Domani, giovedì 28 settembre, alle 15,00 pare che sarò tra gli ospiti di Fahrenheit, in diretta su Radio Tre, a parlare della Trota ai tempi di Zorro, del libro in braille, dell'accesso alla lettura per i non vedenti.
La trota ai tempi di Zorro, il mio romanzo, da qualche giorno è disponibile anche in braille, ovvero trascritto nell'alfabeto in rilevo per non vedenti, grazie al lavoro della Stamperia Braille della Regione Toscana. Cecilia Trinci, direttore della stamperia, ha accolto con entusiasmo l'idea di mettere il libro in catalogo e anzi, quando mi ha portato la prima copia, mi ha detto che sarebbe bello se altri autori ed editori di narrativa l'aiutassero ad ampliare la ricca offerta di testi della Stamperia.
Oggi un non vedente ha anche altri modi per accedere ai libri (audiolibri, riproduzione vocale di file elettronici...), ma mia figlia, Giulia, che non vede, mi ha insegnato una cosa che vale per tutti, vedenti e non vedenti: un libro è anche un oggetto, la lettura è anche un fatto fisico. Certo, per un cieco lo è ancora di più, perché leggere con le mani è leggere, non ascoltare una voce che legge per te. La Stamperia Braille di Firenze non è l'unica struttura che trascrive i libri in braille, ce ne sono anche di più grandi e importanti, ma è l'unica di proprietà pubblica. Detto con un po' d'orgoglio, pensando al nonno socialista.
Per uno che le interviste è abituato a farle fa un certo effetto trovarsi dall'altra parte della barricata. Qui, sul sito di Nda, distributore indipendente di libri, rispondo alle domande, per niente scontate, del bravo Edoardo Caizzi.

Un pellegrinaggio vero e proprio alla ricerca di una sorta di graal gastronomico. Ecco cos'è un pranzo dalla Giuseppina, nella sua trattoria sospesa tra i colli dell'Oltrepò, nel cuore della Valtidone, dove l'Emilia Romagna si incontra con la Lombardia e sente il profumo della Liguria. Sembra di essere in un altro mondo. Anzi, al di là del mondo.
Ne scrivo qui, su Chiamami Città. A farmi scoprire, a condurmi, in questo autentico giacimento della memoria è stato quel gran segugio di sapori di Michele Milani. La foto della signora Giuseppina che sorride con gli occhi è di Davide Dutto.
A me piace dire le cose, così ognuno può trarre le conclusioni che vuole. Qui a fianco, a destra, sotto al calendario, c'è un piccolo spazio che probabilmente diventerà pubblicità. Nel senso che c'è un signore, Filippo Ronco, che ha messo in piedi un'agenzia che vende questi spazi. Mi ha chiesto di aderire al suo circuito, io ci ho pensato, ho pure resistito un po' e poi gli ho detto sì, proviamo, se la rete fa guadagnare due soldi, ben vengano. Troverò un buon modo per spenderli. Ho solo posto una questione di spazio oltreché di decenza del contenuto: il massimo vendibile è quello che vedete, quello dove c'è scritto VinoClic. Personalmente credo, al pari di Antonio Tombolini, che la pubblicità sia morta da un pezzo, però se ne fa tanta e se un po' arriva qui ben venga. Va da sè che l'introito sarà talmente piccino che ogni idea che qui si scriva per compiacere a uno sponsor è puro sorriso, anzi grassa risata. Se mai, comunque, da qui entrerà un soldo mi farà piacere raccontare quanti e cosa ne farò.
Temo la bandabardò degli opinionisti che ingentileranno i graffi delle unghie lunghe della scrittrice. Ho paura per la memoria che si perderà, di ciò che ha scritto, del suo astio, della totale adesione ad un sistema che ha impoverito tre quarti del mondo per arricchirsi senza misura. Oggi niente tg "ricordanti" il suo coraggio nelle spedizioni nell'est asiatico. Non me ne frega di ricordare la caustica penna di una donna che non aveva più senso e per questo ha alzato il livello dello scontro per diffondere il suo verbo avvelenato e irrorarlo senza pietas.
Questo buonismo quindi menefreghismo per i morti (specialmente quelli freschi di giornata) mi è insopportabile come la nutella sul pane con le acciughe. Piove. Brutta giornata sotto molti aspetti, non solo climatici. Per oggi eviterò le pagine culturali. (Matteo Tassinari)
Intervengo come padrone di casa, come Michele Marziani, per aggiungere due cose. Quello che Matteo mi regala, da inserire nel blog, io lo pubblico sempre volentieri proprio perché lo considero un regalo, un regalo intelligente, che fa respirare la mente. Fosse stato per me la Fallaci non sarebbe mai entrata su questo blog, nè da viva, né da morta. Non ne sentivo il bisogno.
Accadono cose interessanti in Germania che mi piace segnalare. Anzitutto Isabella Bordoni che presenta la sua radio installazione Fraternité_Hidden Voices, dal 22 settembre al 20 ottobre all'interno del Festival Radio Revolten di Halle. Fraternité_Hidden Voices è un insieme di voci migranti, di tutti i popoli, da tutti i paesi, che si raccontano nella propria lingua. Ho partecipato, da spettatore, ad alcuni frammenti della realizzazione di questo lavoro e credo sarà qualcosa di intenso, profondo, emozionante, potente. Un autentico flusso poetico di rabbia e speranza, un urlo sommesso, ma forte, impossibile da non ascoltare.
Poi in Germania ci andrà Davide Dutto, il fotografo con cui ho fatto il Gambero Nero, che dal 27 settembre all'1 ottobre è a Colonia con l'interessante mostra fotografica Pescare nel tempo/Fischen in der Zeit, che fa parte della Photoszene, il programma di eventi che accompagna la fiera internazionale Photokina.
