Gli anarchici mi sono simpatici e il movimento anarchico a Rimini ha una storia densa e importante. Addirittura il borgo San Giuliano, quello famoso per Federico Fellini, era chiamato il Borgo degli anarchici. Ecco perché sono contento che gli anarchici riminesi abbiano organizzato un congresso con pic-nic per domenica 11 luglio al parco del Marano di Ospedaletto di Coriano. E' il secondo congresso anarchico riminese del Dopoguerra, l'altro risale a 13 anni fa.
Nella storia di Rimini però c'è anche la famosa conferenza di Rimini del 1872 che sancisce la nascita del movimento anarchico e dove si fece notare il romagnolo Andrea Costa, successivamente primo deputato socialista del parlamento italiano.
E il pic-nic? Da mangiare ognuno lo porta da sé in porzioni abbondanti per tutti, da bere ci pensa il gruppo anarchico Libertad.
Non credo che Attac abbia bisogno di presentazioni, almeno qui, su questo weblog.
Kulturattac è l'emanazione culturale di Attac con sede in Germania. L'animatore di Kulturattac è un italiano - Davide Brocchi - che vive a Düsseldorf. Tra gli scopi del gruppo c'è quello di trovare spazi di discussione sui temi della globalizzazione che coinvolgano il mondo della cultura, delle arti e dei mass media.
I riflettori, soprattutto per quanto riguarda i mass-media, sono ovviamente puntati anche sull'Italia. Per questo è partita una mailing list di discussione dove, assieme all'italianista Beate Dirnfellner, l'artista Anders Burghardt e altri, partecipo anch'io. Chi volesse contribuire a scambi di idee, pensieri e prospettive può chiedere di iscriversi mandando una mail a Davide Brocchi.
Domani, 30 giugno, si svolgono a Bologna, Roma, Trieste, Francoforte e altre città alcune iniziative degli Artisti contro le guerre, una rete di artisti e di artiste il cui impegno testimonia il desiderio di pace, ma soprattutto la lontananza dell'arte dalla guerra. Qui le iniziative in progamma, le informazioni e i luoghi.

Anche il terzomondismo segue un po' le mode, non neghiamolo. Adesso vanno il Medio Oriente e un po' l'Africa, mentre il Sudamerica non se lo fila quasi nessuno. Forse anche per questo merita di essere visitato "Produciendo realidad" il progetto espositivo dedicato a "arte e resistenza latinoamericana" che raccoglie il lavoro di 30 artisti dal Nicaragua al Venezuela, dalla Colombia all'Honduras. A Lucca, all'Associazione Culturale Prometeo, fino al 12 settembre.
Forse uno dei punti di forza dei blog è questo: con un click sei on line. Arrivi subito dove vuoi, da dove puoi.
Adesso da Genova da BlogLive! stiamo parlando di weblog e ne stiamo scrivendo.
Sembra poco, ma invece è tanto. Almeno credo.
Eccola Genova capitale europea della cultura... Bella da mozzare il fiato, col piglio della repubblica marinara. Si respira un po' nell'aria la cultura, come si sente che è in corso il festival internazionale di Poesia. Sembra più intrigante e più composta di sempre la città del passeggio e dei carrugi e si incontra pure la fila - sì, proprio la fila - di quelli che vanno a teatro. Oggi alle 15 alla biblioteca Berio c'è BlogLive!, qui se ne sente parlare, forse più che in rete.
Per chi gironzola attorno a Palazzo Ducale due segnalazioni di diversa materia ma di identica piacevolezza: la mostra Magazzino Sanguineti e la trattoria Archivolto Mongiardino da Franco. Magazzino Sanguineti è l'esposizione del lavoro e della vita del poeta genovese in un percorso di sette stanze che conducono per mano lungo una storia che è storia di parole e di Novecento.
