
Critical Wine, negli intenti, agli esordi, voleva essere un gioco serio, non serioso. In alcuni casi è diventato persino serissimo, cupo, grigio, involuto. E quindi esposto alle critiche come quella di Tommaso Farina che sono circolate in rete in occasione del Critical Wine anti Vinitaly di Verona.
A me di Critical Wine piace lo spirito iniziale e la gente che credendoci ci si è trovata intorno. Soprattutto nelle espressioni di provincia, nelle interpretazioni più giocose, serie ma aperte, come quella organizzata dal gruppo Cuochiartistivisionari a Montaretto, in Liguria, a un passo dalle Cinque Terre. Qui dal 7 al 9 aprile, insomma a Pasqua, ci saranno vini, cibi buoni e dibattiti sui marchi e le denominazioni comunali (con anteprima della guida ai comuni De.co. realizzata da Riccardo Lagorio e di prossima uscita in libreria), sugli Ogm e il biologico (bufale comprese) in agricoltura. A coordinare e moderare i dibattiti ci sarò io. Il programma completo si legge qui. Chi volesse fare un salto a bere un bicchier di vino è, ovviamente, benvenuto.
Se c'è qualcuno di passaggio, giovedì sono al Vinitaly a Verona.
Sabato 31 marzo, c'è una chiacchierata, una presentazione, del mio romanzo La Trota ai tempi di Zorro nel piccolo e delizioso caffé letterario Assenzio di Rimini. L'appuntamento è per le 21,30.
Da quando sono "tornato" a Rimini è la prima cosa cittadina a cui partecipo. Nel frattempo, però, ho scoperto - anzi riscoperto - il ristorante Storie di Mare alla sinistra del Porto e una curiosa bottega di dolci e caffé vicino al mercato. Di entrambe le cose si può leggere qui e qui, su Chiamami Città.
Intanto il Corriere di Romagna, il miglior quotidiano locale, l'unico che sfoglio volentieri, realizzato da una cooperativa di giornalisti e oggi in via d'acquisizione da parte di Finegil (gruppo Espresso), ha cambiato direttore.
Stefano Tamburini, l'uomo mandato da Finegil, se n'è andato e, per ora, la guida è temporaneamente tornata nelle mani della bravissima Maria Patrizia Lanzetti.
La griglia è l’asso nella manica di tante cucine italiane. Per ricordi e frequentazione viene subito in mente quella focosa e sanguigna della Romagna. Qui sulle tavole della ristorazione, ma anche di casa, troneggiano immense grigliate uscite da foconi infernali che danno dignità e sapore a ogni cosa. Ma soprattutto alle carni e ai pesci “poveri”: salsicce, castrato, braciole e succulente costine di maiale fanno da contraltare a triglie, sardoni, sogliole, rombetti, code di rospo e spiedini di sardoncini, seppioline e calamari.
La cottura sulle braci e sui carboni ardenti, almeno in Romagna, viene dall’entroterra, dalle campagne, ma è sul mare, anzi “in” mare che trova la sua massima espressione, nel “focone” dei marinai posto sulle barche da pesca. Dai pescatori nascono cotture tipiche come quella degli spiedini di pesce, in spiedi di legno, messi a cuocere verticalmente attorno alle braci. Oggi il salutismo e le norme igieniche stanno cacciando via i foconi e la carbonella dai ristoranti e, soprattutto, dalle case. Beh, salviamola finché si è in tempo questa povera griglia, mica si morirà davvero per un po’ di bruciaticcio. O magari si morirà, come inevitabilmente accade, ma almeno avremo le dita sporche di pesce arrosto.

Per nostalgici e irriducibili di ogni ordine e grado Massimo Roccaforte, distributore di libri indipendente con la sua Nda, ha aperto un blog dove recensisce tutti i libri che parlano del '77 italiano. L'indirizzo è: archivio77.splinder.com.
Il mio romanzo, La trota ai tempi di Zorro, culmina proprio nell'anno della rivolta e racconta di come un ragazzino sceglie di buttarsi nella mischia, così come hanno, abbiamo, fatto in tanti in quegli anni.
La raccolta di volumi sul quel periodo selezionata da Massimo nel suo blog è ampia, curiosa e in continuo aggiornamento.

Tra l'altro Massimo Roccaforte è presente con la sua camper libreria (piccola idea geniale, mica solo i panini si possono vendere per strada...) al festival Sola Poesia di Longiano dove stasera è di scena Jolanda Insana e io che stamattina ho lasciato le Langhe per scendere nella riviera romagnola non me la perdo di sicuro.
Ermenegildo, che nome da infingardo
Foto di Novecento con baffi in bianco e seppia
pettoruto, quasi un seno, innanzi al sacco
mascella mobile e flessuosa
anche piantate su lucidi cosciotti
sorriso da cartolina antica
carnagione scura da pugile italiano.

