta nella tastiera...) , ha lanciato la sfida ai blogger: trofie e pesto San Lorenzo in assaggio. A gratis. Come non approfittarne?
Arrivato il pacco, l'assaggio e il responso: in tutta sincerità a me non piace tanto la pratica dell'azienda di firmare tutti i prodotti San Lorenzo e di non dire chi sono i produttori di cui si serve. Così non saprò mai chi ha fatto le trofie e neppure l'ottimo pesto. Non è un pesto fresco, ma tra quelli imbarattolati a lunga conservazione è il migliore che abbia mai assaggiato. Dentro non ci sono schifezze di nessun genere, ma solo ingredienti buoni, a partire dal basilico di Prà e olio extravergine d'oliva. Nella ricetta ci sono anche gli anacardi che io, francamente, non avrei messo. Detto questo mi sono slampato le trofie cucinate non secondo la preparazione classica (con patate e fagiolini), ma con olive e pendolini. Il piatto è semplice: faccio appassire qualche pomodorino pendolino fresco in padella, poi aggiungo delle olive nere tostate, ci passo la pasta appena scolata e unisco il pesto. Il pesto avanzato ho cominciato a finirlo a cucchiaiate.

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12.02.06

Patatine e Rocco Siffredi, sulla fiducia

Franco Ziliani, il bravo Franco Tiratore del mondo del vino, mi invita a leggere un suo post dal titolo La patatina "tira" ed il consumatore dice “no grazie”… Una modesta proposta, lo segnalo, mi sembra condivisibile, lo sottoscrivo, soprattutto in difesa delle patate, quelle buone. Lo faccio volentieri, ma lo faccio sulla fiducia. Già, perché lo spot non l'ho visto né potrei vederlo: non ho la televisione, né ho intenzione di averla (forse è per questo che i "no global" sono eversivi, come dice Berlusconi). In più, lo confesso candidamente, fino a dieci minuti fa ignoravo chi fosse Rocco Siffredi.

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09.02.06

Spezie e Sangiovese


Sul numero appena uscito di Chiamami Città propongo la ricetta di un sauté di molluschi e crostacei particolarmente speziato (mia figlia Giulia sta vivendo un vero e proprio innamoramento per l'India e io cerco, di tanto in tanto, di andarle incontro, almeno in cucina) e mi stupisco di un buon Sangiovese che non mi aspettavo.
A proposito di Sangiovese di Romagna, sto correggendo le bozze di un piccolo libro su questo vino, scritto assieme a Roberta Sapio, in uscita il prossimo mese per i tipi di NdaPress. Nell'immagine la copertina.

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28.01.06

Povero Diavolo

Leggo su Papero Giallo del cambio della guardia al Povero Diavolo di Torriana. Io li ho amati tutti e due: l'osteria con le ricette nate dalla ricerca dello scrittore Piero Meldini e il ristorante con la cucina ricercata e a volte vezzosa di Riccardo Agostini. D'istinto mi piace questo ritorno al futuro.

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26.01.06

Lardo e fasolari

Sul numero appena uscito di Chiamami Città racconto del lardo di Mora Romagnola e dei fasolari crudi.

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20.01.06

Prove in valigia

Ci sarà presto una nuova sezione su Appunti di viaggio: La valigia di cartone, ovvero appuntamenti di vario genere selezionati e raccontanti da Manuela Angelini. Manuela fino a poco tempo fa curava l'Almanacco Goloso di Esperya (mia antica antica creatura dei tempi che furono...). Poi hanno pensato di poter fare a meno di lei e lei ha traslocato qui, portando una valigia di cartone piena di curiosità, conoscenze e voglia di raccontare. Per ora sono solo prove tecniche, poi vedremo.

Posted by mic.marziani at 21:17 | Comments (695)

19.01.06

La carne, quella buona davvero

Bisogna essere coraggiosi per definire un tipo simpatico Franco Cazzamali, macellaio in quel di Romanengo nella ripetitiva pianura della provincia di Cremona: sulle carni ha una nasino all'insù da star di Hollywood e per farti diventare suo cliente devi superare, come minimo, un esame. Ma le sue carni sono le migliori d'Italia, almeno per quelle che ho conosciuto. Trattate con cura sartoriale (ho passato un pomeriggio, pagato col raffreddore, a vederlo lavorare nella cella frigorifero...), selezionate con talento maniacale, vendute con consapevolezza al limite della superbia (ma, poi, è tutta timidezza e amore per il lavoro. In fondo è un finto burbero...), sono qualcosa di indescrivibile per profumo, consistenza, sapore, piacevolezza... Anteriore crudo di bovino Piemontese battuto al coltello da far suonare le papille gustative, carni di bovino anziano, 55 mesi da brivido, assaggiate in tutti in modi e ogni volta è una sorpresa, sembra, oserei dire, si sente, il sapore dei pascoli, il profumo del fieno... Poi i piccioni da nido e i ghiotti fegatelli di pollo nutrito con i fichi... Giusto per citare le mie ultime frequentazioni in punta di forchetta. Ogni meraviglia che esce dal banco di Franco Cazzamali merita inchini, riverenze ed entusiasmo. Lui e la sua macelleria dove golosi e ristoratori vanno pellegrini nonostante si trovi in fondo alla Padania, sono la prova che c'è spazio, ancora, per la carne perbene, buona, allevata come si deve. Costa? Beh, se si mangia questa una volta al mese invece della bistecca del supermercato due volte alla settimana, si vive molto meglio e si risparmia anche parecchio.

Posted by mic.marziani at 15:13 | Comments (544)

Fiocco rosa dal fornaio

Stasera, a Rimini, alla presentazione del romanzo Al mio giudice di Alessandro Perissinotto , seguirà la degustazione di cui si legge qui sotto, ma non ci saranno i croccanti panetti, i biscotti salati, i golosi tronchetti al Sangiovese del Piccolo Forno Marziali.
Daniele Marziali vive in un altro tempo, in un'altra era, dove ci sono priorità ben diverse: è nata la sua prima figlia, altro che impastare ed infornare. Si festeggia l'evento. Per la degustazione in centro a Rimini basta la piada che buona si trova un po' ovunque. Bravo Daniele! Alla faccia di un mondo che vuole l'economia al primo posto.

Posted by mic.marziani at 14:53 | Comments (947)

18.01.06

Sapori letterari nel centro di Rimini

Rimini riscopre la piazza. Non per la rivoluzione (mi verrebbe da scrivere purtroppo, ma non vorrei passare per il solito giacobino della domenica...), ma per rivitalizzare il centro storico. Il commercio, quello tradizionale, delle botteghe e delle boutique, è in affanno. Perché? Beh, perché la gente non frequenta più il centro, preferisce passeggiare e acquistare in altri centri, quelli commerciali. E nella capitale delle vacanze di ipernonsocosa ne sono nati due in 15 giorni (nei dintorni poi non è che ne mancassero...). Insomma, l'intelligenza urbanistico-commerciale della cosiddetta metropoli balneare non è seconda a nessuno.
Così la Cna.com, emanazione della Cna che si occupa di commercio e turismo, ha preparato un progetto per far rivivere il centro, quello vero, quello del passeggio, per animarlo, per farlo tornare luogo d'incontro. E anche per dire in giro che Rimini, d'inverno, è una bella città di mare.
La Cna.com ha affidato il progetto al gallerista Giovanni Tiboni e ne è nata una serie lunga e ricca di eventi letterari, artistici, musicali, teatrali, gastronomici... Beh, nel cibo ci sono finito in mezzo anch'io, a far da consigliere, definizione ben più gradevole e pertinente di quella di consulente. Ho detto: presentiamo i buoni prodotti del territorio, quelli fatti dagli agricoltori capaci, dai vignaioli bravi, dagli artigiani veri, quelli con le mani in pasta... Mi hanno preso sul serio. Così ci saranno diverse degustazioni pubbliche e altre sorprese golose in giro per la città. A partire da domani, giovedì 19, quando alle ore 18,00, al Caffé Teatro in piazza Cavour, lo scrittore Alessandro Perissinotto presenterà il suo romanzo Al mio giudice. A seguire degustazione gratuita, nel senso che chi viene mangia gratis, ma le cibarie ai produttori sono state pagate, dei profumati e intensi salumi di mora romagnola di Fausto Zavoli (allevatore e norcino di Saludecio, nelle colline riminesi), accompagnati dalle strabilianti ghiottonerie salate da forno del Piccolo Forno Marziali. Il tutto innaffiato dal Montetauro del Podere Vecciano, archetipo moderno del semplice e beverino Sangiovese delle colline riminesi affacciate sul mare.

Posted by mic.marziani at 13:22 | Comments (833)

13.01.06

Un romagnolo poco moderno

Il Rosso Oriolo 2003 di Nino Tino. Ne parlo qui, sempre su Chiamami Città.

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wabisabi

Piccolo raccolto e goloso sushi-bar nel centro di Pesaro. Lo racconto qui, su Chiamami città.

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Blog dell'anno e non ho niente da mettermi


La notizia la so da qualche giorno, ma la vita mi tira per la giacchetta in qua e in là... Adesso mi fermo a dar fiato alle trombe: Perepepé! Udite! Udite! Rullo di tamburi, please: questo blog ha vinto il premio Foodies 2005, come miglior gastroblog tra quelli scritti da giornalisti. Il premio, ideato, inventato e assegnato da Peperosso, consiste in una manciata di gloria e in un buono acquisto di 100 euro di cibi e bevande nel sito e-commerce San Lorenzo dove ho trovato, a far gli onori di casa, nientemeno che Antonio Tombolini. Dividerò la vincita, a tavola, con gli amici, quelli conosciuti, quelli raggiugibili, che mi hanno votato. Grazie!
Due parole anche sul concorso indetto da Peperosso: è stato pieno zeppo di polemiche, qualcosa non ha funzionato pure tecnicamente, però è stata la prima edizione di una "sfida" che non voleva prendersi così sul serio ma che è stata presa tanto e troppo seriamente con tanto di lancio di oggetti virtualmente contundenti. Ecchisenefrega, il prossimo anno sarà migliore. Io, di aver vinto il mio titoletto di gastroblog dell'anno sono contento e pure sommessamente orgoglioso.

Posted by mic.marziani at 13:20 | Comments (630)

04.01.06

Confessioni di un malandrino (col bicchiere in mano...)


Sono uscito da un redazione che erano passate le otto. Tutto il giorno a cucinare articoli, limare parole, pensare titoli, riquadri, imbastire servizi. Da quanto tempo non sentivo più l'odore di questa vita che, nonostante i divieti, sa sempre di fumo. Ho da due giorni un nuovo lavoro, collaboro, per un paio di intense giornate a settimana, alla rivista Le vie della pesca. Finisco che mi sembra di aver guidato il trattore. Respiro l'aria della sera e me la faccio a piedi da Villa San Giovanni a Porta Venezia, seguo la scia che dalla periferia porta al centro di Milano. Scarico una giornata passata a fare a pugni con le cose, sempre troppe, da fare. Guardo i volti, spesso inquietanti di questa città, ne colgo i segni, i rari sorrisi e raggiungo casa. Qui, stasera ho trovato ad aspettarmi la piacevolezza del riso basmati pakistano che mi ha consigliato il gentile commesso dell'Indian Krishna Bazar di via Panfilo Castaldi, un profumo arcaico e semplice da far impallidire tutti i confezionatori nostrani di basmati. Sacchetto in tela, chiusura a cerniera, notizie chiare sulla cottura, la proveniena, i valori nutrizionali. Due chili di ottimo riso a 4 euro. Poi un pacco arrivato per posta: è il mio pacchetto della felicità (scambio di doni a sconosciuti ideato da Fiordizucca) e contiene un bel pezzettone di Parmigiano Reggiano stagionato come dio comanda. Grazie Lucia, di cuore.
Infine solito viaggio in rete per trovare una grande, bella, sorpresa: Franco Ziliani, combattiva firma del mondo del vino, che scrive e scrive un post dove parla bene, tanto bene, di me, del mio lavoro, di un mio articolo sull'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena che è uscito nell'ultimo numero di Buffet. Che bello trovare riconoscimenti per come uno ha deciso di spendere il proprio mestiere: grazie Franco, anche se sì, credo che in politica si pensino cose diverse. Non lo stesso si può dire, immagino, in fatto di vini, terre e contadini. Così apro una bottiglia di Carema riserva 1999 (Paolo, me ne procuro un'altra, non dubitare...), vino quasi ignoto ma dalla piacevolezza antica dei Nebbiolo del nord del Piemonte. Mi immergo nella lettura della Biografia sentimentale dell'ostrica. Forse non l'ho ancora scritto: buon anno a tutti.

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30.12.05

Case, mattoni e vin brulé

A Rimini si continua a discutere intorno all'erigendo, ormai quasi eretto, centro sociale autogestito (o presunto tale). Ieri c'è stata una bella assemblea, dove per bella intendo che c'erano tante persone che sotto Natale, nella capitale delle vacanze, a parlare di certe cose, erano davvero inattese. Chi vuole sapere di più sulla questione legga qui e qui. Mentre seguo la vicenda sui giornali incappo nell'intervento illuminante di un esponente di An che stracciandosi le vesti dice: "Sarebbe come avvalorare l’ipotesi che ogni cittadino che ha bisogno di una casa, la potrebbe occupare per risolvere il suo problema". Che stravaganza? Cosa dovrebbe mai fare uno che la casa non ce l'ha? A Rimini ci sono più o meno 10.000 appartamenti sfitti, vuoti, mentre si costruiscono case a tutto spiano. Mi vengono in mente due canzoncine, il vecchio adagio degli anarchici - "La casa è di chi l'abita e vile e chi l'ignora..." - e Fabrizio De André: "Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame..." Credo proprio che questo debba fare un cittadino che ha bisogno della casa: occuparne una vuota. E non mi si vengano a raccontare le favolette del tipo che così si giustifica chi compie delle illegalità. Chi può permettersi legalmente una casa, acquistata col mutuo o pagata salata d'affitto, la casa non la occupa, è evidente. Gli altri la casa non ce l'hanno, è altrettanto evidente.
Per tutti ci vorrebbe di questa stagione un vin brulé per scaldare le serate d'inverno. Fatto col vino buono, quello forte, di buon corpo, che scalda l'atmosfera. Prendete una buona bottiglia, non roba di scarto, e mettetela a bollire con zucchero, scorzetta di limone, chiodi di garofano e cannella. Fate cuocere per pochi minuti, quindi incediate la superficie del vino lasciando fiammeggiare l’alcol in quell’effetto scenico che tanto piace ai bambini. Filtrate e servite caldo, bollente, aromatico, contro il raffreddore e la malinconia della cattiva stagione. Alla salute del nuovo anno.

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28.12.05

Muggine al sale

Non amo i bagordi natalizi, ma la sobrietà di certi sapori d'inverno che incantano quasi con nulla. La differenza tra un triste pesce d'allevamento, una spigola ad esempio, e un plebeo ma ruspante abitante marino come il muggine, prorompe in questa ricetta di abissale semplicità che permette di gustare un capolavoro del mare. Il muggine o cefalo è pesce dalle carni gustose se pescato in mare aperto o in laguna (e state pur certi che un buon pescivendolo quelli “cattivi” di porto, non ve li vende...). Prendete un pesce di un chilo di peso, evisceratelo badando di togliere anche la pellicina scura che ricopre le carni, squamatelo e adagiatelo in una teglia da forno nella quale avrete messo uno spesso strato di sale grosso. Ricoprite il pesce di sale (diciamo che per un pesce da 1 kg, di sale ce ne vuole almeno altrettanto) e mettete in forno ben caldo – 200/220° - per circa 40 minuti. Rompete la crosta di sale. Mettete la polpa che ben si staccherà dalle lische in un piatto da portata, spolverate di pepe e irrorate con olio extravergine d’oliva, di quello intenso, nuovo, fresco della campagna olearia appena conclusa. Stupefacente, quest'anno, l'ottimo olio di Vicopisano. In alto i calici con il grande Verdicchio Villa Bucci, minerale, fresco, possente, impagabile.

