
A Masera ci arrivo per dormire al B&B Casa Tomà delizioso luogo di ospitalità casalinga. Masera, nell'Ossola, è paesino di poche anime, chiuso, riservato, come chiusi sono gli ossolani, crocevia di strade minori, luogo dimenticato... Lungo la strada trovo parcheggiati in fila furgoncini e camionette satellitari di tutte le televisioni italiane, retrobottega parabolante di un mondo che qui, di solito, si vede solo in tv. Due minuti mi ci vogliono per capire che la lunga fila di attrezzi televisivi è accampata congelata davanti alla casa dei genitori di Giuliana Sgrena. Poi nei ristoranti si incontra il popolo del giornalismo d'attesa, tutti pronti sulla notizia. Ho sentimenti contrastanti: i riflettori servono a non far dimenticare, ma sono anche i fari luminosi di un'informazione che ha il sapore dello spettacolo, del già visto, del sempre uguale, del tutti in massa intorno alla stessa storia... Mi chiedo se sia circo o mestiere passare giorni e notti in branchi professionali in attesa di una notizia che, se arriva, arriva di rimbalzo dall'altra parte del mondo. Per fortuna scrivo d'altro, mi dico. E penso a quanta strada bisogna fare per essere stati ragazzi qui, in questo angolo di mondo dimenticato, e diventare persone capaci di guardare il mondo con occhi universali. In questo Giuliana Sgrena è stata grande, grandissima.
Come tutti, come tanti, aspetto la notizia della sua liberazione.
Alla fine ho deciso. L'apertura alla pesca alla trota la faccio sul Toce, nell'Ossola, nel cuore del Piemonte orientale, nel tratto tra Villadossola e il ponte delle sei arcate. Spero in un colpo di fortuna. La sera precedente mi preparo allenando le mandibole assieme a Michele Milani all'Osteria del Gallo Nero di Montecrestese. Non la conosco ma me ne hanno parlato bene.
Davide Dutto, il fotografo di Fossano con il quale collaboro felicemente ormai da tempo (per l'estate 2005 curerò una sua mostra a Salina, nel cuore delle Eolie), ha un sito tutto nuovo e pure molto carino: www.davidedutto.it
Questo post è un esperimento. Nel senso che è una scommessa fatta con amici: è possibile cercare cose serie attraverso canali informali come un blog? Secondo me sì, eccome.
Sto lavorando per far nascere la rivista Alieutica. La rivista è sostenuta da un'associazione culturale intitolata al giornalista e scrittore Mario Albertarelli e sarà realizzata da una società, da un soggetto imprenditoriale, che ancora non è nato. Per Alieutica quindi sto cercando, nell'ordine:
Soci per l'Associazione Mario Albertarelli. Più è forte l'associazione, più la rivista Alieutica sarà vicina al modo di sentire la pesca che ci è caro ed era caro ad Albertarelli: una grande passione, da vivere in fiumi e mari puliti, nel rispetto della natura.
Si diventa soci con 100 euro, una volta sola, per sempre. Tra poco sarà on line il sito dell'Associazione. Per ora potete scrivere qui e ricevere ogni genere di informazione.
Capitali e soci per la società editrice che nascerà per dar vita alla rivista Alieutica. In particolare ci interessano editori, tipografi, anche concessionarie di pubblicità e noi, credo, siamo in grado di interessare a loro. Poi persone, magari pescatori, che vogliano tentare un investimento sicuramente migliore di tanti altri (per tutti cito l'Argentina). Infine imprenditori che vogliano sperimentare, con poco, un format "Carta + Internet" applicabile anche altri settori, non solo alla pesca. Chi fosse interessato ad avere il progetto di Alieutica, conti compresi, può scrivere qui.
Venditori di pubblicità. Venditore è davvero una brutta parola e non sono proprio dei venditori che stiamo cercando. Cerchiamo persone che sappiano proporre un progetto, raccontarlo, amarlo (sì, amarlo) e sappiano coinvolgere aziende ed enti in questa avventura. Per proporsi basta scrivere qui.