È una specie di poesia scritta da me che poeta non sono. Mi è venuta in mente guardando una vecchia foto. Sono sempre stato incuriosito dal pugilato e dalle immagini di quel mondo. Per questo acquisterò il libro fotografico Partita a pugni, uscito, per DeriveApprodi, nella stessa collana del Gambero Nero.
Oggi poi è la giornata mondiale della poesia. Se siete in Romagna, io sono a Barolo, anzi, per la precisione, a Castiglione Falletto, andate a Longiano, alla prima serata di Sola Poesia. L'ho visto organizzare, so che merita molto.
Oggi è anche il primo giorno di primavera: un incontro di pugilato tra l'inverno e l'estate.

Il 26 marzo, alle ore 21, a Bergamo, nella Sala della Porta Sant'Agostino, presenterò il Gambero Nero all'interno della manifestazione "Non solo carcere per assicurare la giustizia" che propone tra marzo e aprile una serie di occasioni di riflessione sul carcere attraverso immagini (la mostra fotografica "Foto da Galera" di Davide Ferrario, film e audiovisivi), opere d’arte, parole, suoni. Ad organizzarla è il Comitato Carcere e Territorio in collaborazione con il Comune e la Provincia di Bergamo, Lab80 e il sostegno di Coopera e Tecam. Sono previsti anche diversi incontri e appuntamenti nel carcere di Bergamo e alcuni incontri tra studenti delle scuole medie superiori ed operatori del carcere. Qui si può vedere il programma completo.
Il server su cui è appoggiato Appunti di Viaggio è stanco e sovraccarico, così entrare nel blog oggi è davvero difficile. Commentare ancora di più. Per non perdere i commenti, consiglia Alberto Biraghi, è meglio scriverseli su un file di testo e poi inserirli col copia e incolla. Tutto il resto, sul server a pezzi, sulle difficoltà a navigare e sulle soluzioni prossime venture è spiegato qui.
Due parole intorno alla libertà o, se preferite, alle libertà. Come non essere contenti della liberazione di Daniele Mastrogiacomo? Sì, sorrido, felice, nonostante il clamore mediatico e la passerella di governo.
Come non essere perplessi di fronte all'arresto di Cesare Battisti? Uno che oggi di mestiere fa lo scrittore, si professa innocente ed è stato condannato per cose successe in un passato ormai così remoto?
Cosa c'entrano Mastrogiacomo e Battisti tra loro? Probabilmente nulla. Ma il sapore della libertà è sapore prezioso.
Per quanto mi siano capitate delle ottime cene, la migliore della mia vita spero di doverla ancora fare. Tom Hanks, l'attore, invece ha già trovato il suo momento di gloria gastronomica. Almeno a quanto racconta lo chef Gino Angelini che da qualche tempo esercita a Los Angeles. Un po' di gastrogossip in questa cena-intervista che si può leggere qui, su Chiamami Città.

Il Simbolismo. Da Moreau a Gauguin a Klimt (a Palazzo dei Diamanti - Ferrara, fino al 20 maggio 2007) vuole ripercorrere l'evoluzione della poetica simbolista, nata in Europa dopo la metà dell'Ottocento e volta a “rendere visibile l'invisibile”. Le oltre cento opere esposte sono gremite di allegorie, come la rappresentazione delle stagioni della vita attraverso le donne, che trova forse la sua massima espressione in “Le tre età della donna” (1905) di Klimt o nella fila indiana de “Il sentimento” (1901-'02) di Hodler, opere che chiudono la mostra estense, ma che traggono spunto da “Fanciulle in riva al mare” (1879) di Puvis de Chavannes, uno dei precursori del movimento. (Roberto Bonfantini)
Longiano è un bel paesino sulle colline romagnole, un luogo dove si vive bene, arriva l'aria dal mare e si sente l'Appennino. Ci sono la rocca e il teatro, piccolo, accogliente, una bomboniera spesso usata per le prime di grandi spettacoli. Qui Isabella Bordoni ha organizzato con il comune e la Fondazione Tito Balestra, Sola Poesia, piccolo festival che guarda lontano con nomi importanti della poesia italiana: Valerio Magrelli, Jolanda Insana, Valentino Zeichen. Nomi che esprimono tensioni e fissano un punto intorno alle parole. Poi altri poeti di nome leggero, a volte quasi ignoto, ma di grande magia. Il tutto dal 21 al 25 di marzo. Qui si può scaricare il programma completo per vedere luoghi, date, orari e nomi di un festival che, sottovoce, ha molto da dire. Buona parte del festival si svolge nel piccolo e accogliente Teatro Petrella (nella foto).

