In onore di Michele, padrone di casa del blog, mi scopro a postare quasi sempre notizie che hanno attinenza con la gastronomia e/o il sociale.
La mostra che segnalo oggi è passata stranamente sotto silenzio e invece merita, mi pare, grande attenzione. S'intitola Le immagini affamate. Donne e cibo nell'arte. Dalla natura morta ai disordini alimentari e si svolge al Museo Archeologico Regionale di Aosta sino al 7 maggio.
Il percorso espositivo si compone di un'ampia sezione antica, con nature morte dipinte da donne artiste fra il XVI e il XVIII secolo, e opere "di genere" (eseguite, queste ultime, da artisti uomini) che includono rappresentazioni di donne impegnate nella preparazione o nella vendita del cibo o, più raramente, a tavola o nell'atto di mangiare. Si prosegue con una sezione dedicata alle artiste delle avanguardie storiche e del ventennio e infine, l'ultima parte della mostra è dedicata ai linguaggi contemporanei e alle figure che raccontano del cibo, dei suoi abusi, del suo piacere e della sua ossessione.
Tra gli scopi della mostra c'è la volontà di analizzare il complesso rapporto tra la donna e il cibo, limitando l'attenzione al campo dell'arte. Se in passato il cibo era associato alla cultura femminile soprattutto dal punto di vista dei rituali di preparazione, nella società odierna ha acquisito un valore cruciale a causa della sempre più grave emergenza legata ai disordini alimentari, anch'essi collegati perlopiù alle donne.
In mostra vi sono opere di Orsola Maddalena Caccia, Fede Galizia, Giovanna Garzoni, Bernardo Strozzi, Vincenzo Campi, Astolfo Petrazzi, Meret Oppenheim, Edita Walterowna Broglio, Pasquarosa, Lalla Romano, Alison Knowles, Martha Rosler, Jana Sterbak, Odinea Pamici, Iaia Filiberti.
Info: Museo Archeologico Regionale, tel. 0165 275902
(manuela angelini)
Leggo su Papero Giallo del cambio della guardia al Povero Diavolo di Torriana. Io li ho amati tutti e due: l'osteria con le ricette nate dalla ricerca dello scrittore Piero Meldini e il ristorante con la cucina ricercata e a volte vezzosa di Riccardo Agostini. D'istinto mi piace questo ritorno al futuro.
Domani a Milano ci sono le primarie del centrosinistra. Tra tutti, mi sono convinto che il meno peggio o il quasi meglio che dir si voglia è Dario Fo con il suo slogan: Milano non avere paura, non sono un moderato. Ma pure tutti gli altri andrebbero bene pur di evitare che il centrosinistra venga rappresentato da un uno come Bruno Ferrante, uomo d'ordine di mestiere, candidato dalle idee scarse e fumose e per quel poco che si sono sentite pure un poco di destra. Di sindaci così Milano ne ha già avuti abbastanza, mi pare.
Se devo dire bene cosa sia francamente non lo so, però intanto scrivo, racconto, imbastisco memoria e parole. E quello che scrivo entrerà in questo progetto che è in teatro ma non so fino a che punto sia teatro. Sequenze in 6x6 è un lavoro di Isabella Bordoni con Marcello Sambati, Stefano Scodanibbio, Angelo Benedetti, Norbert Math e Luca Berardi. L'ufficio stampa è affidato all'ottimo Carlo Simula. Il debutto è a Rimini, il 2 aprile, al teatro degli Atti.
L'arte moderna e contemporanea italiana e internazionale è a Bologna. Da oggi, 27 gennaio, sino a lunedì 30 si svolge ArteFiera Art First, vetrina prestigiosa delle avanguardie, della ricerca, della sperimentazione, ma anche degli artisti ormai consolidati dalle capacità riconosciute.
ArteFiera Art First coinvolge la città in una ricca serie di appuntamenti con esposizioni nelle gallerie, incontri con artisti, presentazioni di libri, proiezioni e tanti altri eventi. L'ingresso in fiera costa 15 euro. Info: tel. 051 282111.
