Che titolo forte, bello, carico di dignità, di tensione morale quello dell'ultimo libro di Fabio Galluccio: "Non potevi fare altrimenti" (nonluoghi libere edizioni, euro 10,50). Galluccio è l'autore de "I lager in Italia", la storia dei circa 200 campi di concentramento italiani, sorti in seguito alle leggi razziali del 1938 ed alla legge 439 del 1940. Nessuno se ne ricorda, nessuno li studia a scuola, in quasi nessuno c'è una lapide o una piccola targa alla memoria.
Questa sua ultima fatica racconta di Valentina Monti Ferrarini, una donna che - leggo nel retro di copertina - "ha lottato senza esitazioni, affrontando disagi e ristrettezze: l'esilio in Francia, la guerra di Spagna, l'aiuto ad antifascisti ed ebrei, la fuga in Svizzera, la partenza verso il Venezuela, l'amara consapevolezza che la Repubblica (non il giornale, lo stato repubblicano - ndb) ha negato un vero riconoscimento a molte vittime del fascismo". Appena acquistato alla Feltrinelli lo leggerò nei prossimi giorni. Ma quanto mi ha fatto pensare quel titolo. A tutte le volte che è necessario schierarsi, prendere posizione, dire che cosa si ritiene giusto - la pace, la giustizia sociale, la libertà, la solidarietà, la tolleranza, queste vecchie idee che vorrebbero farci credere un po' desuete - non per un vezzo e nemmeno perché faccia piacere ribadire sempre le stesse cose, ma per una sorta di obbligo dell'anima: non potevamo fare altrimenti.
Il Gambero Nero ha trovato un "agente" in Germania. Davide Brocchi, amico e compagno di ideali ed idee condivisi da antica data, attraverso la sua bella iniziativa Cultura21 (qui il sito in italiano), si occuperà di far conoscere il libro e la mostra in Germania e, in generale, in tutta l'Europa del nord. Come dire, onoratissimi, sia io, sia Davide Dutto.
Che posto incredibile! Che serata spassionata! Da annotare subito nel taccuino delle cose che contano: Osteria Alla Grande, in via Forze Armate, 405, a Milano, precisamente a Baggio, nel cuore del vecchio quartiere. Da non credere, un'osteria vera in una città dove di autentico, nella gastronomia, è rimasto ben poco. Qui hanno sede le sedicenti "Brigate gastronomiche", guidate dallo Smilzo che è anche il sessantenne proprietario del locale che sta in sala a far chiacchiere con i clienti, discorsi seri, non istrionismi.Si parla anche di politica, senza paura di pensarla diversamente. Il suo socio serve ai tavoli. La moglie dello Smilzo in cucina fa risotti "come dio comanda", tagliatelle "alla Grande", gnocchi con pesto vero fatto in casa, poi carni di ogni tipo (bistecche, nodini...) con patate arrosto, vere patate tagliate a cubettoni, mica patatine surgelate. Unica alternativa mozzarelle, melanzane e zucchine rigorosamente fritte. In inverno cassoeula e fagioli con le cotiche e sassofonista di ottant'anni e di gran fiato il sabato sera. Un locale di pochi metri quadrati, pochi tavoli, molta convivialità, orologi di ogni tipo alle pareti, modernariato sparso ovunque con una preferenza per i ventilatori, molti dei quali, in estate funzionano e riescono - miracolo! - a far fresco anche nelle calde serate di luglio. Possono entrare anche i cani, ma solo quelli che se ne stanno accucciati e non danno fastidio. In carta solo vini lombardi: Barbera (asprigna, gustosa, antica anche quella sfusa), Bonarda e San Colombano. Si chiude con il sorbetto alla mela con calvados. Grappa offerta. Simpatia in ogni angolo e una milanesità autentica, non forzata. Primo e secondo e vino con 25 euro a testa. A mezzogiorno menu fisso da operai intorno ai 10 euro, compreso un quartino di Barbera.

