Ho molta stima per la locanda del Povero Diavolo di Torriana e anche del suo chef Riccardo Agostini. già braccio destro del Vissani nazionale. Sono quindi contento che sia tra i dieci finalisti che il 21 novembre, a San Sebastian, in spagna, si contenderanno il premio internazionale di cucina con olio d'oliva. Ma di fronte al nome del piatto presentato dallo chef romagnolo anche il mio aplomb da navigato gourmet vacilla: pralina di scottona con cuore di olio solido all'arancio, cioccolato extra 100% e pecorino su granita d'avocado all'olio d'oliva. Sicuramente buonissimo, ma a mettere in bocca tutto questo rococò di roba ci vuole tanto, troppo coraggio.
La psicosi da pollo, con tanto di ristoranti che tolgono la gallina dal bollito come racconta Tommaso Farina, è veramente un paradosso. Dopo aver mangiato per trent'anni polli cattivi e pieni di antibiotici improvvisamente nessuno tocca più né un uovo né una coscia solo perché si teme l'influenza aviaria. Non sto a ripetere le cose rassicuranti che già si sanno. Credo invece che sia l'occasione buona per tornare a produrre - e a mangiare - polli come si deve. Il metanolo ha fatto bene al vino, la Mucca pazza ha risollevato le sorti dei bravi allevatori, speriamo che anche l'aviaria aiuti i polli a tornare liberi e ruspanti.
Io intanto ho voglia di polli e galline, di quelli buoni, di un tempo, da mangiare ora, in pieno clima di terrore. Questo è un appello: organizziamo una cena a base di polli buoni, saporiti, cresciuti come si deve. Solo pollo e altri volatili in tutte le portate. Sono concreto, propongo anche una data: venerdì 11 novembre. Ora mancano i polli, chi li cucina e chi li mangia. Fatevi sotto ristoratori o cuochi casalinghi di Milano o da Milano raggiungibili: chi cucina una cena a base di pollo e gallina ruspanti? Chi viene a godersi questa meraviglia dell'aia? Dai facciamola questa cena, mi viene fame solo a pensarla.
La foto l'ho presa dall'interessante sito Biozootec.
Prosegue il percorso della mostra fotografica legata al Gambero Nero, il libro sulla cucina dei detenuti scritto da me e illustrato con le immagini di Davide Dutto.
Dopo l'esposizione a casa di Slow Food all'Agenzia di Pollenzo, la mostra sarà a Dronero (Cn), all'enoteca Vino&Co dal 29 ottobre al 7 novembre.
Successivamente andrà al Gruppo Abele a Torino e, nel 2006, in Germania, per ora a Colonia e Stoccarda.
S'intitola Terzo, non discriminare, ed è ispirato all'articolo 3 della Costituzione il tema del concorso letterario indetto dalla Camera del lavoro di Padova in occasione dei 100 anni della Cgil. Lo segnalo in mezzo al ciarpame letterario che si trova in giro perché mi sembra una bella iniziativa. Con un unico neo: è possibile che ai tempi di Internet, quando basterebbe una e-mail, un poveretto per partecipare debba spedire un plico con 5 copie del proprio lavoro?
Il bando scade il 13 gennaio 2006.
C'è un'area romagnola, tra Rimini, Cesena e Forlì, dove l'allevamento intensivo dei polli è diffusissimo. Qui hanno sede i grandi nomi dei polli da supermercato. Da qui arriva il grido d'allarme: "non si vende più nulla a causa della paura per l'influenza aviaria. Ancora un mese così e il comparto scompare".
Magari fosse vero! Magari la paura dell'aviaria ponesse la parola fine a questi lager per polli e si tornasse ai pinnuti cresciuti nell'aia. Quelli buoni, casalinghi, ruspanti, oggi introvabili. E chi ci lavora negli allevamenti?
Beh, ormai il ricatto occupazionale non ha più senso in nessun comparto, l'occupazione è instabile ovunque e ancora si riesce a campare. Facendo altro. Inventando altro. Magari piccole fattorie dove fare polli più buoni e vivere meglio che a passare otto ore al giorno ad eviscerare carcasse.
Gli allevamenti di polli sono serviti a salvare popolazioni intere dalla fame. Questo non va dimenticato. Ma oggi, nel mercato globale, l'occidente abbonda di cibo. Dei polli allevati, delle loro puzze, dei loro liquami, dei loro veleni, dei loro antibiotici e della loro tristezza (in vita e nel piatto) si può fare benissimo a meno.
Purtroppo però il grido d'allarme lanciato dagli allevatori, compresi quelli che fanno la pubblicità in televisione al buon pollo italiano e poi sono cittadini di paesi sudamericani per convenienza fiscale, serve solo a cercare aiuti e prebende statali, soldi pubblici per "salvare" il settore.
