31.05.07

Stravolti, a San Benedetto Po

San Benedetto Po, Mantova. La barca, l’inossidabile Random, è alla fonda nel porto e noi nell’accogliente agriturismo Ca’ del Vento, ex caseificio di Grana Padano, almeno fino agli anni Sessanta.
Partiti da Occhiobello, Rovigo, allo stesso modo di sempre: chiedendo al bar dove si può acquistare della benzina, scoprendo che non solo no ci sono distributori per naviganti, ma nemmeno più pompe vicino ai paesi. Si va con le taniche sulle statali o si trova qualche persona di buon cuore che ci accompagna. Niente benzina. Attracchi scadenti e un vuoto che sembra un cratere da Occhiobello ad Ostiglia, non barche, non uomini sulle sponde. Il Po è solo. E noi con lui. Poi si anima, all’arrivo in Lombardia, sotto al simulacro dell’industria, dove il fiume sembra il grande cantiere di un’acciaieria. Dieci ore di barca per colmare il ritardo accumulato e rispettare gli appuntamenti lungo il fiume. Navigazione a vista, a schivare rami e detriti portati dalla corrente.


A San Benedetto Po la parola fine di una bella giornata di viaggio, estrema, lunga, eccessiva. Piove, prendiamo le biciclette. Che importa, si va a cena con i “soliti” piatti tradizionali: salumi mantovani, tortelli di zucca, luccio in salsa con polenta, grana e mostarda di Mantova... Beviamo un Lambrusco nero, mantovano, che si chiama ”piafoc” che in idioma locale vuol direte lucciola. Quella che spesso noi, naviganti di seconda serie, prendiamo per lanterne. Ora il motore è perfetto, c’è l’ha messo a posto l’amico "Gilda", uno dei poeti del fiume di Castelmassa, incontrato sul Po, unico navigante, in giro coi cani in barca. Si aspettano altre piene ma nessuno ne sa nulla. Abbiamo telefonato all'Arni, ci hanno detto di chiamare un altro giorno perché non c'è nessuno, al porto di Cremona ci hanno risposto che informazioni di questo genere non ne danno... Si naviga a vista e a naso, ad olfatto e il Po ha odore intenso di fiume che si sta gonfiando. A nord piove. Gli occhi si chiudono. Il resto domani.


Qui si può leggere il blog di Stefano Rossini, instancabile compagno di viaggio.


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30.05.07

Navigare necesse

Occhiobello, Rovigo. Navigare necesse. C’è scritto da sempre davanti a quello che è stato l’istituto nautico di Rimini. Mi sono chiesto a lungo perché navigare fosse necessario. E non mi sono mai risposto, ma oggi, col motore in avaria che si è spento in mezzo a un Po che ha il doppio d’acqua e di corrente di una settimana fa mi è venuta in mente solo questa frase: navigare necesse. E il motore è ripartito, scalciando, roboando, tossendo, gridando quasi, perché in fronte a questa corrente 25 cavalli sono meno di uno sputo. Random è un bella barchetta, gli amici dell’omonima associazione generosi, ma il Grande Fiume chiede altro. Non altri natanti, ma sicuramente motori più potenti. Oggi, con tanta acqua ci è stato davvero chiaro. Abbiamo attraccato a Occhiobello, dove c’è il ristorante Mulino del Po. Richiamo bacchelliano e menù fisso per mangiatori abbondanti: 22 euro in cambio di antipasti a buffet con scelta tra circa quattro metri di piatti in fila indiana, due primi, cinque secondi, formaggio, gelato, caffé, grappa, vino, acqua... Non è il paradiso dei gourmet, ma dal 1984 e un altro dei pochi presidi, delle fortezze da Deserto dei Tartari (grazie Massimo per la suggestione...) che stanno sul Po. Perché per il resto è tutto finto: demagogia dei politici, ci dicono, sul fiume non c’è nulla. La benzina è un’illusione, gli attracchi i soliti pontili in mano a nessuno o al buon cuore di tre pensionati.