La trattoria Archivolto Mongiardino, nell'omonimo carrugio, è piccola, piccolissima, spartana, ma accogliente in un'intimità quasi familiare, con un essenziale menù a base di pesce dal quale saltano fuori, dopo lunga (ma correttamente annunciata) attesa, i ghiotti spaghetti "il mare nell'orto" dove un letto di zucchine, peperoni e altre verdure avvolge gamberi e cozze per la delizia del palato. Basterebbero gli spaghetti per la segnalazione. Gli spiedini di minuscoli e ghiotti moscardini e i croccanti calamari alla piastra fanno il resto. Tra le alternative gli spaghetti all'aragosta per i quali il locale è famoso, il baccalà fritto, il polipo con le patate... Ad accompagnare il tutto una selezione di vini liguri e non solo, tra i quali spicca il Pigato 2003 dell'azienda Lupi, dagli avvolgenti sentori di mandorla e muschio e dalla sapidità dei bianchi di mare. A mangiar bene e bere meglio ce la si cava con 30-35 euro.
Tra Tarifa e Tangeri, tra la Spagna e il Marocco, lungo le vie che portano dall'Africa all'Europa, sulle rotte delle migrazioni, alle porte delle Colonne d'Ercole si svolge una piccola battaglia di libertà. Ieri e oggi, due medialab temporanei permettono la comunicazione wireless tra Africa ed Europa, per rimarcare la necessità di spostamenti liberi di persone e conoscenze. Da un angolo all'altro del mondo, tra tutti i mondi possibili.
L'inziativa è opera del gruppo spagnolo Faidat.

Torno a Genova. Dai giorni del G8 di tre anni fa non ho avuto più il coraggio di guardare negli occhi la città ferita che avevo lasciato. Ora raggiungo Genova per il festival internazionale di Poesia organizzato da Claudio Pozzani. Genova città della cultura è un segno: le parole hanno più forza, le idee hanno più vita. All'interno del festival di Poesia venerdì 25, alle 15, sono presente alla Biblioteca Berio a BlogLive! per discutere dell'universo dei blog.
Per affinità, legame e comune cittadinanza, in un nutrito e ricco programma, segnalo, lo stesso giorno, alle 23, al Centro Lebowski, la suggestiva performace (vista di recente a Torino) di Isabella Bordoni dove tecnologia e poesia si fondono in una sospesa coralità.
Di tutte le cose che Genova mi riporta alla mente - da Cristoforo Colombo, ai navigatori di Sardegna, fino al fatto che lì ho smesso di fumare - il filtro rimane Fabrizio De André. Riscopro nel cassetto una poesia scritta nel ricordo, tra la stanchezza e la momoria. Eccola...
GENOVA-TIRANA (pensando a Fabrizio De André)
Trenta nodi marini costanti
velocità di fuga da notti ostili
speranze dai nomi tiepidi:
Lavoro, pane, forse fortuna
occhi trasparenti d’ignoto
per giovani leoni di Tirana
figli come cimeli
abiti come cartocci
a volte confuse attese di riscatto
abbagli ridondanti di oggetti desiderati
di cuori desideranti cose
tu li aspettavi all’alba oltrecortina
non attendevi accattoni di confine
avevi sazietà di dubbi
sufficienti per riempire cuori anarchici
e sbuffi di socialismo
non tasche e ventri
voragini senza storia
attese di padri e nonni
e vendette da consumare
parole e basta
le stesse che scandisci verso sera
nel gracidare d’un cimelio antico:
il giradischi
eccolo il mondo nuovo:
lacero e violento
irriverente prevaricatore
crudele a costo zero
beffardo della tua coralità
salva anime adesso
con quelle quattro idee sbiadite
giacenti in naftalina dall’infanzia
racconta la dolcezza dell’amore
di un mondo uguale ormai dimenticato
ti alzi con la maestosità dell’aquila
la goffa ala degli aironi
l’inossidabile passione dei perdenti
e qui, sulle banchine genovesi
intoni una preghiera solitaria:
no, non ci sono poteri buoni.
Rimini, 12 gennaio 1999
Non hai più l'età. Non hai il fisico per andare a Genova. No, non ho il fisico per lo scontro, per le fila di caschi schierati alla porta di servizio della caserma. E' tutto finito ormai, il sogno, la manifestazione, le vetrine scheggiate, i rimbalzi di vetri delle auto, le corse tra le nuvole che bruciano gli occhi, raschiano la gola… Le grida: non gioia, non rabbia… paura.