(manuela angelini)
Sul numero appena uscito di Chiamami Città racconto del lardo di Mora Romagnola e dei fasolari crudi.
Si dice grappa e si pensa profumo, liquido trasparente, gusto dolce o secco. La Grappa Nonino è molto di più. E' anche un premio, assegnato ogni anno a personaggi significativi del mondo della cultura e della società civile.
Sabato 28 gennaio, nella sede delle Distillerie Nonino (nella foto le donne di Casa Nonino) a Ronchi di Percoto (Udine), la cerimonia di assegnazione dei premi vedrà vari protagonisti. Lo scrittore Gavino Ledda riceve il Premio Nonino Risit d'Aur 2006, alla cantautrice Giovanna Marini è assegnato il Premio Nonino 2006, mentre il Premio Internazionale Nonino 2006 è assegnato alla scrittrice giapponese Harumi Setouchi.
Infine, il riconoscimento più significativo, quello "A un maestro del nostro tempo", che nel 2006 vede premiate le Madri di Plaza de Mayo. Un apprezzamento "forte" per queste donne che sfidando l'arroganza del potere, sfilano nella piazza principale di Buenos Aires e chiedono notizie e giustizia per i loro figli scomparsi, desaparecidos.
(manuela angelini)
Ci sarà presto una nuova sezione su Appunti di viaggio: La valigia di cartone, ovvero appuntamenti di vario genere selezionati e raccontanti da Manuela Angelini. Manuela fino a poco tempo fa curava l'Almanacco Goloso di Esperya (mia antica antica creatura dei tempi che furono...). Poi hanno pensato di poter fare a meno di lei e lei ha traslocato qui, portando una valigia di cartone piena di curiosità, conoscenze e voglia di raccontare. Per ora sono solo prove tecniche, poi vedremo.

La montagna si spopola, gli allevatori sono sempre più soli nella difesa di territori e di tradizioni antiche. L'iniziativa Adotta una pecora, difendi la natura si rivolge a tutte le persone attente alle problematiche ambientali, culturali e gastronomiche. Con 190 euro all'anno si adotta a distanza una pecora che vive nei Parchi d'Abruzzo, in un ambiente protetto, allevata secondo modalità rispettose dell'animale e dell'ambiente.
Adottando le pecore si contribuisce anche a garantire la conservazione di tantissime tecniche antiche che regalano formaggi straordinari e saporiti, sul cui acquisto il genitore adottivo ha uno sconto reale.
E' inoltre possibile visitare i luoghi in cui vive la pecora adottata e partecipare agli annuali appuntamenti che regolano la sua vita - la festa della tosatura in aprile, la festa della transumanza a fine maggio, ecc. Il progetto "Adotta una pecora" organizza anche escursioni guidate ai pascoli d'alta quota, serate a tema, laboratori del gusto, attività didattiche.
Info: tel/fax 0864 490944, e-mail: mancozz@dimmidove.com
(manuela angelini)
Bisogna essere coraggiosi per definire un tipo simpatico Franco Cazzamali, macellaio in quel di Romanengo nella ripetitiva pianura della provincia di Cremona: sulle carni ha una nasino all'insù da star di Hollywood e per farti diventare suo cliente devi superare, come minimo, un esame. Ma le sue carni sono le migliori d'Italia, almeno per quelle che ho conosciuto. Trattate con cura sartoriale (ho passato un pomeriggio, pagato col raffreddore, a vederlo lavorare nella cella frigorifero...), selezionate con talento maniacale, vendute con consapevolezza al limite della superbia (ma, poi, è tutta timidezza e amore per il lavoro. In fondo è un finto burbero...), sono qualcosa di indescrivibile per profumo, consistenza, sapore, piacevolezza... Anteriore crudo di bovino Piemontese battuto al coltello da far suonare le papille gustative, carni di bovino anziano, 55 mesi da brivido, assaggiate in tutti in modi e ogni volta è una sorpresa, sembra, oserei dire, si sente, il sapore dei pascoli, il profumo del fieno... Poi i piccioni da nido e i ghiotti fegatelli di pollo nutrito con i fichi... Giusto per citare le mie ultime frequentazioni in punta di forchetta. Ogni meraviglia che esce dal banco di Franco Cazzamali merita inchini, riverenze ed entusiasmo. Lui e la sua macelleria dove golosi e ristoratori vanno pellegrini nonostante si trovi in fondo alla Padania, sono la prova che c'è spazio, ancora, per la carne perbene, buona, allevata come si deve. Costa? Beh, se si mangia questa una volta al mese invece della bistecca del supermercato due volte alla settimana, si vive molto meglio e si risparmia anche parecchio.
