E' appena andata on line una delle mie ultime fatiche: il nuovo sito del Premio Ilaria Alpi di Riccione. La grafica è del bravo Gabriele Muscatello. Nei prossimi giorni partirà il weblog sulla libertà di stampa.
Per chi non l'avesse capita, per chi non conoscesse la storia, per chi come Giorgio Gaber continuasse a chiedersi "ma cos'è la destra, cos'è la sinstra" ecco un'illuminante lezione: "Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e non per elevarsi socialmente o arricchirsi; inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione con cui curavano i propri patrimoni. Gli uomini della Sinistra, invece, sono professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando perfino il bene della nazione ai propri interessi. La grande differenza tra i governi della Destra e quelli della Sinistra consiste soprattutto nella diversità del loro atteggiamento morale e politico". Tutto questo si studia non nelle scuole del Regno d'Italia, ma in molte scuole medie della Repubblica italiana. L'edificante descrizione della "Sinistra storica al potere" si trova nel libro di testo "I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento" di Federica Bellesini, Istituto Geografico De Agostini, 2003, Novara.
Il nonno di una mia cara amica, un vero signore d'altri tempi, diceva che mangiare nei cartocci - le piadine, i panini, altri cibi da passeggio - era "mangiare da comunisti". Il comunismo è praticamente scomparso, i cibi nei cartocci no, fortunatamente. Anzi, sono alla base del meticciato gastronomico, di una delle poche linee d'incontro quotidiano tra culture: il cibo.
Dall'1 al 3 ottobre, a Cesena, c'è la terza edizione del Festival internazionale del cibo da strada. Ne parlo qui, su Chiamami Città.
Da dire magari suona male, ma da mangiare è un piacevole incontro di sapori stagionali. Ho provato oggi, con degli strozzapreti di semola di gran duro. Ho messo in padella un filo d'olio extravergine, cipollina fresca, sette peperoncini dolci a pezzetti e un grappolo di uva nera, quattro pomodori maturi, sale e timo verso fine cottura. Ho fatto cuocere una ventina di minuti e poi ho saltato gli strozzapreti in questo sughetto che sapeva di Europa centrale e di autunno. I miei figli, Giulia e Ludovico, hanno spazzolato stupiti.
Mai come oggi il tema della libertà di stampa in Italia e nel mondo è un tema caldo: dai giornalisti che muoiono in zone di guerra a quelli che si scontrano ogni giorno con i muri di gomma di un potere che ama sempre meno la trasparenza, il fronte della libertà di stampa è quanto mai inquietante ed inquieto. A fianco della libertà di stampa, quindi della possibilità di informare ed essere informati senza censure, senza pressioni, senza torture, si pone, necessariamente, il problema dell'accesso all'informazione. Quella dell’accesso sarà la sfida del prossimo futuro: in un mondo sempre più "in rete" esiste una parte consistente di cittadini dei paesi più poveri a cui l’accesso all‘informazione è negato. Fosse solo per motivi strutturali. Esistono paesi dell’Africa con una linea telefonica ogni 200.000 abitanti. Come si può parlare per questi di accesso all’informazione?
Attorno a questi due temi sto per far partire - per conto dell'Osservatorio Ilaria Alpi - un weblog collettivo, aperto al contributo di tutte le persone che hanno voglia di discutere e partecipare. Sulla libertà di stampa e la libertà di accesso all'informazione esiste molta vitalità, con gruppi, associazioni, siti attivissimi che producono cultura, informazione, notizie, commenti su questi temi. Serve allora un weblog? Credo proprio di sì, perché sia uno spazio, un'arena, un luogo di punti di vista, di dibattito aperto, di senalazione del lavoro di ogni realtà conosciuta o seminascosta.
A questo blog potranno partecipare liberamente, senza moderazione di alcun tipo tutte le persone che ne faranno richiesta con un nome, un cognome e una mail valida. Chiunque fosse interessato mi scriva qui, gli farò avere la passoword per scrivere sul nuovo blog.
