26.02.08

www.michelemarziani.org

Appuntatevi l'indirizzo del mio nuovo diario on line, da oggi ufficialmente operativo: www.michelemarziani.org
Vi aspetto!

di mic.marziani at 18:12

22.12.07

Sito carbonaro

Piccolo avviso natalizio, spero un regalo per le persone che mi leggono. Anche se è ancora un cantiere, anche se la grafica è in costruzione e si sta tra gli scatoloni e le impalcature da un po' ho ripreso a scrivere sommessamente, quasi di nascosto, nella mia nuova casa che non è un blog, ma un semplice taccuino. Questo l'indirizzo: http://www.michelemarziani.org/appuntidiviaggio
Poi quando sarà ben arredato faremo una festa d'inaugurazione. Intanto buon Natale.

di mic.marziani at 09:54 | Scrivi/Leggi Commenti (9)

21.11.07

Blog chiuso

Questo blog ha chiuso definitivamente il 20 novembre 2007. Tutti i post pubblicati fino a quel giorno rimangono on line.

di mic.marziani at 07:47 | Scrivi/Leggi Commenti (27)

20.11.07

Fine


No, non è paura e neppure viltà. È stanchezza. Mi sono stancato. E chiudo. Chiudo questo blog (senza cancellare nulla, ci mancherebbe!)
Come dice il mio amico Nick Tambone chi scrive su un blog lo fa per passione, senza guadagnarci nulla, tra mille impegni quotidiani. Incappare in una querela è una seccatura immane, sproporzionata rispetto alla soddisfazione di aver scritto un bel post. A questo punto uno dovrebbe lottare, sostenere la libertà di espressione, organizzare qualcosa, non solo perché la seccatura è toccata a lui, ma perché toccando a lui scopre un mondo (un ulteriore mondo) che non funziona, di censura strisciante, di brutta gente che ha tempo da perdere. Beh, diceva Leoluca Orlando che le persone non possono scendere in piazza tutti i giorni a chiedere "verità e giustizia". Hanno una vita da fare. E per questo che vincono le ingiustizie. La rete è un luogo che amo, ma non è il mio mondo: ho da fare altre cose e non riesco a permettermi, in termini di tempo e di passione, di difendere una libertà che andrebbe invece difesa. Quindi chiudo. Appunti di viaggio è un'esperienza iniziata il 16 maggio del 2002, il giorno del mio quarantesimo compleanno, non sempre è stato facile (perché la rete assorbe), a volte, spesso, è stato bello. Oggi non ho più motivo di restare qui. Riaprirò un altro spazio, ma sarà solo professionale, a questo indirizzo, appena il mio amico Michele Isman finirà di disegnarne la grafica.
Grazie a tutti. In particolare ad Alberto Biraghi che mi ha ospitato e a tutti quelli che mi hanno fatto sentire il loro affetto e la loro amicizia. Perché un blog, in fondo, è un luogo affettivo, non uno spazio d'informazione, è un bicchiere bevuto insieme agli amici davanti al camino. Prosit!

di mic.marziani at 10:08 | Scrivi/Leggi Commenti (21)

19.11.07

Quando dietro la querela si nasconde la censura (facciamo un blog-vegno?)


