Qui un'intervista che ho rilasciato al blog Il satiro saggio.
Qui le iniziative dell'associazione Random di Pizzighettone: un autunno all'insegna del teatro, si comincia sabato 27 ottobre. Non sembri poco in un nebbioso e sonnecchiante paesone della bassa cremonese.
Qui il programma in via di sviluppo di La Terra Trema al Leoncavallo di Milano (dal 23 al 25 novembre) che, ad oggi, ha visto l'adesione di oltre settanta vignaioli e di una trentina di produttori di cose buone di vario genere.
Qui c'è Rablé, la scuola di scrittura creativa di Santarcangelo di Romagna dove farò delle lezioni sulla descrizione della natura. Racconterò che non credo che si possa imparare a narrare, a creare delle storie, ma che, invece, si può imparare a scrivere (nel senso di usare le parole in modo corretto, pulito e adeguato) e ad applicare quello che si apprende alla propria creatività. Tre i libri sui quali lavoreremo: Il bosco degli Urogalli di Mario Rigoni Stern, L'anno della lepre di Arto Paasilinna e La passeggiata di Roberto Walser.
Qui l'Elogio della bicicletta di Ivan Illich, il saggio più affascinante e, direi, sconvolgente e convincente letto negli ultimi anni, parola dopo parola capisci come davvero un altro mondo sarebbe possibile. Altro che quella noiosa di Naomi Klein o quel (bravo) predicatore di Al Gore.
Qui la mia recensione dell'ottimo ristorante il Piastrino di Pennabilli nato da un divorzio felice dello chef Riccardo Agostini dall'osteria del Povero Diavolo che, a sua volta, con l'arrivo in cucina del giovane Pier Giorgio Parini, ha raggiunto un livello ancora più alto. I due ristoranti fanno della Valmarecchia, tra Rimini e la Toscana, una delle vallate golose dell'Appennino. Provare per credere.

Quando si pensa a un libro, un libro proprio, spesso si segue la scia, la strada che ha preso, il percorso che ha avuto senza ricordarsi più di quello che era stato prima, quando era solo un pensiero, un'urgenza, un ammasso di parole. È un sorriso geografico quello che mi scappa pensando alla presentazione della Trota ai tempi di Zorro a San Marino, nella minuscola repubblica del Titano, così lontana, come parlata, come montagne, come luogo del pensiero, dalle atmosfere novaresi del romanzo. Scrivere è mestiere universale, ma trovarsi a raccontarlo in luoghi altri a me sembra sempre una piccola magia. Come magia è stato arrivare alla fine, a dire sì, adesso è pronto, come stregoneria è pubblicare, come alchimia è avere dei lettori coi quali condividere un percorso, un lavoro che è fatto di solitudini dello scrivere e di uno spazio immenso dove giocare con le parole, i personaggi, le vite che sulle pagine prendono forma. Così ogni presentazione è un regalo, anche le prossime: una il 24 ottobre a San Marino, al Bar del Pattinaggio, in pieno centro, tra i parcheggi numero 6 e 7, alle 21,00 organizzata da Giuseppe Morganti e Massimo Rastelli; l'altra sabato 17 novembre, alle 17,00, nella bella cornice di Sorrivoli, sulle colline sopra Cesena, alla Casa dell'Upupa, ovvero lo studio dello scultore Ilario Fioravanti, organizzata da Flaminio e Massimo Balestra. Ad accompagnarmi con domande incalzanti (immagino) l'amico Paolo Vachino.
Mi ha chiesto stupita un'amica scrittrice guardando il calendario degli appuntamenti della Trota ai tempi di Zorro: ma come fai a presentare ancora un libro che è uscito un anno e mezzo fa? Parlandone, credo.
Nella foto di Stefano Rossini sono lungo il Po, a Gualtieri, la patria del pittore Antonio Ligabue assieme ad Elisa, la nipote di Sergio Negri, amico del pittore e principale conoscitore della sua opera.
Oggi mia figlia Giulia, 16 anni, terzo anno di liceo classico, non ha fatto sciopero contro il ripristino degli esami di riparazione. Quasi nessuno nella sua scuola ha fatto sciopero, nel classici non usa. Lei in particolare dice che non sa neppure se sia giusto oppure no ripristinare gli esami. In realtà nemmeno io lo so, ma questa operazione mi puzza tanto di mancetta agli insegnanti: gli si riapre il mercato delle lezioni private e così smettono di lamentarsi che li pagano troppo poco. A Giulia, sottovoce, vorrei dire che sì, capisco i suoi dubbi, ma io sono di vecchia scuola: nel dubbio, incendia! Tanto di pompieri è pieno il mondo.