Stasera, a Rimini, alla presentazione del romanzo Al mio giudice di Alessandro Perissinotto , seguirà la degustazione di cui si legge qui sotto, ma non ci saranno i croccanti panetti, i biscotti salati, i golosi tronchetti al Sangiovese del Piccolo Forno Marziali.
Daniele Marziali vive in un altro tempo, in un'altra era, dove ci sono priorità ben diverse: è nata la sua prima figlia, altro che impastare ed infornare. Si festeggia l'evento. Per la degustazione in centro a Rimini basta la piada che buona si trova un po' ovunque. Bravo Daniele! Alla faccia di un mondo che vuole l'economia al primo posto.
Rimini riscopre la piazza. Non per la rivoluzione (mi verrebbe da scrivere purtroppo, ma non vorrei passare per il solito giacobino della domenica...), ma per rivitalizzare il centro storico. Il commercio, quello tradizionale, delle botteghe e delle boutique, è in affanno. Perché? Beh, perché la gente non frequenta più il centro, preferisce passeggiare e acquistare in altri centri, quelli commerciali. E nella capitale delle vacanze di ipernonsocosa ne sono nati due in 15 giorni (nei dintorni poi non è che ne mancassero...). Insomma, l'intelligenza urbanistico-commerciale della cosiddetta metropoli balneare non è seconda a nessuno.
Così la Cna.com, emanazione della Cna che si occupa di commercio e turismo, ha preparato un progetto per far rivivere il centro, quello vero, quello del passeggio, per animarlo, per farlo tornare luogo d'incontro. E anche per dire in giro che Rimini, d'inverno, è una bella città di mare.
La Cna.com ha affidato il progetto al gallerista Giovanni Tiboni e ne è nata una serie lunga e ricca di eventi letterari, artistici, musicali, teatrali, gastronomici... Beh, nel cibo ci sono finito in mezzo anch'io, a far da consigliere, definizione ben più gradevole e pertinente di quella di consulente. Ho detto: presentiamo i buoni prodotti del territorio, quelli fatti dagli agricoltori capaci, dai vignaioli bravi, dagli artigiani veri, quelli con le mani in pasta... Mi hanno preso sul serio. Così ci saranno diverse degustazioni pubbliche e altre sorprese golose in giro per la città. A partire da domani, giovedì 19, quando alle ore 18,00, al Caffé Teatro in piazza Cavour, lo scrittore Alessandro Perissinotto presenterà il suo romanzo Al mio giudice. A seguire degustazione gratuita, nel senso che chi viene mangia gratis, ma le cibarie ai produttori sono state pagate, dei profumati e intensi salumi di mora romagnola di Fausto Zavoli (allevatore e norcino di Saludecio, nelle colline riminesi), accompagnati dalle strabilianti ghiottonerie salate da forno del Piccolo Forno Marziali. Il tutto innaffiato dal Montetauro del Podere Vecciano, archetipo moderno del semplice e beverino Sangiovese delle colline riminesi affacciate sul mare.
Mirto Campi è per me un amico importante, incontrato per caso e riconosciuto subito, d'istinto. Fa il guardiano dei boschi e dei fiumi in provincia di Modena e da sempre scrive, bene. Dai tipi della piccola tipografia Baldini di Pavullo nel Frignano è appena uscito un suo libretto: Stagioni di Vita.