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22.12.05

Zhang & Deng

Torna on line Chiamami Città, il quindicinale riminese al quale collaboro da sempre. Sul numero appena uscito una mia recensione di Zhang & Deng, ristorante di cucina imperiale cinese, nel cuore di Vienna.

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19.12.05

Il penultimo bicchiere

C'è il magnetismo delle idee che ti inchiodano davanti ad un video a guardare un uomo parlare per ore, ascoltarlo e capirlo attraverso i sottotitoli. Ma c'è anche l'estetica del Novecento - e del Novecento francese - negli abiti, nello specchio, negli occhiali, nella nube di fumo che accompagna la potenza dell'Abecedario di Gilles Deleuze, lunghissima videointervista pubblicata su Dvd da DeriveApprodi. L'intera filosofia di Deleuze scorre nell'abbraccio di un dialogo, dove le domande sono lettere dell'alfabeto: a come animale, b come bevanda, c come cultura... Non una lezione, non una confessione, ma una visione, che rapisce e porta lungo la strada del pensiero. Arrivato in fondo riascolto stupito, folgorato direi, quello che Deleuze dice del bere, dell'alcol, del bevitore, di colui che si ferma sempre al penultimo bicchiere. Mi ci soffermo. C'è da sempre qualcosa che mi affascina sul confine tra il piacere del vino, condiviso e condivisibile e il dramma dell'alcolismo, solitario e incondivisibile. Una sorta di linea sulla quale ogni pensiero diventa impronunciabile senza cadere nella retorica del bere bene o, dall'altra parte, in quella della sofferenza. Ho realizzato, in passato, inchieste anche importanti sull'alcolismo. Le ho scritte con la stessa passione, credo, con la quale racconto oggi la bellezza, la piacevolezza, la meraviglia del mondo del vino. Ci vorrebbe il coraggio, non mio, diffuso, condiviso, di mescolare con onestà questi mondi, di guardare all'immensità del piacere come al dramma della sofferenza. Di guardare il bicchiere da un lato e dall'altro. Senza moralismi, senza interessi di bottega, senza pudori. Come fare? Sorseggiando un grande Barolo di un produttore coraggioso, ad esempio Teobaldo Cappellano, ad esempio l'Otin Fiorin 1998 che ho assaggiato e trovato pronto, riuscito, profondo, ascoltando il pensiero altrettanto profondo, pronto, riuscito di Gilles Deleuze e leggendo quel capolavoro della letteratura d'immigrazione (sì, anche gli italiani sono stati immigrati e hanno prodotto letteratura d'immigrazione) che è la Confraternità dell'uva di John Fante. Allo stesso tavolo, fino al penultimo bicchiere.

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18.12.05

Foodies 2005: alla ricerca di una "mangiata" di voti...


Peperosso è un blog di culto gastronomico, piacevole perché non si prende troppo sul serio. Così, in maniera un po' scanzonata ha indetto una sorta di concorso - Foodies 2005 - per eleggere il blog dell'anno, ovviamente in materia di cibo, vino ed affini. Alla categoria "blog di giornalisti" è stato candidato anche il mio Appunti di Viaggio. Sono in lizza nientemeno che col direttore del Gambero Rosso (sì, la rivistona, quella vera, quella che fa anche la guida dei vini...) e Franco Ziliani che è un "nomone" del mondo del vino. Il terzo sono io che per campare passo le giornate a scrivere come un criceto. Che onore. All'inizio ho pensato: grazie! Poi ho ripensato: ma il mio non è esattamente un blog enogastronomico, è un suk di idee, un frullato di vita, un'accozzaglia di annotazioni... Insomma, volutamente, da molto tempo è un blog meticcio, dove si mescolano sapori, segnalazioni, ricordi, vuoti, dimenticanze, sogni, segnali di fumo, pensieri... Senza linea e senza rete. Poi sì, è anche il blog di un giornalista, ci mancherebbe, mica mi vergogno del mio mestiere. Di come lo faccio, intendo. Ma potrei fare anche il barbiere domani, o il portiere d'albergo... E se poi mi passa la fame e non distinguo più un carciofo da un ananasso? Quindi, se non lo vinco oggi questo premio del blog dell'anno quando lo vinco mai?
Insomma, per farla breve: votatemi, votate Appunti di Viaggio nella sezione numero sei - blog di giornalisti - del Foodies 2005. Per votare andate qui. Fate vincere uno che nel mondo c'è passato per caso. Ho voglia di soddisfazioni, perdindirindina.

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Cavoli e Sangiovese in una domenica a Milano

Che metamorfosi l’odore intenso del cavolfiore che si fa profumo e si sposa con la dolcezza del peperone! Non c’è da storcere il naso, ma da incantarlo con questa ghiotta minestra che sta borbottando alle mie spalle mentre sto scrivendo un libro, un piccolo volumetto di appunti e annotazioni, sul Sangiovese (l'uscita è prevista per febbraio). La preparazione è semplice. Quella della minestra, non quella del libro: mettete un po’ d’olio in una casseruola, uno spicchio d’aglio, un peperoncino intero (che poi toglierete, come l’aglio), un cavolfiore tagliato a pezzetti e uno o due peperoni rossi tagliati a listarelle. Fate andare per pochi minuti, poi aggiungete un litro di brodo vegetale già caldo e lasciate cuocere per circa mezz’ora. Negli ultimi cinque minuti aggiungete dei maltagliati o dei quadrucci, cocete e servite la minestra ben calda, condendo, a crudo, con un filo d’olio buono. Fuori c'è il sole e questo rende l'inverno un poco amico.

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13.12.05

Gli americani col tacchino, noi con la gallina

Miseriaccia! Ogni volta che penso che gli americani di vino non capiscono nulla (o comunque bevono cose che a me non piacciono...) eccomi smentito, nientemeno che dal Washington Post che consiglia il Langhe Nebbiolo Roccardo 2002 Rocche Costamagna come “Vino del Giorno del Ringraziamento”, da bere col tacchinone, per intenderci. Sembra un Barolo - dicono gli americani - e costa la metà. Certo, è come un Barolo perché il produttore, il bravo e coraggioso Alessando Locatelli, con vigneti a La Morra, sulle Rocche dell'Annunziata, nella disgraziatissima annata 2002 il Barolo non l'ha fatto. Sarebbe venuto mediocre. Via allora tutte le uve dentro a questo Nebbiolo a trama fitta, potente e vellutato, ricco di profumi, goloso, speziato, ben arrotondato dal legno e dal tempo: veramente una bottiglia da inchino e baciamano. Noi l'abbiamo assaggiato in compagnia dello stupefacente "tonno di gallina bianca di Saluzzo", ovvero lo stupendo pennuto piemontese messo sott'olio dopo averlo ben condito e aromatizzato con aceto di lampone. Altro che tacchino born in the Usa.

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12.12.05

La strenna di Raspelli

Oggi è uscito TTL, il supplemento della Stampa dedicato ai libri e al tempo libero. Tutte le firme del giornale hanno recensito un libro da regalare a Natale. Edoardo Raspelli, il guru della critica gastronomica, ha scelto e segnalato, con una bellissima recensione, Il Gambero Nero - ricette da carcere. Come dire: sono proprio contento!

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03.12.05

Amistà, amicizia

Nevica a Milano, con fiocchi grossi quanto le fantasie dei bambini. Ho gironzolato per il Leoncavallo dove c'è Critical Wine con un centinaio di produttori di vino desiderosi di raccontarsi e di passare del tempo con chi ha voglia di assaggiare le loro bottiglie. Manca Veronelli, manca nell'aria, nel frizzare dei dibattiti che senza di lui sembrano noiosi, ma il clima è meglio di qualunque altro festival del vino. Tra i numerosi assaggi da segnalare per semplicità ed eleganza l'Amistà - che, tradotto dal piemontese vuol dire "amicizia" - rosso ottenuto da uve di Dolcetto e di Brachetto, ambasciatore impagabile e imperdibile del territorio di Acqui Terme, nell'Alessandrino, nel Piemonte minore e dimenticato. Lo produce, assieme ad un suggestivo Brachetto secco e fermo, il Bric e Brac, la Cascina Sant'Ubaldo.

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30.11.05

Che pollo ragazzi!

Ci mette sette mesi a diventare un galletto di un paio di chili, vive sugli alberi, mangia da solo vagando nei campi, non vuole gente intorno, si attira nell'aia con una manciatina di granturco. E' il pollo della mezzadria del Novecento, il robusto e succulento pollo romagnolo, razza avicola quasi estinta e recuperata grazie all'Università di Parma e all'Osservatorio Agroambientale di Cesena. L'altra sera cena privata, dimostrativa delle qualità del pennuto: superlativo al tegame, alla cacciatora, carne saporita, consistente, da spolpare dall'osso, a colpi di morsi robusti e ghiotti, una meraviglia che sta per tornare in tavola (se ne troverà qualcuno a partire dal prossimo anno, ma solo maschi e davvero pochi) e che non si può allevare se non libero, allo stato semibrado. Va detto, per non essere nel coro di quelli che gridano al miracolo di fronte ad ogni animaletto ritrovato, che secondo alcuni autori il pollo romagnolo non è una vera e propria razza, ma semplicemente un animale molto rustico, un incrocio di vari polli ruspanti. Ovviamente in Romagna e all'Università di Parma non la pensano così. Per me, che i polli li giudico in padella, erano davvero tanti anni che non incontravo una carne come questa. Ad accompagnarla degnamente ci ha pensato il Sangiovese Beato Enrico della Tenuta Santini, uno dei miglior vini prodotti sulle colline riminesi.

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27.11.05

Terrà e libertà/Critical Wine

Dedicate a Luigi Veronelli e alle sue idee che sono state la spinta alla nascita del movimento Critical Wine tornano le giornate del vino e della terra al Leoncavallo di Milano il 2, 3 e 4 dicembre. Calendario ricco di iniziative e presentazione della rivista Sensibilità Planetaria Terra e libertà/Critical Wine alla quale collaboro anch'io con particolare piacere.
La presenza di vignaioli è nutrita e di ottimo livello dimostrando ancora una volta quanto sia interessante il rapporto che Critical Wine è riuscito a creare tra le periferie urbane, i centri sociali e il mondo agricolo più attento e consapevole. Insomma, terra e metropoli, mica poca cosa.


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Gambero Nero nelle Langhe

Eccola l'ultima presentazione del Gambero Nero per il 2005: a La Morra, luogo del Barolo, angolo ghiotto delle Langhe, ospiti dell'Associazione Culturale Ca dj'Amis in via Vittorio Emanuele, 8. La presentazione è prevista alle ore 16,00 di domenica 4 dicembre. Dopo il libro ci sarà anche una degustazione nella quale Franco Ariano propone il tonno di gallina bianca in abbinamento al Langhe Nebbiolo "Roccardo" 2002 Rocche Costamagna, presentato da Alessandro Locatelli.

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Le oche su Buffet

E' in edicola il terzo numero della rivista Buffet, con una mia inchiesta sui salumi d'oca e su come a Mortara capita che si prenda in giro il consumatore con il walzer dei salami d'oca. Poi una mia recensione dell'antica trattoria Cognento di Campagnola Emilia e un paio di mete golose della zona: l'Acetaia San Giacomo con il suo Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia e la casa vincola Venturini Baldini di Quattro Castella, sempre nel Reggiano, dove si produce un Lambrusco di quelli da ricredersi sul vino con le bollicine.

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18.11.05

Il Gambero Nero al Gruppo Abele

La mostra fotografica legata al libro il Gambero Nero si sposta a Torino nella sede del Gruppo Abele, in corso Trapani, dove sarà visitabile fino al 13 gennaio 2006. La mostra torinese è pensata soprattutto per le scuole. Io e Davide Dutto saremo alla presentazione del libro e della mostra il 25 novembre, alle ore 21. Per saperne di più: www.temigiustizia.org

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16.11.05

Il pesce insostenibile

Sarà perché il pesce dopo tre giorni puzza, ma Slowfish, il salone del pesce sostenibile, domenica 13, al terzo giorno, era una bolgia infernale con sciami di avventori affamati, prodotti esauriti, espositori fuggiti, osterie improvvisate con piatti che facevano sognare una cena al più vicino fast-food. Se ne parla anche qui.

Posted by mic.marziani at 22:31 | Comments (78)

Gambero Nero in Tv

Si può vedere sulla tv via web Arcoiris il filmato della presentazione del Gambero Nero alla Feltrinelli di Milano. Lo trovate qui. Il servizio televisivo è della brava Lidia Casti.

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14.11.05

Intorno al cioccolato

Mi è piaciuto tantissimo la Fabbrica del cioccolato in versione Tim Burton, tanto che all'uscita del cinema con mio figlio Ludovico cantavano a squarciagola la canzoncina: "Willy Wonka, Willy Wonka il re del cioccolato..." abbozzando pure qualche goffo (nel mio caso...) passo di danza.
Così, in preda ai fumi del cacao, ho accettato di moderare una conferenza sul cioccolato a Pavia, domenica 20 novembre, alle 16,30, nella Cupola Arnaboldi, dove studiosi, esperti e artigiani del cioccolato discetteranno amabilmente sul cibo degli dei. Il tutto avviene all'interno della manifestazione Cioccolato! Sapori e magia del cibo degli dei, inserita nel calendario di Punta su Pavia. Oltre alle chiacchiere ci sono un sacco di espositori golosi.

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11.11.05

Il pollo in prigione, l'oca in voliera

"Tutti i cittadini che possiedono volatili da cortile, anche per autoconsumo, devono tenere le anatre e le oche domestiche separate dagli altri animali quali polli, tacchini ecc; devono tenere tutti i volatili domestici in ambiente chiuso oppure in recinto costituito, anche nella parte superiore, da una doppia rete che non consenta ai volatili selvatici anche di piccole dimensioni, come i passeri, di venire a contatto con polli domestici; inoltre devono proteggere gli abbeveratoi e le zone di alimentazione con adeguata copertura".
Con questo proclama la regione Emilia Romagna si adegua all'Europa e protegge l'industria dei polli agli antibiotici: chiusi in gabbia, al coperto, da sempre.
Noi stasera saremo in 24 - compresi quattro bambini golosi - a mangiarci gli ultimi animali dell'agriturismo il Poggio in Valtidone. Gli animali di Felice Genesi, il proprietario, ingabbiati non riescono a vivere. Ma che qualcuno lo dica, una volta per tutte, che i polli che rischiano davvero sono quelli deboli, debolissimi, soggetti ad ogni tipo di epidemia, che stanno nei grandi allevamenti, non nelle aie.

Posted by mic.marziani at 13:55 | Comments (522)

10.11.05

Oche, polli e conigli

Parlo al telefono con Edoardo Bresciano, bravo allevatore di oche in provincia di Cuneo (guardate qui che bella storia e che bella azienda) che mi racconta preoccupato di quello che accade non solo in Italia. Persino gli svizzeri, racconta, hanno smesso di mangiare polli, tacchini, anatre e oche. E la paura di Bresciano è quella che anche in Piemonte obblighino a chiudere gli animali: sarebbe un disastro, dice , le mie oche se non stanno libere si uccidono tra loro... Speriamo che tutto questo serva a spazzar via i cattivi allevamenti, che faccia bene come il metanolo al vino... Concludiamo così la conversazione.
Intanto alla cena dei polli di domani sera siamo sopravvissuti in pochi, chi volesse aggregarsi all'ultimo minuto... Beh, come dire... non faccia il coniglio, ma contatti Michele Milani. Assenti giustificati solo gli amici impegnati nella campagna olearia e pochi altri;-)

Posted by mic.marziani at 19:39 | Comments (595)

09.11.05

è il momento dell'Ape Piera

Ci sono stato lunedì a pranzo all'Ape Piera, il nuovo regno di Nicola Cavallaro, chef di rango e di mescolanza, con i piedi ben saldi nelle radici sui colli Berici e la capacità di giocare con tutti i sapori del mondo. Ha il tocco dell'alchimista cosmopolita che a me ricorda tanto il grande Ciccio Sultano. Con la differenza che Ciccio Sultano ha a disposizione un'isola di delizie e Nicola Cavallaro fa invece la spesa, bene, a Milano.
Si mangiano cose che meritano in questo luogo gialloverde lungo il Naviglio Grande a Milano. E si spendono pure cifre accettabili. L'elenco delle meraviglie assaggiabili leggetelo qui e qui in due belle blogrecensioni. Le foto dei piatti sono invece qua. Pollice verso solo per la carta dei vini non all'altezza della cucina.

