30.12.05

Case, mattoni e vin brulé

A Rimini si continua a discutere intorno all'erigendo, ormai quasi eretto, centro sociale autogestito (o presunto tale). Ieri c'è stata una bella assemblea, dove per bella intendo che c'erano tante persone che sotto Natale, nella capitale delle vacanze, a parlare di certe cose, erano davvero inattese. Chi vuole sapere di più sulla questione legga qui e qui. Mentre seguo la vicenda sui giornali incappo nell'intervento illuminante di un esponente di An che stracciandosi le vesti dice: "Sarebbe come avvalorare l’ipotesi che ogni cittadino che ha bisogno di una casa, la potrebbe occupare per risolvere il suo problema". Che stravaganza? Cosa dovrebbe mai fare uno che la casa non ce l'ha? A Rimini ci sono più o meno 10.000 appartamenti sfitti, vuoti, mentre si costruiscono case a tutto spiano. Mi vengono in mente due canzoncine, il vecchio adagio degli anarchici - "La casa è di chi l'abita e vile e chi l'ignora..." - e Fabrizio De André: "Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame..." Credo proprio che questo debba fare un cittadino che ha bisogno della casa: occuparne una vuota. E non mi si vengano a raccontare le favolette del tipo che così si giustifica chi compie delle illegalità. Chi può permettersi legalmente una casa, acquistata col mutuo o pagata salata d'affitto, la casa non la occupa, è evidente. Gli altri la casa non ce l'hanno, è altrettanto evidente.
Per tutti ci vorrebbe di questa stagione un vin brulé per scaldare le serate d'inverno. Fatto col vino buono, quello forte, di buon corpo, che scalda l'atmosfera. Prendete una buona bottiglia, non roba di scarto, e mettetela a bollire con zucchero, scorzetta di limone, chiodi di garofano e cannella. Fate cuocere per pochi minuti, quindi incediate la superficie del vino lasciando fiammeggiare l’alcol in quell’effetto scenico che tanto piace ai bambini. Filtrate e servite caldo, bollente, aromatico, contro il raffreddore e la malinconia della cattiva stagione. Alla salute del nuovo anno.

Posted by mic.marziani at 21:43 | Comments (56)

28.12.05

Meticcio, goloso, schierato, a volte duro, come la vita

"Muggine-sgombero di via Lecco-via Lecco-muggine-muggine-via Lecco-muggine-via Lecco-via Lecco-muggine al sale.
Mi vengono su mescolati come quando si mangia troppo... Non mi piace questa mescolanza natalizia. Non mi piace questa mescolanza.
Non mi piace questa. Non mi piace".

Mi sono ritrovato nella posta, stamattina, questa mail scritta da una persona gentile che non conosco. Il riferimento è al fatto che ho scritto, di seguito, dello sgombero di via Lecco e di muggini al sale. Non ho capito, sinceramente, se a stonare siano i muggini o la cacciata dei rifugiati dal palazzo occupato. Non è la prima volta che vengo sollecitato su questo argomento: la contraddizione, che spesso fa a pugni se non è da sola pugno nello stomaco, di chi legge e di chi scrive.
In molti vengono qui, su Appunti di Viaggio, da tempo. Altri passano per caso, saltuariamente. Allora mi fermo a raccontare: il mio blog è nato da una somma di weblog quasi "seri" ognuno dei quali si occupava di precise tematiche: cibo, società, lavoro, pesca, letteratura... Poi mi sono stancato perché io credo che la vita sia una e in quella ci stia tutto e ho portato tutto in solo blog. Cosa stride? Chi va in via Lecco e sostiene gli occupanti non può mangiare bene? Se mangia bene non può andare in via Lecco? O stride il fatto che vi siano delle ingiustizie di fianco al panettone? Cosa si dovrebbe far finta di non vedere: il muggine o lo sgombero? Il mio, l'ho scritto, lo ripeto, ci tengo, è un blog meticcio. E questo meticciato è per me un vanto. A volte fa male, non piace. Proprio come la vita.

