19.11.07

Quando dietro la querela si nasconde la censura (facciamo un blog-vegno?)


Non volevo scomodare la libertà di espressione, ma mi tocca. Perché scopro che la rete è piena di persone querelate da Luigi Moncalvo e perché la querela è ormai un atto politico, un esercizio di potere basato su una disfunzione del sistema giudiziario. La prova? Se andate sul post per cui io sono stato querelato trovare dei rimandi ad un altro post e un altro blog (quello di Luca Bravi e Matteo Tassinari), ma nel post e nel blog in questione non c'è scritto più niente. L'ha detto una sentenza? No, l'ha detto la paura. Meglio cancellare. Così la censura attraverso la querela funziona. Senza arrivare in tribunale, senza verdetto. Non solo. Luca Bravi scrive che lui, la cui posizione è stata archiviata perché non c'entrava nulla, ha speso 1.500 euro in avvocati. Un mese di stipendio di un insegnante solo per ottenere un'archiviazione dovuta.
Quindi la querela per diffamazione vive e prolifica di un uso improprio. Querelano i soggetti forti, i potenti, quelli che hanno dietro un ufficio legale o buone risorse finanziarie. Querelano anche per cose che difficilmente otterranno un rinvio a giudizio, con l'unico scopo di mettere a tacere i soggetti più deboli, i meno potenti, quelli che non hanno mezzi per pagarsi un avvocato, tempo da perdere per raggiungere tribunali lontani. Se una querela del genere arriva in tribunale, lo fa dopo anni, tanti anni e tu intanto stai zitto, fai il bravo, taci, perché il rischio è poi quello che si apra la porta a una richiesta di danni in sede civile. Ecco, in questo modo che la querela esercita una censura, fa in modo che uno abbia paura a parlare. Si tratta di un uso prevaricatore delle disfuzioni della giustizia a scopo di privare le persone di quella libertà di espressione, che sarebbe invece sancito dalla Costituzione. L'amico semiologo Giampaolo Proni dice: l'uso della querela per diffamazione come mezzo di impedire la libera espressione dei soggetti più deboli meriterebbe un convegno. Oppure un blog-vegno, magari cercando il sostegno di qualche avvocato che ha voglia di ragionare in materia. Ecco, ci ho pensato, per un giorno mi sono detto: facciamo un convegno sulle querele in rete, sulla libertà di espressione. Poi mi sono detto che io di mestiere scrivo e ho un libro da consegnare. Quindi non ho tempo di organizzare, di partecipare sì, di organizzare no. Se altri lo vogliono fare ben venga, ma questo è il tempo che ti sottrae una querela: il tuo, quello del tuo lavoro, della tua vita, perché devi occuparti di cose e persone che con te, con il lavoro, con la vita non c'entrano nulla. Cose da tromboni.

Posted by mic.marziani at 19.11.07 15:09
Comments

Beh, ne avrei da raccontare io. Nessuno mi ha querelato mai, ma un Tizio ha scritto ai gestori di un mio sito (che non cito), che io ero sotto processo per diffamazione in due città, loro hanno abboccato, ho dimostrato per vie legali che non era vero nulla (certificati delle Procure...), ma il sito non mi è stato riaperto in base alle carte inviate.
Quando il Tizio è stato arrestato (e non dico per quali motivi, aggiungo soltanto che ha patteggiato la pena...) ed ho inviato la fotocopia di un giornale con la notizia, allora il sito mio è stato liberato ed è riapparso dopo due anni sul web.
Non racconto il resto, voglio segnalare soltanto questo episodio del quale ovviamente non interessa nulla a nessun altro fuori che me, ma che è sintomatico di una mentalità da bravi di don Rodrigo (e so chi è il "bravo" guaglione concittadino che ha fatto e fa la spia contro di me), per cui do ragione al prof. Proni: si vuole impedire la libera espressione dei soggetti più deboli. Socialmente più deboli.
Due settimane fa lo spione ha agito ancora, informando personaggi altolocati che poi mi hanno scritto una lettera avvelenata che comincia: «Per caso ho appreso da un amico...». Dove non si dice evidentemente che quell'amico è stato assoldato da chi mi ha scritto tutto alterato, anche per fare lo spione.
Auguri, Michele