Posted by mic.marziani at 20:18 | Comments (3)

08.11.05

Quattro gatti alla cena dei polli

Il venerdì sera non è giornata di solito infelice, il luogo, la bella Valtidone tra Pianura Padana e Appennino, l'avevamo già sperimentato per le oceaniche cene del club dei Micheli, il menù è goloso e a prezzo assolutamente popolare, eppure... Eppure... Eppure alla cena dei polli organizzata per venerdì 11 novembre ci sono solo una dozzina di inguaribili golosi a sfidare la paura dell'influenza aviaria. Polli, galline e tacchini non se li fila più nessuno. Anche i più consumati gourmet fanno spallucce, mentre le ordinanze ordinano di non tenere più gli animali liberi, ma di rinchiuderli. Custodia cautelare in attesa che passino le sette piaghe d'Egitto...

Posted by mic.marziani at 20:14 | Comments (9)

La gallina con l'etichetta regionale

Bene, il 14 ottobre, in pompa magna, al circolo della stampa di Milano, sarà presentata la campagna informativa nazionale sull'etichettatura volontaria di polli e tacchini promossa dagli assessorati all'agricoltura delle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
"Perché - leggio nell'invito - con il sistema di etichettatura volontaria adottati dai produttori nazionali la qualità e la sicurezza di polli e tacchini italiani è trasparente, basta leggere l'etichetta.
Infatti quando si acquista un pollo o un tacchino italiano si acquista tutta la tradizione avicola del nostro Paese che vuol dire rigore nella scelta delle razze e dei mangimi, controllo attento di tutte le fasi produttive e delle severe normative nazionali".

Buffoni, mi vien da pensare. Da almeno vent'anni era il caso di dedicarsi alla tracciabilità delle carni. E poi perché solo polli e tacchini? E i fagiani, le oche, le quaglie?
L'allevamento avicolo nazionale ha praticamente distrutto le razze autoctone e chiuso i polli in specie di lager imbottendoli di antibiotici. E' questa, mi chiedo, la tradizione italiana che acquisto con l'etichetta pagata con i soldi delle Regioni?

Posted by mic.marziani at 20:10 | Comments (550)

Il Gambero Nero a Novara

Sabato 12 novembre, alle 18,00, presentiamo il Gambero Nero a Novara, nel negozio etnico Oltrefrontiera di Ilenia De Marchi, che si trova lungo il baluardo Quintino Sella.
Quanti ricordi. Da quanto non passo a Novara. Chissà se ritrovo qualche vecchio compagno di liceo...

Posted by mic.marziani at 20:08 | Comments (357)

01.11.05

A cena con polli e galline, alla faccia degli allevamenti intensivi e delle psicosi da influenza


Non se ne può davvero più della demonizzazione della carne di pollo, della paura ingiustificata, ma anche dei piagnistei di un comparto produttivo che sta andando a rotoli perché forse è il momento giusto di dire basta ad una agricoltura e ad un allevamento disumano, lontani dalla terra, lontani dalla cultura e, anche, dalla buona tavola. Come uscirne? Il presidente americano Bush propone vaccinazioni di massa.
Noi pensiamo a una serata tra amici, a tavola: mangiamoceli questi polli, facciamo una cena che dica che non ci fanno paura i volatili, ma che li vorremmo, più buoni, più liberi, più a misura di aia e di vita contadina. L'ho scritto provocatoriamente e dopo pochi giorni è nata davvero la cena a base di pollame: venerdì 11 novembre, ore 20,30, agriturismo il Poggio a Sala Mandelli di Nibbiano, in Val Tidone, in quella valle del piacentino tanto cara alla Milano del Dopoguerra. Menù: antipasto di salumi piacentini, sottoli casalinghi, giardineira, peperoncini ripieni, frittatine e uova sode, anolini in brodo di gallina, galletti e tacchinelle (roba seria, di otto mesi, mica tre settimane come quelle dei supermercati) arrosto con patate, gallina ripiena, crostata casalinga. Tutto quello che si mangia e che si beve viene prodotto nell'agriturismo dal proprietario Felice Genesi (nome più evocativo era difficile da trovare) da anni viticolture appassionato e di un certo successo nel Piacentino. Dalle sue cantine escono i vini di queste colline: Gutturnio, Cabernet, Ortrugo, Bonarda passita. Bicchieri di matrice contadina, assolutamente autentici. Come veri sono le galline, i galletti, i tacchini e le gallinelle che razzolano liberi in azienda. Felice Genesi è uno che crede nel suo lavoro, nella terra e in questa cena a base di pollo per esorcizzare la paura dell'aviaria e dire basta agli allevamenti intensivi di polli, veri lager per animali, alla base di tutte le disgrazie avicole e alla base del rischio che scompaiano i sapori dei polli di un tempo, quelli buoni. Anche per questo il prezzo della cena è assolutamente politico: 25,00 euro, tutto compreso (cena, vini, caffé, distillati...). E i posti sono pochi: Felice Genesi dice che lui al massimo cucina per trenta persone. Oltre non cucinerebbe bene e quindi preferisce dire di no. L'agriturismo è nella vecchia casa di famiglia da dove si domina tutta la Val Tidone.
Chi vuole partecipare può scrivere a Michele Milani, impagabile organizzatore della serata. Chiunque è ben accetto, ben voluto e benvenuto.


Posted by mic.marziani at 18:14 | Comments (273)

29.10.05

Ma chi se la mangia la pralina di scottona?

Ho molta stima per la locanda del Povero Diavolo di Torriana e anche del suo chef Riccardo Agostini. già braccio destro del Vissani nazionale. Sono quindi contento che sia tra i dieci finalisti che il 21 novembre, a San Sebastian, in spagna, si contenderanno il premio internazionale di cucina con olio d'oliva. Ma di fronte al nome del piatto presentato dallo chef romagnolo anche il mio aplomb da navigato gourmet vacilla: pralina di scottona con cuore di olio solido all'arancio, cioccolato extra 100% e pecorino su granita d'avocado all'olio d'oliva. Sicuramente buonissimo, ma a mettere in bocca tutto questo rococò di roba ci vuole tanto, troppo coraggio.

Posted by mic.marziani at 18:45 | Comments (516)

27.10.05

Venerdì 11 novembre: una cena tutta a base di pollo

La psicosi da pollo, con tanto di ristoranti che tolgono la gallina dal bollito come racconta Tommaso Farina, è veramente un paradosso. Dopo aver mangiato per trent'anni polli cattivi e pieni di antibiotici improvvisamente nessuno tocca più né un uovo né una coscia solo perché si teme l'influenza aviaria. Non sto a ripetere le cose rassicuranti che già si sanno. Credo invece che sia l'occasione buona per tornare a produrre - e a mangiare - polli come si deve. Il metanolo ha fatto bene al vino, la Mucca pazza ha risollevato le sorti dei bravi allevatori, speriamo che anche l'aviaria aiuti i polli a tornare liberi e ruspanti.
Io intanto ho voglia di polli e galline, di quelli buoni, di un tempo, da mangiare ora, in pieno clima di terrore. Questo è un appello: organizziamo una cena a base di polli buoni, saporiti, cresciuti come si deve. Solo pollo e altri volatili in tutte le portate. Sono concreto, propongo anche una data: venerdì 11 novembre. Ora mancano i polli, chi li cucina e chi li mangia. Fatevi sotto ristoratori o cuochi casalinghi di Milano o da Milano raggiungibili: chi cucina una cena a base di pollo e gallina ruspanti? Chi viene a godersi questa meraviglia dell'aia? Dai facciamola questa cena, mi viene fame solo a pensarla.

La foto l'ho presa dall'interessante sito Biozootec.

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26.10.05

Gambero Nero in mostra a Dronero

Prosegue il percorso della mostra fotografica legata al Gambero Nero, il libro sulla cucina dei detenuti scritto da me e illustrato con le immagini di Davide Dutto.
Dopo l'esposizione a casa di Slow Food all'Agenzia di Pollenzo, la mostra sarà a Dronero (Cn), all'enoteca Vino&Co dal 29 ottobre al 7 novembre.
Successivamente andrà al Gruppo Abele a Torino e, nel 2006, in Germania, per ora a Colonia e Stoccarda.

Posted by mic.marziani at 11:06 | Comments (324)

25.10.05

Finiscono gli allevamenti di polli? Magari!

C'è un'area romagnola, tra Rimini, Cesena e Forlì, dove l'allevamento intensivo dei polli è diffusissimo. Qui hanno sede i grandi nomi dei polli da supermercato. Da qui arriva il grido d'allarme: "non si vende più nulla a causa della paura per l'influenza aviaria. Ancora un mese così e il comparto scompare".
Magari fosse vero! Magari la paura dell'aviaria ponesse la parola fine a questi lager per polli e si tornasse ai pinnuti cresciuti nell'aia. Quelli buoni, casalinghi, ruspanti, oggi introvabili. E chi ci lavora negli allevamenti?
Beh, ormai il ricatto occupazionale non ha più senso in nessun comparto, l'occupazione è instabile ovunque e ancora si riesce a campare. Facendo altro. Inventando altro. Magari piccole fattorie dove fare polli più buoni e vivere meglio che a passare otto ore al giorno ad eviscerare carcasse.
Gli allevamenti di polli sono serviti a salvare popolazioni intere dalla fame. Questo non va dimenticato. Ma oggi, nel mercato globale, l'occidente abbonda di cibo. Dei polli allevati, delle loro puzze, dei loro liquami, dei loro veleni, dei loro antibiotici e della loro tristezza (in vita e nel piatto) si può fare benissimo a meno.
Purtroppo però il grido d'allarme lanciato dagli allevatori, compresi quelli che fanno la pubblicità in televisione al buon pollo italiano e poi sono cittadini di paesi sudamericani per convenienza fiscale, serve solo a cercare aiuti e prebende statali, soldi pubblici per "salvare" il settore.

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18.10.05

Formaggio di fossa, Buffet e cucina imperiale cinese

Lo ammetto è pubblicità becera la mia, ma Buffet, il mensile "garantito" da Edoardo Raspelli, mi piace (non graficamente, per carità, e neppure per il faccione di Gerry Scotti...): lascia spazio per scrivere, per fare inchieste. Sul secondo numero in uscita il 22 ottobre, c'è un mio servizio sul formaggio di fossa. Niente di celebrativo. Un viaggio alla ricerca, sempre più faticosa, di un formaggio diventato famoso, forse troppo famoso. Poi parlo di cose riminesi: il ristorante Marinelli, la cantina San Valentino (che si è portata a casa quest'anno un altro "tre bicchieri" della guida dei vini del Gambero Rosso) e dell'ottimo olio extravergine d'oliva di Gualtiero Frontali. Questo per quel che mi riguarda, il resto del giornale è tutto da scoprire: cucina da strada a Napoli, ristoranti e trattorie testati pagando il conto, venti pagine dedicate al buon cibo a Milano... Insomma, c'è da leggere.
Nel frattempo sono in partenza per Vienna, per andare ad assaggiare la cucina imperiale cinese del ristorante Zhang & Deng. Si parla di un goloso menù con funghi del bambù, tofu, pesce secco, anatra affumicata al canforo e al tè, agnello, trippa, pesce siluro e altre meraviglie servite alle corti degli imperatori cinesi.

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10.10.05

A casa di Slow Food

Il Gambero Nero approda a casa di Slow Food. Presenteremo infatti il volume all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cn), venerdì 14 ottobre alle ore 18,00, con tanto di piccolo buffet offerto dal Ristorante Guido. A seguire la mostra fotografica legata al libro sarà visitabile fino al 28 ottobre.

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02.10.05

La cucina riminese in libreria

Finalmente è uscita la mia ultima "fatica" scritta a quattro mani con Piero Meldini: La cucina riminese tra terra e mare (Panozzo Editore, euro 13). Il libro sarà presentato in pompa magna a Rimini, alla Sala del Giudizio del Museo della Città, sabato 8 ottobre, alle 16,45 all'interno di un convegno che ha lo stesso titolo del libro.
Ci saranno, oltre a me e a Meldini, il presidente nazionale dell'Accademia Italiana della Cucina Giuseppe Dell'Osso, il delegato riminese dell'Accademia Fernando Santucci (che più di tutti ha voluto e sostenuto il volume), il direttore della Fondazione Fellini Vittorio Boarini e l'assessore all'agricoltura della Provincia di Rimini Mauro Morri. Di che parleremo? Beh, di questo territorio ricco di buoni sapori e buoni vini che sta alle spalle della capitale delle vacanze: colline, calanchi, pascoli e montagne, vigneti e uliveti carezzati dal mare, sapori che si perdono nella cultura popolare. Come eravamo e come saremo. A tavola. Un libro, per me, profondamente legato alla terra e, in particolare, a una delle terre a cui sono più legato, dove sono nato, dove ho fatto il bambino. Non è esattamente "casa" mia perché i Marziani vengono dal Friuli, prima ancora dal Molise, andando indietro dalla Sicilia e da non so dove. E io sono cresciuto in Piemonte, ho studiato a Novara, ho eletto Milano tra le città dove vivo. Proprio per questo, per non essere riminese fino in fondo, per essere un romagnolo per caso, un "meticcio" geografico, sono grato a questa città. E, per quel che riguarda il libro appena uscito, ai suoi sapori, al suo mare, ai suoi pescatori, alla sua terra e alla testardaggine dei sui migliori contadini, pastori e vignaioli. Già, nel terzo millennio, dietro ai gelati e le bandiere, si fanno ancora questi mestieri.

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24.09.05

Gambero Nero: libro a Milano, Pollenzo e Novara

Sì, lo so annuncio sempre le stesse cose: presentazioni del libro Il Gambero Nero. D'altra parte è una delle cose che mi sta impegnando di più in giro per l'Italia. Allora per farla breve breve: giovedì 29 settembre, alle ore 18,00, con Davide Dutto siamo alla Feltrinelli di corso Buenos Aires a Milano. C'è anche uno spuntino offerto dalla Confederazione Italiana Agricoltori. L'organizzazione è di Slow Food. Ed è proprio in casa dell'associazione fondata dal Carlin Petrini, all'Agenzia di Pollenzo, che presenteremo il libro il 14 ottobre. Ultima presentazione con data certa è Novara, il 12 novembre. A Novara sono molto legato perché è la città dove ho frequentato il liceo.
Infine, a Fossano, nel suggestivo Castello degli Acaia dall'1 al 9 ottobre sono in mostra le immagini della mostra legata al libro.

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18.09.05

Buffet

Esce in edicola il 23 settembre Buffet, mensile di emozioni e sapori in tavola "garantito" da Edoardo Raspelli, 120mila copie, 2 euro per leggere di luoghi, di prodotti, di vini, di enogastronomia, di ristoranti nell'ottica della difesa del consumatore. L'editore è Europress di Bologna. Ci scrivo anch'io anche se il giornale non l'ho visto ed è quindi anche per me una sorpresa. Con Raspelli ho già collaborato a lungo, in passato, alla Guida dei ristoranti dell'Espresso. A me Edoardo piace, con lui mi trovo bene. Anche se io, giusto per fare le pulci al titolo di copertina, preferisco stare dalla parte delle persone, piuttosto che della gente. Insomma, ho paura del populismo. Ma sono sofismi dal blogger. In realtà mi auguro proprio che Buffet sia una bella avventura.