Distributori. Alieutica sarà distribuita principalmente nei negozi di pesca. Curarne la vendita e la distribuzione può essere una buona occasione per un'azienda del settore pesca, come può essere un'occasione ghiotta per altre aziende che non avevano mai preso in considerazione questa opportunità: diventare distributori di giornali specializzati in negozi specializzati. Siamo aperti a proposte e idee di ogni tipo. Basta scrivere qui.
Giornalisti. Ne abbiamo già, di ottimi. Ma vogliamo trovarne ancora, i migliori: gente di penna, persone capaci di scrivere e raccontare, che abbiano interesse e passione per la pesca e per l'acqua. Non cerchiamo esperti, di quelli è pieno il mondo, ma gente che sappia scrivere e lo sappia fare professionalmente. A scanso di equivoci: paghiamo. Cerchiamo dei veri freelance, ovvero persone che sappiano proporre articoli, servizi, pezzi e li sappiano realizzare. Anche qui, per proporsi, basta scriverci.
Fotografi. Vale quanto scritto per i giornalisti. Fotografi bravi, capaci di offrire reportage completi. Anche i fotografi li paghiamo, ovviamente. Per proporsi scrivete qui.
Illustratori. I disegni su Alieutica sono importanti, molto importanti. Sia quelli tecnici, sia le illustrazioni. Anche qui cerchiamo disegnatori capaci e con competenze in fatto di pesca e di pesci. L'indirizzo a cui scrivere è sempre lo stesso.
Fine. Tutti gli altri ci sono: dal direttore, al grafico, all'art director, ai redattori, alla segreteria di redazione, ai programmatori web.
Mi è stato spiegato che in questo modo, attraverso la rete, attraverso un weblog poi, non troverò nulla di tutto questo. Perché? Perché non è un luogo serio...
Beh, io non ci credo, le idee che abbiamo sono buone, i nostri progetti più che seri e il luogo è la più grande vetrina del mondo. Vediamo un po' chi ha ragione.

Nella vecchia casa di ringhiera dove abito a Milano c'è il pavimento in legno ad assi che sembrano di mare, parquet norvegese si chiama. E siccome il microappartamente sta in una via chiamata Panfilo Castaldi (tipografo, per i curiosi, contestò a Gutenberg l'invenzione della stampa...), la stanzetta che fa da ufficio, camera e sala da pranzo la chiamo Panfilo. E sul mio Panfilo faccio navigare le parole corroborato da nutrimenti di ogni genere e nazionalità. Nel raggio di un centinaio di metri da casa ho ristoranti vegetariani (il notissimo Joia), indiani, eritrei, coreani, cinesi, pugliesi e pizzerie, rosticcerie libanesi, meneghine e ancora pugliesi, negozietti di cibi andini, indiani, asiatici... Se allungo il passo di poco c'è pure un emporio russo con caviale vero, probabilmente non eccelso ma a buon mercato.
Oggi è il giorno della rosticceria pugliese. Dei pugliesi a Milano ricordo i panzerotti bollenti di Strippoli in piazza Santo Stefano nei primi anni Ottanta con il paiolo carico di leccornie che scendevano dal soffitto e noi, golosi di primo pelo, tutti con il naso all'insù come ad aspettar la grazia... Adesso, nella rosticceria di fronte a casa, i panzerotti sono appena passabili, ma le frittelle di cavolfiore sono meravigliose. Forse un po' untacchiotte, forse un po' grevi, ma infinitamente più autentiche di qualsiasi patatina da fast food... Ne godo nella loro morbida e golosa consistenza, bevendoci insieme un bianco toscano dal lucido colore antico, quel giallo intenso leggermente dorato che prelude ai profumi varietali della Malvasia bianca e del Trebbiano di Toscana. Si chiama Dorellino ed è bianco fresco che sa di compagnia. Sapore profondo, retrogusto amaro, bell'incontro con le frittelle, struttura alcolica da gran signore. Lo produce il Podere Volpaio nella località Spicchio, a Vinci.