Del suo scrivere, del suo raccontare, sono da sempre un sostenitore, perché Mirto parla con la stessa poesia che c'è nel suo nome, un nome e un cognome così profondi da sembrare inventati. Come le sue storie potrebbero sembrare favole. E invece sono vita dell'Appennino, della montagna dimenticata, di un tempo ricordato per la sua coralità, per la sua bellezza, ma anche per le miserie, per la fatica. La fame era fame sui monti. E Mirto la racconta perché nell'infanzia ne ha sentito l'odore. Si snodano sull'Abetone, sul monte Cimone, a Fiumalbo, tra i monti di Modena e Pistoia, le visioni, i ricordi, i profumi e i sapori di un libretto che incanta, in semplicità, pure in ingenuità se si vuole. Il volumetto Stagioni di Vita è scritto sulle cime, in solitudine autentica e ha della montagna bellezza e cupezza, malinconia e rusticità. Ed è un libro bruttarello da vedere, stampato da stamperia di provincia, impaginato come si è capaci nei paeselli. Questo un po' dispiace perché Mirto, per me, è scrittore vero che meriterebbe libri veri, venduti in tutte le librerie.
Stagioni di Vita dove si compra? Costa 13 euro e si chiede direttamente a Mirto Campi. Scrivetegli per averlo e già che gli scrivete chiedetegli delle sue montagne. Questo è l'indirizzo: mirtocampi@alice.it
Il Rosso Oriolo 2003 di Nino Tino. Ne parlo qui, sempre su Chiamami Città.
Piccolo raccolto e goloso sushi-bar nel centro di Pesaro. Lo racconto qui, su Chiamami città.
La notizia la so da qualche giorno, ma la vita mi tira per la giacchetta in qua e in là... Adesso mi fermo a dar fiato alle trombe: Perepepé! Udite! Udite! Rullo di tamburi, please: questo blog ha vinto il premio Foodies 2005, come miglior gastroblog tra quelli scritti da giornalisti. Il premio, ideato, inventato e assegnato da Peperosso, consiste in una manciata di gloria e in un buono acquisto di 100 euro di cibi e bevande nel sito e-commerce San Lorenzo dove ho trovato, a far gli onori di casa, nientemeno che Antonio Tombolini. Dividerò la vincita, a tavola, con gli amici, quelli conosciuti, quelli raggiugibili, che mi hanno votato. Grazie!
Due parole anche sul concorso indetto da Peperosso: è stato pieno zeppo di polemiche, qualcosa non ha funzionato pure tecnicamente, però è stata la prima edizione di una "sfida" che non voleva prendersi così sul serio ma che è stata presa tanto e troppo seriamente con tanto di lancio di oggetti virtualmente contundenti. Ecchisenefrega, il prossimo anno sarà migliore. Io, di aver vinto il mio titoletto di gastroblog dell'anno sono contento e pure sommessamente orgoglioso.
Questo blog è stato appena definito "zavattiniano" (aggettivo derivato dal grande Cesare Zavattini). Onoratissimo ringrazio Stefano Fabbri, accanito lettore dei miei appunti di viaggio.
Nel ringraziare confesso: Zavattini, da sempre, fa parte dei miei piccoli miti.
Oltre alle ragioni degli alberi e a quelle degli architetti, ci sono quelle dei cittadini. Io, come in tante cose, non so chi ha ragione e chi torto o chi ha semplicemente un po' dell'una e un po' dell'altra. So però che quando le situazioni diventano esplosive è perché le amministrazioni utilizzano il potere conferitogli dai cittadini senza condividere le scelte. Detto in parole povere: alle persone nessuno si prende la briga di spiegare nulla. E, d'istinto, perché l'istinto conta eccome nella vita, credo più a un Michele Sacerdoti qualunque che a Roberto Formigoni e alla sua band. Magari sbaglio, ma mi è mancato il terreno per non cadere in errore. Su questo la politica, oggi, dovrebbe interrogarsi.