La giornata però è stata ciclistica e bella. Vissuta attraverso la ciclabile che da Ferrara conduce a Bondeno a fianco del canale della bonifica Burana: acqua, pioppi, tigli e biciclette. In stagione tartufi. Silenzio e profumi. Magia di questo territorio che non sai bene se è vero o se è finto, se è distante nel tempo o perduto per sempre. Bondeno ha la piazza lunga chiusa dal Municipio, i barbieri che mi hanno tagliato i capelli nonostante l’età da pensione (la loro, of course...) e prodotti da modernariato: Borotalco Roberts, Endoten Control, acqua di colonia, brillantina Linetti... La barista ficcanaso e gentile. Ma l’istituzione del paese è il ristorante albergo Tassi dove ci accoglie Roberto Tassi, figlio di Enzo (con tanto di targa alla memoria per il suo amore per la gastronomia ferrarese), nipote di Augusto. Tre generazioni di ristoratori.



Gli anni si respirano tutti negli arredi vetusti, ma raffinati e accoglienti, nel servizio impeccabile, “di una volta” verrebbe da scrivere, nella cucina di tradizione che non concede deroghe: qui la salama da sugo è rito e alchimia, è ricordo ed archetipo, tanto da cancellare tutto quello che abbiamo finora assaggiato in materia. Sparsa con sapienza druidica e con cucchiaio magico sul puré di patate (il nostro) o di zucca. A fianco una meravigliosa lingua di cinghiale affumicata. Prima cappellacci di zucca al regù da manuale della cucina ferrarese e gustose tagliatelle alla salsiccia e fagioli. La coppa Tassi di mascarpone e cioccolato rinchiude la sorpresa: un amaretto bagnato nel rum, ma è rinchiusa in un’ancor più sorprendete coppetta d’acciaio, di quelle di quando si mangiava, da bambini, il gelato nella gelateria buona del centro. Roberto Tassi racconta dell’ultimo storione datato forse 1966 e lasciato frollare – perché le carni dei grandi pesci si frollano – nel giardino ristorante. Poi si lascia trasportare dai ricordi di caccia, che ancora si trovano nei piatti nella giusta stagione: germani, fischioni, alzavole, tordi, allodole, beccaccini, assieme a tartufi bianchi pregiati, salama da sugo e storioni erano i sapori ferraresi del Po. Metà sono scomparsi o sono finti. Però sulla via di Pontelagoscuro tera e acqua si mescolano e sorridono a due esploratori ciclisti. E noi si discute di alberi, di foglie, di frutta (quante pere...) e capiamo ancora una volta che questa campagna, che la campagna, è un luogo altro. A cui ci piace voler bene.

Nelle foto di Stefano Rossini, (qui il suo blog col suo racconto della giornata) ci siamo io e Stefano in bicicletta sulla ciclabile del canale Burana (beh, sì l’immagine dove c’è lui l’ho scattata io...), il rito del cucchiaio di salama da sugo sul puré al ristorante tassi di Bondeno (Ferrara) e la pilotina Random attraccata a Occhiobello, persa nel fiume che adesso è davvero grande.


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29.05.07

In bicicletta, fino a Ferrara

Ferrara. Da qui dovevamo partire il 27 e qui invece siamo arrivati oggi. E non in barca, ma in bicicletta, dopo aver attraccato a Pontelagoscuro, approdo di gente semplice, gentile, che ci ha dato una mano a mettere a posto il motore che si rifiutava di sputare acqua (e quindi di raffreddare...). Persone che ti fanno sentire a casa e neppure troppo incapace (perchè incapaci a navigare, io più di Stefano, lo siamo davvero), ma che davanti a Circolo Cannottieri (5 euro al giorno per un attracco sicuro, con bar e ristorante che fa lo stufato di somarino) scrivono “sorveglianza notturna armata”, come fosse in corso una guerra.