Posted by: Antonio Montanari at 19.11.07 15:28

Mi trovo sempre piu' spesso d'accordo con la visione del mondo di Michele. Esistono infatti, giuridicamente parlando, almeno, due verita': la prima e' il fatto storico cosi come e' accaduto; la seconda e' la sua ricostruzione processuale. E i processi sono fatti da magistrati (uomini) e avvocati (uomini). I primi sono pagati dallo Stato e raramente nel corso della loro carriera sono sottoposti a verifiche di rendimento e di qualita'. Ne consegue che l'interesse al rendimento e alla qualita' latita nelle coscienze della maggior parte dei giudici. I secondi sono finanziati dalle parti in causa. Quindi, i cittadini indagati o inquisiti che dispongono di molte finanze, piu' finanziano i loro patrocinatori, quindi, hanno una maggiore possibilita' di essere tutelati, ergo, assolti. Tutto questo fa schifo (scriveva Pavese per altre ragioni).
Esercizi permanenti di illegalita'. Ecco a cosa ci siamo ridotti. E se la querela era uno strumento di garanzia di un corpo democratico, oggi e' diventato un atto con finalita' intimidatorie, quantomeno condizionanti, di cui i potenti (economicamente) fanno sempre piu' largo uso.
Il problema non e' solo di garantire la liberta' di espressione, ma quello di sapere ancora esprimere la liberta'.
Io conosco solo l'onesta' sposata all'intelligenza.
Per cui, piu' che un convegno sulla liberta' di espressione, ne organizzerei uno dal titolo: "Siamo ancora in grado di esprimere la liberta' per poter essere di nuovo liberi di esprimerci?"
Life is many days.
Paolo

Posted by: paolo at 19.11.07 15:59

Non è paura.
Il fatto è che una rettifica sui blog è molto più facile, e spesso cancellando le frasi considerate diffamatorie si giunge all'estinzione del reato.

Posted by: Tommaso Farina at 19.11.07 19:29

Ma dai Tommaso, in che mondo vivi? Io ho parlato con diversi blogger che hanno cancellato tutto per paura, mica per estinguere il reato (che va dimostrato che reato sia). A nessuno dei querelati, almeno di quelli con cui ho parlato, è mai stato chiesto nemmeno per caso né una rettifica, né una smentita. Ad esempio io darei tutto lo spazio del mondo e il risalto possibile a Luigi Moncalvo che si facesse intervistare e spiegasse perché querela i blog. A me non è arrivata una lettera chiedendomi di trasformare un trombone in violino o una fisarmonica in clavicembalo, è arrivata la polizia a notificarmi di essere sottoposto ad indagine.

Posted by: Michele Marziani at 19.11.07 19:50

Michele ha centrato in pieno la questione, purtroppo. Paura non vuol dire viltà. Chi scrive su un blog lo fa per passione, senza guadagnarci nulla, tra mille impegni quotidiani. Incappare in una querela è una seccatura immane, sproporzionata rispetto alla soddisfazione di aver scritto un bel post. E allora, fiutata l'aria cattiva, si cancella per evitare il peggio.
In un paese normale, tra persone normali - come fa giustamente notare Michele - basterebbe un'email: "sono il signor x, non ho gradito l'aggettivo, la diffido dal fare il mio nome etc. etc.".
Qui no. Devi chiedere scusa con la faccia nel water.
Ora, io credo che agire in questo modo sia sintomo di una certa paura. Paura che si usi internet per scambiare idee e opinioni, invece di comprarle precotte dalla stampa ufficiale. Paura della verità.
Certo, se l'andazzo è questo, il rimedio c'è. Basterebbe fare ospitare il blog da servizi di host extraeuropei e bloggare anonimamente. Che si rivolgano, se occorre, alla polizia postale di Tonga.

Posted by: nick at 19.11.07 23:51

Grandioso Nick: gli squali della finanza portano i soldi alle Cayman e noi le idee nel Tonga

Posted by: Michele Marziani at 20.11.07 08:42

Sono daccordo con Michele e ovviamente anche con Nick:
le querele ai blog possono far paura, io ho avuto paura, per questo ho chiuso il braviblog. Ho avuto paura non perchè sono un vile, un fifone o perchè convinto di aver commesso qualcosa, ma solo per senso di responsabilità. Consapevole di essere un soggetto troppo debole per poter rischiare più di quanto mi era accaduto e che soprattutto non ne valeva la pena. Insomma parliamoci chiaro, con 2 stipendi da insegnante e due figli e un mutuo da mantenere ti passa ogni fantasia e fai di tutto per non rischiare ulteriori rogne o addirittura una rivalsa per causa civile. Poi si può discutere su ogni cosa ma la sostanza ...

Posted by: Luca at 20.11.07 14:02

E' vero Michele, hai colto nel segno. Queste querele sono esclusivamente un mezzo per censurare e per limitare la libera espressione. Probabilmente in futuro sarà sempre peggio in quanto i potenti hanno capito che è un sistema che funziona. Funziona bene perchè lo puoi comprare perchè le cause costano, anche per chi ha un'avvocato in famiglia. E così abbiamo scoperto che anche il timore delle persone che si esprimono si può comprare. Che tristezza.

Posted by: Carlo Zaccaria at 20.11.07 19:09

Sono sempre più schifato nei confronti di questa Italia. Tutta la mia solidarietà, grande Michele.

Posted by: massimo frezza at 21.11.07 01:35
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