Sulla questione degli alberi del Bosco di Gioia ricevo questa mail di un mio caro amico architetto che partecipa al progetto del nuovo palazzo della regione Lombardia. La pubblico perché a me fa pensare: "Mic, mi dispiace rivelarti che attorno alla presunta strage degli alberi di via Goia c'è in atto una delle più tipiche campagne di malainformazione mai viste.
Ne so qualcosa visto che ho lavorato al progetto che sostituirà lo sfigato ex-vivaio che in tanti, da Tanica a Sacerdoti (occhio, i cognomi sono importanti), difendono a spada tratta, ventilando posizione progressiste. Eh no. Così non va proprio bene. L’area complessiva di intervento, cosiddetta Garibaldi-Repubblica, ha succhiato risorse pubbliche per 30 anni (M2,Passante Ferroviario, M5, etc) per configurarsi come centro direzionale di Milano. Una infrastrutturazione che ad ora serve delle aree vuote che aspettano dei progetti da 30 anni, che ripaghino anche I cittadini degli sforzi fatti. Ci saranno le nuove sedi di Comune e Regione (lo sa Sacerdoti che la Regione Lombardia spende ogni anno 10 milioni di euro in affitti sparsi in città? Soldi nostri, ovviamente).
In particolare il progetto della Sede della regione è ad impatto ambientale vicino allo zero, visto che ha rinunciato ad usare il teleriscaldamento e le caldaie tradizionali per usare invece le pompe di calore con acqua di falda, che verrà poi immessa, a fine ciclo, nella Martesana (ridonandogli un po’ di vita). Prevede la piantumazione di più di 200 alberi su suolo pubblico, per I cittadini.
Ripeto, suolo pubblico e non privato come quello dello sfigato ex-vivaio di via Gioia. Che e’ tutto meno che un bosco e che non è accessibile a nessun cittadino. Visto che e’ ed è sempre stato privato e circondato da un muro alto 4 metri.
Gli alberi difesi da Tanica e Sacerdoti (sempre ‘sti cognomi) inoltre non hanno mai sviluppato un serio apparato radicale, perché erano appunto piante da vivaio. Gli esperti di ambiente dovrebbero saperlo.
Mi sembra tutto ciò un buon esempio che descrive lo stato di una sinistra perdente. Ma perdente nell’anima. Pierpaolo Pasolini si lamentava di uno sviluppo senza progresso per l’Italia del boom. Questa sinistra non è né per lo sviluppo né per il progresso. E’ diventata conservatrice e passatista, residuale e triste. In una parola, sfigata".
Chi domani, 7 gennaio, si trova a Milano e dintorni partecipi, alle 15, in Porta Venezia, alla manifestazione indetta da Michele Sacerdoti per protestare, dire che non si è d'accordo, che si pensano cose assai diverse, che dalla vita si vuole altro rispetto alla strage degli alberi del Bosco di Gioia. Un esempio in più di una città, forse di un mondo, in via di costante peggioramento.
Magari non ci hanno fatto caso in molti, ma oggi, anzi, vista l'ora, dovrei scrivere ieri, la scritta
Sono uscito da un redazione che erano passate le otto. Tutto il giorno a cucinare articoli, limare parole, pensare titoli, riquadri, imbastire servizi. Da quanto tempo non sentivo più l'odore di questa vita che, nonostante i divieti, sa sempre di fumo. Ho da due giorni un nuovo lavoro, collaboro, per un paio di intense giornate a settimana, alla rivista Le vie della pesca. Finisco che mi sembra di aver guidato il trattore. Respiro l'aria della sera e me la faccio a piedi da Villa San Giovanni a Porta Venezia, seguo la scia che dalla periferia porta al centro di Milano. Scarico una giornata passata a fare a pugni con le cose, sempre troppe, da fare. Guardo i volti, spesso inquietanti di questa città, ne colgo i segni, i rari sorrisi e raggiungo casa. Qui, stasera ho trovato ad aspettarmi la piacevolezza del riso basmati pakistano che mi ha consigliato il gentile commesso dell'Indian Krishna Bazar di via Panfilo Castaldi, un profumo arcaico e semplice da far impallidire tutti i confezionatori nostrani di basmati. Sacchetto in tela, chiusura a cerniera, notizie chiare sulla cottura, la proveniena, i valori nutrizionali. Due chili di ottimo riso a 4 euro. Poi un pacco arrivato per posta: è il mio pacchetto della felicità (scambio di doni a sconosciuti ideato da Fiordizucca) e contiene un bel pezzettone di Parmigiano Reggiano stagionato come dio comanda. Grazie Lucia, di cuore.
