
Ho vissuto qualche anno a Fondotoce, a pochi metri dal monumento che ricorda l'eccidio nel giugno del 1944 di 42 partigiani catturati in Val Grande.
Quando abitavo da quelle parti il 25 aprile mi svegliavo necessariamente presto perché le fanfare dei festeggiamenti non tenevano conto delle mie abitudini notturne. A poche centinaia di metri da casa c'era il confine della Repubblica partigiana dell'Ossola, uno dei capitoli più belli e tragici della resistenza. Responsabile militare partigiano dell'Ossola per conto del Cln era Giovanbattista Stucchi. Nella foto è il secondo da sinistra, a Milano, il 5 maggio del 1945, con Mario Argenton, Luigi Longo, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna ed Enrico Mattei. Assieme a Mattei, Giovambattista Stucchi andava anche a pesca di trote. Lo so perchè Stucchi era il nonno di Michele Isman ed è grazie a Michele che ho potuto leggere "Tornim a baita", ovvero le vicende di quegli anni narrati da Stucchi. Un libro di cui mi sono innamorato e che sto cercando di far ripubblicare, perché la storia non è quella di una guerra per bande come qualcuno vorrebbe far credere, ma di un paese che attraverso la resistenza ha saputo riacquistare la dignità perduta col fascismo, riscattarsi della vergogna delle leggi razziali, del ridicolo dell'impero... I morti sono uguali, i dolori pure, ma da che parte si sta, quello no, è ben diverso.
Brindo alla festa, perché il 25 aprile è una festa, con un vino strappato alla montagna, quella dell'Ossola, il Prunent 1997, impareggiabile rosso, quasi ignoto, ottenuto da uve Nebbiolo che crescono sulle terrazze soleggiate nel punto dove il Toce da torrente diventa fiume - a Masera, a Trontano, a Montecrestese - da dove, girando lo sguardo, si guarda il Sempione, la Val Formazza, la Vigezzo e la Val Grande. Nel bicchiere tutta la forza, la ruvidità, la testardaggine e lo sguardo dolce di queste terre.
Contrordine: La trota ai tempi di Zorro, il mio romanzo, non sarà a Torino alla Fiera del libro. Non sarà stampato in tempo. Sarà invece disponibile presso la casa editrice (dove si può già ordinare) a partire dal 20 maggio e in tutte le libreria dal 9 giugno. Io comunque a Torino ci sono, sicuramente sabato 6 maggio.
Chi vive a Vienna e dintorni venerdì 5 maggio potrà invece leggere una corposa recensione del Gambero Nero sul quotidiano Der Standard.
Dal 19 al 21 maggio il Gambero Nero sarà presente a Libri da gustare - X salone del libro enogastronomico e di territorio a La Morra, vicino a Barolo.
Nel frattempo mi sono trovato a parlare del Gambero Nero in diverse radio, tra cui Radio Due, intervistato a "Che bolle in pentola" contenitore gastronomico in onda il sabato all'alba, curato dalla brava Marina Fuentes.L'intervista andrà in onda sabato 20 maggio alle 7,00. Mentre in televisione, domenica scorsa, Bruno Gambacorta, ha parlato del libro sul Sangiovese nella seguitissima Eat Parade su Rai Due.
Mi sono detto che se è vero che in rete c'è tutto forse è altrettanto vero che ci sono tutti. Così ho pensato ad alcune persone a cui vorrei parlare del mio libro in uscita, della Trota ai tempi di Zorro, perché se esiste è anche un po' merito loro. Da anni non so più nulla di una serie di persone di cui, invece, vorrei sapere. Scrivo qui per lanciare un messaggio in bottiglia e chiedere se qualcuno ha notizie anche lontane di Zamira Luttore, Federica Bottino, Mauro Gioiosa, Sara Giuliani, Elena De Bernardi, Alberta Pruscini, Chiara Bonfioli, Vincenzo Trino e Igor Manca. Sono tutte persone che vivevano intorno a Novara, Gozzano, Varallo Sesia, alla fine degli anni Settanta.