E' un incubo soleggiato che si è sciolto e si cammina altri chilometri per tornare a un punto di partenza, all'imbocco della civiltà dalla quale eravamo arrivati. C'è il secondo bar aperto di fianco alla caserma: se il bar è aperto la guerra è finita. Se il bar è aperto il mondo ritorna normale. Una birra, gelida, grande, anche globale, chissenefrega, ma una birra per dimenticare la paura. Sciamano sulla strada le bandiere ripiegate, le delusioni di una manifestazione rotta come un giocattolo, corpi stanchi di sole risalgono verso Quarto… Chi passa sibila, o grida, "Assassini" alle divise infossate a testuggine nel cortile della caserma. Lo fanno a decine, a centinaia, a migliaia. Chi passa grida, poi va, su suoi passi… A un grido come tanti fanno eco colpi sordi sparati al fianco del bar. Alzo gli occhi dalla birra: dritti in faccia, con cattiveria determinata, arrivano i lacrimogeni… uno, due, dieci… Non rinuncio alla birra. Prendo il boccale e scendo lungo il torrente, l'aria è satura, non respiro, non vedo… Cerco rifugio a sinistra: un muro immenso, duro, temibile, di uomini coperti d'armi e caschi sono pronti ad una guerra. Per questa guerra ci vuole il fisico, forse l'età… Ritrovo lo scatto per la fuga. Riprendo fiato - la birra è salva - sul ponticello dove si vedono le oche e l'acqua luccica di altre atmosfere. Ci siamo noi. Poi un uomo magro, stinto, che scandisce la litania di una parte di Genova: non doveva accadere qui… E due innamorati di settant'anni che camminano mano nella mano e dicono che a Genova, mai, si era vista tanta ferocia. Ferocia di stato. Gratuita e spropositata. Non sono stato dove c'erano gli scontri, no, non ne ho sentito neppure l'odore. Sono stato tra colorate paure, barbuti dejà-vu, increduli fanciulle, sbigottiti studenti - con fisico ed età adeguati - tutti incapaci di capire. Tutti assediati dalla visione più angosciante dello Stato. Tutti soli sotto una pioggia di lacrimogeni, di lacrime, di sole malato e di aria imbizzarrita dal vortice di pale di elicotteri. Tutti bersagli inconsapevoli di cose decise altrove, nate lontano.
Ecco, di Genova, del G8, di quei giorni di luglio del 2001, è tutto quello che so raccontare. Per le altre cose, forse quelle più "serie" non ho parole, troppo pudore, troppa tristezza. In questi giorni comincia il processo per quanto è successo alla scuola Diaz.
![]()
Ecco un'accozzaglia di letture random che hanno accompagnato i miei ultimi viaggi e li hanno resi assai più piacevoli. Anzitutto Maus, inquietante e affascinante fumetto di Art Spiegelman dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti... Poi, per restare nel territorio dei segni ritrovati, Persepolis di Marjane Satrapi, indimenticabile fumetto iraniano nei tratti del quale si svela la trama del fondamentalismo. Segni di resistenza. La stessa che a parole traspare, dal carcere, nei bei racconti di Barbara Balzerani dal titolo: La sirena delle cinque dei quali già ho scritto qui. Poi la perfezione orientale di un romanzo che sembra una danza e conduce a vette altissime, attraverso l'incastro di tre semplici lettere: Il fucile da caccia di Inoue Yasushi.
Di Tabucchi - Tristano Muore - respiro l'appiccicarsi del ricordo e gli occhi, neri come olive, di Daphne. Del mio concittadino Piero Meldini, l'ironia anche di fronte alla tragedia de La falce dell'ultimo quarto. Di un altro riminese, il giovane Christian Conti, i versi inestricabili e turbolenti de Il broglio delle icone edito da Il Vicolo di Cesena.
Ora leggo John Fante: Chiedi alla Polvere.