E in fondo qui, su questo fiume Grande per definizione, si scontrano i pochi locali rimasti con persone che giungono da tutti i mondi. Questa, par di capire, è la guerra non dichiarata. Rendita di posizioni, civiltà, contro straccioni che da ogni parte del globo sono emigrati in questa terra di nessuno, su questo fiume abbandonato, in cerca di fortuna. Così gli ungheresi pescano i siluri e li caricano nei camion frigo destinazione Vienna o Budapest. E Bern Frederking che a Polesella ha ristrutturato un borgo sulla golena per chiamare persone a pescare dice, senza mezzi termini: “se rubano i pesci, noi abbiamo poco lavoro”. Noi chi? Qualcosa come una ventina di campeggi e luoghi dedicati alla pesca nel Po, quasi tutti in mano ad austriaci e tedeschi, che muovono qualcosa come ventimila persone l’anno, da marzo a novembre, provenienti quasi tutte dal nord Europa. Una piccola industria turistica sconosciuta. Il nemico? Gli ungheresi – “non tutti, sono quelli che rapinano il fiume”, sottolinea Berg - che rubano i pesci.

Stranieri, intesi come non italiani sono ovunque, perché i paesi a ridosso del fiume sono, appunto, terra di nessuno. O meglio, terra abbandonata, lasciata a chi arrivava. Con grandi sogni e grandi progetti come Berg che del suo Angeln und Kultur ha fatto un gioiello di recupero architettonico o con il semplice desiderio di una vita migliore, come le ragazze ucraine di Pontelagoscuro o il signore che ci indica la ciclabile con chiaro accento dell’est d’Europa. A presidiare i porti solo italiani, sempre più invecchiati, sempre più isolati, come se il fiume fosse l’ultimo baluardo di qualcosa che si pretende italiano, occidentale. Non so dire, ma balza all’occhio.


Ferrara è provincia dove si dovrebbe vivere bene, si capisce perché in bicicletta le auto si fermano per farti passare. C’è turismo su due ruote e la città è pronta, ricettiva, “Città delle biciclette”, si legge sui cartelli. Viaggiatori slow, ma veri, che ci sono, esistono. Che convincono gli alberghi a far posto per i velocipedi. Già, stasera in albergo, su letti comodi, in un posto che si chiama Centro Storico e dai muri trasuda, davvero, la storia, quella del Novecento. Una stella, 40 euro a notte in due, niente bagno in camera ma un clima impagabile di altri tempi. Come di anni dimenticati sono i propietari, i cassetti, i libri polverosi, i pennini e i calamai della Cartoleria Sociale, luogo che dovrebbe essere meta di pellegrini alla ricerca di un passato, magari neppure remoto, fatto di cose e di odori che risuonano forte d'infanzia. Mentre gli infanti, quelli di oggi, alla darsena, fanno risuonare tamburi e trombe, pescando e fiatando, in preparazione di un qualche palio di sbandieratori. Musiche primordiali che ritmano il sangue anche di chi del Medioevo e delle rievocazioni può fare benissimo a meno.
Finalmente e cena: Antica Trattoria di Volano. Si mangia il salame coi pinzini, versione locale del gnocco fritto, poi tortellacci di zucca col ragù (all’altezza della fama e della fame) e pappardella al somarino (buone le prime, gustoso e saporito il secondo, ma insieme non c’era alchimia...). A seguire la potenza rinascimentale della salama da sugo con il puré e la seducente opulenza dell’anguilla marinata con la cipolla nel vino bianco. A innaffiare il tutto una bottiglia di Fortana fermo dell’amico Mirco Mariotti. Domani a Bondeno, ancora bonifica ferrarese, non in barca, ancora in bicicletta. Per riprendere in mano Random, la nostra pilotina, aspettiamo acque più calme. E serate di stelle.

Le foto sono di Stefano Rossini, di cui si può leggere qui un’altra versione, la sua, dello stesso viaggio. Dall'alto: il Po a Polesella questa mattina, prima che il tempo peggiorasse, uno scorcio del villaggio di Santa Maura ristrutturato da Angeln und Kultur. Chi scrive in versione da ciclista nel centro di Ferrara.