Infine solito viaggio in rete per trovare una grande, bella, sorpresa: Franco Ziliani, combattiva firma del mondo del vino, che scrive e scrive un post dove parla bene, tanto bene, di me, del mio lavoro, di un mio articolo sull'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena che è uscito nell'ultimo numero di Buffet. Che bello trovare riconoscimenti per come uno ha deciso di spendere il proprio mestiere: grazie Franco, anche se sì, credo che in politica si pensino cose diverse. Non lo stesso si può dire, immagino, in fatto di vini, terre e contadini. Così apro una bottiglia di Carema riserva 1999 (Paolo, me ne procuro un'altra, non dubitare...), vino quasi ignoto ma dalla piacevolezza antica dei Nebbiolo del nord del Piemonte. Mi immergo nella lettura della Biografia sentimentale dell'ostrica. Forse non l'ho ancora scritto: buon anno a tutti.
Sergio prende sempre vicolo Corto e vicolo Stretto che tanto non li vuole mai nessuno. Ci mette sopra le case che sembra non valgano nulla e alla fine si fa un gruzzoletto che spesso lo fa vincere. È uno stratega del Monopoli, Sergio, lo dicono tutti.
Io lo guardo giocare sul pianerottolo, quello dentro, sopra alla scala che parte dal portone e conduce al piano dell’ascensore. Ascensore che in alto così non serve per i vecchi dice la signora Liuzzi che ha sempre da lamentarsi di tutto. Guardo perché ancora non capisco come funziona il gioco e come funzionano i bambini grandi che di fronte ai soldi colorati sono seri. È una cosa dove compri le case, le stazioni, le società del gas e poi diventi ricco o perdi tutto. Come nella vita, dice Sergio di cui il papà si dice sia “fallito”. Se avesse fatto giocare suo figlio nella vita gli avrebbe consigliato il vicolo corto o il vicolo stretto di San Giuliano e sarebbe finito meglio quel signore dal sorriso triste e la sigaretta penzolante che si porta dietro il cappotto con le maniche troppo corte e la puzza della sconfitta sotto ai capelli unti di brillantina. È un odore talmente forte quello del fallimento che lo sentiamo pure noi bambini. Pure io che porto rispetto per il papà di Sergio, come per tutti i papà. E poi Sergio è uno simpatico che si cura anche di me che sono più piccolo. C’è il desiderio di essere migliore, migliore di altri, migliore di tutti forse anche di suo padre in quegli occhi che ti guardano per volerti bene e invece ti prendono sempre un po’ in giro. Il re del Monopoli: l’ho perso da grande tra i grandi eppure l’ho visto di sfuggita con lo stesso occhio stanco da bastonato dalla sorte che aveva suo padre alla fine delle partite sul pianerottolo, quando passava e senza dire parole faceva segno a Sergio che è ora. Chissà se oggi Sergio ha figli a cui fare segni per dire andiamo. Chissà se un giorno si è stufato di vicolo Corto e ha puntato tutto nelle case per ricchi, quelle di viale della Vittoria, dove, lo sanno tutti, non passa quasi mai nessuno.
Sono appena passato da via Lecco a Milano, angolo viale Tunisia, dove hanno cacciato a pedate i rifugiati politici. Ho guardato le vetrine ora murate per impedire accessi e occupazioni. Ho pensato alle case. Mi è venuto in mente il Monopoli. E questo racconto, inedito, che fa parte di 6x6.