Il debutto, salvo imprevisti, è per l'inizio della prossima settimana. L'indirizzo per ora è top-secret (per quanto si possa tenere qualcosa di segreto nella rete;-)
Leggo su Repubblica di oggi l'introduzione di Jeremy Rifkin al suo ultimo libro: Il sogno europeo. Sento il respiro alto di quella provocazione filosofica che fa di Rifkin uno dei pochi economisti che mi piace leggere e ascoltare. La fine del lavoro e L'era dell'accesso forse non hanno cambiato le sorti dell'umanità, ma la mia vita sì, sono stati alla base di un pensare economico che oggi possiedo e ieri non avevo. Prima mi arrabattavo per sopravvivere, oggi so che questo arrabattarsi può essere un valore e lo metto sul mercato. Ho conosciuto Rifkin a Porto Recanati. Il fondatore di Esperya, Antonio Tombolini, l'aveva invitato a fare due chiacchiere con noi che allora lavoravamo lì dentro. Era il 2001 e Rifkin già anticipava questa idea contenuta nel suo nuovo libro per la quale in Europa ci sono, oggi, le radici di un futuro migliore. Nel mio improbabile inglese, l'unico che mastico, gli ho chiesto se c'era consapevolezza nei popoli e nei luoghi di cui lui parlava di essere attori di un'aspirazione così alta. Domanda acuta, mi ha detto. E poi ha risposto: non lo so. Rifkin immagina anche senza sapere e questo ne fa un poeta del pensiero economico. Uno che spesso non ci azzecca, ma fa sognare. E sognare è già un po' cambiare.
La foto di Jeremy Rifkin è del bravo fotografo svizzero Adrian Moser.
"Se ti dicono che tutto ha un prezzo,ricordagli che non tutto è in vendita". Così si presenta il convegno Elogio della sobrietà, tre giornate di riflessione dal 24 el 26 settembre all'isola di Procida.
Non c'è nulla che meriti di essere preso meno sul serio dei concorsi: da quelli letterari a quelli di bellezza. Gli unici a cui vale la pena di partecipare sono quelli dove non si spende nulla e si vince qualcosa. Con questo spirito merita di essere segnalato il concorso gastronomico Peperoncino d'oro di Sanremo. Basta una ricetta piccante e si possono vincere un peperoncino d'oro e una vacanza in montagna.
Cuxhaven, mare del Nord, città che respira di oceano. Eppure una pescheria è una rarità. Si trova nella città vecchia, in un angolo dismesso. E' quasi una cantina: la cantina delle meraviglie, in Faherenholzstrasse. Non capisco una parola del giovane pescivendolo, ma gli si vede la passione negli occhi. La si legge nelle aringhe e nelle anguille affumicate, nei filetti di pesce d'acqua dolce e di mare, nella curiosa scelta di pinnuti salati e marinati, anche con ricette speciali. E poi, tra il fresco, sogliole enormi, stupendi rombi, una gallinella gigante... Compro diverse leccornie marine, tra le quali ci sono dei filetti di lucioperca - roba d'acqua dolce in pescheria di mare - e li preparo al cartoccio con burro, pomodorini, cipolla fresca, coriandolo, sale e pepe. Quindici minuti di forno a 200 grandi e il palato vola verso nord. A far compagnia ai pesci patate lessate con aglio, olio extravergine italiano ed erba cipollina. Domani a pranzo spaghetti con le aringhe fresche: sono grasse come piccoli maialini di mare.
Qui intorno è tutta campagna. Misto di mulini che producono energia eolica, orti con le zucche, funghi ai bordi delle strade, architetture da nord Europa, colori e profumi di mondo agricolo e pascoli di pianura... Syke, dintorni di Brema, Germania non lontana da Danimarca ed Olanda. Il mondo da qui ha un altro aspetto. Le cose da scrivere anche, hanno un fluire diverso. Si sente nell'aria.
La notizia dei rapimenti in Iraq, mi arriva al telefono. Entro in rete, cerco di sapere "chi". Una delle due ragazze italiane vive pure a Rimini come me. Beh, cerco, trovo Simona Pari e Simona Torretta in ogni dove. Poi leggo, quasi tra le righe, che con loro sono state rapite anche altre due persone, due iracheni, "un ingegnere e una donna" scrive l'Ansa, la maggiore agenzia di stampa italiana. Neppure un nome. Ad ognuno i suoi. Gli unici con nome e cognome. Che importa in fondo dei rapiti degli altri. Guardo le zucche e faccio andare i pensieri. E' piccola cosa, forse, di fronte ai drammi dei tempi, ma il mondo migliore che oggi sembra fuggire lontano, vorrebbe, oltre a pace, amore, pudore, pietà, tolleranza, anche un nome per tutti. Un segno di dignità oltre ogni confine.
Nessuna parola è sufficientemente grande, definita, capace, grave, importante, carezzevole, orrorifica, saiddiochecosa... per dire una qualsiasi cosa su Ossezia.
Questo rispondo a chi mi chiede che cosa ne penso.
Viene messo in commercio in questi giorni l'ottimo pecorino stagionato nelle foglie di noce da Renato Brancaleoni, a Roncofreddo, sulle colline della Romagna.
Di Brancaleoni, dei suoi formaggi, della sua Osteria dei Frati racconto qui, su Chiamami Città.