L’erbazzone è torta di erbe dell’Emilia delle quali esistono numerose e ghiotte varianti. Quella che segue è un ricetta moderna, poco tradizionale, ma incredibilmente squisita. Viva la primavera!, viene da pensare al primo assaggio.
Sciogliete in una terrina con del latte tiepido, quindici grammi di lievito di birra. Poi unite sale, un pizzico di zucchero, due etti di farina e due uova sbattute. Quindi incorporate un etto scarso di burro e lavorate ben bene l’impasto. Fatene una palla e mettetela al caldo, coperta con un canovaccio, in un recipiente di metallo, vicino ad una fonte di calore. Lasciate lievitare per un’ora e mezza. Pulite intanto delle erbe miste di campo, meglio se con abbondanti rosolocci (sono le piante del papavero), tritatele e mettetele sotto sale per un paio d’ore. Cocete a parte abbondante cipolla in un goccio d’acqua poco salata e aromatizzata con qualche foglia di mentuccia. Strizzate ben bene le erbe e unitele alla cipolla, olio extravergine d’oliva, pepe, pochissima noce moscata, poco aglio tritato finissimo, un etto di uva passa fatta rinvenire in acqua tiepida e un etto e mezzo di formaggio pecorino. Tutto questo ben di dio va a riempire l’impasto con il quale avrete foderato una tortiera imburrata. Ricoprite con un disco di pasta, chiudete e infornate. Servite calda o tiepida. Ma anche fredda fa la sua figura. In ossequio alla regione di provenienza ci si beve sopra un bel Lambrusco. anche perché non è vero che tutti fanno schifo. Uno davvero interessante, ad esempio, è l'ottimo Lambrusco Reggiano di Donata Venturini ottenuto vinificando le uve delle diverse varietà di Lambrusco che crescono sulle colline di Reggio Emilia, in una azienda vinicola immersa in un’antica tenuta di caccia, oggi una vera e propria oasi naturalistica.

Che cosa accomuna i Macchiaioli al Quattrocento? L'azzardato accostamento è stato scelto per la mostra su Silvestro Lega allestita fino al 24 giugno 2007 al San Domenico di Forlì e già visitata da 25mila persone. Lega (nato a Modigliana nel 1826 e morto a Firenze nel 1895) ama descrivere il paesaggio toscano e gli affetti altrui, lui che è morto in povertà e solitudine. Rispetto a Fattori e a Signorini, Lega è rimasto sempre fedele all'originario spirito risorgimentale, ereditando dal Rinascimento toscano la sacralità ed il taglio compositivo (ispiratore principe di quest'ultimo il Beato Angelico). (Roberto Bonfantini)
Con questo post Roberto Bonfantini comincia a collaborare con Appunti di Viaggio. Roberto è un giornalista radiofonico, con una grande passione per l’arte. Sta facendo il praticantato giornalistico e in base alle nuove regole l’Ordine dei Giornalisti gli ha assegnato un tutor, che sarei io.
Forse bisogna essere non più giovanissimi per ricordare l’inossidabile Ernesto Calindri, seduto in un tavolino in mezzo al traffico a far pubblicità all’aperitivo a base di carciofo “contro il logorio della vita moderna”. I carciofi sono una grande medicina dell’anima e del palato, nelle loro golose e infinite varietà: il romanesco senza spine, quello dei ghiotti carciofi alla Giudia, la pregiata variante di Paestum coltivata nella valle del Sele, il saporito carciofo sardo spinoso e violetto (ottimo quello di Ittiri), quello spinoso ma verde e tenero della Riviera ligure da mangiare crudo in pinzimonio, il violetto di Chioggia, il violetto di Sicilia, il brindisino, il catanese, il capuanella, il carciofo del litorale livornese, quello toscano, quello di Vasto, di Castellammare, di Orte, di Pietralcina, di Procida, di San Miniato, di Tarquinia, di Empoli, il violetto precoce di Iesi, lo spinoso di Palermo, il golosissimo violetto di Albenga e tanti altri che magari non avremo modo di incontrare mai. Da perdersi in un mondo di sapori.
Milano è città attorno alla quale giro da sempre, sin da ragazzo. E a differenza di quel che pensano in tanti a me piace, ci sono sempre stato bene, nonostante lo smog e la gente stressata e, a volte, poco socievole. Alla fine del 2003 ho preso casa in via Panfilo Castaldi, che è il nome di un tipografo. Mi serviva per lavorare, avevo diverse collaborazioni milanesi. Monolocale col parquet norvegese in silenziosa casa di ringhiera, casa di operai del primo Novecento, con un terrazzino che aiuta a pensare, a staccare, ad aggrovigliare le idee e a tenerci la bicicletta che in cortile non si può. Oggi ho cose da fare in troppi luoghi e vivere a Milano non mi serve. E costa troppo. In denaro, ma anche in viaggi continui per raggiungere i posti nei quali sto scrivendo e per passare del tempo con i miei figli. Il mio lavoro di consulente editoriale alle edizioni La Traccia si è concluso: niente più pesca, spero per sempre. E' un mondo così cambiato negli ultimi trent'anni che stento a riconoscerlo: meglio andare qualche volta a pescarle le trote, invece di scrivere di canne e mulinelli. Meglio leggersi la sera qualche pagina del grande Mario Albertarelli. Così dal 15 marzo me ne vado da Milano, metto libri e sogni negli scatoloni e scendo a Rimini (via Lince, 7, per chi vuole l'indirizzo) che è città dove si respira il mare, si possono fare lunghe passeggiate nel centro storico e corse in bicicletta sulle colline. Intanto sto scrivendo un nuovo romanzo ambientato tra Il Po e Ferrara, dove spero di passare un po' di tempo. Ho un bel lavoro da fare nelle Langhe e uno a Pavia. Sto scrivendo un libro in Sicilia, uno nella Marca Obertenga (offro da bere a chi mi dice dov'é...) e uno a Mondaino, sulle colline riminesi. E altri stanno entrando nel mio cantiere di scrittore. Già, ecco cosa sto cercando di fare: sempre più lo scrittore, sempre meno il giornalista. In fondo ho 45 anni: metà della vita alle spalle e, con un po' di fortuna, metà ancora da esplorare. Chissà, magari è pure la migliore.

