20.09.07

Scrittore ferroviario

Scrivo da un treno eufemisticamente chiamato "regionale veloce". Subisco il fascino della lentezza, il viaggio è lungo: da Rimini a Torino. Ci vogliono quasi sei ore. Il tempo dei treni che vanno piano, quelli che attraversano i pensieri. Ripenso alle 23 ore del viaggio in treno tra Parigi e Roma del protagonista del romanzo La modificazione di Michel Butor. Perché i treni sono così importanti nel suo lavoro? Ha chiesto Paolo Vachino a Michel Butor. Perché mio padre lavorava per le ferrovie francesi e io giravo in treno da ragazzo perché non pagavamo i biglietti, ha risposto lo scrittore. Beh, gli scomodi sedili dei regionali veloci sono utili per ragionare intorno alle cose del mondo. Così al volo capisco cosa mi affascina in Michel Butor, nel suo lavoro, ma anche nell'uomo. Il treno. Il motivo? Lo stesso: mio nonno era capostazione e ho passato l'infanzia (e non solo quella) a viaggiare in treno. Sono divagazioni, nulla di più.
Oggi, 20 settembre, Michel e Marie-Jo Butor assieme ai mai abbastanza citati curatori Flaminio Balestra e Massimo Balestra sono a Bologna, al festival del libro d'arte.
Domani, 21 settembre, gita a Parma e cena a base di pesci d'acqua dolce lungo il Po, sulla motonave Stradivari. Se siete in giro venite a trovarci sul fiume.

Posted by mic.marziani at 20.09.07 15:48
Comments

Lo farei volentieri ma, come sai, non posso. Il fatto che i treni, in questo paese sempre più triste, siano divenuti più costosi degli aerei...me lo impedisce. Un abbraccio grande da una Roma spietata e delirante.

Posted by: Massimo Frezza at 22.09.07 04:33
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