Posted by mic.marziani at 23:06 | Comments (1774)

16.09.05

Notte bianca per Davide Dutto


"La notte comincia quando si chiude la porta. Basta un nulla, un catenaccio, una porta che ti si chiude alle spalle per entrare nella notte della vita, nel buio dell’assenza, nel vuoto del carcere. È la notte dell’anima, dove il silenzio dei pensieri suona cupo, dove è difficile immaginare il giorno. Non importa quale sia il motivo, l’errore, tuo, o della giustizia, una semplice sbadataggine, un vero delitto... Importa che è buio e che nella notte ci devi stare da solo, assieme a compagni di viaggio che arrivano da altri tunnel, da altro buio". Si presenta così l'esposizione di immagini di Davide Dutto all'interno della rassegna internazionale di fotografia, video e teatro Hideproject che si svolge a Roma dal 16 al 18 settembre in occasione della Notte Bianca.
Sempre a Roma, sempre nella lunga notte di eventi, il 17 alle 21, Davide presenterà, per una volta da solo (e forse meglio di me...;-), il Gambero Nero, il nostro libro sulla cucina dei detenuti, presso la libreria Il Corsaro in via Macerata, 46 (Piazzale Prenestino).

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08.09.05

Scrivo poco, viaggio tanto, presento libri


Sì, è vero, è tanto che non scrivo sul blog. Cose da raccontare tante, tantissime: sapori, libri letti, viaggi, luoghi (Toscana, Sardegna, Friuli, Trentino...), pensieri, frammenti di vita. Ma il tempo quello no, quello manca, manca davvero. E intorno al tempo rifletto per capire come mantenere vivo questo spazio a cui sono affezionato senza che diventi l'ennesimo impegno di una vita, la mia, fin troppo piena di cose da fare. Ci sarà una soluzione, un guizzo, un'idea. Intanto alcune occasioni per incontrarci, tre presentazioni del Gambero Nero, il libro sulla cucina dei detenuti del carcere di Fossano realizzato con il fotografo Davide Dutto. Il primo appuntamento è al festival nazionale di Liberazione a Roma, in via Ostiense, agli ex mercati generali, nello Spazio Odradek: sabato 10 settembre alle ore 19.
Il secondo appuntamento è a Torriana, sulle colline intorno a Rimini, in occasione di Vino in Piazza, festa realizzata in collaborazione con Autoctono. Anche lì presento il Gambero Nero, alle ore 19, il 18 settembre.
Il terzo appuntamento è giovedì 29 settembre, alle 18, alla libreria Feltrinelli di corso Buenos Aires a Milano.
Giusto per rimanere in tema di date da segnare aggiungete anche questa: 8 ottobre, Rimini, 16,30, Museo della Città. Qui presento un altro libro che uscirà in quei giorni: La cucina riminese tra terra e mare, edito da Panozzo, promosso dalla delegazione di Rimini dell'Accademia Italiana della Cucina e scritto da me e dallo scrittore Piero Meldini.
A proposito di cose a cui partecipo segnalo anche il dibattito La pida se parsòt, la pis un po’ ma tòtt, ovvero il fenomeno della piadina in Romagna e nel mondo al Fuori Posto, locale giovanile di Santarcangelo di Romagna, il 6 ottobre, alle ore 21, con tanto di degustazione di piade (il titolo in dialetto dice che la piadina col prosciutto piace a tutti, ci mancherebbe, aggiungo io).
Ops, dimenticavo, il 23 settebre è in edicola Buffet, mensile di enogastronomia e difesa del consumatore "garantito" da Edoardo Raspelli. Ci scrivo anch'io.

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29.07.05

Alla Grande, che osteria!

Che posto incredibile! Che serata spassionata! Da annotare subito nel taccuino delle cose che contano: Osteria Alla Grande, in via Forze Armate, 405, a Milano, precisamente a Baggio, nel cuore del vecchio quartiere. Da non credere, un'osteria vera in una città dove di autentico, nella gastronomia, è rimasto ben poco. Qui hanno sede le sedicenti "Brigate gastronomiche", guidate dallo Smilzo che è anche il sessantenne proprietario del locale che sta in sala a far chiacchiere con i clienti, discorsi seri, non istrionismi.Si parla anche di politica, senza paura di pensarla diversamente. Il suo socio serve ai tavoli. La moglie dello Smilzo in cucina fa risotti "come dio comanda", tagliatelle "alla Grande", gnocchi con pesto vero fatto in casa, poi carni di ogni tipo (bistecche, nodini...) con patate arrosto, vere patate tagliate a cubettoni, mica patatine surgelate. Unica alternativa mozzarelle, melanzane e zucchine rigorosamente fritte. In inverno cassoeula e fagioli con le cotiche e sassofonista di ottant'anni e di gran fiato il sabato sera. Un locale di pochi metri quadrati, pochi tavoli, molta convivialità, orologi di ogni tipo alle pareti, modernariato sparso ovunque con una preferenza per i ventilatori, molti dei quali, in estate funzionano e riescono - miracolo! - a far fresco anche nelle calde serate di luglio. Possono entrare anche i cani, ma solo quelli che se ne stanno accucciati e non danno fastidio. In carta solo vini lombardi: Barbera (asprigna, gustosa, antica anche quella sfusa), Bonarda e San Colombano. Si chiude con il sorbetto alla mela con calvados. Grappa offerta. Simpatia in ogni angolo e una milanesità autentica, non forzata. Primo e secondo e vino con 25 euro a testa. A mezzogiorno menu fisso da operai intorno ai 10 euro, compreso un quartino di Barbera.

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12.07.05

Observer Food Monthly


Beh, altra riapertura straordinaria del blog sullo stesso argomento: del Gambero Nero si parla approfonditamente su Observer Food Monthly, il mensile dell'Observer dedicato al cibo. L'articolo si può leggere qui, nella versione cartacea ci sono anche le foto di Davide Dutto.
Certo, non è il momento più felice per essere su un giornale inglese, però sono contento di esserci. E di esserci col Gambero Nero.
Festeggio in golosa solitudine milanese scrivendo un capitolo sulle tagliatelle e mangiando melanzane alla piastra con pomodori, basilico, un filo del buon olio di Pianogrillo e una fetta di pane siciliano al sesamo.


P.s.: io che non sono famoso l'olio di Pianogrillo lo segnalo a gratis, perché mi piace, eccome. Pare che altrove non sia così...

Posted by mic.marziani at 22:40 | Comments (1231)

28.06.05

Chiuso per superlavoro

Nei prossimi giorni sarò in assoluta clausura creativa a Milano (tranquilli, nella mia casina di ringhiera i muri sono spessi e l'ombra abbonda). Ho un mucchio di cose da scrivere ed entro la fine di luglio devo anche consegnare all'editore il libro sui sapori di Rimini e dintorni. Sia Appunti di Viaggio, sia Diario di Pesca, rimarranno in silenzio fino ai primi di agosto. Tra i pochi "svaghi" in programma un'altra presentazione del Gambero Nero, a Rimini, il 22 luglio, alle 18,00, nella centrale piazzetta delle Poveracce.

Posted by mic.marziani at 19:21 | Comments (58)

24.06.05

Polpo e lavanda

Il "polpo senza speranza" l'ho mangiato l'altra sera a Fossano nel "ciabott" (cascinale, capanno, rifugio di collina...) di Davide Dutto, il mio amico fotografo con cui sto dividendo il pane, i lavori, molte idee... Il ciabott di Davide è arso dal sole, ricorda i falò di San Giovanni, quelli dei prossimi giorni, quelli di Cesare Pavese, guarda verso le Langhe o verso il Roero (da qui non si capisce dove passa il Tanaro che è confine delle due zone di collina), porta l'occhio lontano e l'aria che si sente e aria di Liguria. Intorno un profumo intenso di lavanda.
Il nome della ricetta - polpo senza speranza - non so proprio da dove venga. Davide ha provato a spiegarmi qualcosa, ma io ero preso dall'ebbrezza del vino e dall'atmosfera dolce dell'estate. Il sapore però me lo ricordo: ricco, avvolgente, di polpa morbida, di mare buono, con una punta aromatica che è un viaggio verso angoli inesplorati del palato... Lavanda, dice Davide, un pizzico di lavanda per condire. Che meraviglia! Segnatevi la ricetta. E usate pure quello congelato tanto il polpo è l’unico animale che a farsi congelare ci guadagna: si sfibra e si intenerisce.
Appoggiate in fondo alla pentola delle foglie di salvia, un po’ di cipollina fresca tagliata fine e qualche lamella d’aglio. Niente sale, niente olio, niente acqua. Adagiate il polipo, accendete il gas (fornello grande, fuoco basso), scuotete di tanto in tanto. Fa sugo il polpo, da solo, e quando è pronto lo tagliate, lo condite con olio extravergine d’oliva (che fragranza l'olio Roi di olive Taggiasca prodotto a Badalucco), pepe e un nonnulla di lavanda fresca. Un’apoteosi del gusto da accompagnare con fagioli borlotti e patate novelle con la buccia.

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Gambero Nero, presentazioni a Roma e a Bologna

Un po' di pubblicità, per due presentazioni del Gambero Nero, il libro che guarda il carcere col pretesto della cucina scritto da me e mirabilmente illustrato con 100 foto di Davide Dutto. Domenica 26 giugno, al centro sociale Forte Prenestino in quel di Roma (Centocelle, per essere onesti), c'è "TerraTERRA! - mercato di colture e culture per un'EQUOnomia locale e autogestita". Insomma, si può far la spesa direttamente dai produttori, quelli bravi. A pranzo si mangiano piatti realizzati con le ricette dal carcere del Gambero Nero e il pomeriggio, belli e satolli, ci si può pure sciroppare la presentazione del libro. Ci siamo sia io, sia Davide Dutto.


Roma è per voi troppo lontana? Si rimedia subito. Lunedì 27, a Bologna, alle ore 19, all'Antoniano dei Frati minori (sì, quelli dello Zecchino d'Oro, ma anche della mensa dei poveri aperta da mezzo secolo) in via Guinizzelli, 3 c'è l'anteprima de Le parole dello schermo, festival di Cinema e letteratura in programma dal 28 giugno al 1 luglio, con proiezioni, incontri e iniziative con scrittori, registi, critici, editori e produttori.
All'Antoniano, per l'anteprima c'è la proiezione del sempre splendido Big Night di Stanley Tucci e a seguire, come il prezzemolo, la presentazione del Gambero Nero. Tra i presenti, oltre a noi, il sindaco di Bologna, il buon Sergio Cofferati. Si mangia pure: le ricette del libro realizzate da cuochi professionisti e dai detenuti del carcere di Bologna che hanno partecipato ad un corso professionale di cucina. Per entrare (all'Antoniano, non in carcere), guardare, ascoltare e mangiare si pagano 10 euro (che vanno in opere di bene, ma non spendeteli per questo, spendeteli perché il programma merita. Grazie!).
Per prenotare, capire come fare, eccetera, tel. 0513940216.


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20.06.05

Dioniso e Apollonio nel Salento


Gli ingredienti sono: una rassegna teatrale non usuale, una casa vinicola intelligente e uno dei luoghi più suggestivi del Meridione. Siamo nella penisola Salentina a Copertino, in provincia di Lecce. Qui dal 28 giugno al 13 luglio si svolge il festival "Sulle tracce di Dioniso" dedicato alla musica, al teatro e al bere bene. Talmente bene che a sostenere la manifestazione c'è una delle aziende vinicole emergenti del territorio, quella dei fratelli Apollonio, della quale ricordo la potenza avvolgente dello Squinzano, assaggiato da amici che ne elogiavano, a ragione, la modernità non disgiunta dalle radici territoriali.



Bel vino che si accompagna al programma che vede in scena, in luoghi diversi, anche in mezzo al paese, i musici e danzatori indiani della compagnia Milon Mela (28 giugno), la performance poetica "Andante con figure" di Isabella Bordoni (1 luglio), il Teatro delle Albe impegnato su un testo di Elsa Morante (3 luglio), la rumorosa festosità delle musiche del Circo Diatonico (9 luglio), fino alla prima nazionale di "Addio-terza lezione delle tenebre" di Marcello Sambati (10 luglio). Il 12 luglio è la volta dei padroni di casa - Astragali Teatro di Lecce - con “Antigone-anatomia della resistenza dell’amore”. Chiude, in vigna, il 13 luglio, la consegna a Marcello Sambati del "Premio Apollonio" per la ricerca teatrale.

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13.06.05

Mederiavka

Una dieta ipocalorica, bilanciata, mediterranea non è sempre una tortura: provate un po' di ricotta di pecora condita con quell'erba aromatica che in sloveno si chiama mederiavka e in italiano, forse, matricaria (che però è il nome della camomilla e qui, le mie competenze botaniche si arrendono...). Beh, è una leccornia sublime, da terra di mezzo, a metà tra l'arcaico e il fantastico... Da accompagnare con una fetta di pane sciocco, senza sale e un bicchiere, piccolo piccolo e fresco, di Ribolla Gialla. Forse vi resta la fame, ma non la malinconia.

Posted by mic.marziani at 19:14 | Comments (173)

09.06.05

Isole, gamberi, diete, referendum e blog


Torno da Lipari e Salina, con i profumi dei fiori di cappero, di rosmarino selvaggio e pungente, della corteccia degli ulivi salini, della macchia mediterranea affacciata sul mare... Ho mangiato alici marinate totani, pesci spada, ricciole, capperi di ogni tipo (i migliori sono quelli di Salina che vedete nella foto di Davide Dutto) panini sontuosi a Lipari e granite da brivido a Salina, bevuto bianchi isolani e la splendida Malvasia passita di Francesco Fenech (che nella foto qui sotto sto intervistando nella sua azienda di Malfa). Sono sazio di profumi e di sapori. E tondeggiante di troppi chili che le mie anche, legamenti e ginocchia non possono sopportare. Da domani sono a dieta: acqua, pesce, frutta e verdura in abbondanza. Tutto il resto a piccole, ma proprio piccole, dosi.
Per consolarmi parlo e vado in giro a presentare il Gambero Nero. Domani, venerdì 10 giugno, a Parma, al ristorante Altra Marea in via Bixio, 52 alle 20,30. Il 26 giugno assieme a Davide Dutto sono a Roma, al Forte Prenestino, il 27 a Bologna, ma questa è una sorpresa e ve la racconto un'altra volta. Del libro tutti parlano e sono molto contento, il 2 giugno, ne ha scritto addirittura Paolo Marchi sul Giornale. Ed è una bella recensione che si può leggere qui.



Domenica 12 giugno invece vado a votare per il referendum. Sì a tutti e quattro i quesiti, ma andrei a votare anche se volessi dire no. L'ho sempre fatto. Credo sia una questione di buona educazione democratica, un semplice gesto da persone perbene. Si astiene chi non gliene importa nulla. Gli altri, quelli che pensano no, vadano a dire di no.
Chiudo questa sorta di riassunto con un libro da segnalare e un sassolino da lanciare. Il libro è una bella storia di Carmine Abate, si intitola "Tra due mari" e l'ho letta d'un fiato, con la piacevolezza delle cose ben scritte. Il sassolino è tirato benevolmente a chi mi scrive dicendo che il mio blog non "emerge" perché non lo curo abbastanza... E' meglio di tanti altri ma non mi dò da fare... Beh, credetemi, per me è già troppo così. Fare un bel weblog è un "mestiere" richiedere di essere in rete sempre, o quasi. Io preferisco guardarmi in giro. E scrivere qui, quando capita, come ho sempre fatto. Non sono un blogger, sono uno che passa nel web di tanto in tanto. Se ho tempo di far due chiacchiere mi fermo, sennò tiro dritto. E poi, lo confesso, con una punta di snobismo, mi piace l'idea che qui siamo in pochi e non riusciamo ad emergere. Sotto, a volte, si sta meglio.

Posted by mic.marziani at 16:30 | Comments (918)

13.05.05

Gamberi, Marchi e cavoletti


Bella recensione, anzi bellissima, del Gambero Nero sul weblog Il Cavoletto di Bruxelles. Si può leggere qui. Anche Paolo Marchi su Identità Golose parla del libro. Lo fa qui.