Sono le due di notte e ho appena finito di correggere le ultime bozze de La trota ai tempi di Zorro, il mio primo romanzo, in uscita per DeriveApprodi alla prossima Fiera del Libro a Torino (in libreria ci sarà entro maggio). Per me è come un figliolo. Ne ho ben chiara la fragilità, ma l'ho scritto perché se ne vada in giro per il mondo a mescolare carte e pensieri. Credo sia una storia che potrebbero leggere volentieri i padri, i figli, i fotografi, chi ama il vino e chi lo subisce, i pescatori, le bibliotecarie, i socialisti, i comunisti, intesi come quelli che sono stati iscritti al Pci, gli abitanti di Gozzano, e tutti coloro che si sono trovati, per caso, ad essere ragazzi, a Novara e anche altrove, mentre esplodeva il Settantasette. E' un libro fortemente geografico che si snoda tra la Liguria e il lago d'Orta. E' una storia costruita mescolando storie di altri. E' comunque una storia.
Due parole sul voto. Anzi tre.
Sono contento della vittoria del centrosinistra, perché di vittoria, comunque, si tratta.
Viviamo in un paese diviso, spaccato, ma questo, francamente, si sapeva anche prima. Niente di male, niente di grave. E soprattutto togliamoci dalla testa che l'unità sia un valore: è una rinuncia. Ognuno sta nella propria metà, possibilmente con l'intelligenza di capire che c'è un mondo anche nell'altra metà. Non dei coglioni.
La terza cosa è quella che mi preme di più. Scrive il mio carissimo amico Davide Brocchi da Colonia: "I media italiani non raccontano quello che all’estero si può dire tranquillamente. Per questo Berlusconi ha perso all’estero". Sottoscrivo, senza se e senza ma. Non ho paura della destra o del centrodestra che comunque esprimono un pensiero, ho paura di Silvio Berlusconi che esprime solo degli interessi. I suoi.

Coglione lo sono sempre stato, la mia biografia parla chiaro. Domenica vado a votare, con poca gioia, col naso tappato alla Montanelli, perché dovunque finisci il voto puzza, eccome. Ho avuto un barlume, un pensiero, un piccolo moto dell'animo, per votare la Rosa nel pugno. Una ventata di laicità ho pensato. Sarebbe utile con un centrosinistra che ha un candidato premier uscito fresco fresco dalla sacrestia e gli ex democristiani sparsi in tutti gli schieramenti eleggibili del Paese. Poi il nonno era socialista, mi son detto per farmi coraggio. Ho cambiato idea guardando la lista al senato: capolista Ugo Intini, mi sembrava un voto d'avanspettacolo. Allora son tornato sui passi che faticosamente percorro da un po' di tempo: voto i Verdi, non volentieri, ma con meno imbarazzo.
Anche un cieco, attraverso il computer, può leggere un libro appena pubblicato, senza costose e lunghe traduzioni in braille: basta poter disporre del file del libro, basta poterlo acquistare.
Sottoscrivo l'appello agli editori dell'Istituto Cavazza di Bologna e degli scrittori bolognesi. Invito tutti a firmarlo: in fondo la civiltà passa anche attraverso un file. L'appello si trova qui.
Fioccano le querele ai blog. Romano Levi, produttore di grappa in quel di Neive ha querelato il blog di Stefano Bonilli, direttore del Gambero Rosso. I motivi sono così futili che non vale neppure la pena scriverli. Mi spiace per la grappa di Levi che a me piace molto, ma che non berrò più. Ci mancherebbe, sostenere chi sostiene la censura. Il Gambero Rosso è comunque robusto e sa come difendersi dalle querele. Diciamo che alla fine, la querela di Levi dà peso al Gambero Rosso, è pubblicità positiva.
Chi invece non sa come difendersi e non otterrà nessuna pubblicità positiva sono gli amici Luca Bravi e Matteo Tassinari che portano avanti uno dei blog più intelligenti della blogosfera e che sono stati querelati, nientepopodimeno, che da quel trombone di Gigi Moncalvo (si accettano querele, ma chiarisco subito non è offensivo né vuole esserlo: è onomatopeico, basta guardarlo), oggi capostruttura della Rai ieri direttore della Padania. Insomma, un omone di potere, uno che dovrebbe difenderla la libertà di espressione (non fanno questo i giornalisti?) che si prende la briga di querelare due innocui e bravi blogger. I motivi? Penso che vadano letti qui. Che schifo, non so se piangere o sputare per terra.
Non dovrei dirlo perché sono parte in causa, ma dopo averlo visto lo dico lo stesso: Sequenze in 6x6 è uno spettacolo bellissimo, dove Isabella Bordoni riesce a tenere l'infanzia di una sola bambina sul filo della storia, quella con la esse maiuscola. Ieri sera c'è stato il debutto. Stasera si replica, a Rimini, ore 21,00, Teatro degli Atti. Biglietti anche direttamente alla biglietteria del teatro.

Caro Paolo Marchi, anch'io sono una sciampista e certi giorni pure una sciantosa. Professionista, però.