16.09.07

Lasciare l'avvenire sempre aperto


Sul domenicale del Sole24ore c'è oggi un bell'articolo di Carlo Ossola su Michel Butor e sul suo viaggio in Italia. Lì è il concentrato, anzi il distillato, il meglio, della giornata di ieri alla Fondazione Balestra di Longiano dove lo stesso Ossola, il semiologo Paolo Fabbri, Bruna Donatelli, Laura Barile, Giuseppina Benassati, tutti bravi e pure interessanti, ma in grado di formare un tavolo talmente denso che avrebbero portato chiunque sull'orlo di un'overdose di cultura. D'altra parte Longiano è paese piccolo ma talmente aperto alla cultura da avere un sindaco non solo primo cittadino ma "intellettuale e filosofo" (ipse dixit durante il saluto a Butor). Viva la modestia. Butor è passato indenne attraverso critici e accademici che si prodigavano ad aumentarne grandezza e brillantezza, lustro e importanza.


Di tutto cito, dall'intervento di Ossola, un passo del romanzo di Butor Passage à Milan (in italiano Passaggio a Milano, Mondadori, 1966, ovviamente introvabile): "bisogna sottoporsi all'opera collettiva, ma quale moltiplicazione, quale nuova efficacia nascerà da questa potatura! Diverrà necessario lasciare l'avvenire sempre aperto. Uniamoci con un giuramento di ottimismo". Utopico, dice Ossola, profetico viene da pensare guardando quest'uomo capace di incarnare la propria scrittura, di ascoltare fiumi di parole attorno alla propria opera continuando a pensarla un lavoro, il lavoro di una vita infinita. Aperta. Come i libri d'arte, i quadri, le poesie fuse con le fotografie di Maxime Godard. Ma che meraviglia, il bianco e nero storico, autentico, di Mario Dondero che in uno scatto solo, esposto nelle mostre all'interno della Fondazione Balestra, è capace di riassumere un moto letterario come il Nouveau Roman, ritraendone i protagonisti tra chiacchiere e impermeabili: Nathalie Sarraute, Alain Robbe-Grillet, Michel Butor e Claude Simon.


Dagli spalti del castello di Longiano si vede l'Adriatico, forse se ne sente il profumo, all'interno parte l'intervista pubblica di Antonio Ria, domande morbide e serrate, risposte precise e dolcissime e Carlo Ossola, col rossore degli studenti ad un esame importante a fare il traduttore improvvisato. Una danza attraverso la letteratura francese e l'arte del Novecento. "Oggi il nouveau roman appartiene alla storia della letteratura francese, ma credo abbia ancora molto da dire"
Ma lei oggi, all'età di 81 anni, cone vede il mondo?
"Difficile rispondere in una frase. Posso dire che lo vedo cambiare a grandissima velocità".
E il rapporto tra scrittura e pittura? Il lavoro assieme a diversi pittori? E quello tra la sua scrittura e la musica?
"Amo la pittura e in quello che scrivo traspare la nostalgia per la pittura. E nello scrivere ho il desiderio di far vedere le cose. Così come con la scrittura vorrei far sentire il brusio del mondo..." E così via con un ritmo incalzante ma leggero fino al buffet per la festa ufficiale di compleanno con tanto di torta gigante e vista sulle colline di Romagna.


Oggi, domenica 16 e domani, lunedì 17, non ci sono appuntamenti ufficiali se non quelli con la tavola. Stasera alla Canonica di Casteldimezzo (Pesaro) per un incontro con i frutti dell'Adriatico, domani sera al Povero Diavolo di Torriana (Rimini). Il Povero Diavolo ha preparato un menu che parla di Romagna e Montefeltro e lo fa a toni alti, visto che mai come in questo momento nel ristorante di Fausto Fratti e Stefania Arlotti si è mangiato così bene. Il motivo è nel giovane e bravissimo cuoco Pier Giorgio Parini. E nella passione di sempre. Nonché nella cultura gastronomica, davvero rara, del Povero Diavolo. Insomma, un incontro autentico tra culture.

Posted by mic.marziani at 16.09.07 13:27
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