Sono diverse le persone che mi conoscono e mi chiedono perché stia cercando di mettere in piedi Alieutica che in fondo è una rivista di pesca, una rivista di settore. Beh, Alieutica vorrebbe essere anche altro. Lo dico e lo ripeto da tempo: la civiltà è nata sull'acqua, le città sono sorte lungo i fiumi, eppure l'Italia, al contrario di gran parte del resto d'Europa si dimentica dei suoi fiumi. Da noi scompaiono attività, lavori, personaggi, sistemi di pesca, prodotti alimentari, pesci, leggende, ambienti acquatici tutto in un batter d'occhio. Non abbiamo memoria della storia dell'acqua. Quindi Alieutica vuole essere, come altri miei progetti, anche un tributo a questa memoria. E poi è un tributo alla pesca, perché a me, Michele Marziani, giornalista, classe 1962, la pesca e i fiumi hanno salvato la vita. La vita interiore intendo, la voglia di fare, di pensare, di scoprire, di raccontare, di dare una mano dove serve. Se oggi, a quarantatre anni, mi faccio domande sul senso della vita piuttosto che sul prezzo della mia prossima auto, lo devo ai fiumi. L'ho già scritto altre volte: quando sono davanti all'acqua, avverto con forza che mi si muove qualcosa dentro - è come se una grande malinconia e un'energia senza fine lottassero alla bocca della stomaco - e sento che sono vivo, che tutti a questo mondo abbiamo un senso.
Ho attraversato l'ultima parte del Novecento assieme alla mia generazione. Sono stato un ragazzo inquieto come oggi sono un inquieto signore alla soglia della maturità. Ho sfiorato tutti i drammi di chi masticava inquietudini in anni difficili: la lotta armata, la tossidicodipedenza, la disperazione della fine delle illusioni... Di fronte a scelte scellerate mi hanno salvato le parole (per questo scrivo...) e l'acqua. Ogni volta che mi sento braccato, solo, abbandonato, in preda alla sconforto, senza sbocco, con l'anima in frantumi, raggiungo le sponde di un torrente e comincio a respirare... Sull'Agogna, il fiume della mia adolescenza che scende dal Mottarone, mi sono allenato alla vita. E' capitato a tutti di sentirsi traditi dagli amici più cari, abbandonati dalle persone che si amano, incerti rispetto al futuro, provati dalla malattia, dalle sfortune proprie o di chi ci sta vicino... Beh, io nei momenti più duri, quando la disperazione urlava nello stomaco facendosi grancassa dell'anima, ho guardato un torrente scendere dalle Alpi, ho respirato la montagna, ho atteso il guizzo della trota, ho compreso nel mistero della natura che c'era posto e valore, per me e per tutti. Questa è una confessione, questa per me è Alieutica.
Non so bene cosa sia il "mal di montagna". Io soffro del contrario: se non vedo le montagne per un po' comincia a venirmi meno il respiro. Però, se qualcuno ce l'ha, il "mal di montagna", ha anche la fortuna di annoverare tra i rimedi il profumato e suadente Genepi des Alpes prodotto in val Germagnasca, sulle Alpi Cozie piemontesi, dal liquorificio artigianale Bernard attraverso la macerazione dei fiori di Artemisa Mutellina. Mal di montagna, malinconia della sera, smarrimento dell'anima... Tutto si cura con l'incantevole elisir alpino e ancor di più si trova felicità nel gemello Genepi Blanc, ottenuto dalla magica infusione, per un anno intero, dei fiori di Artemisia Spicata. Genepi più colto, meno montano, più meditabondo, quello bianco. Impeccabile e pulito, come tutti gli splendidi liquori Bernard, nei quali persino la forte componente zuccherina, non li rende troppo dolci, come può apparire al primo sorso, ma porta in equilibrio aromi e sapori rari. Chi dire allora dell'elisir d'erbe, Barathier, frutto di antica ricetta tramandata di padre in figlio? Solo 20 gradi alcolici per sette piante e fiori alpini, in ossequio ad antiche tradizioni di montagna. Ci ho ritrovato dentro tutta la sapienza dell'amaro casalingo delle sette erbe incontrato nelle antiche baite ossolane. E poi il simpatico Serpoul ottenuto dalla macerazione di fiori di Serpillo o l'antico Rabarbaro cinese, dissetante e tonico, particolare... Sono liquori sul filo della memoria, sospesi tra i ghiacciai.