Non volevo scomodare la libertà di espressione, ma mi tocca. Perché scopro che la rete è piena di persone querelate da Luigi Moncalvo e perché la querela è ormai un atto politico, un esercizio di potere basato su una disfunzione del sistema giudiziario. La prova? Se andate sul post per cui io sono stato querelato trovare dei rimandi ad un altro post e un altro blog (quello di Luca Bravi e Matteo Tassinari), ma nel post e nel blog in questione non c'è scritto più niente. L'ha detto una sentenza? No, l'ha detto la paura. Meglio cancellare. Così la censura attraverso la querela funziona. Senza arrivare in tribunale, senza verdetto. Non solo. Luca Bravi scrive che lui, la cui posizione è stata archiviata perché non c'entrava nulla, ha speso 1.500 euro in avvocati. Un mese di stipendio di un insegnante solo per ottenere un'archiviazione dovuta.
Quindi la querela per diffamazione vive e prolifica di un uso improprio. Querelano i soggetti forti, i potenti, quelli che hanno dietro un ufficio legale o buone risorse finanziarie. Querelano anche per cose che difficilmente otterranno un rinvio a giudizio, con l'unico scopo di mettere a tacere i soggetti più deboli, i meno potenti, quelli che non hanno mezzi per pagarsi un avvocato, tempo da perdere per raggiungere tribunali lontani. Se una querela del genere arriva in tribunale, lo fa dopo anni, tanti anni e tu intanto stai zitto, fai il bravo, taci, perché il rischio è poi quello che si apra la porta a una richiesta di danni in sede civile. Ecco, in questo modo che la querela esercita una censura, fa in modo che uno abbia paura a parlare. Si tratta di un uso prevaricatore delle disfuzioni della giustizia a scopo di privare le persone di quella libertà di espressione, che sarebbe invece sancito dalla Costituzione. L'amico semiologo Giampaolo Proni dice: l'uso della querela per diffamazione come mezzo di impedire la libera espressione dei soggetti più deboli meriterebbe un convegno. Oppure un blog-vegno, magari cercando il sostegno di qualche avvocato che ha voglia di ragionare in materia. Ecco, ci ho pensato, per un giorno mi sono detto: facciamo un convegno sulle querele in rete, sulla libertà di espressione. Poi mi sono detto che io di mestiere scrivo e ho un libro da consegnare. Quindi non ho tempo di organizzare, di partecipare sì, di organizzare no. Se altri lo vogliono fare ben venga, ma questo è il tempo che ti sottrae una querela: il tuo, quello del tuo lavoro, della tua vita, perché devi occuparti di cose e persone che con te, con il lavoro, con la vita non c'entrano nulla. Cose da tromboni.

di mic.marziani at 15:09 | Scrivi/Leggi Commenti (9)

18.11.07

La querela è un atto fascista

Premessa: per me (libertà di opinione articolo 21 della Costituzione, lo penso io che sono un cittadino), la querela è un atto fascista (spiegazione: lo è la querela, non il querelante che è quel che è o preferisce essere).
Penso infatti che querelare qualcuno per diffamazione o anche solo minacciarlo sia un gesto prevaricatore e fascista. Un sistema per esercitare una forma di censura. La diffamazione non è infatti un reato contro la "verità", ma contro l'onore. Quindi uno se ne avvale non per far cancellare bugie sul suo conto, ma per lavare le offese, non col sangue, come al tempo dei duelli, ma in tribunale. Questa è la legge italiana: reato contro l'onore. Non a caso si procede per querela di parte. L'onore, l'onorabilità, sono concetti soggettivi e, per me, sono concetti fascisti. Denunciare qualcuno per diffamazione significa sostenere, seppure indirettamente, il primato dell'onorabilità e dell'onore. Erano gli anni Cinquanta che ancora non si puniva il delitto d'onore e l'onore salvo - ovvero il matrimonio - cancellava, per legge, il reato di violenza carnale. Tutto questo per rispondere ai tanti, perché ormai sono tanti, che mi hanno detto: controquereliamo Luigi Moncalvo, facciamo valere i nostri diritti, facciamolo insieme. No, io non querelerò nessuno: l'onore non ha niente a che fare col diritto, ma più facilmente col medioevo.

di mic.marziani at 08:04 | Scrivi/Leggi Commenti (16)

16.11.07

Querelato da mister Padania, ovvero Luigi Moncalvo


Mister Padania è un simpatico ed innocuo appellativo con il quale indico Luigi Moncalvo, detto Gigi, che della Padania, intesa come giornale quotidiano, fu direttore. Bene, il signore in questione mi avrebbe querelato. Uso il condizionale per cautela, perché ufficialmente non lo so, ma va letto all'indicativo. Stamattina sono stato convocato dalla polizia postale. L'indagine riguarda il reato di diffamazione a mezzo stampa, l'oggetto è in questo post dell'aprile del 2006 dal titolo Censure e querele ai blog (scusate per gli oltre 400 commenti di spam, è spazzatura della rete, non c'è intento denigratorio). Come allora non so se piangere o sputare per terra, ma più sono indeciso e più mi viene da ridere.

di mic.marziani at 11:43 | Scrivi/Leggi Commenti (26)