02.11.07

Don Oreste Benzi


Don Oreste Benzi è morto. Non lo frequentavo più da tanti, tantissimi anni, ma una persona che se ne va riapre sempre dei pezzi di vita. In passato ho molto apprezzato del suo lavoro, il suo stare con i poveri, con quelli che lui chiamava gli ultimi. L'ho apprezzato al punto che a metà degli anni Ottanta mi sono avvicinato alla religione proprio affascinato dal lavoro che svolgevano allora don Benzi e la comunità Papa Giovanni XXIII. Il nostro rapporto è stato talmente forte che ho diretto il giornale della sua comunità, Sempre, dal 1986 fino al 1989. Ed è stato un percorso importante: mi viene in mente solo lo spazio enorme che abbiamo dato ai "dissociati", a chi si staccava dalla lotta armata senza "pentirsi" e le inchieste, forti, che abbiamo fatto sul carcere, sulla povertà, sull'handicap, sulla droga. Sulla droga ci siamo separati: lui convinto assertore del divieto, della punizione, di uno stato etico, appoggiò la legge Jervolino Vassalli, io antiproibizionista da sempre, su quella legge che puniva chi già era punito dalla vita non riuscì a trovare un compromesso con me stesso e me ne andai. E non ci avevano prima separato le questioni su Dio, perché su quelle lui sapeva andare forse più a fondo. Mi permetto un ricordo, personale, intimo, molto forte. Quando ho provato ad avvicinarmi alla fede, ho fatto quello che nella comunità Papa Giovanni XXIII si chiama "anno di esperienza", cioè un percorso, in una casa famiglia, in una struttura di accoglienza, per sperimentare i cinque punti su ci si basa la "vocazione" della comunità: condividere la vita degli ultimi, condurre una vita da poveri, lasciarsi guidare nell'obbedienza, dare spazio alla preghiera e alla contemplazione, vivere la fraternità secondo il Vangelo. Alla fine di quest'anno parlammo a lungo e io spiegai a don Benzi che di tutte quelle cose l'unica che mi affascinava, in cui potevo credere, era condividere la vita degli ultimi, su molte delle altre non ero proprio d'accordo e mi rimanevano i dubbi sull'esistenza di Dio. Quindi la cosa non faceva per me. Don Benzi sapeva stupire e infatti mi stupì dicendo che in fondo bastava, che il resto non era importante. Neppure l'esistenza di Dio? No, mi rispose, tanto esiste lo stesso anche se tu pensi che non sia possibile. Conclusione: sicuramente avevo la vocazione per far parte della sua comunità. La storia poi ci ha portati lontano, felici di incontrarci le volte che capitava, di abbracciarci, ma sempre più distanti, su alcune scelte ci sono stati abissi. Dell'uomo, dell'Oreste Benzi che ho frequentato a lungo, posso dire che ci credeva davvero, sempre e fino in fondo. Occupandosi di persone e di cose di cui tutti, spesso in modo colpevole, ci dimentichiamo. Magari lo faceva in maniera sbagliata, però lo faceva.

Posted by mic.marziani at 02.11.07 12:22
Comments

Ho avuto un legame simile, sebbene non cosi' intenso, con un sacerdote della mia Parrocchia romana. Sono i rapporti umani importanti che fanno di noi cio' che siamo.

