
Sono frammenti di mondo quelli che si sono incontrati ieri sera al ristorante il Povero Diavolo, sotto alla rupe di Torriana (Rimini), in una serata con la luna che sembrava dipinta. Michel Butor da solo è un mondo, quello che sto raccontando in questi giorni sul blog, ed è anche un secolo, quello appena trascorso. Trovi tracce di Butor in ogni angolo letterario della seconda metà del Novecento, più scavi, più cerchi, più lui c'è almeno passato. Il Povero Diavolo, inteso come Fausto Fratti e Stefania Arlotti è, sono, un altro mondo, quello della buona gastronomia e della grande ospitalità inseguita con testardaggine senza pari, sin dall'apertura del locale nel 1990. Non sempre è stata una cucina da amare, quella che si è mangiata tra queste mura, ma la loro storia sì, perché è storia di convinzione e resistenza. Desiderio di migliorarsi sempre. E ieri sera hanno mostrato un nuovo modo di intendere cucina e territorio. Complice Pier Giorgio Parini, chef giovane di mano sicura e di scuola importante: ha cucinato dall'impareggiabile Massimiliano Alajmo, ma non lo imita, come dice il critico Davide Paolini. Anche Pier Giorgio Parini è un mondo, di sapori e ricerca e raffinatezza.

Marie-Jo Butor, e noi con lei, sì è stupita della bontà del morbido di maiale con purea di mele e succo di melograno. Per non parlare delle quaglie scottate con uva cicoria e peperoncino e della pappa col pomodoro: quintessenza di semplicità, contraltare popolare ai sontuosi cappelletti asciutti al formaggio di fossa. C'era in tavola la Romagna più autentica. Che è un altro mondo. Poi c'era il pianeta vino: quello presente in tavola e quello presente al tavolo. In tavola due importanti bottiglie del forlivese Drei Donà: il Tornese 2005 e il Magnificat 1998. Un modo per onorare la presenza di Butor con il vino. Erano invece presenti davvero, nel senso che erano a cena con noi, Adriano Galli e Isabella Santarelli, viticultori, protagonisti di un importante recupero storico e territoriale attraverso il vino: ci aspettiamo grandi frutti.

Poi c'era l'amico e poeta Paolo Vachino, animatore del Mercoledì letterari di Santarcangelo di Romagna. Anche Vachino è un piccolo mondo a parte, protagonista di affascinanti provocazioni verso tutti i protagonisti della letteratura (non c'è appuntamento al quale partecipi nel quale non sfoderi domande, intelligenti e pertinenti, ma non sempre comode). Beh, davanti alla disponibilità, alla mitezza e, diciamolo, alla grandezza di Michel Butor per la prima volta l'ho visto silenzioso, zittito, contento, felice di aver ricevuto due dediche su altrettanti libri. Ancora, c'era la Fondazione Tito Balestra al gran completo: pochi chilometri di distanza, tanti eventi nei quali incontrare qualcuno anche a tavola, eppure con il Povero Diavolo non si conoscevano. A tavola c'erano anche la giovane musicista belga Elise Simoens che stasera, 18 settembre, alle ore 21,00, al teatro Petrella di Longiano curerà la regia del suono delle musiche di Henri Pousseur in Voix et vues planétaires (l'ingresso e libero) e l'artista e curatrice del viaggio di Butor Isabella Bordoni. Altri mondi appunto. Tutti insieme, all'insegna della cultura, compresa quella del cibo e del vino.
Domani, 19 settembre, Michel Butor sarà al Mar, museo d'arte di Ravenna, dove alle 17,00 parteciperà a una conversazione sull'arte.

Il prossimo appuntamento del viaggio goloso con Michel Butor, per chi volesse unirsi a noi, è il 21 settembre, alle 20,30, al porto fluviale di Boretto (Reggio Emilia) dove è attraccata la motonave Stradivari (nella foto) e dove ci attendo il comandante Giuliano Landini, campione mondiale di motonautica negli Ottanta e Novanta. Qui il menu seguirà i sapori del Grande Fiume: tortino di luccio in salsa con polenta, ravioli di pesce al sapore di fiume, risotto con anguilla affumicato (assaggiato durante il mio viaggio sul Po, indimenticabile) e trancio di persico alle erbe aromatiche. Immaginiamo scorrere in tavola fiumi di vini rossi e popolari con le bollicine: Lambrusco e Fortana, in primis.
Tra tutti questi mondi quello che latita è la tecnologia: ho qualche foto digitale della cena con Michel Butor al Povero Diavolo, niente di che solo per raccontarla, ma ho dimenticato in giro il cavo per scaricarle dalla macchina fotografica. Ci saranno altre occasioni per pubblicarle. Per ora mettiamo l'intero staff del ristorante davanti alla locanda, gli impareggiabili cappelletti e una delle immagini di repertorio (vi ricordate quando si diceva così?) di Daniele Ferroni.
Posted by mic.marziani at 18.09.07 12:15