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L'alba di un nuovo giorno

Stamattina il tempo è bello. Alla faccia delle previsioni del tempo che ogni volta ci inchiondano sul fiume promettendo tre giorni di pioggia battente. Ieri sera non siamo rimasti digiuni: ci siamo trascinati a Polesella verso il risotrante Belvedere che, testualmente, il lunedì è chiuso per il turno, mentre il martedì e mercoledì sera è chiuso per riposo. Questi sono i paesotti che stiamo attraversando. Per fortuna sempre in festa, così per non si sa quale patrono c'erano giostre, calcinculo, musica disco e bancarelle. Da "Patate fritte e frittelle dolci", camper friggitoria, abbiamo mangiato una piadina con salsiccia e cipolla sbruciacchiata. Oggi il solito viaggio in bici con taniche appresso per fare il pieno. Poi si riparte. La campagna però è affascinate e, come scrive anche Stefano Rossini nel suo blog, abbiamo a due passi una villa veneta seicentesca e ben tenuta (a memoria, mi pare Villa Morosini) e sullo sfondo, vista la giornata tersa, svettano, per quanto l'altitudine lo consenta, i colli Euganei.

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28.05.07

Eridano, così lontano dal mito

Polesella, Rovigo. I calcoli li abbiamo sbagliati tutti: sui tempi, sul tempo (certe raffiche ad alzare onde di fronte a Crispino), sulla mitologia padana. Tributo di riconoscenza all’Arni, che si occupa della navigazione fluviale: la segnaletica è ineccepibile, ci siamo incagliati, di poco, una sola volta. Basta imparare i colori delle boe e seguire i rombi. In più viaggiano coi motoscafi per monitorare il fiume, li vedi e ti senti sicuro. Per il resto il Po è il contrario di quello che era nel nostro immaginario: gli attracchi non ci sono, sono mal tenuti, sono pieni di barchette anche semi affondate, alcuni sono frequentati da persone dei paesi dell’est a caccia di pesci siluro, facce non sempre rassicuranti... Poi magari siamo noi che ci sentiano un po’ insicuri, ma è un mondo inatteso. Fatto di agglomerati di case che sembrano deserte come Villanova Marchesana, senza anime vive, con i negozi sprangati, pochi anziani per strada, l’unico bar ha la barista cinese che sorride e parla e fa il caffé come si deve in mezzo a neon azzurri che ricordani i biliardi degli anni Settanta. Un altro mondo. E colpisce che in questo mondo altro ci siano soprattutto persone che vengono da paesi diversi: sto scrivendo nel più bel nucleo di casette di pescatori ristrutturate, a Polesella, un gioiello di buon gusto. È opera di pescatori tedeschi: una struttura per persone che vengono da Austria, Svizzera e Germania a pescare, si chiama Angeln und Kultur, perché i tedeschi quando vengono a pescare vanno anche a visitare Ferrara e Venezia con i suoi monumenti. Di fronte a Ro Ferrarese c’è una struttura turistica semichiusa, un progetto per rievocare Riccardo Bacchelli e il suo Mulino del Po. È triste, perché nessuno queste cose le fa funzionare. Solo i tedeschi, per la pesca al siluro. E solo i pescatori frequentano il fiume: se ne vedono a decine di ogni età lungo le rive, ultime sentinelle di un mondo che scompare, che porta a galla cozze giganti arrivata da chissà dove e uccelli morti. Poi arrivi all’approdo giusto, come quello di Polesella, dove c’è gente che il Po lo ama e allora capisci che c’è qualcuno, qualcosa che testimonia la vita del fiume. Gli appuntamenti gli abbiamo persi tutti, cause piogge battenti e vento forte. Per essere un viaggio anche gastronomico non c’è niente di peggio: siamo digiuni da stamattina e qui, tra le case dei pescatori tedeschi, c’è molta ospitalità, ma temo, mentre scrivo, nulla da mangiare. Domani si comincia a risalire, il fiume e forse la china alimentare: si va verso le terre della salama da sugo. Stasera niente foto, sarebbero quelle di due disperati in un mare fluviale in tempesta, per oggi così lontano dal mito. Da tutti i miti.