Posted by: massimo frezza at 02.11.07 18:01

Mai ho pensato a questo momento, perchè non si poneva il dubbio. Troppo vitale, troppo generoso, troppo disarmante per pensare alla morte. Succede spesso che quando una persona muore automaticamente diventa sublime, brava e bella e a me di cadere in questo tranello non mi va. Ma oggi, quando mia mamma mi ha detto della morte del don, mi sono sentito strappare qualcosa di 'dosso, ho avvertito un senso di privazione che umanamente non sembra giusto, per questo dico ciò che odora di ipocrisia mentere in realtà è verità. Per questo penso che don Oreste è una delle persone più emblematiche della mia esistenza. L'ho visto coi miei occhi crollare dal sonno arretratissimo per i vari impegni, il suo infinito dare, il suo pensiero comunque rivolto agli "ultimi" (gente bellissima ndr). Andai con lui e altri amici in stazione per offrire un posto letto a chi non l'aveva. Don Oreste è un'anima salva perchè la sua sensibilità (per chi crede la sua fede) aveva qualcosa di celestiale quando gli parlavi. Io no so come andare avanti, mi sembra tutto così banale ciò che scrivo rispetto a quello che sento. Mio padre è morto il 3 gennaio del 2006. Oggi, in parte minore, ho rivissuto qualcosa di quel 3 gennaio, là, indietro. Don, se mi vedi sai che il mio cuore è nelle tue mani, portalo a Cristo. Matteo.

Posted by: matteo at 02.11.07 21:04

Mi sento di dare un abbraccio a Matteo: anch'io ho un lutto recente. Il cuore di mia madre s'è fermato come quello di don Oreste, ma cinque mesi fa. Cuori logorati per il tanto lavoro e che hanno sofferto spesso in silenzio. Persone umili in vita che sicuramente hanno un posto privilegiato, ora, ovunque essi siano. E sorridono, da lì, accarezzandoci col loro affetto come facevano prima.
Ciao, Michele; quando uno fa certe "esperienze", si capisce anche a distanza di anni, anche se poi prende altre strade.
Maria Cristina/Cristella

Posted by: Cristella at 03.11.07 11:53

Credo che l'opera di Don Oreste travalichi credo e religioni e vada diretta all'uomo, particolarmente ha chi ha più difficoltà, per tendere una mano. Negli anni mi sono sentita sempre più vicina alle sua battaglie, anche quella sull'aborto, anche quella sulla droga, perchè credo che in fondo lui parlasse di vita come valore non da imporre ma da tutelare, anche come "dovere" dello stato. Credo anche che se ne sia andato un concittadino di cui andare molto fieri, una persona fuori dal comune, un testimone della fede nel senso più profondo e autentico. Assistere alle celebrazioni nella sua parrocchia era un'esprienza toccante e che lasciava il segno.Una persona a cui ci si sentiva vicino anche da lontano. Mi piacerebbe che la città dimostrasse a questo grande uomo la comprensione del valore del suo grande operato.

Posted by: stefania +++++ at 03.11.07 20:01

Don te ne sei andato lasciando qui un debito con me, mi avevi promesso di confessarmi, Gesù non ti ha lasciato il tempo, penso perchè ti voleva troppo bene per farti soffrire con l'ascolto delle mie colpe, so per certo che da là ora sai, quello di cui non sono sicura se guardandomi mi sorrideresti ancora come facevi quando mi incontravi,eppure per strada, in macchina se alzo appena gli occhi verso il cielo mi pare di vederti nella tua tonaca lisa, con il tuo cappello nero e ancora sorridi, grazie di esserci stato, di esserci ancora e per sempre

Posted by: anna at 04.12.07 23:09

Don ancora una volta leggendo a distanza di tempo dalla tua "Nascita al cielo" mi hai fatta sorridere con le tue risponste disarmanti senza scampo...buffo vero don? quando eri con noi io e te ci siamo parlati meno di quanto avrei voluto, ad ogni colloquio c'era qualcosa che mi impediva di raggiungerti. Il tuo ultimo deserto don, l'ho vissuto incosciamente consapevole che non ti avrei mai più rivisto...eri tanto stanco che non si sentiva quasi nulla nonostante la vicinanza ma come sempre mi hai dato modo di fare mie certe verità.Grazie don per tutto cio che mi hai insegnato e trasmesso,come vedi sono sto tornando all'ovile..ma tu aiutami sai che genere di pasticciona sono, non dimenticarti di me un abbraccio don...quell'abbraccio che in terra non ti avrei mai potuto dare.
Anna Maria dalla zona di.... tu sai quale

Posted by: anna maria at 11.04.08 12:32
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