Chissà se funziona... Ho aperto ora un weblog dedicato a un gruppo di persone che da 150 mercoledì si riunisce la sera per discutere di libri, letteratura, poesie, racconti, parole e affini... L'ho aperto a loro insaputa, come un piccolo regalo. Magari mi mandano a quel paese, magari invece ci sarà da leggere e da leggere bene... Vedremo. Dateci un'occhiata ogni tanto. L'indirizzo è questo: http://mercolediletterari.splinder.it/
Per chi si trova a Rimini per qualsiasi motivo dal 19 al 27 giugno,segnalo l'iniziativa "Interazioni - conoscersi nella diversità", una decina di giorni dedicati agli scambi di saperi tra culture.
Per saperne di più leggete questo articolo di Manuela Angelini su Chiamami Città e visitate il sito dell'associazione Volontarimini.
Da qualche mese, nel carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, sto portando avanti un progetto con un gruppo di detenuti: raccontare come si mangia dietro le sbarre, come la cucina possa dare un po' di senso a un "non luogo" come il carcere. Ne parlo qui, in un articolo su Chiamami Città.
Nella foto di Davide Dutto ci sono io, al centro tra i miei collaboratori della cella 10, mentre sto "lavorando"...
Tra i numerosi assaggi degli ultimi mesi due vini rossi non tanto noti mi hanno particolarmente colpito.
Il primo è friulano, si chiama Selenard, ed è un uvaggio di Schioppettino e Pinot Nero, elevato splendidamente in barrique, dall'azienda Giorgio Colutta di Manzano, in provincia di Udine. L'annata 2000 è vino di struttura senza l'eccesso di alcol oggi di gran moda, profuma di frutti rossi e incanta il palato con carezza di velluto. La stessa carezza che lo accomuna ad un altro rosso, questa volta lombardo, anzi bergamasco. Si chiama Surie ed è un Valcalepio rosso doc prodotto dall'azienda Il Calepino di Castelli Calepio in provincia di Bergamo. Il 2000 è fresco e profondo, bordolese nell'uvaggio (Merlot e Cabernet Sauvignon alla pari), elegante e un po' cialtrone come un don Rodrigo dei Promessi Sposi. Davvero un rosso interessante.
"Non puoi non intervenire sulle elezioni". Alla settima mail che suona più o meno così, ringrazio chi mi scrive per tanta (malriposta) fiducia e intervengo: qui scrivo di quel che so, di quel che conosco, di quel che sento e di quel che capisco. Quindi non dei risultati elettorali. Da orecchiante all'angolo di un'edicola mi viene solo da pensare, visti i risultati più lusinghieri delle amministrative, che il centrosinistra governa meglio di come pensa: alle comunali si vince coi marciapiedi e le strade asfaltate, alle europee, forse, ci vuole qualche idea.

"La sirena delle cinque", quella del titolo del volume di racconti di Barbara Balzerani, non è una metafora, non conduce a mari lontani. Porta invece al cortile di casa, a quel suono acuto, invasivo e rassicurante al tempo stesso, che segna la vita degli operai: è la sirena della fabbrica. La conoscono bene quelli che sono cresciuti in paesi e quartieri operai.
"La sirena delle cinque" sono storie al femminile, sono storie di questa Italia, vista con gli occhi di una bambina, vista con gli occhi di una detenuta, vista con gli occhi di una "terrorista" di quello che Barbara Balzerani definisce "l'unico terrorismo contro un nemico che aveva facce e nomi".
Un libro bellissimo, scritto con un linguaggio antico e per questo freschissimo, intimo, capace di dire sì, ci sono stati anche loro, ci sono anche loro, dove "loro" è un mondo di dimenticati che Barbara Balzerani per sensibilità e percorso non può dimenticare.
Il voto è segreto. Questa frase che sanciva la libertà del suffragio universale, era, per i miei genitori, l'unica risposta possibile alla domanda infantile: e tu per chi voti?
Oggi il suffragio universale è un dato acquisito, la libertà di scelta anche: sono altri i meccanismi, non certo il voto, che garantiscono, in una democrazia formale e apparente, la sopravvivenza dell'apparato, della classe politica che prima difende se stessa, la classe, e poi, magari, gli interessi dei cittadini.