Posted by mic.marziani at 16:23 | Comments (3465)

10.05.05

Radio gambero

Si parla di Gambero Nero, di cucina, di carcere in una lunga intervista che ho rilasciato a Caterina Morganti di Radio San Marino che andrà in onda giovedì 12 maggio alle 17,00. Radio San Marino si può ascoltare anche via web collegandosi al sito www.radiosanmarino.sm

Posted by mic.marziani at 13:45 | Comments (1227)

08.05.05

Alla Fiera di Torino


Mentre anche Carlo Petrini, ovvero Slow Food in persona, ha parlato, bene, del Gambero Nero, sull'inserto TTL della Stampa di sabato 7 maggio, eccomi in compagnia di Davide Dutto a brindare alla Fiera del Libro di Torino. Siamo allo stand di DeriveApprodi, il libro piace e siamo felici. Sta partendo una sorta di tour delle presentazioni: Fossano, Parma, Roma, Casalecchio di Reno per ora i luoghi certi. Tutte le date, o quasi, sono da definire.

Grazie a Cristina per la bella foto (se ci cliccate sopra la vedete più grande).

Posted by mic.marziani at 21:08 | Comments (574)

05.05.05

Denominazioni comunali e buoni sapori


Di tutte le denominazioni che avrebbero il compito di proteggere i buoni sapori ho sempre pensato malissimo, perché codificano i nomi e non i contenuti. E sostengono pure i produttori scadenti. Tanto per fare un esempio: il Culatello di Zibello, secondo le regole della Dop, deve stagionare minimo dieci mesi quando tutti sanno che un culatello artigianale di dieci mesi è ancora crudo e puzza. "L'abbiamo fatto per quelli che stagionano in cella frigorifero vendono all'estero", confessano sottovoce alcuni produttori. Doc, Dop, Igp eccetera sono spesso mondi furbetti che sostituiscono con un marchio le vere qualità dei prodotti.
L'unica denominazione sensata e intelligente sono le De.C.o., le Denominazioni comunali d'origine, semplici delibere del sindaco di un paese che sostiene cosa si produce in quel territorio. Una sorta di abbraccio della comunità ai suoi buoni sapori, dove a metterci la faccia sono i produttori in prima persona, specie in luoghi e comuni piccolissimi.
Le De.C.o. sono state l'ultima battaglia del grande Luigi Veronelli. Domani ad Alessandria il Club di Papillon di Paolo Massobrio ha organizzato un convegno del titolo “Le denominazioni comunali d’origine: protagonista il territorio”. All'incontro sono stati invitati tutti i sindaci d’Italia e prevede, fra gli altri, la partecipazione del presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci e del segretario generale dell’Anci Angelo Rughetti.
Giusto per rimanere in zona, il 7 e l'8 maggio, sabato e domenica il Club di Papillon ha allestito a Novi Ligure (che non è il Liguria, ma in provincia di Alessandria) un Salotto dei sapori con settanta tra i migliori produttori recensiti dal Golosario.

Posted by mic.marziani at 09:37 | Comments (572)

03.05.05

Gambero Nero anche su Kataweb

Appena scoperta una recensione del Gambero Nero anche su Kataweb Cucina.

Posted by mic.marziani at 18:32 | Comments (815)

La Barbera di Bruno Verdi


Di Bruno Verdi ricordavo la frazione dove ha sede l'azienda agricola: Vergomberra, che è anche il nome del suo vigoroso ma morbido spumante metodo classico dell'Oltrepò Pavese. La Barbera ferma che si chiama Campo del Marrone dell'annata 2003 l'ho aperta mentre pensavo ad altro, versata così, nel bicchiere da osteria, rimestando tra le recensioni del Gambero Nero di questi giorni (il Corriere di Rimini, la newsletter di Paolo Massobrio e il sito del club Papillon, la radio pubblica tedesca WDR, la Voce di Romagna...), le cose da scrivere, i prossimi viaggi (Torino per la Fiera del Libro, la Val Maira, poi Lipari...). Beh, in mezzo al disordine di idee e scartoffie, la potenza olfattiva obbliga l'occhio a confrontarsi col bel rubino dall'intensità violacea di questo vino che subito conquista per semplicità, territorialità, anche antipatia, se vogliamo. Non vino per il gusto educato di giapponesi e americani, ma una signora barbera ferma che esprime le terre d'Oltrepò: profumo che dice qual è il vitigno e accompagna, vinoso, verso sentori di viola; sapore scontroso, asciutto, un po' tannico di quelli che fanno dire: "Perdio! Che bella Barbera..."

Posted by mic.marziani at 14:41 | Comments (683)

Olè, è l'ora del Povero Diavolo

L'Osteria del Povero Diavolo di Torriana, nell'entroterra riminese, viene recensita on line dal grande critico spagnolo Rafael Garcia Santos sul sito www.lomejordelagastronomia.com.
Con minori pretese e grande casualità esce domani a Rimini e dintorni una mia recensione dello stesso ristorante sul periodico locale Chiamami Città.

Posted by mic.marziani at 12:59 | Comments (1138)

24.04.05

Il Gambero Nero su Repubblica

"L'arte di cucinare in carcere" è il titolo dell'articolone - un'intera pagina - che Maurizio Crosetti dedica sulla Repubblica in edicola oggi al Gambero Nero, il libro fotografico sulla cucina dei dentenuti che ho realizzato nel carcere di Fossano (Cuneo) assieme al fotografo Davide Dutto. Gradita, molto, anche la piccola recensione di Manuela Angelini sull'edizione odierna del quotidiano locale Corriere di Rimini. Da martedì 27 il volume sarà in vendita in tutte le librerie.

Posted by mic.marziani at 13:04 | Comments (451)

20.04.05

Girovagando tra i sapori: dalle Alpi a Saludecio

Lunedì respiravo aria fine, con la neve intorno, nella valle del Gran San Bernardo assaggiando uno stupendo Jambon de Bosses, prosciutto speziato con erbe alpine e stagionato a Saint-Rhémy-en-Bosses. A fargli da corollario mocetta, fontina d'alpeggio a latte crudo, toma valdostana, boudin, come qui viene chiamato il sanguinaccio, lardo conciato... Sopra tutto la delicata e profumata teteun, salume ottenuto dalla mammella di mucca. Tanto fa impressione dirlo, tanto è sfiziosa al palato. Ad accompagnare il tutto alcuni rossi valdostani a base di uve Nebbiolo di un certo interesse.
Ieri, martedì, cena memorabile all'osteria del Povero Diavolo di Torriana sulle colline intorno a Rimini dove opera Riccardo Agostini, giovane chef dalla mano magica che sa giocare, come si deve, con materie prime eccellenti. Il menu è sul sito, ma dice poco rispetto all'inarrivabile fragranza e ai profumi di piatti come la "chitarra al pepe nero con carbonara di fave e stridoli", vero monumento di stagione. Da solo (assieme alla cantina mai banale) vale il viaggio, anche da lontano.
Oggi gran tour a sud della Romagna, sui colli che confinano con le Marche. Assaggio gaudente di salame e lardo di Mora Romagnola - che gran razza, tutto grasso dolce e sapore d'altri tempi! - nell'allevamento biologico di Fausto Zavoli, poi col cartoccino di lardo e un salame ben lardellato lunga chiacchierata a tavola al Piccolo Forno Marziali che ci ha sorpreso con i suoi imbattibile tronchetti al Sangiovese. Sia il laboratorio di Zavoli, sia il Piccolo Forno sono a Saludecio, cittadina della Valconca che dal 23 e 25 aprile ospita Saluserbe, sagra delle erbe spontanee.

Posted by mic.marziani at 17:51 | Comments (542)

19.04.05

Eccolo il Gambero Nero


Finalmente la copertina del Gambero Nero, il libro fotografico sulla cucina dei dentenuti realizzato nel carcere di Fossano (Cuneo) assieme al fotografo Davide Dutto. La prossima settimana sarà in tutte le librerie.
Come dire? A contare tra manuali e cose simili è il mio nono libro che va in libreria. Eppure sono assai emozionato.

Posted by mic.marziani at 17:01 | Comments (790)

14.04.05

Più dell'invidia poté la posta


Papillon, la rivista dell'omonimo club diventa più golosa, ricca e colorata. Decisamente gustosa da leggere. Nessuno, o quasi, saluta la novità. Paolo Massobrio, il direttore fondatore della rivista si sfoga e si toglie un sassolino dalla scarpa. Raccoglie e commenta l'accaduto il sempre attento Peperosso. Personalmente schivo la sassata: la rivista l'ho ricevuta solo ieri, era difficile per me parlarne prima.

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12.04.05

Il gran prosciutto di Roncofreddo


Renato Brancaleoni è l'anima dell'Osteria dei Frati di Roncofreddo che è un santuario della salvaguardia dei buoni sapori, dei prodotti che meritano di essere salvati. Un luogo di delizie, di formaggi selezionati e affinati con competenza rara. Tra le meraviglie con le quali sa stupire ci ha incantato con un prosciutto che sembrava un'opera verdiana: 12 mesi a Langhirano se ne sta il prosciutto a marchio Parma, poi finisce nelle cantine di Roncofreddo, clima salubre delle colline di Romagna, dove stagione per almeno altri venti mesi. In totale fa quasi tre anni per un monumento di dolcezza e morbidezza, senza una sbavatura, né una nota stonata, ma un coro di grasso e polpa rossa da far fremere le papille gustative. Da gridare al miracolo mentre questo signor prosciutto si scioglie in bocca e porta con sé la regalità della memoria contadina.
Tutto il resto, pur buono, scompare di fronte a una tale leccornia. Solo il Ravaldo di Stefano Berti, uno dei migliori, forse il migliore, tra i Sangiovese di Romagna, continua a spandere profumi di more e carezze al palato.
Lo ha fatto anche in un'altra occasione a Corsico, dove l'abbiamo trovato in carta al ristorante il Vicolo. Qui, però. suonava purtroppo da solo, il Ravaldo, tanto erano anonimi i piatti di un locale politicamente corretto e correttamente deludente.

La foto di Stefano Rossini ritrae Renato Brancaleoni in abiti da oste.

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05.04.05

Appunti dalla Toscana

Torno da un viaggio turbinoso sulle strade della Toscana: 1535 km di cipressi, ulivi, mari, monti, torrenti, colline, salite, pianure, crete, calanchi, declivi, marmi, cotto, sasso, pietra, sabbia, argilla, tufo, cinte murarie, cinte senesi, cattedrali, castelli, casali, palazzi, fattorie, magioni, frantoi, vigneti, macellerie, negozietti, enotece, torri, acciottolati, lungarni, statue, dipinti, affreschi, sottoli, mieli, conserve, Chianti, Brunello, Vernaccia, Vermentino, fiorentine, salsicce, pecorini, marzolini, pici, ribollite, cinghiali, lampredotti, fagioli di ogni ordine e grado, polli, conigli, cicale di mare, muscoli, bottarga di muggine, folaghe, vacche maremmane, butteri, casari, contadini, osti, nobili, cacciatori, pescatori, maniscalchi... Orizzonti di colori e di profumi raccolti in un'istantanea di pensieri. Torno in un'Italia delle regioni che mi piace di più di quella che ho lasciato. Contento soprattutto per le vittorie di Mercedes Bresso in Piemonte e Nichi Vendola in Puglia. Della morte del Papa mi impressiona il rumore. Meglio il silenzio.

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01.04.05

Gamberi di tutti i colori

Su Papero Giallo, il weblog del Gambero Rosso, si discute del Gambero Nero, il libro mio e di Davide Dutto in uscita il prossimo 6 maggio. Cliccate qui per leggerne di tutti i colori.

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L'imperdibile sagra del raperonzolo

Il raperonzolo non è quello della favola, ma un'erba magica, una meraviglia della primavera, un'insalata impareggiabile, un sapore da salvare. Assieme agli asparagi selvatici è una delle cose buone delle campagne romagnole. In un paesino che si chiama San Giovanni in Galilea, sulle colline tra Rimini e Cesena, si può gustare all'annuale sagra, in programma per domenica 10 aprile (non fidatevi delle date on line: dalla prima domenica dopo pasqua è stata spostata per far spazio alle elezioni).

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31.03.05

Il turismo dei sapori

"Il turismo dei sapori - Localismo e globalismo nel commercio dei prodotti" è il titolo di un convegno che si svolge domani alla sede di Rimini della Facoltà di Economia dell'Università di Bologna. Si premieranno alcuni progetti dedicati alla valorizzazione del territorio e si discuterà un po' qualità, turismo enogastronomico, grande distribuzione, artigianato, agricoltura buona... Parleranno diversi professori della facoltà (Marcella Gola, Fiorella Dallari, Paolo Sorcinelli...), assessori e addetti ai lavori. Ci sarò anch'io a raccontare della "riscoperta dei luoghi del cibo e i rapporti con il territorio". In estrema sintesi dirò che le cose buone rendono un territorio più buono. Che i prodotti più umani, cioè fatti con la passione dell'uomo, rendono il luoghi più umani. Per chi fosse a Rimini e volesse fare un salto si svolge tutto all'ex Istituto Alberti, vicino a piazza Teatini, dalle 10,30 in poi, pomeriggio compreso.

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Peperosso

All'inizio era un pranzetto, quattro gatti all'osteria, a parlare di quello che si mangia e che si beve. Certo, già c'erano quelli un po' saputi, ci mancherebbe, ma bastavano due battute e uno sfottò e tutto tornava a posto. E poi il mondo non è bello senza i primi della classe. Poi, piano piano hanno cominciato a diventare tutti un po' più seriosi, poi tanti, poi troppi da sentirsi persino accerchiati e la rete, i weblog di cibo e di vino, sono diventati un po' come certi pranzi con parenti, quando esci sei sfinito. E ti ci vuole una boccata d'intelligenza, un po' di Peperosso, il blog sul cibo che si legge volentieri e non resta indigesto. Misto di gastrogossip niente male, tenuto dall'amico Massimo Bernardi sotto l'egida del grande Luca Ajroldi. Bravi.

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30.03.05

Niente Vinitaly

Quest'anno non vado al Vinitaly. Finalmente ho un buon motivo per non farlo: devo consegnare una guida enogastronomica della Toscana e quindi ho da girare un po' e da scrivere molto. Se devo dirla tutta sono proprio contento di sfuggire questa corrida della bottiglia dove ci si perde in un ingorgo di etichette e di bicchieri e si esce stonati come pugili. Perché nelle edizioni passate ci andavo? Beh, per il fascino perverso dell'inevitabile. E uscivo giurando a me stesso (e a Stefano che paziente e divertito mi accompagnava...): questa è l'ultima volta. Poi ci ricascavo. Puntuale.

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23.03.05

L'asparago viola e l'olio di Taggiasca


Agli inizi del Novecento fior di buongustai francesi varcavano il confine e raggiungevano il Ponente ligure per accaparrarsi il raro asparago violetto di Albenga.
D'altra parte questo asparago di colore viola (sì, proprio viola), è sicuramente l'asparago più buono del mondo. E cresce solo nella piana d'Albenga, in provincia di Savona. Merito del terreno, del clima o di chissacosa, ma chi ha provato a portarlo altrove - e sono stati tanti - ha dovuto desistere. L'asparago violetto - che è una vera e propria varietà, non incrociata, né incrociabile con altre - cresce solo ad Albenga. Un patrimonio gastronomico adeguatamente tutelato, verrebbe da immaginare. Macchè, un ortaggio quasi scomparso dei quali pochi hanno memoria persino in Liguria.
D'altra parte coltivarlo è molto faticoso e neppure troppo remunerativo. Tutte le fasi della lavorazione, dalla zappatura fino alla raccolta, vanno fatte assolutamente a mano. E gli asparagi violetti danno un solo raccolto lasciando il terreno improduttivo per otto mesi l'anno. Mangiare gli asparagi violetti, amarli, conoscerli, propagandarli è un po' come salvare una specie a rischio con in più il vantaggio di godere di una leccornia sopraffina e senza rivali.

Da assaggiare in estasiata contemplazione, semplicemente lessato e condito con un filo d'olio. Ottimo l'affascinante extravergine "Carte Noire Roi" prodotto a Badalucco, nella vicina provincia di Imperia. E' una nuvola di olive che avvolge l'asparago come in un canto gregoriano, portandolo in alto, tanto in alto da farne pietanza senza eguali. Si raggiunge la vetta del piacere accompagnando gli asparagi con un uovo in camicia appena profumato d'aceto e un calice (anche due o tre...) del fresco ed elegante Langenloiser Gruner Veltliner 2003 prodotto in Austria dalla famiglia Brundlmayer.

