
Non la ricchezza, né l'immortalità, nè l'eterna giovinezza... Se mai mi troverò in una favola di quelle con il genio che esce dalla lampada e mi domanda cosa desideri risponderei senza esitare: saper danzare. Far fluire la musica in questo corpaccione scoordinato, far rimbalzare le note nel ventre, i pensieri lungo i muscoli snodati, scapicollare l'anima nella frenesia del ballo... Non tanto la musica, ma la coralità dei corpi danzanti mi hanno rapito ieri sera al bel concerto del musicista senegalese Youssou N'Dour, sulle colline intorno a Rimini. L'intera comunità senegale romagnola vestita a festa, avvolta nei suoni di casa e condotta per mano in un vortice di gioia e nostalgia. Un'istantanea sul mondo.
Sottovoce, ma neanche troppo, ha fatto storcere il naso Enzo Baldoni, finché era solo rapito e non morto. Giornalista sì, ma con qualche distinguo... Chissà che faceva... Poi un freelance... Poi pure pubblicitario... Insomma, niente per cui valesse la pena di far troppo rumore. Un po' come Antonio Russo che era "solo pubblicista", era anche radicale e si cacciava pure nei guai in Cecenia. O Raffaelle Ciriello, solo un fotografo, per giunta freelance. Chi frequenta gli ambienti del giornalismo italiano sa bene che dietro la facciata perbene certe puzze sotto il naso sono ben radicate.
Bene, non ho niente da aggiungere alla melassa di parole che accompagnano la morte di Enzo Baldoni. Chi lo vuole eroe lo faccia pur tale. A me piace rileggere questa sua intervista, dire che si può essere giornalisti, pubblicitari, fumettari, volontari in giro per il mondo, turisti, portatori di pace, tutto insieme. Perché nel mescolare la vita, nel renderla meticcia, sta la capacità di guardare un po' più lontano. Così mi va di ricordarlo, con questa foto giocosa da membri della stessa corporazione: non l'ordine dei giornalisti, ma il Poc, il club dei possessori di portatile Macintosh.
E' così bello che non sembra neppure vero. Eppure lo è. C'è chi costruisce con passione artigianale computer di legno. Guardare per credere.
Durante i miei spostamente, una mattina apparentemente come le altre accendo il mio computer e - orrore! - vedo una specie di blob viaggiare per lo schermo. Un virus? Quasi impossibile, per Mac ce ne sono davvero pochini. No, una ferita dello schermo, un taglio del vetro - insomma di quello che sembra vetro - lungo tutta la diagonale. Uno sfregio da 15 pollici sotto al quale i pixel (se così si chiamano) della matrice attiva fanno macchie scure fluttuanti. Si aggiusta? Certo, basta cambiare lo schermo: 1470 euro, tutto compreso. Con 200 euro in meno cambio il computer: questo è più piccino, ma anche le mie tasche da tempo lo sono. Farà lo stesso il suo lavoro, lo farà bene. Finché non entro in possesso della nuova macchina scriverò poco perché vedo solo macchie fluttuanti dalle quali emergono le parole. Per certi versi un'esperienza psichedelica;-)
Il titolo è fuorviante: se anche non avrò più il computer in titanio, mi rimane sempre la protesi all'anca destra. Pure quella è in titanio e - facendo i debiti scongiuri - funziona benissimo.
Da leggere le avventure alieutiche di Michele Isman. Per gli amanti della pesca, soprattutto.
Scrivo al volo da una connessione presa in prestito (diciamo così;-) sui monti di Trento per segnalare il MOCA, Metro Olografix CAmp, un hacker camp che si tiene a Pescara dal 20 al 22 agosto.
Vado in montagna a scrivere. Ho un paio di lavori importanti da terminare: il libro sulla cucina in carcere e 6x6, stralci di anni sessanta in una città di mare visti con gli occhi di due bambini. Un testo che sto realizzando con Isabella Bordoni. Sto anche lavorando a una nuova versione del sito dell'Osservatorio Ilaria Alpi e ad un futuro weblog sulla libertà di stampa e l'accesso all'informazione. Tempo libero dedicato a trote, funghi e figlioli. Sono in Trentino, a Bellamonte, a due passi da Michele Isman. Ripasso dal blog appena possibile.
Da Topolò alla Slovenia si va a piedi, se si vuole, attraverso un sentiero dedicato sottovoce ad Antonio Neiwiller. Topolò è un angolo estremo delle Valli del Natisone: una piramide di umanità fatta paese. E' il luogo della Postaja Topolove, la Stazione di Topolò, qualcosa di simile a un festival che esplode a luglio ma vive tutto l'anno. Topolò, nome di pioppo in terra di rovere robusto, Friuli in crinale di Slovenia.
Quella Slovenia che è diventata Europa con tanto di sonanti manifestazioni di fronte alla stazione di Nova Gorica, quella dove mio nonno, Domenico Marziani, al secolo Tommaso, è stato ultimo capostazione italiano con fischietto. Davanti alla stazione si attraversa la frontiere con due passi ben falcati, ma il resto dei confini sono presidiati e controllati. "Quando c'è stato l'ingresso nell'Unione europea - mi dicono - gli sloveni hanno abbandonato le frontiere, poi hanno visto che gli italiani controllavano come prima e hanno ripristinato la sorveglianza..." Il problema sono i clandestini, si dice. Chi viene da di là, da qualunque di là è spesso clandestino, un po' come il barbaro di ieri. Le merci, no, per loro la strada è sempre aperta.
Ma a Topolò, vicino all'imbocco del sentiero, alla faccia del vecchio divieto a scattare fotografie, ma anche oggi in barba a questa finta Europa, c'è scritto: El cielo no tiene frontera...
Il profumo è quello del mare e dell'olio extravergine delle colline, ma la minestra fredda con la pasta fresca battuta, le seppie e i piselli è di più, molto di più. E' un piatto estivo e moderno che ha tutto il sapore di un archetipo gastronomico. Una preparazione golosa e fresca che si può assaggiare al Capodoglio Caffé, sul lungomare di San Giuliano, la spiaggia nord di Rimini. Qui, proprio sull'arenile, all'altezza del bagno 4, si trova il nuovo locale di Roberto Filippi, in arte Bubana, vulcanico anfitrione della gastronomia riminese. Da non perdere anche gli spiedini di calamaretti freschi, alla moda di un tempo. Poi insalata di tonno messo sott'olio in casa e cipolla, spiedini di polipo, cefali arrosto, paccheri di Gragnano con sugo di pesce, tagliolini allo scoglio, cozze, vongole e altre bontà del mare. E', a Rimini, la vera novità golosa dell'estate. A mangiare tanto e bere una buona bottiglia, il conto è sui 40 euro, davvero ben spesi. In più, ogni mercoledì, c'è una serata culturale con menù degustazione a 25 euro.
Tutto questo l'ho scoperto in un rapido passaggio da Rimini perché in questo periodo non faccio altro che andare e venire, tornare e partire. Quando trovo un computer scrivo pure qualcosa...