Posted by mic.marziani at 23:41 | Comments (616)

La porta murata

Mattoni e calcina. E muratori intenti ad eseguire. Mi sono stropicciato gli occhi due volte. Poi il pizzicotto canonico: sto sognando, ditemi che sogno quella cazzuola che compie la più inutile delle danze... Chiude porte, ingressi, portoni. Tutto murato in via Lecco a Milano. Davanti allo stabile i resti di neppure due mesi di occupazione. Il desiderio di esistere, portato lontano con gli autobus, dove la gente non vede e il cuore non duole. Qui c'erano oltre duecento rifugiati politici. Poco importa che un paese si dica democratico e dia asilo a chi fugge da paesi dove a pensare si rischia la pelle, se poi, una volta concesso il rifugio, nel senso del foglio, chissenefrega, via nel ventre molle dell'immigrazione, a cercare come arrangiarsi, dove trovar casa. E poco importa che lo stabile di via Lecco sia chiuso da anni, da lustri, forse decenni. Da oggi è chiuso per sempre. Mi chiedo chi sia quel coglione che di una casa ne fa un muro pur di non farla abitare. Mi dico che viviamo in uno strano paese. Dove la democrazia è una parola che fa spesso rima con iodosan. Guardo quel muro costruito alla porta e mi chiedo perché siamo stati tanto felici, ai tempi, della caduta di quello di Berlino. In che cosa sono diversi questi mattoni tirati su in fretta? Mi stringo il bavero, calco il cappello e passeggio tra il nevischio. A volte mi viene da sputare per terra. E da piangere.

Posted by mic.marziani at 23:24 | Comments (126)

Muggine al sale

Non amo i bagordi natalizi, ma la sobrietà di certi sapori d'inverno che incantano quasi con nulla. La differenza tra un triste pesce d'allevamento, una spigola ad esempio, e un plebeo ma ruspante abitante marino come il muggine, prorompe in questa ricetta di abissale semplicità che permette di gustare un capolavoro del mare. Il muggine o cefalo è pesce dalle carni gustose se pescato in mare aperto o in laguna (e state pur certi che un buon pescivendolo quelli “cattivi” di porto, non ve li vende...). Prendete un pesce di un chilo di peso, evisceratelo badando di togliere anche la pellicina scura che ricopre le carni, squamatelo e adagiatelo in una teglia da forno nella quale avrete messo uno spesso strato di sale grosso. Ricoprite il pesce di sale (diciamo che per un pesce da 1 kg, di sale ce ne vuole almeno altrettanto) e mettete in forno ben caldo – 200/220° - per circa 40 minuti. Rompete la crosta di sale. Mettete la polpa che ben si staccherà dalle lische in un piatto da portata, spolverate di pepe e irrorate con olio extravergine d’oliva, di quello intenso, nuovo, fresco della campagna olearia appena conclusa. Stupefacente, quest'anno, l'ottimo olio di Vicopisano. In alto i calici con il grande Verdicchio Villa Bucci, minerale, fresco, possente, impagabile.

Posted by mic.marziani at 00:18 | Comments (143)

A Natale sono tutti più buoni (2)

Che buffonata la seduta straordinaria del Parlamento durante le vacanze per discutere dell'amnistia. L'avevano richiesta 207 deputati, ma non c'erano nemmeno loro: i presenti erano 136. Gli altri? Li immaginiamo bloccati dal cenone, dalla neve, dai parenti... Santa miseria, mi tocca lavorare anche a Natale, avrà pensato qualcuno. Alla faccia delle carceri sempre più piene di gente e sempre più vuote di speranza.

Posted by mic.marziani at 00:09 | Comments (3)

A Natale sono tutti più buoni (1)

A Natale sono tutti più buoni. Così si diceva una volta, ma erano altri tempi. Oggi a Natale sono tutti meno attenti a quello che accade. Così vicino a casa mia, a Milano, polizia e carabinieri in assetto da guerra sgombrano il palazzo occupato di via Lecco dove avevano trovato riparo 267 persone che vivono in Italia con lo status di rifugiato politico, ma senza un tetto sulla testa. Li stanno trasportando alla Protezione Civile, poi se li dimenticheranno tutti. Al freddo, in qualche dormitorio, abbandonati come carta stracce, con mogli e figli. In attesa perenne di una vita decente. Intanto la casa di via Lecco rimarrà un grosso stabile inutilizzato come è da anni ed anni. Il tutto nel silenzio se non nel brontolio di molti milanesi.