Posted by mic.marziani at 20:47 | Comments (328)

27.05.07

Partiti!


Castelmassa, Rovigo. Il vento spinge l’acqua del temporale sulla sala galleggiante del ristorante Litus. Dietro si chiedono, bisibigliando, se riusciremo a partire. È una domanda affettuosa: è facile farsi adottare in questi angoli di mondo dove di mondo ne passa davvero poco. Poi il cielo si apre, carichiamo: bagagli, biciclette, benzina, quella che non dovremmo trovare lungo il percorso. Oggi solo prove tecniche di navigazione. “Seguite i segnali”, ci raccomandano, come se fosse facile per noi che fino a un mese fa neppure li conoscevamo questo rombi bianchi e rossi che ci dicono dove andare, cosa evitare, come fare. Zigzaghiamo tra le boe, lentamente, in silenzio. Il fiume è maestoso, immenso, eppure si percepisce ad occhio che è poco, pochissimo rispetto al Po a cui si dà appellativo di Grande. Le lingue di sabbia, le isole troppo emerse ci dicono che siamo testimoni in diretta di un autentico disastro ambientale: dell’impoverirsi della più importante via d’acqua italiana, praticamente l’unica.


All’attracco di Ficarolo, sempre sponda di Rovigo, però si balla, c’è musica, jazz, soft jazz, roba per chi lungo il fiume sta cercando fresco, vita, voglia di non pensare, né ai disastri ambientali, né ad altro. Approdiamo, scriviamo due righe, poi andremo a cena, nella balera galleggiante, con le note del jazz. In mano una poesia, l’ha scritta Guado, uno dei ragazzi che lavora in fabbrica e d’estate vive in capanne sull’isola di fronte a Castelmassa. È naif, forse, come tutto quello che accade qui intorno (non è forse cresciuto sul Po Ligabue, il pittore?), ma è forte, è potente, è un atto d’amore per il fiume. È un foglio di carta con parole che sono gioco di ragazzi. Voglia di futuro. Scendono le nuvole, si sente la fame. Domani si parte verso il Delta, nel pomeriggio, se il fiume ci accompagna, saremo a Mesola, a parlare di vini delle sabbie, di Fortana, vitigno antico che cresce a ridosso delle dune.


Nelle foto, ovviamente di Stefano Rossini (leggi qui il suo blog), la pilotina Random col carico di biciclette ed io che sto scrivendo, sul tavolino di poppa, all’attracco di Ficarolo.


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26.05.07

Prologhi di navigazione


La barca Random, guidata dagli eroici Michele Milani e Mauro Patrini ieri è arrivata, da Cremona a Castelmassa, altro che darsena di Ferrara. Navigare ha tempi diversi da quelle delle carte topografiche. I racconti di dieci ore di navigazione tra sabbiaie, bassi fondali e punti di rifornimento inesistenti dava davvero l’idea dell’avventura. La benzina si va a prendere in strada, ai distributori automatici, i benzinai fluviale pare esistano soprattutto sulle mappe, nella realtà non aprono quasi mai. Basterebbe questo a dare una risposta al titolo del convegno che si è svolto fino a oggi a Ferrara: “Navigazione interna: l'Italia è davvero in Europa?”
Se parliamo di diporto, diremmo tranquillamente di no.
Intanto la pilotina è attraccata al ristorante
Litus
a Castelmassa, Rovigo. Persone gentili, piatti onesti. Di fronte c’è un’isola abitata da giovani, giovanissimi, poeti fluviali che la eleggono a dimora estiva. Gente di sogni, di barca e di canoa. Da domani si parte da lì. Non senza aver preso le biciclette alla stazione di Sermide dove sono in custodia al bar. “Se le lascia lì non trova neppure la catena”, mi ha detto il barista mentre ieri le stavo legando agli appositi sostegni in stazione. Sermide, quattro anime e molti meloni. Chi l’avrebbe detto posto di ladri di biciclette. Se il tempo lo permette domani, finalmente, si parte. Verso il Delta, per cominciare.