Con nessun libro ho sognato, nel senso di viaggiare nel mondo onirico, come con Cent'anni di solitudine, il capolavoro di Gabriel García Márquez. L'ho letto che avevo 16 anni e lo ricordo come fosse ieri. Oggi lo scrittore compie ottant'anni che forse valgono i cento del sul romanzo. Auguri!

Enrico Scavino è uno dei grandi produttori di Barolo, un autentico signore del vino, un signore contadino, di quelli che è nato in vigna e ha imparato a produrre il “re dei vini” dal padre Paolo di cui l’azienda vinicola porta il nome. Parliamo di vini, di vigne e di territori attorno a un bicchiere di Barolo Rocche dell’Annunziata 2001, forse il più austero e sapido tra i “cru” dell’azienda. Seppur ancora giovane è un vino di colore rosso granato che dà spettacolo di sé al naso con note fruttate e speziate d'estrema eleganza. Ci si sente, per olfatto o suggestione, il mirtillo, la liquirizia, la menta addirittura. In bocca è imponente, caldo, avvolgente con una lunghissima persistenza nel finale.
Enrico Scavino, racconta la storia di vini senza compromessi: “il guadagno è arrivato perché siamo in una terra baciata dalla fortuna e cerchiamo di fare bene il vino”. Assaggio qualche giorno dopo lo stesso Rocche dell'Annunziata, ma l'annata 2000. Accompagna degli agnolotti al tartufo nero pregiato (grazie Marco per lo splendido tartufo!). Il 2000 è vino di equilibrata magrezza, che in bocca affascina per prontezza e al naso è ancor più mirtillo di montagna, quasi una passeggiata ad alta quota. Indimenticabile.
Nella foto di Davide Dutto sono con Enrico Scavino nella cantina che si trova a Castiglione Falletto, nelle Langhe piemontesi.

Oggi a Bologna, alle 14,30, c'è la manifestazione nazionale contro i Cpt, i Centri di permanenza temporanea per stranieri, veri e propri luoghi di detenzione dove si viene chiusi senza delitto, senza processo e senza fine pena. Non potrò essere a Bologna, ma sostengo la campagna per la chiusura dei Cpt, qui un mio intervento.
Domani sera, 2 marzo, alle 21,00, a Rimini, al circolo Montecavallo (storico circolo operaio della città vecchia) mi trovo a raccontare di cosa campo, che faccio, come ci si procura da vivere scrivendo. Il Centro per l'impiego ha dato vita all'iniziativa Il lavoro in un racconto e mi ha invitato a narrare le mie peripezie tra collaborazioni, contratti di edizione, articoli di giornale, consulenze editoriali, nel felice tentativo di far quadrare il cerchio prima ancora del bilancio.