Posted by mic.marziani at 00:06 | Comments (82)

24.12.05

Accade nella città delle vacanze

Parlare di centri sociali a Rimini, nella metropoli balneare, nella capitale del turismo europeo, alla vigilia di Natale, può sembrare una stravaganza. Ma ieri c'è stato un brutto episodio, con una collutazione tra giovani e vigili urbani.
La storia è lunga, il linguaggio non è dei più accessibili, ma la sostanza è quella che si legge qui, in questo appello.
Aggiungo: a Rimini si sta costruendo di tutto, soffocando la città nel cemento e negli affari dei costruttori, proprio come nelle città siciliane degli anni Sessanta. Quello che accade - centri commerciali, stadi, complessi residenziali moltiplicati all'infinito - mi ricorda tanto Catania il cui motore economico è stato a lungo il mattone. Poi, ohibò, dietro al mattone è spuntata la mafia. A Rimini non ci sarà la mafia, ma quanto al mattone non si è secondi a nessuno.
Mattoni anche per l'aggregazione giovanile: viene occupato qualche anno fa un ex-ostello in disuso per farne luogo di cultura e aggregazione spontanea, magari un po' sconclusionata, ma bella. La giunta comunale tratta l'uscita degli occupanti, in cambio viene proposto un nuovo spazio, in soldoni un centro sociale, oggi in costruzione, realizzato coi soldi pubblici. Adesso è quasi pronto, ma non andrà ai destinatari, a quelli per i quali è stato costruito. No, ci sarà un bando per la gestione. Parteciperanno i soliti soggetti che a Rimini si spartiscono i ritagli della cultura, le frattaglie dell'associazionismo giovanile. Non è per questo che è nato il centro sociale. Tanto più che di luoghi pubblici malgestiti, o comunque gestiti così, tramite gara quasi d'appalto, ce ne sono già. Casa Pomposa, giusto per fare un nome.
Per questo, perché il centro sociale costruito aggiungendo mattoni ai mattoni, finisca almeno in mano ai destinatari, ho firmato questo appello.
Poi, come dice qualcuno, magari i destinatari, perché sono chiassosi, stravaganti, giovani e casinari, non sono capaci di gestire il centro sociale. Beh, si vedrà, se ne parlerà allora. Mica prima, se l'autogestione non si prova come si fa a dire che non funziona?

Posted by mic.marziani at 22:30 | Comments (513)

Da qui, con affetto

Mai visti tanti auguri di Natale, buon duemilaesei e affini come quest'anno. Piovono a cascata: a decine e decine che alla fine fanno un paio di centinaia nella posta elettronica, a grappoli pure via sms, meno, ma qualcuno ancora c'è, nelle buste di carta col francobollo che giungono qua e là ai miei vari indirizzi... Auguri asciutti oppure prolissi, con musica, cartolina, fotografia, messaggi personali o diffusi, da amici o entità astratte, cose del tipo la panetteria tal del tali vi augura buone feste... Auguroni pure dagli sconosciuti, da gente mai sentita nominare... Sono sincero, a un certo punto ho pensato: che palle gli auguri nell'era della comunicazione, basta un indirizzo mail, o un ditino veloce sulla tastiera del telefonino e si mandano messaggi beneauguranti al mondo intero... Così ero pronto a bacchettare gli abusi della comunicazione, a lamentarmi, a dire basta, non se ne può davvero più... Se avessi scritto ieri queste righe avreste trovate qualche appunto di questo tenore. Invece no, ci ho pensato, perché questa massa, direi questa marea di messaggi mi ha colpito, mi ha fatto riflettere. Credo vogliano dire che desideriamo un mondo un tantino migliore, più umano, meno distante. Che vogliano dire sì, ci sono anch'io, ricordati di me, ricordati che ti penso, che ti voglio bene magari o semplicemente che esisto... Non dimentichiamoci, non perdiamoci. Insomma, un modo per sentirsi vicini, quindi meno soli, in occasione delle feste tradizionalmente più propizie alla malinconia, al male di vivere pure (ricordate Guccini? Come in un libro scritto male lui si era ucciso per Natale...).
Ecco, facendoci gli auguri proviamo ad essere più vivi. Alloro i miei non li mando né per posta, né per telefono, gli appoggio qui, per chi capita. Auguri e basta, di quel che si desidera, come si preferisce. Con affetto, quello per i nostri simili.