Posted by mic.marziani at 20:08 | Comments (218)

24.05.07

Sembra un gioco da ragazzi


Sembra un gioco da ragazzi... E infatti avrei dovuto imparare a 12 anni a navigare, mica adesso, nell'età di mezzo, ormai signore con la pancetta. E invece sono qui che faccio e disfo la gassa d'amante e il nodo parlato e riepilogo mentalmente cosa so e cosa no. Poi arriva mio figlio Ludovico e mi dice: sai fare il nodo Savoia? E' importantissimo, non puoi non saperlo, prende la corda, pardon la cima, e con le sue manine di otto anni me lo spiattella davanti... Bella forza, penso, lui ha fatto il corso di vela mentre io fino a una settimana fa non avevo mai visto neppure un timone se non nelle avventure illustrate del Corsaro Nero. Adesso so persino attraccarre, spiaggiare, legare una cima... So usare un mezzomarinaio o meglio so cos'è.


Davanti alla carta nautica il Po sembra infinito. Con Stefano Rossini mettiamo in fila come soldatini luoghi da vedere, persone da conoscere, prodotti da assaggiare, trattorie dove mettere le gambe sotto la la tavola... A proposito, di posti da coltello e forchetta leggete un po' quest'anteprima frutto dei sopralluoghi in auto lungo le rive del Po: la sempreverde Trattoria Cattivelli ad Isola Serafini (Pc). Ne ho scritto qui su Chiamami Città.

Posted by mic.marziani at 08:38 | Comments (52)

20.05.07

Conto alla rovescia per il viaggio sul Po



Parte il 27 maggio, all'alba, da Ferrara, il nostro viaggio lungo il Po. La barca è una pilotina di 5,90 metri, con motore fuoribordo da 25 cavalli. L'equipaggio siamo io, Stefano Rossini e due biciclette. Domani, rifiniremo tutte le tappe. Comunque da Ferrara raggiungeremo il mare, costeggeremo l'Adriatico verso il ramo principale del Po e da qui risaliremo il fiume, con numerose tappe, fino a Cremona. Lo scopo è quello di scoprire cosa è rimasto della cultura fluviale padana, a tavola e non solo. Un viaggio etno-eno-gastronomico attraverso un fiume che appartiene un po' all'immaginario di tutti noi. Io ne trarrò un libro che uscirà per i tipi di Guido Tommasi Editore. Il mio compagno di avventura, il giovane giornalista e fotografo Stefano Rossini, userà il nostro viaggio per realizzare alcuni servizi per diversi giornali e riviste. Ma alla fine sarà, almeno per me, anche un viaggio nell'anima, attraverso il fiume più importante d'Italia, attraverso le parole di scrittori che in queste acque hanno intinto la penna: Riccardo Bacchelli, Mario Soldati, Cesare Zavattini, Giovannino Guareschi, Gianni Brera, Luigi Veronelli, Mario Albertarelli... Così, citando a memoria i primi che mi vengono in mente.


Ve lo racconteremo, giorno per giorno, il nostro percorso, condivideremo con chi vorrà leggerci la vita da marinai d'acqua dolce e da golosi curiosi a caccia di sapori autentici e di umanità fluviale. Lo faremo quotidianamente attraverso il mio weblog, quello di Stefano Rossini, quello della rivista Alieutica e, infine, quello dell'associazione culturale Random di Pizzighettone che ci ha messo a disposizione la barca. Senza Random non saremmo mai riusciti a partire. Nelle foto in alto c'è la pilotina, anche lei si chiama Random, che dovrebbe portarci a destinazione (quello in maglietta bianca è l'armatore, l'artista Mauro Patrini), nell'altra ci siamo io e Stefano, durante la scuola di navigazione, perplessi ma in posa epica, consci dell'importanza dell'evento. Altre immagini si possono trovare sul blog di Stefano Rossini.
Chi vorrà passarci a trovare, on line attraverso i commenti, o, meglio ancora, fisicamente lungo il fiume, sarà sempre il benvenuto.