Arte Sella, in Trentino, Valsugana, è strano luogo di arte e natura, così ben mescolate da apparire a volte indistinte quando si arriva, alla fine di una passeggiata lunga, in questo luogo dove, meraviglia delle meraviglie, si va solo a piedi. Come dev'essere in montagna. L'ho visto l'anno scorso con i concerti nella cattedrale vegetale e quell'aria di arte vissuta che si respira in rari posti come questi, un poco sospesi. Luoghi di arte così compenetrata da andare al di là dell'arte contemporanea.
Domani 30 giugno, all'interno di una vecchia stalla, alla Malga Costa di Arte Sella, alle ore 18, Isabella Bordoni inaugura Digital Migration, un luogo sul confine di un viaggio che è poesia, immagini, suoni, pensieri di volatili e uomini migranti. Un'installazione migratoria, o meglio, come dice l'artista e poeta riminese: "ambiente poetico e project room che utilizza tecnologie audio e video ed interpreta lo spazio come un luogo posto su una immaginaria ma possibile rotta migratoria.
Flusso di pensieri, spostamento reale e immaginario, traccia e ibridazione di spazi tra il reale e il digitale, Digital Migration abbatte il concetto di frontiera come limite territoriale e politico e guarda invece alla natura come originario 'progetto' extraterritoriale fatto di sconfinamenti, attraversamenti, migrazioni". Assolutamente da vedere, visitabile fino al 4 settembre, previa bella passeggiata tra i boschi.
Trovo queste righe scritte dal grande Luigi Veronelli e le ricopio pensando agli anni in cui la pesca era avventura e piacere, anche gastronomico: "Ho avuto pur io, ant'anni fa, le mie competizioni - non di roccia - con Achille Compagnoni, conquistatore del K2. Di pesca. la più difficile: alla trota.
Quella trota - una fario - avrà pesato, mostruosa, due chili.
L'avevamo individuata - fianchi blu-argentei, come siluri - in uno dei meandri del torrente Tournanche, assai fuori paese. Scostante e sospettosa. Un guizzare fulmineo tra i massi e interminabili tane.
Oggi, dice lui di averla presa. Lo dico anch'io. L'uno e l'altro sappiamo: deludentissima alla cottura. Trotelle e non trote per la nostra tavola e, meglio, se con la ricetta di Nino Bergese, cuoco re, autore di Mangiare da Re".

Beh, altra riapertura straordinaria del blog sullo stesso argomento: del Gambero Nero si parla approfonditamente su Observer Food Monthly, il mensile dell'Observer dedicato al cibo. L'articolo si può leggere qui, nella versione cartacea ci sono anche le foto di Davide Dutto.
Certo, non è il momento più felice per essere su un giornale inglese, però sono contento di esserci. E di esserci col Gambero Nero.
Festeggio in golosa solitudine milanese scrivendo un capitolo sulle tagliatelle e mangiando melanzane alla piastra con pomodori, basilico, un filo del buon olio di Pianogrillo e una fetta di pane siciliano al sesamo.
P.s.: io che non sono famoso l'olio di Pianogrillo lo segnalo a gratis, perché mi piace, eccome. Pare che altrove non sia così...
Riapro al volo la saracinesca del mio blog e metto il naso fuori dal libro che sto scrivendo per scrivere che è cambiata la data di presentazione a Rimini del Gambero Nero, il libro sulla cucina in carcere scritto da me e illustrato con 100 splendide foto di Davide Dutto.
La presentazione ci sarà giovedì 21 luglio, alle ore 19,00, nella piazzetta delle Poveracce (dietro piazza Cavour) a Rimini. A organizzarla è stato l'amico e collega Franco Fattori, assieme al (bravo) libraio Mirco della Libreria Riminese, mentre Claudio, oste e anfitrione dell'Osteria della Piazzetta, offrirà un piccolo aperitivo. Spero davvero di incontrarci in tanti.
Via, chiudo di nuovo il blog. Fino al 21 rimango a Milano, dove, per consolarmi di tanto scrivere, ogni tanto mangio qualcosa di buono come l'ottimo sushi di Finger's, il migliore finora assaggiato in città, proposto in preparazioni tradizionali e anche più moderne e sfiziose (molto meno intrigante il sashimi, davvero triste e non all'altezza la carta dei vini).