Posted by mic.marziani at 20:11 | Comments (814)

22.12.05

Zhang & Deng

Torna on line Chiamami Città, il quindicinale riminese al quale collaboro da sempre. Sul numero appena uscito una mia recensione di Zhang & Deng, ristorante di cucina imperiale cinese, nel cuore di Vienna.

Posted by mic.marziani at 11:57 | Comments (305)

19.12.05

Il penultimo bicchiere

C'è il magnetismo delle idee che ti inchiodano davanti ad un video a guardare un uomo parlare per ore, ascoltarlo e capirlo attraverso i sottotitoli. Ma c'è anche l'estetica del Novecento - e del Novecento francese - negli abiti, nello specchio, negli occhiali, nella nube di fumo che accompagna la potenza dell'Abecedario di Gilles Deleuze, lunghissima videointervista pubblicata su Dvd da DeriveApprodi. L'intera filosofia di Deleuze scorre nell'abbraccio di un dialogo, dove le domande sono lettere dell'alfabeto: a come animale, b come bevanda, c come cultura... Non una lezione, non una confessione, ma una visione, che rapisce e porta lungo la strada del pensiero. Arrivato in fondo riascolto stupito, folgorato direi, quello che Deleuze dice del bere, dell'alcol, del bevitore, di colui che si ferma sempre al penultimo bicchiere. Mi ci soffermo. C'è da sempre qualcosa che mi affascina sul confine tra il piacere del vino, condiviso e condivisibile e il dramma dell'alcolismo, solitario e incondivisibile. Una sorta di linea sulla quale ogni pensiero diventa impronunciabile senza cadere nella retorica del bere bene o, dall'altra parte, in quella della sofferenza. Ho realizzato, in passato, inchieste anche importanti sull'alcolismo. Le ho scritte con la stessa passione, credo, con la quale racconto oggi la bellezza, la piacevolezza, la meraviglia del mondo del vino. Ci vorrebbe il coraggio, non mio, diffuso, condiviso, di mescolare con onestà questi mondi, di guardare all'immensità del piacere come al dramma della sofferenza. Di guardare il bicchiere da un lato e dall'altro. Senza moralismi, senza interessi di bottega, senza pudori. Come fare? Sorseggiando un grande Barolo di un produttore coraggioso, ad esempio Teobaldo Cappellano, ad esempio l'Otin Fiorin 1998 che ho assaggiato e trovato pronto, riuscito, profondo, ascoltando il pensiero altrettanto profondo, pronto, riuscito di Gilles Deleuze e leggendo quel capolavoro della letteratura d'immigrazione (sì, anche gli italiani sono stati immigrati e hanno prodotto letteratura d'immigrazione) che è la Confraternità dell'uva di John Fante. Allo stesso tavolo, fino al penultimo bicchiere.

Posted by mic.marziani at 12:58 | Comments (194)

18.12.05

Foodies 2005: alla ricerca di una "mangiata" di voti...