Per gli oli a volte ho passioni ben più grandi che per i vini. La fragranza dell'oliva racconta luoghi e persone, terre e amori ancor più di un buon bicchiere di rosso. Non può che essere toscano, non può che nascere tra i Monti Pisani che separano la piana del basso Valdarno Pisano dalla Lucchesia, non può che essere il frutto dell'attenzione di Nicola Bovoli, l'olio di Vicopisano che, da solo, rende giustizia, grandezza e magnificenza alle canocchie d'Adriatico, ricche di cera e di sapore, dopo cinque minuti cinque di canovaccio intriso di vapore. Spettacolo pirotecnico di piacere gentile, su crostacei poveri da pochi euri che rendono felice il palato d'inverno. Già aglio e prezzemolo, come di moda in Romagna, sono di troppo, o almeno di più. E un olio che parli troppo forte urlerebbe sulla polpa dolce della canocchia. L'olio di Nicola no, è una carezza leggera, un soffio d'oliva, una golosità ripetuta.
Che soddisfazione! Partiamo dall'inizio. Pesca è una parola che si usa in italiano e in spagnolo, che tratta di pescatori sportivi con le canne, professionisti con le reti e pure del succoso frutto estivo. Bene, se prendete la parolina magica, pesca, e la inserite su Google, il primo risultato al mondo, su più di cinque milioni di risultati è il sito Spinningonline, creato e gestito da me e da Giuseppe Boschetti (ad essere onesti più da lui che da me...). Si sa, i motori di ricerca sono come la fortuna: effimeri. Però intanto siamo il numero uno.

La goccia al naso, lo starnuto ripetuto a raffica, il "rusghino" alla gola combattuto a colpi di dolce e cremoso miele di rododendro delle Alpi piemontesi, non fermano i lavori per la creazione di Alieutica, rivista di pesca e cultura dell'acqua nella quale ho deciso di investire gran parte del mio tempo. C'è oggi un gruppo di lavoro con grafici, fotografi e giornalisti. C'è qualche investitore. Manca un editore di periodici che ci stia simpatico e al quale stiamo simpatici. Sicuramente, oggi, Alieutica è più di un progetto.
Sto mettendo in piedi, assieme a Piero Quaroni, come primo passo, il sito dedicato all'Associazione Mario Albertarelli, un po' di pazienza e sarà on line. Scrivo sorseggiando un Recioto Aldegheri. I profumi, col naso chiuso di stasera, li ricordo da altra bottiglia, il dolce velluto della polpa d'uva lo sento scivolare portando beneficio alla gola. Corroborante, dice l'etichetta. Assolutamente vero. E' un moto dell'anima il buon Recioto.
Intanto io e il Premio giornalistico Ilaria Alpi, dopo un anno di collaborazione ci siamo lasciati, amichevolmente, trasportati verso strade differenti e progetti non comuni. A prendere il mio posto, all'ufficio stampa dell'Osservatorio Ilaria Alpi, la brava, ma brava davvero, Francesca Ciarallo.

I vini parlano dei territori, li raccontano... Sanno dei luoghi, riportano la memoria a scavare nei ricordi... Così il profumo leggero di fiori e di mandorle di questo semplice e fresco Tocai Friulano 2003 prodotto dall'azienda Forchir di Felettis di Bicinicco in provincia di Udice, mi riporta a tanti anni fa, a una serie di conferenze nelle parrocchie del Friuli. Già, anche questo ho fatto, ho girato tra preti e fedeli, a parlar di giornalismo sociale, d'impegno, per quanto possibile, con la penna in mano. Dei preti, tutti ospitali, ricordo le cantine sotto alle canoniche. Luoghi dove Tocai, prosciutti di casa e salamini concludevano in gloria ogni serata. In questa bottiglia ritrovo più che in altre i sentori del Tocai, del vino "di qui". Del vino che (forse, probabilmente, speriamo di no, chissà...) cambierà nome per la confusione onomastica e non certo enologica con il Tokaj, perla splendente dell'enologia ungherese. Un brindisi allora ai vini buoni, comunque si chiamino, ovunque si trovino.