Da tempo di solito non voto, mi nego un diritto che avverto calpestato, un mezzo diritto o poco più. Tra oggi e domani andrò a votare, senza neppure turarmi il naso, ormai la posta in gioco è così alta che ai cattivi odori non si fa più caso. Credo che oggi, più che mai, anche con un gesto piccolo e sostanzialmente poco utile come il voto, sia necessario esserci, testimoniare, provare a dire cosa si vuole e, soprattutto, da che parte si sta.
Da sempre, se e quando voto, scelgo gli uomini prima ancora dei partiti. Certo, li scelgo a casa mia, a sinistra, non per appartenenza, ma perché nulla potrei condividere con una qualsiasi delle idee della destra: non le radici, non le applicazioni, non le finalità, non il linguaggio.
Quest'anno, per il Parlamento Europeo, voto Gianfranco Bettin, nei Verdi. Apprezzo l'uomo e condivido la scelta dei Verdi contro la guerra senza tanti sofismi.

Ad essere sincero non ho proprio ben capito come funziona, però il 25 giugno sarò a Genova assieme ad altri blogger per partecipare a Blog Live! iniziativa all'interno del decimo Festival della Poesia organizzato da Claudio Pozzani.

E' una voce maschile, una domanda, quasi mai la stessa, come estratta a sorte dalla memoria, ad accogliere il visitatore quando varca la soglia della Sala degli Archi di Rimini e si inoltra in "Lacrima (e vive)", project room di Isabella Bordoni.
Si rimane colpiti e non si sa dove muovere i passi in una sala bianca dove si apre una porta oscura che conduce ad una stanza nera, quella delle risposte, del linguaggio poetico, del sovrapporsi di voci di donna, delle lacrime, dei volti, della pioggia, ma anche del buio sovrastato dal battito cardiaco quando il tempo dello sconcerto, del silenzio, dell'assenza, dura a lungo, quando nessuno si muove nella stanza bianca. Già perché c'è interazione in "Lacrima (e vive)", non solo tecnologica e mediatica tra suono, luci e video, ma anche con il visitatore che camminando, dirigendo i propri passi, genera voci, volti, gocce d'acqua, lacrime e pioggia...
Prima di questa installazione riminese visitabile fino al 4 luglio 2004 (orario apertura dalle 17 alle 22, chiuso il lunedì), "Lacrima (e vive)", con un allestimento completamente diverso, era stato presentato nel 2003 a Palazzo delle Papesse di Siena.
Il prossimo settembre "Lacrima (e vive)", sarà ospite del Festival di Ars Electronica di Linz in Austria. E non poteva essere altrimenti visto che il lavoro nasce dalla sapiente collaborazione tra la tecnologia di Ars Electronica Center_Futurelab di Linz e le esplorazioni poetiche, nuovo orizzonte di Isabella Bordoni (nella foto in un frame del video dell'allestimento), poliedrica e multidisciplinare artista italiana, particolarmente amata in Germania e Austria.
Ritorno on line con Appunti di Viaggio grazie ad Alberto Biraghi che non so neppure che faccia abbia, ma mi ha messo a disposizione spazio, tempo, aiuto, ironia... Insomma, tutto quello che mi è servito per passare da lì, a qui. Grazie Alberto, di cuore.
In queste ultime settimane ho ragionato molto intorno ai weblog e al loro senso nel mondo della comunicazione. Ho oscillato tra il desiderio di chiudere la mia esperienza di blogger per non finire ad essere l'ennesimo che si preoccupa del proprio pollaio e la consapevolezza che un weblog possa essere, se ben utilizzato, spazio di riflessione e critica, vero nodo nella rete, punto di vista senza nessuna censura, se non la propria. Ora sono qui, pronto a un altro viaggio, con un nodo sciolto e il desiderio di andare avanti, di far sì che questo flusso di parole, individuale e collettivo, trovi un senso. Ho discusso a lungo di weblog con persone che mi sono state di grande aiuto. Per questo le ringrazio. Rubando la formula a Tabucchi: i nomi non servono, loro sanno.