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17.03.05

Il cavoletto di Bruxelles

In un proliferare fin troppo proliferante di blog ghiotti o sedicenti tali questo fa venire davvero l'acquolina in bocca, grazie anche alle belle foto dell'autrice che mostra, senz'ombra di dubbio, che lei, ai fornelli, fa sul serio. Da mettere tra i preferiti: http://cavolettodibruxelles.blogspot.com/

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03.03.05

Sapori riminesi


Uscirà in autunno per i tipi di Panozzo Editore un volume sulla cucina e i prodotti del territorio riminese, voluto dalla delegazione di Rimini dell'Accademia Italiana della Cucina. A scriverlo saremo io e lo scrittore Piero Meldini. Chissà se sarà l'occasione per dire definitivamente che Rimini non è solo spiaggia e ombrelloni, ma un mare pescoso che offre saporiti pesci azzurri, molluschi e crostacei e colline ricche di vigne e uliveti, pascoli dai quali nascono pecorini stagionati in foglie di noce o in fossa, dove crescono vacche di razza romagnola, marchigiana e chianina... E poi salumi di mora romagnola, farine macinate a pietra per cucinare la tipica piadina o la ciambella, dolci formaggi come lo squacquerone, ristorazione sanguigna, di fuoco, di griglia, ma anche d'ingegno visto che qui, a Rimini, è nato il risotto di mare. Di questo e di altro si parlerà nel libro che, provvisoriamente, s'intitola "La cucina riminese".

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25.02.05

Sul Toce

Alla fine ho deciso. L'apertura alla pesca alla trota la faccio sul Toce, nell'Ossola, nel cuore del Piemonte orientale, nel tratto tra Villadossola e il ponte delle sei arcate. Spero in un colpo di fortuna. La sera precedente mi preparo allenando le mandibole assieme a Michele Milani all'Osteria del Gallo Nero di Montecrestese. Non la conosco ma me ne hanno parlato bene.

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08.02.05

Sul Panfilo frittelle di cavolo e Dorellino


Nella vecchia casa di ringhiera dove abito a Milano c'è il pavimento in legno ad assi che sembrano di mare, parquet norvegese si chiama. E siccome il microappartamente sta in una via chiamata Panfilo Castaldi (tipografo, per i curiosi, contestò a Gutenberg l'invenzione della stampa...), la stanzetta che fa da ufficio, camera e sala da pranzo la chiamo Panfilo. E sul mio Panfilo faccio navigare le parole corroborato da nutrimenti di ogni genere e nazionalità. Nel raggio di un centinaio di metri da casa ho ristoranti vegetariani (il notissimo Joia), indiani, eritrei, coreani, cinesi, pugliesi e pizzerie, rosticcerie libanesi, meneghine e ancora pugliesi, negozietti di cibi andini, indiani, asiatici... Se allungo il passo di poco c'è pure un emporio russo con caviale vero, probabilmente non eccelso ma a buon mercato.
Oggi è il giorno della rosticceria pugliese. Dei pugliesi a Milano ricordo i panzerotti bollenti di Strippoli in piazza Santo Stefano nei primi anni Ottanta con il paiolo carico di leccornie che scendevano dal soffitto e noi, golosi di primo pelo, tutti con il naso all'insù come ad aspettar la grazia... Adesso, nella rosticceria di fronte a casa, i panzerotti sono appena passabili, ma le frittelle di cavolfiore sono meravigliose. Forse un po' untacchiotte, forse un po' grevi, ma infinitamente più autentiche di qualsiasi patatina da fast food... Ne godo nella loro morbida e golosa consistenza, bevendoci insieme un bianco toscano dal lucido colore antico, quel giallo intenso leggermente dorato che prelude ai profumi varietali della Malvasia bianca e del Trebbiano di Toscana. Si chiama Dorellino ed è bianco fresco che sa di compagnia. Sapore profondo, retrogusto amaro, bell'incontro con le frittelle, struttura alcolica da gran signore. Lo produce il Podere Volpaio nella località Spicchio, a Vinci.

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06.02.05

I liquori alpini della Val Germanasca


Non so bene cosa sia il "mal di montagna". Io soffro del contrario: se non vedo le montagne per un po' comincia a venirmi meno il respiro. Però, se qualcuno ce l'ha, il "mal di montagna", ha anche la fortuna di annoverare tra i rimedi il profumato e suadente Genepi des Alpes prodotto in val Germagnasca, sulle Alpi Cozie piemontesi, dal liquorificio artigianale Bernard attraverso la macerazione dei fiori di Artemisa Mutellina. Mal di montagna, malinconia della sera, smarrimento dell'anima... Tutto si cura con l'incantevole elisir alpino e ancor di più si trova felicità nel gemello Genepi Blanc, ottenuto dalla magica infusione, per un anno intero, dei fiori di Artemisia Spicata. Genepi più colto, meno montano, più meditabondo, quello bianco. Impeccabile e pulito, come tutti gli splendidi liquori Bernard, nei quali persino la forte componente zuccherina, non li rende troppo dolci, come può apparire al primo sorso, ma porta in equilibrio aromi e sapori rari. Chi dire allora dell'elisir d'erbe, Barathier, frutto di antica ricetta tramandata di padre in figlio? Solo 20 gradi alcolici per sette piante e fiori alpini, in ossequio ad antiche tradizioni di montagna. Ci ho ritrovato dentro tutta la sapienza dell'amaro casalingo delle sette erbe incontrato nelle antiche baite ossolane. E poi il simpatico Serpoul ottenuto dalla macerazione di fiori di Serpillo o l'antico Rabarbaro cinese, dissetante e tonico, particolare... Sono liquori sul filo della memoria, sospesi tra i ghiacciai.

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05.02.05

Sulle canocchie i vapori dell'olio di Vicopisano


Per gli oli a volte ho passioni ben più grandi che per i vini. La fragranza dell'oliva racconta luoghi e persone, terre e amori ancor più di un buon bicchiere di rosso. Non può che essere toscano, non può che nascere tra i Monti Pisani che separano la piana del basso Valdarno Pisano dalla Lucchesia, non può che essere il frutto dell'attenzione di Nicola Bovoli, l'olio di Vicopisano che, da solo, rende giustizia, grandezza e magnificenza alle canocchie d'Adriatico, ricche di cera e di sapore, dopo cinque minuti cinque di canovaccio intriso di vapore. Spettacolo pirotecnico di piacere gentile, su crostacei poveri da pochi euri che rendono felice il palato d'inverno. Già aglio e prezzemolo, come di moda in Romagna, sono di troppo, o almeno di più. E un olio che parli troppo forte urlerebbe sulla polpa dolce della canocchia. L'olio di Nicola no, è una carezza leggera, un soffio d'oliva, una golosità ripetuta.

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02.02.05

Un Tocai che sa di campagna


I vini parlano dei territori, li raccontano... Sanno dei luoghi, riportano la memoria a scavare nei ricordi... Così il profumo leggero di fiori e di mandorle di questo semplice e fresco Tocai Friulano 2003 prodotto dall'azienda Forchir di Felettis di Bicinicco in provincia di Udice, mi riporta a tanti anni fa, a una serie di conferenze nelle parrocchie del Friuli. Già, anche questo ho fatto, ho girato tra preti e fedeli, a parlar di giornalismo sociale, d'impegno, per quanto possibile, con la penna in mano. Dei preti, tutti ospitali, ricordo le cantine sotto alle canoniche. Luoghi dove Tocai, prosciutti di casa e salamini concludevano in gloria ogni serata. In questa bottiglia ritrovo più che in altre i sentori del Tocai, del vino "di qui". Del vino che (forse, probabilmente, speriamo di no, chissà...) cambierà nome per la confusione onomastica e non certo enologica con il Tokaj, perla splendente dell'enologia ungherese. Un brindisi allora ai vini buoni, comunque si chiamino, ovunque si trovino.

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30.01.05

Il miracolo delle lenticchie di Ventotene


Dall'isoletta di Ventotene, nell'arcipelago pontino, arriva Cristina con un barattolo di lenticchie di Ventotene, minuscoli legumi coltivati dagli anziani abitanti del luogo in microappezzamenti di terreno percorsi dai venti salini del mare... Vanno seguite passo a passo le lenticchie, salvate le piantine non più alte di una spanna dalle erbacce soffocanti, raccolte a giugno, a mano, prima dell'alba: al massimo due, dico due, lenticchie per baccello. Infine battute sulle aie con attrezzi primordiali come il "veville", parola alla francese che indica due bastoni, di legni differenti tra loro, legati da cinghie e manovrato come fosse una danza... Così almeno racconta Cristina, mentre le lenticchie passate in pentola con semplici odori sprigionano profumi di altri tempi, di altri mondi, di altri mari... Un'apoteosi di commoventi sapori lontani mille miglia marine dalle lenticchiacce in scatola o sacchetto dell'ultimo dell'anno. Meravigla da scambio della primogenitura questi frutti dell'isoletta del Tirreno. Le nostre Lenticchie le ha prodotte Attilio Taliercio, poeta, o meglio, come dice lui "inventore di poesie" in quel di Ventotene.
Sopra alle lenticchie, a casa di Michele in quel di Sutri, ci siamo bevuti un vino strano, nato da assemblaggio di uve e di amici, rosso di uve Barbera, Merlot, Sangiovese, provenienti da Piemonte, Veneto e Toscana: il Primovolo 2000 realizzato da Sergio Zingarelli, Giordano Emo Capodilista e Andrea Faccio. Un rosso carezzevole e balsamico, ricco di stoffa e di profumi. Curioso, ma riuscito.

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27.01.05

Sagrantino di ventura


Nel cuore delle colline umbre di Montefalco, si perde, tra storia e leggende medievali, l'origine del Sagrantino, vitigno nobile e, negli ultimi anni, anche incredibilmente famoso. Chiunque sappia un po' di vino, se ne riempie la bocca di Sagrantino, non nel senso che lo beve, ma nel senso che ne parla.


Famosa quanto e più del vino è la Cantina Arnaldo Caprai che all'antico vitigno ha ridato lustro e piacevolezza. Ricordo dell'azienda Caprai, nei miei trascorsi enologici un Sagrantino di Montefalco 25 Anni Riserva 1998 e riassaggio oggi, potente e cupo, un Sagrantino di Montefalco Collepiano di un'altra annata notevole, il 2001. Il Collepiano sta in cantina un po' defilato perché meno costoso e nobile del 25 Anni Riserva, ma è vino austero e irruento, quasi "militare" per certi aspetti. E per altri un po' corsaro: rosso, sanguigno, ma di nobili origini. Esplosivo al naso, come in battaglia, recupera immediatamente l'eleganza della prugna e della mora, poi spezie, chiodi di garofano, vaniglia, caffè, cuoio… C'è da perdersi senza afferrare l'essenza di un vino inafferrabile che ora mostra il vitigno e ora il legno, disdegnando chi cerca di capirlo, di inquadrarlo.
D'altra parte il Sagrantino di Montefalco non si comprende, si ama. Anche nei suoi caratteri più scontrosi, anche nella potenza straripante che colpisce la bocca con forza tannica più che dolcezza.
Un vino "maschio", volendo usare un luogo comune, ma incredibilmente sensibile, talmente buono da far passare per pregi pure quelli che al primo sorso sembrano difetti.

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26.01.05

Alla ricerca dei cibi perduti


Che mondo di profumi e di pensieri. E che grande scrittore è stato Luigi Veronelli. Non perdetevi questo "Alla ricerca dei cibi perduti - Guida di gusto e di lettere all'arte del saper mangiare", uscito nel 1966, dimenticato per quasi quarant'anni e riproposto, oggi, da DeriveApprodi. E' un viaggio, nel tempo e nel cibo. L'ho letto in treno, l'ho finito a tavola.

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19.01.05

Dell'oca, del maiale, dei capperi e dell'astice dell'Adriatico

Svuoto il portafogli di biglietti da visita e appunti. Ritrovo il profumo isolano dei panini di Gilberto e Vera a Lipari, nel cuore delle Eolie: leccornie semplici, tutto profumo e calore, pomodoro, capperi e origano in pane di grano duro... Autentici bocconi di Mediterraneo. Via, tra i ricordi.
E da ricordare è anche l'astice di quasi tre chili, pescato in Adriatico, probabilmente verso la Croazia, con il quale abbiamo festeggiato la nascita dell'Associazione Mario Albertarelli: una spaghettata sontuosa e impeccabile all'Osteria delle Storie di Mare, proprio sul porto di Rimini.
Altre atmosfere, ma felicità grande per il palato al ristorante San Michele di Mortara, localone classico, fin troppo, dove però il risotto con le verze e il ragù d'oca era un capolavoro dei sapori di Lomellina, mentre una golosa Bonarda dell'Oltrepò sgrassava l'oca ed i pensieri.
Nei prossimi giorni riapre la Trattoria Via Vai di Bolzone di Ripalta Cremasca, meta tra le più affidabili tra Milano e la Padania. Promette bene il menu della classica "Maialata" con lo splendido risotto giallo con la pasta di salame, da solo un monumento ai sapori della pianura cremasca.

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17.01.05

La buona birra delle valli Valdesi


Quello delle birre artigianali è un mondo capace di affascinare quanto quello del vino. Affascina per la freschezza, i profumi, gli aromi di tante birre prodotte per amore e per passione, tenute in vita con la testardaggine di chi non si piega ad un mercato quasi totalmente in mano a un pugno di multinazionali che producono fiumi di birra noiosa e quanto mai standardizzata. Il guizzo si trova nei mocrobirrifici, tra gli artigiani della bevanda alcolica più antica del mondo. C'è qualcosa di una semplicità disarmante, diremmo di casalingo, di fatto a mano, di frugale, quasi, nelle birre Beba, piccola azienda di Villar Perosa in Valchisone, in provincia di Torino.
Si tratta di birre così lontane da quelle del bar sottocasa, non pastorizzate, non filtrate, senza additivi di alcun genere, ma fatte con malto d'orzo, luppolo, lieviti e acqua purissima. Birre realizzate a bassa fermentazione, quindi con tempi lunghi, fatti di giorni e giorni di fermentazione e maturazione. Battezzate con nomi fantasiosi che strappano pure il sorriso e imbottigliate con vistose e colorate etichette, sono birre golose e piacevoli. In alcuni casi anche alcoliche e potenti come la Sangre de Toro, rifermentata in bottiglia, di colore rosso ambrato, profumata di malto, dalla schiuma cremosa, con sentori di zenzero. O come la splendida e corposa Motor Oil, una doppio malto scura, forte nel gusto e profonda nel colore. Buona, ghiotta, fresca è invece la leggera N.1, ottima interpretazione della birra quotidiana, della pilsner dissetante. Un'ulteriore conferma di quanto di buono, anzi di ottimo, sanno fare oggi i piccoli birrifici italiani, con quelli piemontesi in prima fila. Da assaggiare.

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12.01.05

Il Gambero Nero

Ci siamo finalmente! Il lavoro che ho realizzato con Davide Dutto all'interno del carcere di Fossano diventa un volume fotografico che sarà i libreria a maggio. Lo pubblica la casa editrice DeriveApprodi. Il mondo della cucina visto dalle celle di un penitenziario con tanto di ricette realizzate con fornellini da campeggio e attrezzi di fortuna. Il libro si intitolerà Il Gambero Nero, giusto per non prendersi troppo sul serio.

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Lunga Vyta


E' on line e funziona Vyta, una sorta di villaggio commerciale dove acquistare cose buone. E' una creazione di Antonio Tombolini con il quale ho condiviso un bel pezzo vita (allora senza y;-) ai tempi di Esperya, la bottega on line per antonomasia. In bocca al lupo e lunga Vyta!