Posted by mic.marziani at 20:17 | Comments (122)

Cittadinanza poetica per l'infanzia

Chi l'ha detto che la poesia, anzi l'ambiente poetico, sia cosa per intellettuali, pure datati o comunque segnati dal tempo? Condotta poetica, il bel progetto nomade di Isabella Bordoni, diventa un laboratorio per bambini dai 6 ai 10 anni. Accade a Città Sant'Angelo, Pescara, nel museo/laboratorio ex Manifattura Tabacchi, dal 22 al 26 maggio. Affascinante.

Posted by mic.marziani at 11:45 | Comments (69)

16.05.07

Prove tecniche di navigazione e festa di compleanno a Pizzighettone


Non so praticamente nuotare, non ho mai navigato, timonato, condotto un natante di nessun genere, se non la canoa da ragazzo. Ecco allora che mi tocca andare a scuola. Oggi sono a Pizzighettone dove starò un paio di giorni per imparare a navigare, a guidare la pilotina dell'associazione culturale Random in vista del viaggio lungo il Po che intraprenderò tra pochi giorni assieme a Stefano Rossini. Maestro di navigazione un capitano d'eccezione: Michele Isman. Stasera serata dei soci fondatori del club dei Micheli (qualcuno ricorda? facemmo raduni quasi oceanici di Micheli e Michele sui colli piancentini grazie all'infaticabile organizzazione di Michele Milani...) e festa per il mio quaranticinquesimo compleanno. Gozzovigliamo a cervogia, come nei fumetti di Asterix, al Giardino della Birra, con la stupenda birra artigianale del Birrificio Lodigiano: ognuno porta qualcosa da mangiare e si sta in compagnia in riva al fiume. Chi volesse passare, più o meno per caso, è il benvenuto: arriva a Pizzighettone, provincia di Cremona, si ferma nei pressi del ponte sull'Adda, chiede dov'è la Conchiglia (sorta di ex balera all'aperto degli anni Sessanta) e ci viene a trovare. Da Lodi e dintorni si arriva anche in barca, scendendo lungo l'Adda e ormeggiando nel porticciolo di Pizzighettone. In treno poi, ci sono addirittura due stazioni, distanti qualche centinaio di metri una dall'altra: la vecchia Pizzighettone Ponte d'Adda, con la sala d'attesa cadente e le erbacce sugli scambi dove ferma la gran parte dei treni e la nuova Pizzighettone Gera dove di treni, invece, ne fermano pochi. Misteri padani.

Posted by mic.marziani at 10:28 | Comments (489)

14.05.07

La Trota ai tempi di Zorro a Novara


Chi ha letto il mio libro la Trota ai tempi di Zorro sa che Novara è una città chiave del romanzo: è lì che Stefano Baldazzi Morra, il protagonista, diventa "grande", è lì che incontra le manifestazioni di piazza, che frequenta il liceo, che compie le scelte più importanti... Chi invece il romanzo non l'ha letto potrebbe dargli un'occhiata scaricandolo gratuitamente qui, oppure acquistarlo in libreria o on line.
In ogni caso venerdì 18 maggio sarò a Novara a presentare la la Trota ai tempi di Zorro, all'interno della manifestazione Librovivo, rassegna di autori che incontrano i giovani delle scuole superiori e la città curata dal critico Franco Terzera.


L'incontro più emozionante - confesso che a pensarlo tremo un po' come una foglia - è quello del mattino, alle 11,00, al liceo classico Carlo Alberto, la scuola frequentata da Stefano Baldazzi Morra e, detto sottovoce, pure da me. Ovviamente questa presentazione è riservata agli studenti.
Nel pomeriggio alle 17,45 ci sarà invece la presentazione pubblica nel cortile di Palazzo Vochieri, ovvero alla biblioteca, in corso Cavallotti. Magari è l'occasione per ritrovare un po' di amici. Chissà.