Per ultimo ci vado anch'io a Colonia, il 23 ottobre, a presentare il Gambero Nero all'Istituto Italiano di Cultura. Queste ed altre cose grazie al grande lavoro che sta facendo in Germania l'amico Davide Brocchi di Cultura21.
Delle diverse recensioni e segnalazioni on line della Trota ai tempi di Zorro ne segnalo due. La prima la scrive un giornalista che i lettori del mio blog conoscono: il mitico, è il caso di dirlo, Matteo Tassinari. Recensione che quasi mi commuove non solo per quello che scrive, ma perché è stata pubblicata da oltre una ventina di weblog amici, come dire: un piccolo mondo a sostegno del mio libro. Fa piacere, credetemi. La recensione di Matteo si può leggere qui e in una nutrita schiera di blog.
Il secondo scritto che segnalo è quello della poeta (suona così brutto poetessa, non riesco proprio ad usarlo) e pittrice Milena Massani. Si può leggere qui. Grazie! Devo dire, da autore esordiente, che la rete mi vuole bene (come io, in fondo, voglio bene a lei).

Se siete a Firenze lunedì 18, venite, alle 21,30, alla libreria Edison in piazza Repubblica. Sarò lì a presentare La trota ai tempi di Zorro.
Con me ci saranno anche Tommaso Gurrieri direttore della rivista Edison Square e l'artista Roberto Mastai.
Si discuteva di vini a Dogliani, a tavola, al goloso Verso del Ghiottone, ristorante giovane e ricco di sorprese, in tavola e anche in cantina. La discussione girava intorno al fatto che di vini ce ne sono tanti ben fatti, magari pure piacevoli, ma assolutamente inutili tanto rappresentano un'idea del vino lontana, lontanissima, dall'uva, dal territorio, dalla vigna. Vini muscolosi, pompati, legnati, barricati, concetrati, eccessivi, profumatissimi degli stessi profumi. Bottiglie corrette, senza difetti, ma sostanzialmente inutili, perché dopo averle bevute nella nostra vita non cambia nulla, non sappiamo qualcosa di più, non ci siamo messi a sognare, non ci si è accesa nessuna lampadina, non ci è rimasto ricordo, piacevolezza, emozione. Abbiamo consumato, non bevuto. E le carte dei vini dei ristoranti sono strapiene di vini inutili, tanto non sono i vignaioli a fare il mercato, ho scoperto, ma i grossisti, i distributori. Colpa anche della pigrizia di ristoranti ed enoteche e della non voglia di chi beve di assaggiare etichette diverse da quelle note, famose, segnalate, conosciute. Al contrario un po' dappertutto si trovano vini buoni, golosi, piacevoli, che parlano, raccontano (anche attraverso qualche difetto che li rende più interessanti), spettegolano al naso e al palato. Vini da bere a secchi, da non smettere mai, da stappare una bottiglia dietro l'altra, che siano bottiglie importanti e imponenti o semplici e beverine. Ecco, i vini da bere a secchi sono il contrario dei vini inutili. Tra le cose più emozionanti che ho assaggiato negli ultimi tempi c'è un rosso spettacolare per quanto è semplice, scontroso, freschissimo, con un'acidità che si arrampica sui monti, quelli della Val Susa da dove viene il rosso Valsusa Avanà di Sibille realizzato con uve Avanà in purezza. E come non provare un fremito infantile di fronte all'eleganza del ligure Pigato Le Russeghine 2005? Bianco prodotto dell'azienda agricola Bruna è un vino di una mineralità incredibile per un Pigato e poi avvolge in un concerto di erba, fiori, peperoni e di gomma... Quella gomma, quell'elastico mi riporta nella vecchia cartoleria dove compravo quaderni e matite ad ogni autunno prima della scuola. Rimanevo affascinato dagli odori, così come accade davanti a questo bianco buono, buonissimo. E che meraviglia i lamponi esplosivi, la stoffa avvolgente, fustagno diremmo, del Nebbiolo 2001 di Barale, sembra un gentiluomo di campagna, un Barolo senza il vestito della festa, anzi no, ci sono tanti Barolo che solo vagamente sembrano questo rosso, profondo e contadino. Ultima segnalazione per un vino incredibile dell'azienda Cefalicchio di Canosa di Puglia: il rosato Ponte della Lama 2005, fresco, morbido, potente, vellutato, a guardarlo nel bicchiere più che un rosato sembra un campo di ciclamini. Da aprirlo e finirlo, seduti davanti al mare, scrivendo poesie.
Fa bene, Gino il bagnino, a starsene senza noia e impettito all’ondoso ritmo del mare di nuovo grigio e inzuppato di nostalgia salmastra. Etereo, dita corrose e tranciate dagli sdrai, pelle scura e grinzosa e motorette d'acqua finalmente inutilizzate. La bagnarola limacciosa di turisti, anche quest’anno ha cessato di sbraitare al “chiacchierone”: “Siamo a Rimini. A Miami non ci sono mai stato, ma Rimini è tutta un’altra roba”. Fa bene Gino il bagnino, viso assorto, golfino color cachi, bandana, a raccogliere gli ultimi giornali sfogliati e svolazzanti. Testa inclinata verso il basso, guarda la sabbia e pensa al suo sciupio. Poi alza la fronte al cielo minaccioso di nuvole gravide e pesanti, quasi a scuoterle in silente malinconia per poi abbassarla di nuovo e raccogliere una lattina di Beck's. A quest'altro anno.(Matteo Tassinari)
La foto, bellissima, è di Marco Pesaresi. Un grande dell'obiettivo, che a Rimini è nato e dopo aver girato il mondo ha deciso che a Rimini, nel mare, doveva andarsene...