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26.12.04

Che sorpresa i vini dei colli Euganei


I Colli Euganei me li ricordo da bambino, ai tempi in cui i miei nonni abitavano a Padova. Erano luoghi dove si andavano a vedere le terme di cui si favoleggiavano i miracoli per la salute: Abano Terme, Battaglia Terme, Montegrotto Terme... posti più famosi per l'acqua che per il vino. Ho poi due amici padovani appassionati del nettare di Bacco. Uno taglia corto: "con tutti i vini buoni che ci sono in giro per Veneto e Friuli cosa vuoi trovar di buono intorno a Padova?" L'altro invece sostiene con forza la bontà di certe bottiglie prodotte sui Colli Euganei. Buoni o cattivi si tratta comunque di vini ignoti, nessuna bottiglia mi era mai capitata tra le mani fino all'incontro con il Godimondo 2002, fresco, balsamico ed erbaceo Cabernet Franc prodotto dal conte Giordano Emo Capodilista nella sua tenuta La Montecchia. Vino rosso di tradizione, ma anche di piacevole modernità è vino di beva eccellente. Ottimo pure sul pesce.
Ma dove i vini dei conti Emo Capodilista ci hanno conquistato in dolcezza e pulizia è stato nel Fior d'Arancio Passito 2002, un moscato giallo le cui evidenti note d'agrumi hanno impreziosito un blocco di foie gras d'anatra che, da solo, era già un pezzo di paradiso. Un vino davvero unico questo Fior d'Arancio, nato su pendici vulcaniche dei Colli Euganei, dolce, meditabondo, per nulla stucchevole e meno che meno eccessivo in zuccheri ed alcol. Chapeau!

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14.12.04

Il grande Carema e i vini fatti con la sega

Nelle ultime settimane ho assaggiato una sfilza incredibile di vini corposi, pieni, più o meno cupi, abbastanza profumanti, sufficientemente piacevoli in bocca. Bottiglie di ogni angolo d'Italia, dalla Sicilia al Piemonte, dal Veneto alla Romagna, dalla Toscana all'Abruzzo. Vini discreti, intediamoci, ma tutti uguali, pieni zeppi di legno, odorosi di vaniglia e di spezie, saporosi dei sentori della barrique, della botticella di rovere francese che ha ridotto tante cantine a succursali del falegname. No, non più quelle barrique dure e mal usate del recente passato. Oggi si sentono legni dolci per vini morbidi, ma nessun vino si distingue più. tutti signori vestiti a festa, ricchi, sin troppo, di alcol e tannini. Cambiano i nomi - Nero d'Avola, Sangiovese, Amarone, Barbera, Rosso di qui, Rosso di là... - ma poco sostanza, profumi e piacevolezza. E in più me li trovo pure recensiti come grandi vini a destra e a manca. Allora bisogna pur che qualcuno lo dica: non se ne può più, sono vini noiosi, sutcchevoli, inutili... Viva il Nero d'Avola in acciaio che sarà sgraziato ma sa di Sicilia, viva il Sangiovese del contadino, viva, soprattutto il grande, grandissimo, stupefacente Carema Riserva 1999 della Cantina produttori di Carema. Un vino a base di Nebbiolo, strappato alla montagna al confine tra Piemonte e Val d'Aosta, affinato con calma e a lungo nelle botti grandi, quelle non invasive della tradizione italiana. Giusti gradi alcolici, stoffa da vendere, profumi da grande orchestra: frutti di bosco, lamponi, rosa appassita, caffé e tant'altro in un tripudio varietale indimenticabile. Alla faccia di tutti i vini doopati nel legno usato male. Viva le vigne, abbasso i falegnami.

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13.12.04

A sud di Tunisi


A Chiaramonte Gulfi, sui monti Iblei, fanno l'olio buono con un'oliva, la tonda iblea, che è un'esplosione di profumi vegetali e nasce da ulivi antichi e grandi che qui chiamano "saraceni". Nella tenuta di Lorenzo Piccione, che l'olio lo fa buonissimo, ho visto fabbricare in un paiolo il sapone con l'extravergine d'oliva (che sciccheria, alta cosmesi di quella vera...), ho scoperto l'esistenza di torrenti con trote macrostigma e goduto di un ambiente unico al mondo, dove la serenità del vivere e sospesa tra ulivi, limoni e melegrane... Da non sembrare neppure vero.


Eppure qui, in questo pezzo di Sicilia a sud di Tunisi, sono vere delle cose impensabili altrove. Anche gli chef sognatori. In una cittadina che è una bomboniera - Ragusa Ibla - c'è un cuoco il cui nome è già una favola da mille e una notte: Ciccio Sultano. Non so come mangino i comuni mortali al suo cospetto, so di me, infilato ad un tavolo di partecipanti a un convegno sull'olio, impegnato a seguire il percorso di un menù dedicato all'extravergine di Chiaramonte Gulfi. Mi sono trovato immerso in un locale dall'atmosfera suadente e dai piatti intriganti, ruffiani pure, a volte, ma sempre con un fondo di sicilianità, di terra, d'acqua, di mare. Un legame saldo, forte come le braccia di Ciccio Sultano, con la Sicilia e i suoi prodotti migliori.


Al ristorante Duomo, così si chiama il locale, si gioca coi sapori, ma al tavolo delle delizie si porta solo il meglio. In un percorso che profuma del passaggio degli arabi in Sicilia e della vita di Ciccio Sultano in ristoranti di fama di New York. Sembra la versione felice di Big Night questo tempio dei sapori che vede passare in successione, tra i pani e i grissini di casa, un tortinello paradisiaco di dentice e totano con succo di senape selvatica, un cucchiaio sapidissimo di caviale iraniano con ricotta e miele di corbezzolo assieme ad un cucchiaio, un altro, di ricciola affumicata con arancia e pistacchio. E poi, meraviglia per golosi, lo scorfano con foie gras di anatra e salsa di mandorla. Il "caffé macchiato" con ostrica, dove il sapore del mare perdona la presentazione nella tazzina che si vedeva che era lì per stupire. Amabile la fritturina di pesce in cartoccio di carta paglia, piacevoli gli spaghetti freschi, fatti in casa, con tartara di alici e bottarga di tonno e succo di carota. Ma dove Ciccio Sultano sa colpire di carezze e sapori del passato è negli spaghetti neri con salsa di scampi e trippe, grande espressione di un cuoco in bilico tra la Sicilia e il mondo. Buona, buonissima, la ventresca di tonno al carbone con tortino di cipollata su estratto di pistacchi e salsa di carne. C'è, per finire, un gusto un po' barocco, molto ragusano, gustoso e glorioso, nei dolci: sorbetto al mandarancio con piccolo cannolo siciliano, zuppa di fichi d'India e piccola intrigante pasticceria. Nella selezione di vini siciliani ricordo con affetto il rosso Cerasuolo di Vittoria Maskarìa 2003 dell'azienda Terre di Giurfo, il cui casale rurale sovrasta le vigne, come sospeso in altri tempi, lungo la strada che da Catania conduce ai monti Iblei.

Nelle foto del bravo Davide Dutto, in successione: un ulivo "saraceno", io che assaggio vini in questo angolo grandioso di Sicilia e lo chef Ciccio Sultano nei suo ristorante Duomo a Ragusa Ibla.


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09.12.04

Profumato SerraLori


Che ampia beva, che sorsate di Sardegna in questo profumato SerraLori 2003 che non è vino rosso ma definirlo rosato sarebbe come sminuirlo. Ha il colore di certi vini bevuti sull'isola nelle cantine migliori, quelle di chi cura la vigna come un figlio... Ma ha anche i sentori delle uve a bacca rossa del sud della Sardegna e la finezza di una vinificazione moderna e, diciamolo, anche un po' ruffiana, a metà tra un novello e un vino vero. Esce così dalle cantine Argiolas di Serdiana, nel Cagliaritano, l'azienda famosa in tutto il mondo per il grande Turriga, questo vino dal colore rosato quasi rosso, da uve Cannonau, Monica, Carignano e Bovale sardo, profumato e fresco, sapido, elegante nella sua semplicità. Buono, alla faccia di chi non crede nei rosati. Goloso sulle pastasciutte e con i pesci. In vendita tra gli 8 e i 9 euro.

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07.12.04

L'eleganza contadina dell'Amarone Aldegheri


Fino all'ultimo sorso non si riesce a mettere le briglie all'Amarona della Valpolicella Classico 1999 Aldegheri. E' vino prodotto da un'azienda non piccola, ma di tradizione, in quel di Sant'Ambrogio di Valpolicella dove l'Amarone è di casa. E questa è proprio una bottiglia di quelle classiche, tradizionali, che non strizza l'occhio al gusto internazionale come fanno molti moderni amaroni. L'appassimento delle uve (Corvina, Rondinella, Molinara e altre varietà) sui graticci fino alla pigiatura tardiva, a febbraio e il lungo invecchiamento in legno grande (con una piccola percentuale in barrique), si sentono tutti al naso con la potenza delle amarene sotto spirito che la nonna tirava fuori per gli ospiti importanti, la prugna, la liquirizia, il cuoio, le spezie... E poi all'occhio è vino denso, di un rosso scuro, quasi viola, ricco di polpa che in bocca si fa dolce e forte fino a trovare un punto d'equilibrio in un vino grandissimo come l'Amarone, ma per nulla facile. In bilico tra dolcezza e freschezza nella possenza di ben 15 gradoni alcolici. Dicono sia rosso da carni, da arrosti, selvaggina, formaggi stravecchi e piccanti. Per me è vino da bere con gli amici, da perdersi a pensare tra le chiacchiere, da meditare a fine pasto o come adesso, davanti alla tastiera, a far correre davanti le immagini delle leggere colline veronesi dove nasce questo vino di eleganza contadina, un vero gentiluomo di campagna.

Nella foto le uve di Amarone e di Recioto in appassimento.


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30.11.04

L'anarchico del vino, l'amante della terra

E' morto Luigi Veronelli, Gino per chi lo conosceva o fingeva di conoscerlo quando poteva servigli. Ne ho visti tanti, soprattutto tra quelli che oggi ne tessono le lodi post mortem.
No, io non l'ho mai conosciuto Luigi Veronelli, ma l'ho bevuto, questo sì. Ho bevuto i vini che amava e il modo tutto suo di raccontarli. L'ho anche sfiorato, diverse volte, una pure ci hanno presentati e abbiamo scambiato quattro parole, ma conosciuto no. Avrei voluto, eccome, perché rappresentava un modo di amare e raccontare il vino e la terra e i buoni sapori che nei salotti enogastronomici trova sempre un ascolto distratto. Sono cresciuto nel leggere Veronelli e nell'intravedere al di là delle parole uno sguardo rivolto alle colline, alle uve, agli uomini e alle donne delle campagne. Poi, negli ultimi anni questo suo riappropriarsi dell'anarchia di sempre, della voglia di dare al vino un valore anche sociale e politico. Da grande sognatore, col naso ben piantato nel bicchiere. A sostenere cocciuto e caparbio che "è meglio il peggior vino contadino del miglior vino dell'industria". Beh, a me piaceva il suo modo di narrare i sapori, i profumi e le persone. Unico, tra tutti quelli che scrivono di vino.


Nella foto Luigi Veronelli è al centro sociale Leoncavallo di Milano, nel dicembre del 2003, in occasione di Critical Wine. L'ultimo saluto è previsto per domani, 1 dicembre, nel pomeriggio, al cimitero monumentale di Bergamo, assieme alla banda degli ottoni a scoppio e alle bandiere di uguaglianza e libertà.

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29.11.04

Il Genepy, quello vero


Dimenticate subito le bottiglie con le corna e i liquori verdi color incredibile Hulk. Qui si parla di Genepy inteso come liquore fatto davvero con i fiori della preziosa erba alpina, l'Artemisia Mutellina.
Il profumo intenso, dei pascoli alpini, delle montagne, delle scalate giovanili, delle passeggiate odierne, avvolge come e più di un ricordo e porta i pensieri in alto, in cima, in vetta.
In bocca forse c'è un po' di zucchero di troppo, sentire bene, no, c'è equilibrio, ma, però, forse un po' meno... E via un sorso a seguire l'altro, mentre aria e fiato si impregnano della preziosità del Genepy. Altro che Baudelaire con l'assenzio, io che non valgo nulla rispetto al mio Albatro di riferimento, qui, col Genepy, scrivo uno dei progetti più interessanti, credo, e impegnativi della mia vita... Quale? Top secret, ancora per un po'. Il nome del produttore di Genepy?
No, quello si può dire: si chiama Paolo Rovera e produce questo nettare della liquoristica nell'Azienda agricola "La Freidio" in quel di Stroppo, provincia di Cuneo.

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27.11.04

Frugale e veloce

Pranzo a Milano, nella casa a ringhiera di via Castaldi. Il tempo è poco. Scendo in strada, passo dal fornaio e prendo del pane di grano duro assai buono, poi la profumata e piacevole mozzarella di Bufala del caseificio La Buonissima di Villa Literno in vendita nel negozietto di prodotti pugliesi (Villa Literno non è in Puglia ma nel Casertano, però fa lo stesso...), una manciata di pomodorini senza lode né infamia e metto in tavola. Condisco con un olio davvero buono (l'extravergine d'oliva Pianogrillo) e ci bevo sopra una Cusquena, birra peruviana, birra degli Incas, come dice l'etichetta, la cui dolcezza porta in equilibrio l'acidulo del latte di bufala. L'ho comprata dall'Ambasciatore dei prodotti delle Ande, piccola bottega sudamericana da dove viene anche la granadilla, frutto di rara sensualità con il quale chiudo il mio pranzo frugale e veloce.

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23.11.04

Con la piada su SpazioCucina

Ho iniziato una nuova collaborazione con la bella rivista SpazioCucina. Tra le tante in edicola mi piace particolarmente perché tenta di trovare un elemento di novità a cavallo tra sapori ed oggetti, territori del cibo ed ambienti domestici...
Sul numero di novembre, da oggi in edicola, c'è un mio ampio servizio sulla piadina romagnola e sulle teglie d'argilla per cuocerla. Le foto sono dell'ottimo Davide Dutto con cui sto lavorando molto bene anche ad altri progetti.

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15.11.04

Barolo di Barolo


Nella massa di siti brutti, scomodi e approssimativi che popolano il mondo del vino (e non solo quello) questo Barolo di Barolo svetta per piacevolezza. Si tratta di un sito appena nato, dedicato al re dei vini e al paese dove si produce: Barolo, in provincia di Cuneo.
Barolo di Barolo, realizzato tecnicamente da Studio25, è stato progettato e coordinato dal giornalista Franco Ziliani, da sempre firma autorevole e controcorrente tra vigneti e bottiglie.

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Il formaggio che si scava la fossa

Dopo anni di vacche grasse, il formaggio di fossa di Sogliano al Rubicone entra in crisi. Dopo che il piccolo paese è stato ridotto ad un colabrodo per trovare fosse storiche e le infossature si sono fatte in ogni periodo dell'anno, alla faccia della tradizione, oggi si scopre che il mercato si è un po' stancato. La notizia si trova su CheeseTime, il bel sito dedicato al formaggio diretto da Stefano Mariotti.

Che i consumatori prima o poi si sarebbero stufati di un prodotto per il quale il nome, spesso, aveva più valore del sapore, lo sto dicendo da anni. l'ultima volta nel marzo scorso in questo articolo apparso sul settimanale Chiamami Città.

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12.11.04

Santa Polenta

Mia madre, friulana del basso Friuli al confine con Veneto, la polenta da bambina l’ha vista solo bianca, tanto che il primo incontro con la polenta gialla è stato incontro di stupore. Mia nonna ha vissuto a nord est quando a mangiare la polenta ci si ammalava davvero, di pellagra. Ma la pellagra non era malattia da opulenza, ma da privazione. Non era la polenta che faceva male, ma la mancanza di vitamine e proteine: mai un pezzo di carne, né di formaggio con la polenta. E parliamo degli inizi del Novecento. Viene da sorridere a pensare a quanto ha dichiarato al quotidiano La Stampa l’ex ministro della salute Umberto Veronesi: “Ai miei figli ho detto di non mangiare mai più la polenta, perché potrebbe essere cancerogena”. Se i miei bisnonni avessero detto ai loro figli “niente più polenta”, sarebbero tutti morti di fame. Altro che cancro.