La trota ai tempi di Zorro, come dico sempre, non è un libro autobiografico, ma quello nella foto in alto sono io a Gozzano nel 1975 (i curiosi possono ingrandire la foto cliccandoci sopra).

Posted by mic.marziani at 18:57 | Comments (130)

12.05.07

All'ingrasso, con gioia

Ieri a far chiacchiere con Corrado Assenza e a sognare coi dolci del Caffé Sicilia di Noto, capitale del barocco siciliano, provincia di Siracusa. Oggi a volare tra i profumi e i sapori dell'isola grazie alla magia ineguagliabile di Ciccio Sultano a Ragusa Ibla.
Lunedì prossimo, il 14, all'Osteria, quella con la O maiuscola, quella del Povero Diavolo di Torriana (dintorni di Rimini, torno nella Penisola), dove ci sarà una serata speciale, da osteria appunto, con pappa col pomodoro, mitici cappelletti in brodo, salumi, dolcetti e vini di Marina Cvetic e Gianni Masciarelli, con tanto di produttori a raccontarli. Mercoledì 16 io e questo blog festeggiamo i nostri compleanni: 45 candeline per me e 5 per Appunti di viaggio.


Nella foto scattata da Stefania Strumia (assistente tuttofare di Davide Dutto) si vede la cantina del ristorante Duomo di Ragusa e Ibla e, già un po' provati dal contenuto della cantina, a partire da destra: Davide Dutto per la prima volta senza macchina fotografica, Ciccio Sultano, Lorenzo Piccione di Pianogrillo ed io.

Posted by mic.marziani at 23:45 | Comments (45)

07.05.07

Che bella la mostra del Gambero a Pizzighettone


La mostra fotografica del Gambero Nero a Pizzighettone ci sta davvero bene, un po' nel Rivellino delle antiche mura, un po' nella Torre del Guado che è già stata prigione nel passato. C'è una suggestione particolare e anche il grande calore, la gran voglia di fare, degli amici dell'associazione Random: Mauro Patrini e Michele Milani (con Raffaella, Jacopo ed Elisa incorporati, of course), in testa. Se vi capita passate, è aperta fino al 13 maggio ed è la miglior location (credo si dica così) in cui è stata ospitata. Potete vedere altre immagini di Davide Dutto durante l'allestimento nel sito di Random.
Poi, se volete fermarvi a mangiare, andate sul fiume, sull'Adda, dove c'è la vecchia Trattoria del Guado, con buona cucina senza pretese: salumi padani, pasta fatta in casa (lasagnette di verdure da ricordare), storione, baccalà, coniglio, torta di pere e cioccolato. Vini spumeggianti di pianura o Dolcetto in caraffa. Venticinque euro, al massimo, con vista sul fiume.

Posted by mic.marziani at 10:08 | Comments (248)

06.05.07

Nebbiolo, rosato


Partecipo in ritardo (sempre in giro, sempre di corsa...), all'iniziativa il vino dei blogger proposta dall'amico Aristide, al secolo Giampiero Nadali. E parlo, questo è il tema, di vini rosati. Il rosato della mia adolescenza sulle rive del lago d'Orta, era il Nebbiolo, sì, avete letto bene, il vino fatto con l'uva del Barolo e del Barbaresco. Ma non sono forse vinoni direte voi? Certo, ma quando le vigne dovevano far tanto vino e ogni grappolo era una manna dal cielo, i Nebbiolo erano anche vinini, asprigni pure, ma dai profumi aristocratici e freschi, unici, di lamponi, soprattutto. Qualcosa di simile al Mimo, rosato dal colore profondo realizzato con uve Nebbiolo in purezza, dai Vigneti di Cantalupo, in quel di Ghemme, nel Novarese, lungo la sponda orientale del fiume Sesia, zona dove il Nebbiolo si chiama Spanna. Un bottiglia costa una decina di euro (al ristorante, bevuto l'ultima volta al Gufo Nero di Ghemme, trattoria con piatti di inossidabile ortodossia novarese) e apre la porta di un mondo arcaico.

Posted by mic.marziani at 15:09 | Comments (111)