Peperosso è un blog di culto gastronomico, piacevole perché non si prende troppo sul serio. Così, in maniera un po' scanzonata ha indetto una sorta di concorso - Foodies 2005 - per eleggere il blog dell'anno, ovviamente in materia di cibo, vino ed affini. Alla categoria "blog di giornalisti" è stato candidato anche il mio Appunti di Viaggio. Sono in lizza nientemeno che col direttore del Gambero Rosso (sì, la rivistona, quella vera, quella che fa anche la guida dei vini...) e Franco Ziliani che è un "nomone" del mondo del vino. Il terzo sono io che per campare passo le giornate a scrivere come un criceto. Che onore. All'inizio ho pensato: grazie! Poi ho ripensato: ma il mio non è esattamente un blog enogastronomico, è un suk di idee, un frullato di vita, un'accozzaglia di annotazioni... Insomma, volutamente, da molto tempo è un blog meticcio, dove si mescolano sapori, segnalazioni, ricordi, vuoti, dimenticanze, sogni, segnali di fumo, pensieri... Senza linea e senza rete. Poi sì, è anche il blog di un giornalista, ci mancherebbe, mica mi vergogno del mio mestiere. Di come lo faccio, intendo. Ma potrei fare anche il barbiere domani, o il portiere d'albergo... E se poi mi passa la fame e non distinguo più un carciofo da un ananasso? Quindi, se non lo vinco oggi questo premio del blog dell'anno quando lo vinco mai?
Insomma, per farla breve: votatemi, votate Appunti di Viaggio nella sezione numero sei - blog di giornalisti - del Foodies 2005. Per votare andate qui. Fate vincere uno che nel mondo c'è passato per caso. Ho voglia di soddisfazioni, perdindirindina.

Posted by mic.marziani at 16:29 | Comments (9)

Cavoli e Sangiovese in una domenica a Milano

Che metamorfosi l’odore intenso del cavolfiore che si fa profumo e si sposa con la dolcezza del peperone! Non c’è da storcere il naso, ma da incantarlo con questa ghiotta minestra che sta borbottando alle mie spalle mentre sto scrivendo un libro, un piccolo volumetto di appunti e annotazioni, sul Sangiovese (l'uscita è prevista per febbraio). La preparazione è semplice. Quella della minestra, non quella del libro: mettete un po’ d’olio in una casseruola, uno spicchio d’aglio, un peperoncino intero (che poi toglierete, come l’aglio), un cavolfiore tagliato a pezzetti e uno o due peperoni rossi tagliati a listarelle. Fate andare per pochi minuti, poi aggiungete un litro di brodo vegetale già caldo e lasciate cuocere per circa mezz’ora. Negli ultimi cinque minuti aggiungete dei maltagliati o dei quadrucci, cocete e servite la minestra ben calda, condendo, a crudo, con un filo d’olio buono. Fuori c'è il sole e questo rende l'inverno un poco amico.

Posted by mic.marziani at 13:53 | Comments (649)

16.12.05

Internet pubblico a Milano

Ho firmato il manifesto di Davide Corritore per dotare Milano di una rete pubblica che consenta a tutti l'accesso di base Internet. Davide Corritore è uno dei candidati alle primarie del centrosinistra per correre (già, Corritore si chiama...) da sindaco. Facilmente, alla fine, non sarà il candidato del centrosinistra, ma il suo progetto è interessante e secondo me va sostenuto. Anzi, andrebbe esportato in altre città. Qui il manifesto che credo possa e debba firmare anche uno che non vive a Milano.

Posted by mic.marziani at 20:33 | Comments (610)

14.12.05

Grazia e disgrazia

A parti invertite, credo che Sofri ministro la grazia per Castelli l'avrebbe già chiesta da tempo. Magari con riluttanza. D'altra parte l'ovvietà vorrebbe che l'intelligenza, la lungimiranza e l'umanità prescindessero dall'antipatia e dal calcolo politico. Ma noi siamo uno dei pochi paesi dell'occidente democratico che non sa fare i conti col passato, con nessun passato e non sa immaginare mai un futuro. Per questo non comprende il presente e non sa riconoscere i pochi intellettuali che ancora abbiamo in giro. A volte pure in galera.