Sto scrivendo il libro sui sapori del Grande Fiume, sulle sue genti e le nuove geografie. Su quello che ancora vive, quello che di nuovo appare, tra le golene fluviali, tra le nebbie sempre più rare. Il volume uscirà il prossimo anno, presumibilmente in febbraio, per i tipi di Guido Tommasi Editore. Intanto torno sul luogo del delitto, assieme a Stefano Rossini, la prossima settimana, nel Delta, per incontrare un altro viaggio, quello alla ricerca del Grande Fiume realizzato dagli studenti dell'Università di Scienze Gastronomiche, l'università di Slow Food. Un percorso di studio ricchissimo che si concluderà il 19 ottobre ad Adria. Ci siamo già incontrati, a Pollenzo, prima del loro viaggio, per scambiaci idee ed esperienze, ci ritroveremo ora, per raccogliere le loro impressioni. Poi, prima di concludere il libro, faremo, sempre con Stefano, un doveroso pranzo alla Capanna di Eraclio di Codigoro, assieme a Tassi di Bondeno l'essenza stessa della cucina che si accavalla tra lagune e bonelli, tra scampoli di terra e insinuanti abbracci mare. Poi un ultimo sguardo a Mesola, in occasione della sagra dei funghi e dei tartufi e ancora nel Delta, un giro in barca, alla fine di ottobre, tra canneti e palmipedi. Dopo tutto diventerà parole e nebbia, fumo che sale dal fiume e pensieri che scorrono. Chiacchiere tra le canne palustri.

Tornano anche quest'anno le giornate del centro sociale Leoncavallo di Milano, nate sulla spinta dell'ultimo "sogno possibilie" di Luigi Veronelli e del movimento Critical Wine. L'appuntamento è per il 23, 24 e 25 novembre e si chiama LA TERRA TREMA. All'interno del Leoncavallo si incontreranno, come dicono gli organizzatori "vini critici e vignaioli autentici, agricolture periurbane, produzioni agricole di qualità". A rimboccarsi le maniche quest'anno sono gli attivissimi ragazzi (mi si passi il termine, veronelliano anche questo) del Folletto25603 di Abbiategrasso, periferia di Milano, che da anni sono impegnati, nelle aree intorno alla metropoli, a cavallo tra il cemento e il parco del Ticino, nella valorizzazione di un'agricoltura che ai margini resiste e, se la si vuole ascoltare, sa ancora parlare al cuore della città.
Nei tre giorni sono previsti, oltre ad assaggi, degustazioni, abbuffate, vendita diretta di vini, oli, formaggi, salami e cibi buoni da parte di chi li produce (ci sono vignaioli, oliandoli, casari, norcini e artigiani da tutta Italia), incontri con produttori, scrittori e giornalisti, proiezioni di video, concerti, cene golose.
Un punto di vista diverso, una contadinità non di maniera, né di facciata. Mi hanno chiesto una mano gli organizzatori, gliela sto dando volentieri, perché questo percorso che mette insieme la campagna e i centri sociali metropolitani è unico in tutta Europa e credo meriti grande attenzione. Una scommessa sul futuro, su un futuro non patinato, in un momento in cui sembra esistere solo il presente. Essere al Leoncavallo il 23, 24 e 25 novembre per alcuni produttori è quasi una provocazione, di quelle da accettare, perché più le idee si mescolano, più costruiscono strade.

Vi risparmio un lungo ragionamento sulla libertà e la comunicazione, sul portarsi sempre dietro quell'aggeggio che non si sa mai dove metterlo, squilla nei momenti inopportuni, presta il fianco a una mania compulsiva di dare e ricevere informazioni. Da almeno un paio di anni, confesso, io faccio finta di ascoltare chi mi parla al telefono ma non sto a sentire (eccezioni a parte). Insomma, ci ho pensato a lungo, mi libero dell'attrezzo: niente più cellulare se non nei lunghi viaggi, via, muto, spento. Cancellate pure il numero dalla rubrica e sostituitelo con un fisso: 0541 1796815. Non è un telefono vero, è un Voip che si usa via computer (come Skype, sono anche lì di tanto in tanto) e mi accompagna ovunque ci sia una connessione wi-fi.
Ovviamente non risponderò quasi mai al telefono, perché sto scrivendo o facendo altre cose, o perché non ci sono, però si può lasciare un messaggio alla segreteria telefonica e, magia!, Euteliavoip, me lo invia via mail. Io lo ricevo in tempo reale, ascolto e appena posso richiamo. E se poi mi chiama qualcuno che non lascia messaggi? Se perdo qualche occasione importante? Pazienza, ce ne saranno di più importanti che parlano con le segreterie telefoniche e sanno aspettare qualche ora per la risposta.
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Giorgio Milani è il papà del mio amico Michele. Un uomo a cui piacciono le cose grandi, forse perché è alto di statura: i soffitti alti, i tavoli da tante persone, gli studi ampi, gli spazi aperti... Così sogna in grande e mescola le parole, anzi le lettere, quelle di legno delle vecchie tipografie dismesse, quelle del Novecento e anche quelle più antiche, non per farne manifesti o discorsi, ma quadri, dipinti in rilievo, suggestioni non solo visive, tattili. Dentro poi, se guardi con attenzione, trovi anche sentieri di parole e di lettere, immagini alfabetiche, la poesia che diviene cosa e la cosa poesia. L'11 ottobre si inaugura a Milano, alla Galleria Agorarte, in via Carmine, 11, la sua mostra Poetari e Frottage, con settanta opere. La mostra prosegue fino al 10 novembre. Curatori della mostra l'incredibile Philippe Daverio e Simona Vigo. Sull'opera di Giorgio Milani, esiste anche un libro: Poetari di fine Gutemberg.