Lo ammetto è pubblicità becera la mia, ma Buffet, il mensile "garantito" da Edoardo Raspelli, mi piace (non graficamente, per carità, e neppure per il faccione di Gerry Scotti...): lascia spazio per scrivere, per fare inchieste. Sul secondo numero in uscita il 22 ottobre, c'è un mio servizio sul formaggio di fossa. Niente di celebrativo. Un viaggio alla ricerca, sempre più faticosa, di un formaggio diventato famoso, forse troppo famoso. Poi parlo di cose riminesi: il ristorante Marinelli, la cantina San Valentino (che si è portata a casa quest'anno un altro "tre bicchieri" della guida dei vini del Gambero Rosso) e dell'ottimo olio extravergine d'oliva di Gualtiero Frontali. Questo per quel che mi riguarda, il resto del giornale è tutto da scoprire: cucina da strada a Napoli, ristoranti e trattorie testati pagando il conto, venti pagine dedicate al buon cibo a Milano... Insomma, c'è da leggere.
Nel frattempo sono in partenza per Vienna, per andare ad assaggiare la cucina imperiale cinese del ristorante Zhang & Deng. Si parla di un goloso menù con funghi del bambù, tofu, pesce secco, anatra affumicata al canforo e al tè, agnello, trippa, pesce siluro e altre meraviglie servite alle corti degli imperatori cinesi.
A volte la realtà prende a schiaffi i pessimisti come me. E la democrazia si dà ragione attraverso la voglia di partecipare. Le primarie dell'Unione sono state un lampo colorato che francamente non mi aspettavo. Bene, felice di essere stato travolto dai fatti, dalla tanta, tantissima gente che è andata a votare.
Quanto al risultato non sono contento di essere rappresentato da Romano Prodi, non per lui, non per la persona, ma per questo paese che anche a sinistra, anzi forse più a sinistra che a destra, continua a sentirsi democristiano. Ne prendo atto.
Forse sto diventando troppo semplice, troppo lineare. Una volta capivo di politica, ricordo bene, adesso in mezzo a troppi bizantinismi mi sfugge il senso, anche sottinteso. Perché il 16 ottobre dovrei partecipare alle primarie del centrosinistra e votare per qualcuno che le ha già vinte o le ha già perse per definizione, direi per statuto? Perché Prodi, Bertinotti o chiunque altro sarebbero più forti se si partecipa a questa comparsata? Perché non si vede in giro non dico un programma, ma uno straccio di idea di sinistra? Un pensiero, un'elaborazione teorica, un impegno seppur riciclato o di terza mano, un'idea di Paese, di Europa, se non di mondo. Se voto oggi un candidato alle primarie o domani uno alle elezioni non so proprio per fare che cosa, per costruire quale Italia, per immaginare quale futuro... Si naviga a vista, temo. E anche a occhio nudo non si vede nulla. Se non questo accapigliarsi su dove tagliare le spese (che significa rinunciare ai servizi, alla cultura, allo stato sociale...) e su come votare. Come se molti di quelli che oggi si scoprono proporzionali non ci avessero già rotto le scatole quand'erano maggioritari. E poi che importa, tanto nel maggioritario come nel proporzionale c'è sempre qualcuno che mostra i muscoletti e agita il sedere per far l'ago della bilancia, il ganzo di quartiere.
Il Gambero Nero approda a casa di Slow Food. Presenteremo infatti il volume all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cn), venerdì 14 ottobre alle ore 18,00, con tanto di piccolo buffet offerto dal Ristorante Guido. A seguire la mostra fotografica legata al libro sarà visitabile fino al 28 ottobre.
Finalmente è uscita la mia ultima "fatica" scritta a quattro mani con Piero Meldini: La cucina riminese tra terra e mare (Panozzo Editore, euro 13). Il libro sarà presentato in pompa magna a Rimini, alla Sala del Giudizio del Museo della Città, sabato 8 ottobre, alle 16,45 all'interno di un convegno che ha lo stesso titolo del libro.
Ci saranno, oltre a me e a Meldini, il presidente nazionale dell'Accademia Italiana della Cucina Giuseppe Dell'Osso, il delegato riminese dell'Accademia Fernando Santucci (che più di tutti ha voluto e sostenuto il volume), il direttore della Fondazione Fellini Vittorio Boarini e l'assessore all'agricoltura della Provincia di Rimini Mauro Morri. Di che parleremo? Beh, di questo territorio ricco di buoni sapori e buoni vini che sta alle spalle della capitale delle vacanze: colline, calanchi, pascoli e montagne, vigneti e uliveti carezzati dal mare, sapori che si perdono nella cultura popolare. Come eravamo e come saremo. A tavola. Un libro, per me, profondamente legato alla terra e, in particolare, a una delle terre a cui sono più legato, dove sono nato, dove ho fatto il bambino. Non è esattamente "casa" mia perché i Marziani vengono dal Friuli, prima ancora dal Molise, andando indietro dalla Sicilia e da non so dove. E io sono cresciuto in Piemonte, ho studiato a Novara, ho eletto Milano tra le città dove vivo. Proprio per questo, per non essere riminese fino in fondo, per essere un romagnolo per caso, un "meticcio" geografico, sono grato a questa città. E, per quel che riguarda il libro appena uscito, ai suoi sapori, al suo mare, ai suoi pescatori, alla sua terra e alla testardaggine dei sui migliori contadini, pastori e vignaioli. Già, nel terzo millennio, dietro ai gelati e le bandiere, si fanno ancora questi mestieri.