Posted by mic.marziani at 11:08 | Comments (124)

13.12.05

Gli americani col tacchino, noi con la gallina

Miseriaccia! Ogni volta che penso che gli americani di vino non capiscono nulla (o comunque bevono cose che a me non piacciono...) eccomi smentito, nientemeno che dal Washington Post che consiglia il Langhe Nebbiolo Roccardo 2002 Rocche Costamagna come “Vino del Giorno del Ringraziamento”, da bere col tacchinone, per intenderci. Sembra un Barolo - dicono gli americani - e costa la metà. Certo, è come un Barolo perché il produttore, il bravo e coraggioso Alessando Locatelli, con vigneti a La Morra, sulle Rocche dell'Annunziata, nella disgraziatissima annata 2002 il Barolo non l'ha fatto. Sarebbe venuto mediocre. Via allora tutte le uve dentro a questo Nebbiolo a trama fitta, potente e vellutato, ricco di profumi, goloso, speziato, ben arrotondato dal legno e dal tempo: veramente una bottiglia da inchino e baciamano. Noi l'abbiamo assaggiato in compagnia dello stupefacente "tonno di gallina bianca di Saluzzo", ovvero lo stupendo pennuto piemontese messo sott'olio dopo averlo ben condito e aromatizzato con aceto di lampone. Altro che tacchino born in the Usa.

Posted by mic.marziani at 13:45 | Comments (554)

12.12.05

La strenna di Raspelli

Oggi è uscito TTL, il supplemento della Stampa dedicato ai libri e al tempo libero. Tutte le firme del giornale hanno recensito un libro da regalare a Natale. Edoardo Raspelli, il guru della critica gastronomica, ha scelto e segnalato, con una bellissima recensione, Il Gambero Nero - ricette da carcere. Come dire: sono proprio contento!

Posted by mic.marziani at 17:08 | Comments (260)

06.12.05

I treni che vanno piano non manganellano le persone

Il treno, assieme alla nave, è l'unico mezzo di trasporto in cui si può lavorare, leggere, scrivere, conoscere persone, innamorarsi persino... L'Italia è un paese famoso per la lentezza con cui vanno i suoi treni, noto per i ritardi, conosciuto ovunque per i suoi disservizi e per aver smantellato un patrimonio inestimabile di linee ferroviarie... I treni mettono in contatto uomini, donne, città, sogni, idee. Sono nati per viaggiare, non per malmenare chi non è d'accordo, distruggere i territori, fregarsene di cosa pensano le persone che magari il treno lo amano lo stesso, anche se va con calma. Non so se l'alta velocità sia utile, se arrivare a Lione sia importante (a leggere qui non sembrerebbe...). Adesso non lo è più. E', anche, una questione di metodi. Questo blog, da ieri notte, da quando il governo, la polizia, hanno deciso di mostrare i muscoli, mette da parte ogni dubbio (confesso, il buon Ciampi me ne aveva messo qualcuno, seppur piccolo...) e sostiene il comitato contro l'alta velocità Torino-Lione, ma anche Torino-Milano, (chissenefregherà mai di risparmiare mezz'ora che con i ritardi endemici si trasformerà in una manciata di minuti...) e pure Milano-Roma. Basterebbe farli funzionare bene i treni, così come sono. Per farlo, tra l'altro, non serve manganellare nessuno.

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03.12.05

Amistà, amicizia

Nevica a Milano, con fiocchi grossi quanto le fantasie dei bambini. Ho gironzolato per il Leoncavallo dove c'è Critical Wine con un centinaio di produttori di vino desiderosi di raccontarsi e di passare del tempo con chi ha voglia di assaggiare le loro bottiglie. Manca Veronelli, manca nell'aria, nel frizzare dei dibattiti che senza di lui sembrano noiosi, ma il clima è meglio di qualunque altro festival del vino. Tra i numerosi assaggi da segnalare per semplicità ed eleganza l'Amistà - che, tradotto dal piemontese vuol dire "amicizia" - rosso ottenuto da uve di Dolcetto e di Brachetto, ambasciatore impagabile e imperdibile del territorio di Acqui Terme, nell'Alessandrino, nel Piemonte minore e dimenticato. Lo produce, assieme ad un suggestivo Brachetto secco e fermo, il Bric e Brac, la Cascina Sant'Ubaldo.

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