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17.10.04

Parla come mangi

Pizzighettone è paese della Bassa, adagiato lungo le rive dell'Adda. Angolo di Lombardia dal nome curioso dove, di ancor più curioso, si festeggia un fagiolo: il fagiolo dell'occhio, all'interno dell'annuale festa dei "Fasulin de l'occ cun le cudeghe" che si svolge alla fine di ottobre.
In contemporanea, alle ore 17,00 del 30 ottobre, alla sala consiliare del comune c'è un piccolo convegno, un incontro, dal titolo "Parla come mangi". L'ha organizzato Michele Milani assieme ai Ds locali che siedono sui banchi della minoranza. A parlare di roba da mangiare, valorizzazione dei buoni sapori, riconoscibilità dei cibi, difesa dei consumatori, ci saranno, oltre alle rappresentanze politiche e istituzionali, Gianna Ferretti, professoressa dell'università di Ancona nonché anima della rivista on line Trashfood, che parlerà delle etichette dei prodotti alimentari. Poi il bravissimo Ettore Franca dell'Olea che spiega come facilmente si rimane fregati con l'olio d'oliva. Segue un mio intervento sulla grande distribuzione che si appropria del concetto di tipico per farne una bandiera commerciale e chiude uno dei due fratelli Baronchelli, titolari dell'omonima azienda che produce e vende splendido latte crudo, quello che sa di latte appena munto. Un miracolo.
Poi, giusto per mangiare come si parla, tutti a cena da Stefano Fagioli nella sua splendida trattoria Via Vai a Bolzone di Ripalta Cremasca.

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07.10.04

Che buona Barbera con la spuma

Questo è vino da bere, non da degustare. Lo verso generoso ad accompagnare pane toscano senza sale, appena uscito dal forno e salame contadino, di quelli ancora fatti in casa, di quelli che ormai hanno un anno di vita e cominciano ad essere ben stagionati, profumati, asciutti. Penso che sì, sarebbe piaciuto a Gianni Brera, l'avrebbe ispirato nel suo parlare di calcio con quel gioco di parole e neologismi da affascinare pure quelli che come me non distinguono una squadra dall'altra. Gli sarebbe piaciuta questa Barbera dell'Oltrepò Pavese 2003 dell'azienda agricola Isimbarda di Santa Giuletta, in provincia di Pavia. Alla faccia di quelli che copiano in Oltrepò i vini austeri di altre terre questa è Barbera spumeggiante, rossa, focosa, felice e, soprattutto, non banale. Ha profumi, nerbo, corpo, velluto. E' bel rosso di tradizione, ma fatto con attenzione non comune. Bottiglia d'annata da stappare anche con bolliti e stracotti.

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27.09.04

Mangiare nei cartocci

Il nonno di una mia cara amica, un vero signore d'altri tempi, diceva che mangiare nei cartocci - le piadine, i panini, altri cibi da passeggio - era "mangiare da comunisti". Il comunismo è praticamente scomparso, i cibi nei cartocci no, fortunatamente. Anzi, sono alla base del meticciato gastronomico, di una delle poche linee d'incontro quotidiano tra culture: il cibo.
Dall'1 al 3 ottobre, a Cesena, c'è la terza edizione del Festival internazionale del cibo da strada. Ne parlo qui, su Chiamami Città.

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21.09.04

La pasta con l'uva e i peperoni

Da dire magari suona male, ma da mangiare è un piacevole incontro di sapori stagionali. Ho provato oggi, con degli strozzapreti di semola di gran duro. Ho messo in padella un filo d'olio extravergine, cipollina fresca, sette peperoncini dolci a pezzetti e un grappolo di uva nera, quattro pomodori maturi, sale e timo verso fine cottura. Ho fatto cuocere una ventina di minuti e poi ho saltato gli strozzapreti in questo sughetto che sapeva di Europa centrale e di autunno. I miei figli, Giulia e Ludovico, hanno spazzolato stupiti.

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10.09.04

Dei pesci del Nord

Cuxhaven, mare del Nord, città che respira di oceano. Eppure una pescheria è una rarità. Si trova nella città vecchia, in un angolo dismesso. E' quasi una cantina: la cantina delle meraviglie, in Faherenholzstrasse. Non capisco una parola del giovane pescivendolo, ma gli si vede la passione negli occhi. La si legge nelle aringhe e nelle anguille affumicate, nei filetti di pesce d'acqua dolce e di mare, nella curiosa scelta di pinnuti salati e marinati, anche con ricette speciali. E poi, tra il fresco, sogliole enormi, stupendi rombi, una gallinella gigante... Compro diverse leccornie marine, tra le quali ci sono dei filetti di lucioperca - roba d'acqua dolce in pescheria di mare - e li preparo al cartoccio con burro, pomodorini, cipolla fresca, coriandolo, sale e pepe. Quindici minuti di forno a 200 grandi e il palato vola verso nord. A far compagnia ai pesci patate lessate con aglio, olio extravergine italiano ed erba cipollina. Domani a pranzo spaghetti con le aringhe fresche: sono grasse come piccoli maialini di mare.

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03.09.04

L'imperdibile pecorino nelle foglie di noce

Viene messo in commercio in questi giorni l'ottimo pecorino stagionato nelle foglie di noce da Renato Brancaleoni, a Roncofreddo, sulle colline della Romagna.

Di Brancaleoni, dei suoi formaggi, della sua Osteria dei Frati racconto qui, su Chiamami Città.

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01.08.04

La minestra con le seppie

Il profumo è quello del mare e dell'olio extravergine delle colline, ma la minestra fredda con la pasta fresca battuta, le seppie e i piselli è di più, molto di più. E' un piatto estivo e moderno che ha tutto il sapore di un archetipo gastronomico. Una preparazione golosa e fresca che si può assaggiare al Capodoglio Caffé, sul lungomare di San Giuliano, la spiaggia nord di Rimini. Qui, proprio sull'arenile, all'altezza del bagno 4, si trova il nuovo locale di Roberto Filippi, in arte Bubana, vulcanico anfitrione della gastronomia riminese. Da non perdere anche gli spiedini di calamaretti freschi, alla moda di un tempo. Poi insalata di tonno messo sott'olio in casa e cipolla, spiedini di polipo, cefali arrosto, paccheri di Gragnano con sugo di pesce, tagliolini allo scoglio, cozze, vongole e altre bontà del mare. E', a Rimini, la vera novità golosa dell'estate. A mangiare tanto e bere una buona bottiglia, il conto è sui 40 euro, davvero ben spesi. In più, ogni mercoledì, c'è una serata culturale con menù degustazione a 25 euro.

Tutto questo l'ho scoperto in un rapido passaggio da Rimini perché in questo periodo non faccio altro che andare e venire, tornare e partire. Quando trovo un computer scrivo pure qualcosa...

Posted by mic.marziani at 17:06 | Comments (627)

17.07.04

Food democracy

L'home food scavalcato a sinistra dal sindaco di Cattolica?
Appena eletto, il neo primo cittadino della località balneare romagnola, Pietro Pazzaglini, lancia una proposta a tutti i cittadini: "Una volta alla settimana sarò felice di essere ospitato a pranzo dalle famiglie di cattolichini che mi inviteranno. Sono disponibile a discutere con i miei concittadini di quello che desiderano così che, almeno una volta, sia l'amministrazione comunale ad avvicinarsi a loro e non viceversa". Speriamo che almeno porti il vino...

Posted by mic.marziani at 20:32 | Comments (589)

10.07.04

Viva l'Home Food!

Da molto tempo sono convinto che si mangi molto meglio nelle case che nei ristoranti (fatte le debite eccezioni: di case e di ristoranti...). Partendo da questa idea, nel 2001, quando lavoravo ad Esperya avevo pensato un'iniziativa dal titolo "Invitaci a cena… noi portiamo il vino". Copio e incollo l'idea di allora: "Esperya è virtuale? No, dovreste vederci tutti qui, 'dentro' al computer, con braccia, gambe e tanta passione per i buoni prodotti italiani. Anzi, potreste fare di più che vederci: invitarci a cena.
E noi, tanto per non passare da 'scrocconi', possiamo portare il vino.
Un invito a cena su Internet?
No, se ne avete voglia, un invito a cena vero, a casa vostra.
C'è il trucco?
Certo, che c'è ed è molto semplice. Noi pensiamo che la vera cucina tipica, quella della tradizione e dei territori, si trovi sempre meno nella ristorazione, ma sopravviva ancora nelle case. Magari a casa vostra. Per cui vorremmo condividere con voi il vostro sapere, le ricette della mamma o della nonna (quelle vere, non quelle della pubblicità…) e cogliere l'occasione per passare un po' di tempo insieme a parlare di buon cibo, di buon vino, di cultura dell'enogastronomia e di Esperya.
Come funziona?
Semplice: chi vuole può proporre di organizzare una cena per quante persone vuole, a base di piatti tradizionali (delle sue tradizioni, qualunque esse siano) nella quale invita Esperya. Chi organizza la cena s'impegna a darci le ricette dei piatti che propone. Noi ci impegniamo a portare i vini da abbinare ai piatti e a… mangiarci tutto"
.
Poi ad Esperya non ci sono stato più e l'idea si è persa nel calderone delle cose non fatte.
Io sono di quelli che non crede che le idee siano di proprietà di qualcuno e sono felice se altri pensano qualcosa di simile a me e magari lo realizzano. Per questo sono felice di aver scoperto Home Food. Speriamo vada lontano, molto lontano.

Posted by mic.marziani at 20:42 | Comments (988)

A Torino la Conservatoria delle Cucine Mediterranee

Vittorio Castellani è lo Chef Kumalè, un signore che imperversa tra cucine, riviste e giornali predicando le meraviglie del meticciato gastronomico. E come dargli torto? Il migliore dei mondi possibili, anche in cucina, è un crogliuolo di razze e di sapori. Ecco perché c'è da essere contenti della nascita della "Conservatoria del Piemonte delle Cucine Mediterranee", costituitasi a Torino grazie anche all'intervento di Chef Kumalé (dove, per chi non l'avesse capito, "kumalé" non è nulla di esotico: è un piemontesissimo "così com'è").
Obiettivi della Conservatoria è difendere e valorizzare "la cucina come veicolo di pace, come espressione di sapori e saperi che si sono accumulati nel corso dei secoli nei paesi che si affacciano sul mare Mediterraneo, creando identità, cultura, e influenzando anche le comunità delle zone interne".
La "Conservatoria del Piemonte" è una sezione federata del "Conservatoire Internationale des Cuisines Méditerranéennes", attiva nel coinvolgere, in iniziative gastronomiche, tutti gli undici paesi affacciati sul Mediterraneo: Francia, Spagna, Italia, Grecia, Tunisia, Algeria, Israele, Libano, Turchia, Cipro e Malta.

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08.07.04

Messaggi in bottiglia


Un appello un po' amaro l'aveva lanciato Nico Orengo sulla sua rubrica Fulmini nell'inserto Tuttolibri della Stampa qualche settimana fa: salvate la casa di Pinot Gallizio, l'artista di Alba (Cn) che dipingeva a metri, rotoli e rotoli di "pittura industriale". Un genio del Novecento. Per sostenere il salvataggio della casa di Pinot Gallizio interviene un altro genio del Novecento ancora in vita, Bartolo Mascarello, il grande produttore di Barolo che non si è mai piegato alla barrique. Mascarello ha deciso di stampare un'etichetta con l'appello: "Salvare la casa di Pinot Gallizio". Dello stesso produttore ricordiamo altre etichette-messaggio come "No barrique, no Berlusconi" o "Meno barrique, più barricate".

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03.07.04

Lugana per l'estate


Il Lugana è fresco vino bianco del lago Garda, tra i più ghiotti nelle serate estive, ottimo, in genere, con pesci, anche d'acqua dolce, crostacei e molluschi. Vino da trote e da ostriche per capirci, quanto di meglio si può chiedere ad una buona bottiglia. Se poi il Lugana in questione è un signor vino come quello prodotto a Lugana di Sirmione dall'azienda Ca' del Frati, allora siamo di fronte ad etichette davvero ghiotte. Il Lugana "base" dell'azienda, nell'annata 2003, è fresco, freschissimo, floreale, fruttato e sapido, con note di spezie dolci che lo rendono un bel bianco da pesci d'acqua dolce. Più imponente la versione affinata nel legno, il Brolettino 2002, dove il passaggio in botte è sapiente, per nulla stucchevole, capace di donare regalità e struttura ad un bianco destinato a durare anche anni.
La vera sorpresa però sono le bollicine di Ca' dei Frati, il Lugana Brut Cuvée dei Frati, vinificato in bottiglia come i grandi Champagne francesi. Ricco e crémant (non è una parolaccia, vuol dire che non ha troppe bollicine...), fragrante di lieviti, profumato di rosa canina e biancospino, fresco, intenso, ideale per far compagnia a qualche ostrica cruda dal sapore intenso di mare.

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25.06.04

Sanguineti e moscardini


Eccola Genova capitale europea della cultura... Bella da mozzare il fiato, col piglio della repubblica marinara. Si respira un po' nell'aria la cultura, come si sente che è in corso il festival internazionale di Poesia. Sembra più intrigante e più composta di sempre la città del passeggio e dei carrugi e si incontra pure la fila - sì, proprio la fila - di quelli che vanno a teatro. Oggi alle 15 alla biblioteca Berio c'è BlogLive!, qui se ne sente parlare, forse più che in rete.
Per chi gironzola attorno a Palazzo Ducale due segnalazioni di diversa materia ma di identica piacevolezza: la mostra Magazzino Sanguineti e la trattoria Archivolto Mongiardino da Franco. Magazzino Sanguineti è l'esposizione del lavoro e della vita del poeta genovese in un percorso di sette stanze che conducono per mano lungo una storia che è storia di parole e di Novecento.
La trattoria Archivolto Mongiardino, nell'omonimo carrugio, è piccola, piccolissima, spartana, ma accogliente in un'intimità quasi familiare, con un essenziale menù a base di pesce dal quale saltano fuori, dopo lunga (ma correttamente annunciata) attesa, i ghiotti spaghetti "il mare nell'orto" dove un letto di zucchine, peperoni e altre verdure avvolge gamberi e cozze per la delizia del palato. Basterebbero gli spaghetti per la segnalazione. Gli spiedini di minuscoli e ghiotti moscardini e i croccanti calamari alla piastra fanno il resto. Tra le alternative gli spaghetti all'aragosta per i quali il locale è famoso, il baccalà fritto, il polipo con le patate... Ad accompagnare il tutto una selezione di vini liguri e non solo, tra i quali spicca il Pigato 2003 dell'azienda Lupi, dagli avvolgenti sentori di mandorla e muschio e dalla sapidità dei bianchi di mare. A mangiar bene e bere meglio ce la si cava con 30-35 euro.

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16.06.04

Avanzi di galera

Da qualche mese, nel carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, sto portando avanti un progetto con un gruppo di detenuti: raccontare come si mangia dietro le sbarre, come la cucina possa dare un po' di senso a un "non luogo" come il carcere. Ne parlo qui, in un articolo su Chiamami Città.

Nella foto di Davide Dutto ci sono io, al centro tra i miei collaboratori della cella 10, mentre sto "lavorando"...

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Due rossi non comuni

Tra i numerosi assaggi degli ultimi mesi due vini rossi non tanto noti mi hanno particolarmente colpito.
Il primo è friulano, si chiama Selenard, ed è un uvaggio di Schioppettino e Pinot Nero, elevato splendidamente in barrique, dall'azienda Giorgio Colutta di Manzano, in provincia di Udine. L'annata 2000 è vino di struttura senza l'eccesso di alcol oggi di gran moda, profuma di frutti rossi e incanta il palato con carezza di velluto. La stessa carezza che lo accomuna ad un altro rosso, questa volta lombardo, anzi bergamasco. Si chiama Surie ed è un Valcalepio rosso doc prodotto dall'azienda Il Calepino di Castelli Calepio in provincia di Bergamo. Il 2000 è fresco e profondo, bordolese nell'uvaggio (Merlot e Cabernet Sauvignon alla pari), elegante e un po' cialtrone come un don Rodrigo dei Promessi Sposi. Davvero un rosso interessante.

Posted by mic.marziani at 10:45 | Comments (1224)